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giovedì 26 gennaio 2012

Monsignor Toso contro la privatizzazione del servizio idrico



9493deffb6«L'acqua, come bene di tutti, deve essere sotto la responsabilità ultima dell'autorità politica, cioè dell'autorità pubblica e ancor più radicalmente sotto la responsabilità della comunità civile che è l'ultimo responsabile di questo bene come di altri beni». È quanto afferma all'ANSA, mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, intervenendo sul tema della gestione del servizio idrico che potrebbe rientrare nelle future liberalizzazioni del governo. «Per quanto riguarda quanto pronunciato dall'attuale governo - ha osservato mons. Toso - si intende rimanere nell'alveo delle cose che sono state segnalate a grandi linee dai risultati referendari. Non si tratta, quindi, secondo le intenzioni dell'attuale governo, di capovolgere questi risultati nè le segnalazioni fornite dal referendum. Ma una volta affermato che l'acqua è un bene di tutti, resta il problema della gestione efficace dell'acqua in modo che essa sia pulita, che sia accessibile come bene a cui tutti devono accedere, che non ci siano sprechi nella gestione e nella distribuzione e infine anche che qualora si determini qualche episodio di privatizzazione, sia ben controllato per cui si deve fare in modo che questo avvenga sotto il vigile controllo dell'autorità pubblica il cui controllo non deve mai venir meno, anche se si affida ad alcuni privati». «C'e da chiedersi - ha continuato il presule - che cosa si intenda con liberalizzazione. Può significare l'ingresso dei privati ma anche forme di compartecipazione». L'importante, ha quindi concluso, è che «l'acqua come bene di tutti deve essere sotto la responsabilità ultima dell'autorità politica, cioè dell'autorità pubblica e ancor più radicalmente sotto la responsabilità della comunità civile». (ANSA)

lunedì 23 gennaio 2012

Non abbassare la guardia!

Cari amici del Forum italiano dei movimenti per l'acqua e dei forum territoriali, scrivo per segnalarvi un paio d'articoli usciti quest'oggi sui quotidiani che -a mio avviso- c'impongono di "alzare" il livello della riflessione e della lotta, sposando alla campagna di "Obbedienza civile" con una riflessione sul ruolo della finanza. Sulla prima pagina del Corriere della Sera c'è Massimo Mucchetti che nell'articolo "Una società per ridurre il debito" descrive la Cassa depositi e prestiti, e invita ad utilizzare il denaro della Cassa (ricordo: quasi 130 miliardi di euro di liquidità, frutto del risparmio postale delle famiglie italiane e degli investimenti in Btp) per un'operazione di "cartolarizzazione" (trasferimento azioni da ministero dell'Economia a Cdp). Su la Repubblica, invece, Vito Gamberale spiega di avere in mente almeno 7 miliardi di asset di proprietà degli enti pubblici su cui investire grazie al decreto liberalizzazioni con il suo fondo F2i (partecipato dalla stessa Cdp, e poi da Intesa, Unicredit, MPS, etc.). Su Cdp e F2i trovate i miei approfondimenti usciti negli ultimi mesi su Altreconomia ("Il fondo onnivoro", "Il sovrano sconosciuto"); su Cdp un approfondimento di Marco Bersani su uno degli ultimi numeri del Granello di sabbia di Attac (nov. o dic. 2011). A tutto questo si accompagna la multi-utility del Nord, il "big bang" tra le municipalizzate, ovvero quando sta progettando (d)a Torino il sindaco Fassino, senz'altro d'accordo -come ben segnalato in più interventi da Emilio Molinari- dall'assessore al Bilancio della giunta Pisapia, Tabacci: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-21/torino-tesse-tela-polo-081434.shtml?uuid=AaUfEmgE. Quindi festeggiamo senz'altro per il risultato ottenuto venerdì, ma prestiamo attenzione a queste dinamiche. E nel sottobosco della finanza che dobbiamo fermare il "mostro" del capitale privato nel servizio idrico integrato.

sabato 21 gennaio 2012

Monti fa marcia indietro, ma la battaglia continua!

Comunicato stampa
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
La mobilitazione paga: il popolo dell'acqua ha costretto il Governo a ritirare il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.
È una vittoria dei cittadini e dei comitati che in tutto il paese hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa del voto referendario.
Rimane ampiamente negativo il giudizio del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sul decreto liberalizzazioni che, a dispregio voto del giugno scorso, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla privatizzazione degli altri servizi pubblici locali.
La mobilitazione del popolo dell'acqua continua per la piena attuazione del risultato referendario: avanti tutta con la ripubblicizzazione del servizio idrico e la campagna di obbedienza civile per una tariffa corretta e coerente coi referendum. Si scrive acqua, si legge democrazia.
Roma, 20 gennaio 2012

martedì 15 novembre 2011

Gli amici di Goldman Sachs

L'ANALISI

A sorpresa arriva il colpo più duro
per gli inaffondabili di Wall Street

Finora la banca d'affari era uscita indenne da una lunga catena di scandali. Nella crisi della Grecia la merchant ha aiutato Atene a nascondere l'entità del deficit dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

NEW YORK - È la resa dei conti finale con Wall Street. La Sec incrimina per frode Goldman Sachs.
L'accusa per la più potente delle banche americane è infamante: aver venduto ai propri clienti dei prodotti finanziari speculando al tempo stesso contro di loro, per guadagnare dalle loro perdite. Ai clienti la banca nascose la propria complicità con lo hedge fund di John Paulson, che aveva visto arrivare il crollo del 2007-2008, e con le proprie puntate ribassiste guadagnò 15 miliardi di dollari. Al centro dello scandalo c'è Abacus 2007-AC1, il nome cifrato di un titolo complesso che la banca rifilava ai propri clienti, anche grandi istituzioni finanziarie internazionali. Senza dirgli che quel sofisticato congegno era come un aereo progettato per precipitare. I clienti, pur avendo pagato biglietti di prima classe, erano le vittime designate di un disastro. Altri avrebbero intascato i premi sull'assicurazione.
Che Goldman Sachs avesse fatto un gioco sporco durante la crisi, era materia di inchieste sui giornali da molti mesi. Il fatto che ieri la Sec (il guardiano della Borsa) sia arrivata a "inchiodarla" vuol dire molto. Segna l'avvio del vero processo ai profittatori della crisi. La cannonata sparata dalla Sec ha spaventato i mercati di tutto il mondo perché intuiscono che può essere l'inizio di un'offensiva generale. L'oggetto della frode illustrato nell'inchiesta della Sec è solo uno di 25 titoli simili che Goldman aveva confezionato. Inoltre anche altre banche fecero operazioni simili. Perciò ieri sono crollati in Borsa i titoli di Morgan Stanely, Citigroup, e di grandi istituti europei.

Partendo da Goldman le autorità americane hanno centrato l'obiettivo più pregiato, il simbolo più forte. Una fortezza che sembrava onnipotente, inespugnabile. Goldman Sachs era passata indenne attraverso una incredibile sequenza di scandali. E' stata accusata di conflitti d'interessi durante tutti i sussulti del collasso dei mercati: tra i più importanti c'è la "partita di giro" che ha portato nelle casse di Goldman dei fondi pubblici di Washington destinati al salvataggio del colosso assicurativo Aig (una bancarotta costata fin qui 180 miliardi di dollari al contribuente). C'è lo scandalo dei superbonus: all'uscita dalla grande recessione il suo presidente si è concesso 9 milioni di gratifica, in un'America che per colpa dei banchieri ha visto salire al 10% la sua disoccupazione. Perfino nella crisi della Grecia c'è lo zampino di Goldman, è questa banca che ha aiutato i governi di Atene a nascondere l'entità dei suoi deficit alla Commissione europea, con spericolate operazioni di finanza creativa. E ci sono state le piroette disinvolte con cui il colosso di wall Street ha cambiato "ragione sociale" per dribblare le leggi del suo paese: si convertì in una ordinaria banca di depositi quando faceva comodo avere lo scudo governativo nella fase di panico dei mercati; per poi tornare ad essere una banca d'investimenti dopo la bufera, in modo da non sottostare a regole sugli stipendi.

Eppure nulla scalfiva la sua corazza. Anzi, aumentava il mito dell'invincibilità di Goldman Sachs. Un mito edificato in decenni di paziente scalata al potere politico. Perché la Goldman Sachs non è solo una potenza della finanza. E' diventata un pezzo di establishment amministrativo. Una fucina della classe dirigente americana. Il vivaio a cui governi di ogni colore dovevano attingere se volevano avere dalla propria parte i maghi dei mercati, i dominatori del capitalismo globale. Goldman Sachs "prestò" alla nazione i servizi dei suoi due top manager Bob Rubin e Hank Paulson, segretari al Tesoro con Bill Clinton e George Bush. Una inaudita occupazione del dicastero più importante. Ci hanno riprovato con Barack Obama, e ci sono arrivati vicini.

Riuscirono a piazzargli lo stesso Rubin ai fianchi, come ispiratore della sua squadra economica durante la campagna elettorale. Anche il segretario al Tesoro Tim Geithner, pur essendo un uomo della banca centrale, si era lasciato "accerchiare" da quelli di Wall Street. Poi Obama ha capito la trappola. Rischiava di pagare un prezzo politico pesante. In una fase in cui l'opinione pubblica di sinistra e di destra ha la sensazione che i costi di questa crisi siano stati ripartiti in modo iniquo, la Casa Bianca non poteva sembrare in collusione con i potentati della finanza. Obama si è divincolato dall'abbraccio dei banchieri. Ha lanciato la sua offensiva sulla riforma dei mercati. Con delle proposte antitetiche agli interessi di Goldman: dalla "tassa di responsabilità" ai forti limiti contro la speculazione sui derivati. I banchieri hanno creduto di poter giocare la vecchia partita, secondo le loro regole: hanno assoldato i migliori lobbisti di Washington, hanno ingaggiato i repubblicani nell'ostruzionismo. Non avevano visto arrivare la tempesta che stava per abbattersi su di loro. Fino a ieri, sembrava che nella rete dei tribunali dovessero finire solo figure criminal-folcloristiche della grande crisi, i truffatori alla Madoff. Ora tocca ai Padroni dell'Universo.