LA PROTESTA
"No alla svendita di Acea"
sit-in dei minisindaci di sinistra
La protesta davanti la sede della società contro la cessione del 21 per cento. "La decisione di Alemanno è sbagliata finanziariamente e contraria al referendu"
Municipi di sinistra contro la "svendita" dell'Acea. E' il giorno della protesta dei minisindaci, in piazza a Roma davanti alla sede della società in piazzale Ostiense. A manifestare Orlando Corsetti (I municipio), Dario Marcucci (III), Ivano Caradonna (V), Giammarco Palmieri (VI), Roberto Mastrantonio (VII), Susy Fantino (IX), Sandro Medici (X), Andrea Catarci (XI), Gianni Paris (XV), Fabio Bellini (XVI) e Antonella De Giusti (XVII).
Quella della cessione del 21 per cento delle quote, una decisione della giunta guidata dal sindaco Gianni Alemanno, è "una scelta non solo incomprensibile dal punto di vista finanziario - dicono - ma in contrasto con la decisione di 1 milione e 200.000 romani, che l'anno scorso hanno votato al referendum acqua bene comune, per l'estromissione dei privati dalla gestione del servizio idrico". Inoltre, "nessuno vende qualcosa quando vale meno. È invece quello che sta facendo l'amministrazione Alemanno" dichiara Palmieri. Che continua: "Siamo contro un'operazione che sembra fatta su misura per favorire l'ingresso in Acea di privati, che avranno quindi un maggior controllo dell'azienda".
Ieri i movimenti che si oppongono alla privatizzazione hanno
occupato l'aula del consiglio comunaledurante la discussione sulla cessione del 21 per cento dell'azienda e la costituzione della holding di Roma Capitale.
I MOVIMENTI OCCUPANO I MUSEI CAPITOLINI
Questa mattina, invece, erano tutti con la fascia giallorossa i presidenti dei municipi di centrosinistra che si sono dati appuntamento in poiazzale Ostiense. "Non possiamo sopportare la decisione del sindaco che con la sua giunta ha deciso di vendere-svendere l'Acea nel pieno disprezzo della volontà popolare", incalza Sandro Medici, presidente del X municipio, che annuncia altre iniziative che "proseguiranno fino al corteo di sabato e anche oltre". Per Andrea Catarci, presidente dell'XI: "La vendita-svendita è un disastro per la città. L'Acea è il gioiello delle aziende pubbliche di Roma e in passato ha fatto quadrare i bilanci del Campidoglio". Catarci propone anche delle soluzioni: "Pubblicizzare l'azienda e istituire forme di partecipazione e controllo da affidare ai municipi".
I minisindaci di centrosinistra puntano il dito contro la cattiva gestione della cosa pubblica da parte di Alemanno. "Ma crediamo che ancora ci sia tempo per impedire questa sciagura - dichiara Susy Fantino, presidente del IX municipio - Il limite di questa operazione sta nei limiti del governo Alemanno che, invece di costruire, ha distrutto tanto. La privatizzazione dell'Acea, così come dei trasporti e della nettezza urbana, rientra nel disegno dei poteri forti". Secondo Giovanni Paris, presidente del XV, "del governo Alemanno non ci sarà alcuna opera da ricordare, non saranno lasciati bilanci equilibrati, ma si ricorderà la gestione per questioni di poca trasparenza. L'iniziativa della giunta ha un valore sconcertante sia per la credibilità finanziaria, sia perché va contro la decisione dei cittadini che con il referendum, lo scorso anno, avevano detto no alla privatizzazione dell'acqua". "La privatizzazione dell'Acea va contro la volontà popolare - ha ricordato anche Antonella De Giusti, presidente del XVII municipio - L'Acea è stata un gioiello di famiglia e non bisogna svenderla. Sembra di assistere alla rappresaglia dell'ultima ora, quando si distrugge tutto".
La replica del sindaco Gianni Alemanno arriva online sul suo blog ufficiale in cui spiega che nessuno sta vendendo l'acqua dei romani. "Il problema è che il Pd e tutta la sinistra vogliono mantenere le mani della politica sull'Acea. Tutto questo è contrario alla spinta al mercato, alla competitività. Vi gararantisco che con questa operazione non soltanto avremo risorse per gli investimenti, ma miglioreremo la competitività di Acea anche nell'interesse degli utenti, anche per avere bollette meno care, servizi più efficienti che oggi non sono a un livello accettabile - continua il primo cittadino - Una parte delle azioni che venderemo saranno offerte ai dipendenti e ai cittadini con un azionariato diffuso non passando da una proprietà pubblica a una privata ma ad una proprietà che va verso il popolo, verso la gente. Faremo di tutto affinché siano i cittadini i protagonisti di questo processo per fare una vera public company di cui la proprietà sia realmente popolare. La gran parte delle azioni vendute saranno prese da investitori pubblici, istituzionali - conclude - Nessuna privatizzazione di Acea in senso proprio, ma un'apertura al mercato e maggiore competititività".
Il sindaco poi prosegue puntando il dito contro i manifesti del Pd che riportano la scritta: 'Alemanno vuole svendere l'acqua dei romani. Il pd dice no'. "Questa è una balla totale, non è vero niente. L'Acea oggi è detenuta al 51% dal Comune e al 49% dai privati. Una legge votata anche dal Pd oltre che da Pdl e Udc, ci impone di scendere, entro il 2013, sotto la maggioranza delle azioni. E' un'imposizione assoluta: se non la rispettiamo perderemmo dei diritti come per esempio l'illuminazione pubblica che farebbero perdere ad Acea 750 milioni. In tutte le società pubbliche lo Stato è presente attorno al 30%. E' chiaro che il 30% garantisce al Comune il controllo dal punto di vista della governance e che noi non venderemo a chi è già socio dell'Acea che non è interessato e che comunque avrà un divieto specifico a poter acquisire azioni - conclude Alemanno - Non andremo affatto a vendere la società, incamereremo 250 milioni che servono ad investimenti e non svenderemo la gestione dell'acqua che non è gestita da Acea ma da una sotto controllata, che si chiama Acea Ato2 in cui il Comune è presente direttamente". Articolo tratto da La Repubblica