L'ANALISI
A sorpresa arriva il colpo più duro
per gli inaffondabili di Wall StreetFinora la banca d'affari era uscita indenne da una lunga catena di scandali. Nella crisi della Grecia la merchant ha aiutato Atene a nascondere l'entità del deficit dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
NEW YORK - È la resa dei conti finale con Wall Street. La Sec incrimina per frode Goldman Sachs.
L'accusa per la più potente delle banche americane è infamante: aver venduto ai propri clienti dei prodotti finanziari speculando al tempo stesso contro di loro, per guadagnare dalle loro perdite. Ai clienti la banca nascose la propria complicità con lo hedge fund di John Paulson, che aveva visto arrivare il crollo del 2007-2008, e con le proprie puntate ribassiste guadagnò 15 miliardi di dollari. Al centro dello scandalo c'è Abacus 2007-AC1, il nome cifrato di un titolo complesso che la banca rifilava ai propri clienti, anche grandi istituzioni finanziarie internazionali. Senza dirgli che quel sofisticato congegno era come un aereo progettato per precipitare. I clienti, pur avendo pagato biglietti di prima classe, erano le vittime designate di un disastro. Altri avrebbero intascato i premi sull'assicurazione.
Che Goldman Sachs avesse fatto un gioco sporco durante la crisi, era materia di inchieste sui giornali da molti mesi. Il fatto che ieri la Sec (il guardiano della Borsa) sia arrivata a "inchiodarla" vuol dire molto. Segna l'avvio del vero processo ai profittatori della crisi. La cannonata sparata dalla Sec ha spaventato i mercati di tutto il mondo perché intuiscono che può essere l'inizio di un'offensiva generale. L'oggetto della frode illustrato nell'inchiesta della Sec è solo uno di 25 titoli simili che Goldman aveva confezionato. Inoltre anche altre banche fecero operazioni simili. Perciò ieri sono crollati in Borsa i titoli di Morgan Stanely, Citigroup, e di grandi istituti europei.
Partendo da Goldman le autorità americane hanno centrato l'obiettivo più pregiato, il simbolo più forte. Una fortezza che sembrava onnipotente, inespugnabile. Goldman Sachs era passata indenne attraverso una incredibile sequenza di scandali. E' stata accusata di conflitti d'interessi durante tutti i sussulti del collasso dei mercati: tra i più importanti c'è la "partita di giro" che ha portato nelle casse di Goldman dei fondi pubblici di Washington destinati al salvataggio del colosso assicurativo Aig (una bancarotta costata fin qui 180 miliardi di dollari al contribuente). C'è lo scandalo dei superbonus: all'uscita dalla grande recessione il suo presidente si è concesso 9 milioni di gratifica, in un'America che per colpa dei banchieri ha visto salire al 10% la sua disoccupazione. Perfino nella crisi della Grecia c'è lo zampino di Goldman, è questa banca che ha aiutato i governi di Atene a nascondere l'entità dei suoi deficit alla Commissione europea, con spericolate operazioni di finanza creativa. E ci sono state le piroette disinvolte con cui il colosso di wall Street ha cambiato "ragione sociale" per dribblare le leggi del suo paese: si convertì in una ordinaria banca di depositi quando faceva comodo avere lo scudo governativo nella fase di panico dei mercati; per poi tornare ad essere una banca d'investimenti dopo la bufera, in modo da non sottostare a regole sugli stipendi.
Eppure nulla scalfiva la sua corazza. Anzi, aumentava il mito dell'invincibilità di Goldman Sachs. Un mito edificato in decenni di paziente scalata al potere politico. Perché la Goldman Sachs non è solo una potenza della finanza. E' diventata un pezzo di establishment amministrativo. Una fucina della classe dirigente americana. Il vivaio a cui governi di ogni colore dovevano attingere se volevano avere dalla propria parte i maghi dei mercati, i dominatori del capitalismo globale. Goldman Sachs "prestò" alla nazione i servizi dei suoi due top manager Bob Rubin e Hank Paulson, segretari al Tesoro con Bill Clinton e George Bush. Una inaudita occupazione del dicastero più importante. Ci hanno riprovato con Barack Obama, e ci sono arrivati vicini.
Riuscirono a piazzargli lo stesso Rubin ai fianchi, come ispiratore della sua squadra economica durante la campagna elettorale. Anche il segretario al Tesoro Tim Geithner, pur essendo un uomo della banca centrale, si era lasciato "accerchiare" da quelli di Wall Street. Poi Obama ha capito la trappola. Rischiava di pagare un prezzo politico pesante. In una fase in cui l'opinione pubblica di sinistra e di destra ha la sensazione che i costi di questa crisi siano stati ripartiti in modo iniquo, la Casa Bianca non poteva sembrare in collusione con i potentati della finanza. Obama si è divincolato dall'abbraccio dei banchieri. Ha lanciato la sua offensiva sulla riforma dei mercati. Con delle proposte antitetiche agli interessi di Goldman: dalla "tassa di responsabilità" ai forti limiti contro la speculazione sui derivati. I banchieri hanno creduto di poter giocare la vecchia partita, secondo le loro regole: hanno assoldato i migliori lobbisti di Washington, hanno ingaggiato i repubblicani nell'ostruzionismo. Non avevano visto arrivare la tempesta che stava per abbattersi su di loro. Fino a ieri, sembrava che nella rete dei tribunali dovessero finire solo figure criminal-folcloristiche della grande crisi, i truffatori alla Madoff. Ora tocca ai Padroni dell'Universo.
< Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.> < Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.> Mahatma Gandhi "Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario" G.ORWELL
martedì 15 novembre 2011
Gli amici di Goldman Sachs
martedì 8 novembre 2011
Difendiamo il voto referendum per l'acqua!
IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA PER L’ACQUA. I BENI COMUNI E LA DEMOCRAZIA
Per il rispetto del voto referendario, per un'uscita alternativa dalla crisi
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
[02/11/2011 12.43.25]
IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA PER L’ACQUA. I BENI COMUNI E LA DEMOCRAZIA
PER IL RISPETTO DELL'ESITO REFERENDARIO, PER UN'USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI
Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico.
Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un’inversione di rotta rispetto all’idea del mercato come unico regolatore sociale.
Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali - ad eccezione del Comune di Napoli - proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.
Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum.
Governo e Confindustria, poteri finanziari e lobbies territoriali, resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia.
IL RISULTATO REFERENDARIO DEVE ESSERE RISPETTATO
E TROVARE IMMEDIATA APPLICAZIONE
E TROVARE IMMEDIATA APPLICAZIONE
Per questo, il movimento per l’acqua si prepara a lanciare la campagna nazionale “Obbedienza civile”, ovvero una campagna che, obbedendo al mandato del popolo italiano, produrrà in tutti i territori e con tutti i cittadini percorsi auto organizzati e collettivi di riduzione delle tariffe dell’acqua, secondo quanto stabilito dal voto referendario.
Quello che avviene per l’acqua è solo il paradigma di uno scenario più ampio dentro il quale si colloca la crisi globale. Un sistema insostenibile è giunto al capolinea. I poteri forti invece di prenderne atto invertendo la rotta, ne hanno deciso la prosecuzione, attraverso la continua restrizione del ruolo del pubblico a colpi di necessità imposte dalla riduzione del debito e dai patti di stabilità, la consegna dei beni comuni al mercato, tra cui la conoscenza e la cultura, lo smantellamento dei diritti del lavoro anche attraverso l'art. 8 della manovra estiva, la precarizzazione dell’intera società e la conseguente riduzione degli spazi di democrazia.
Indietro non si torna. Dalla crisi non si esce se non cambiando sistema, per vedere garantiti: il benessere sociale, la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, un futuro dignitoso e cooperativo per le nuove generazioni.
Un altro modello di società è necessario per l’intero pianeta. Insieme proveremo a costruirlo anche nei prossimi appuntamenti internazionali, come la conferenza sui cambiamenti climatici di Durban di fine novembre e a Marsiglia nel Forum Alternativo Mondiale dell'acqua a Marzo 2012.
Siamo vicini ai popoli che subiscono violenze, ingiustizie e vengono privati del diritto all’acqua come in Palestina, di cui ricorre il 26 novembre la Giornata internazionale di solidarietà proclamata dall’Assemblea della Nazioni Unite.
Per tutti questi motivi il popolo dell’acqua tornerà in piazza il prossimo 26 novembre e invita tutte e tutti a costruire una grande e partecipata manifestazione nazionale.
Vogliamo che sia il luogo di tutte e di tutti, da qui l’invito a costruirlo insieme, come sempre è stata l’esperienza del movimento per l’acqua. Un movimento che ha sempre praticato la radicalità nei contenuti e la massima inclusione, con modalità condivise, allegre, pacifiche e determinate nelle forme di mobilitazione, considerando le une inseparabili dalle altre.
Per questo, nel prepararci a costruire l’appuntamento con la massima inclusione possibile, altrettanto francamente dichiariamo indesiderabile la presenza di chi non intenda rispettare il modo di esprimersi di questa ricchissima esperienza.
Vogliamo costruire una giornata in cui siano le donne e gli uomini di questo paese a riprendersi la piazza e la democrazia, invitando ad essere presenti tutte e tutti quelli che condividono questi contenuti e le nostre forme di mobilitazione, portando le energie migliori di una società in movimento, che, tra la Borsa e la Vita, ha scelto la Vita.
E un futuro diverso per tutte e tutti.
Promuove: Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
lunedì 7 novembre 2011
Napoli come Parigi!?
| Napoli come Parigi, l'acqua torna pubblica. La notizia non ha occupato le prime pagine dei giornali come invece avrebbe dovuto. Di seguito il comunicato stampa del Comitato di Napoli. |
Comunicato stampa
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e il Comitato Acqua Pubblica Napoli salutano con gioia e soddisfazione il voto del Consiglio Comunale di Napoli che ha approvato, sostanzialmente all'unanimità, la trasformazione dell'azienda "Arin S.p.a." in “Acqua Bene Comune Napoli”, un ente di diritto pubblico che gestirà le risorse idriche.
Si tratta delle prima effettiva attuazione del voto referendario, e della volontà di 27 milioni di cittadini, in una grande città: a Napoli l'acqua torna pubblica.
Si compie il primo, storico, passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro paese.
Ci aspettiamo adesso che tutte le altre città seguano l'esempio napoletano e che oltre alla ripubblicizzazione si vada nella direzione di una reale partecipazione dei cittadini e dei lavoratori nella gestione del Servizio Idrico Integrato.
Da oggi, 26 ottobre, inizia il percorso della gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, a cui tutti i cittadini e tutte le cittadine saranno chiamati a contribuire.
L'acqua torna ed essere un bene comune e nessuno, d'ora in poi, potrà dire che non si poteva fare. Su acqua e referendum indietro non si torna.
Napoli, 26 ottobre 2011
Comitato Acqua Pubblica Napoli
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua |
La teoria del caos applicata ai cambiamenti climatici!
Londra (AsiaNews/Agenzie) - L’inquinamento dell’Asia del sud sta aiutando il formarsi di mostruosi cicloni sul Mare arabico, costati centinaia di morti e miliardi di dollari di danni. Lo evidenzia una ricerca pubblicata da Nature sulla caligine, chiamata “nuvola marrone asiatica” che copre India, Pakistan e la gran parte dell’Oceano indiano settentrionale.
Spessa oltre tre chilometri, la nube contiene particelle brunastre di fuliggine di carbone e solfati prodotti da fabbriche, gas di scarico e biomasse scarsamente bruciate. Precedenti ricerche ne avevano mostrate l’influenza nel cambiamento dei monsoni e nella diminuzione dei ghiacciai nell’Himalaya.
Ora, un gruppo di scienziati guidati da Amato Evan, della University of Virginia, ha studiato i modelli dei cicloni del Mare arabico dal 1979 al 2010. Ne è risultato che storicamente si avevano due o tre cicloni all’anno e che erano di debole forza, anche se in mare erano in grado di creare violente tempeste.
I pochi cicloni erano legati alla stagione dei monsoni, che precedevano o seguivano: di solito uno in maggio-giugno e due o più tra agosto e dicembre. Ma all’incirca negli ultimi dieci anni il modello è cambiato, con la comparsa di tempeste nelle settimane immediatamente precedenti la stagione dei monsoni. Esse comprendono un ciclone che nel giugno 1998 ha provocato la morte di circa tremila persone nello Stato indiano del Gujarat.
A giugno 2007, il ciclone Gonu, di livello cinque, ha ucciso 49 persone in Oman (nella foto) e Iran e causato danni per quattro miliardi di dollari. A giugno del 2010, 26 persone sono morte in Pakistan e Oman, a causa del ciclone Phet, di livello quattro.
La ricerca presentata ora afferma che dagli anni ’90 la “nube marrone” di particolati è cresciuta di sei volte in volume. Il suo colore scuro assorbe la luce solare, rendendola una fonte di calore e provocando un raffreddamento dell’oceano sottostante, il che a sua volta crea una circolazione di venti e una corrente ascensionale dal mare all’atmosfera.
I cicloni nascono così e date le relativamente piccole dimensioni del Mare arabico - a confronto, ad esempio, con l’Oceano Atlantico – più della metà arriva a toccare terra. E anche quando sono deboli, possono provocare gravi distruzioni e perdite di vite.
Spessa oltre tre chilometri, la nube contiene particelle brunastre di fuliggine di carbone e solfati prodotti da fabbriche, gas di scarico e biomasse scarsamente bruciate. Precedenti ricerche ne avevano mostrate l’influenza nel cambiamento dei monsoni e nella diminuzione dei ghiacciai nell’Himalaya.
Ora, un gruppo di scienziati guidati da Amato Evan, della University of Virginia, ha studiato i modelli dei cicloni del Mare arabico dal 1979 al 2010. Ne è risultato che storicamente si avevano due o tre cicloni all’anno e che erano di debole forza, anche se in mare erano in grado di creare violente tempeste.
I pochi cicloni erano legati alla stagione dei monsoni, che precedevano o seguivano: di solito uno in maggio-giugno e due o più tra agosto e dicembre. Ma all’incirca negli ultimi dieci anni il modello è cambiato, con la comparsa di tempeste nelle settimane immediatamente precedenti la stagione dei monsoni. Esse comprendono un ciclone che nel giugno 1998 ha provocato la morte di circa tremila persone nello Stato indiano del Gujarat.
A giugno 2007, il ciclone Gonu, di livello cinque, ha ucciso 49 persone in Oman (nella foto) e Iran e causato danni per quattro miliardi di dollari. A giugno del 2010, 26 persone sono morte in Pakistan e Oman, a causa del ciclone Phet, di livello quattro.
La ricerca presentata ora afferma che dagli anni ’90 la “nube marrone” di particolati è cresciuta di sei volte in volume. Il suo colore scuro assorbe la luce solare, rendendola una fonte di calore e provocando un raffreddamento dell’oceano sottostante, il che a sua volta crea una circolazione di venti e una corrente ascensionale dal mare all’atmosfera.
I cicloni nascono così e date le relativamente piccole dimensioni del Mare arabico - a confronto, ad esempio, con l’Oceano Atlantico – più della metà arriva a toccare terra. E anche quando sono deboli, possono provocare gravi distruzioni e perdite di vite.
venerdì 4 novembre 2011
Come offrire un mercato ai soliti noti col beneplacito di FMI E BCE! !
BLUE BOOK 2011: necessari 65 mld di investimenti; solo il 9% di copertura pubblica
Servono 65,15 miliardi di euro per investimenti e i fondi pubblici ne coprono meno del 10%. L’Italia ha le tariffe è più basse d’Europa e si spende piu’ in tabacchi che in bollette. Questi i dati di maggiore impatto dell’edizione 2011 del Blue Book
L’acqua incide per lo 0,6% sulla spesa delle famiglie (circa 16 euro al mese). Si paga molto di più per le sigarette (25 euro/mese pari allo 0,8% della spesa) e per le telecomunicazioni (2% della spesa familiare).
Secondo i dati dello studio che annualmente la fondazione Utilitatis realizza, fotografando lo stato delle risorse idriche in Italia dal punto di vista delle risorse, delle infrastrutture e delle gestioni: il fabbisogno di investimenti è arrivato a 65,15 miliardi da spendere nei prossimi 30 anni per investire in particolare in fognature e depurazione (la maggior parte dei quali nel nord-ovest del paese).
A fronte di questo quadro, l’Italia ha le tariffe tra le più basse d’Europa: per un consumo di 180 metri cubi (considerandolo standard per un nucleo familiare di tre persone) di acqua, una famiglia italiana spende in media 272,82 dollari l’anno, contro i 1405,39 di una famiglia danese, i circa 780 dollari di Austria, Gran Bretagna e Francia o i 766,39 dollari della Germania.
Mauro D’Ascenzi, vicepresidente di Federutility e commenta così i dati della nuova edizione del “Blue Book”: “gli investimenti idrici possono essere un volano per lo sviluppo. Non graverebbero sul bilancio dello Stato e sarebbero un formidabile strumento anticiclico per l’occupazione e lo sviluppo. Invece siamo in una situazione di incertezza normativa con la spada di Damocle delle multe UE per i ritardi che abbiamo nella costruzione di depuratori e con i servizi pubblici locali penalizzati dai provvedimenti che si susseguono incessantemente”.
Servono 65,15 miliardi di euro per investimenti e i fondi pubblici ne coprono meno del 10%. L’Italia ha le tariffe è più basse d’Europa e si spende piu’ in tabacchi che in bollette. Questi i dati di maggiore impatto dell’edizione 2011 del Blue Book
L’acqua incide per lo 0,6% sulla spesa delle famiglie (circa 16 euro al mese). Si paga molto di più per le sigarette (25 euro/mese pari allo 0,8% della spesa) e per le telecomunicazioni (2% della spesa familiare).
Secondo i dati dello studio che annualmente la fondazione Utilitatis realizza, fotografando lo stato delle risorse idriche in Italia dal punto di vista delle risorse, delle infrastrutture e delle gestioni: il fabbisogno di investimenti è arrivato a 65,15 miliardi da spendere nei prossimi 30 anni per investire in particolare in fognature e depurazione (la maggior parte dei quali nel nord-ovest del paese).
A fronte di questo quadro, l’Italia ha le tariffe tra le più basse d’Europa: per un consumo di 180 metri cubi (considerandolo standard per un nucleo familiare di tre persone) di acqua, una famiglia italiana spende in media 272,82 dollari l’anno, contro i 1405,39 di una famiglia danese, i circa 780 dollari di Austria, Gran Bretagna e Francia o i 766,39 dollari della Germania.
Mauro D’Ascenzi, vicepresidente di Federutility e commenta così i dati della nuova edizione del “Blue Book”: “gli investimenti idrici possono essere un volano per lo sviluppo. Non graverebbero sul bilancio dello Stato e sarebbero un formidabile strumento anticiclico per l’occupazione e lo sviluppo. Invece siamo in una situazione di incertezza normativa con la spada di Damocle delle multe UE per i ritardi che abbiamo nella costruzione di depuratori e con i servizi pubblici locali penalizzati dai provvedimenti che si susseguono incessantemente”.
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