Cologno Monzese, 24 dicembre 2010 - Acqua pubblica, la partita per i Comuni del milanese è rimandata al 2011: e a vincere il primo round, giocato sui tavoli della Provincia, è il fronte anti-privatizzazione. È questo il verdetto della conferenza dell’Ato (Ambito Territoriale Ottimale), l’autorità che si occupa del servizio idrico nella Provincia di Milano, che ieri mattina ha radunato a Palazzo Isimbardi sindaci e amministratori dell’hinterland meneghino per discutere sulla gestione futura dell’acqua.
La discussione parte già gravata, per via dalla legge regionale 57, fresca fresca di approvazione (il 22 dicembre), che all’articolo 1 sancisce la soppressione dell’Ato dal 1 gennaio e il passaggio dei poteri in mano al presidente della Provincia, Guido Podestà. Rieccheggia però un paradosso nella Sala del Consiglio e non sfugge agli amministratori del Nord Milano. l’assessore al Bene Comune di Cologno Giovanni Cocciro, i sindaci di Cinisello e Sesto, Daniela Gasparini e Giorgio Oldrini in prima linea.
Dai loro banchi arriva la frenata sulle votazioni dei punti all’ordine del giorno, ma soprattutto un grande punto interrogativo: come si può votare in Provincia sull’amministrazione 2011 di Ato, se l’organo di governo superiore, la Regione, ne ha appena sancito la chiusura? Pronta la risposta del numero 1 di palazzo Isimbardi Podestà: «Ato sarà attiva per altri sei mesi e Amiacque per tutto il 2011». Un impegno rafforzato dal «decreto milleproroghe», anch’esso approvato il 22 dal Consiglio dei Ministri, che posticipa la soppressione degli enti pubblici di gestione dell’acqua a gennaio 2012.
Una battaglia vinta che, secondo i comitati per l’acqua pubblica lombarda, rilancia la guerra alla privatizzazione. «Grazie alla proroga concessa dal Presidente Podestà — commenta l’assessore Cocciro — si apre una parentesi strategica per lanciare il referendum sull’acqua pubblica. La Cassazione ha dato il via libera dopo il conteggio delle firme raccolte: ora attendiamo l’ok dalla Corte Costituzionale sui quesiti da porre ai cittadini. E in primavera potremmo finalmente andare al voto».
di Luca Zorloni
giovedì 30 dicembre 2010
mercoledì 29 dicembre 2010
RAI 3 INTERVISTA A MOLINARI E JAMPAGLIA
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3d8223e5-9cd2-4031-8129-8636e04fd083.html
giovedì 23 dicembre 2010
In Lombardia il futuro dell'acqua è dei privati!
Milano 23 dicembre 2010 - Nonostante le azioni di mobilitazione dei cittadini attraverso email e presidi in corso dal mese di Novembre, la regione Lombardia ha approvato il Pdl 57 sul servizio idrico. Ieri 22 dicembre alle ore 17.00, dopo una seduta molto movimentata, le forze politiche della maggioranza (Pdl e Lega Nord) hanno dato il via libera al Pdl 57 con alcune piccole modifiche alla versione licenziata dalla Commissione VIII in data 25 novembre, sul quale c'era stata il parere favorevole dell'Anci.
Nella fase finale della votazione tutte le forze della opposizione (PD-IDV-UDC-SEL) hanno abbandonato la sala denunciando la mancanza dell'urgenza di tale provvedimento e l'inadeguatezza della legge che affida di fatto l'acqua al mercato e alle multinazionali pronte ad entrare nella gestione dell'acqua in Italia. Questo provvedimento, afferma Rosario Lembo, presidente del Comitato Italiano contratto mondiale sull'acqua fa si che :" la regione Lombardia si distingue ancora una volta per essere l'apripista dei modelli di privatizzazione dell'acqua proposti dal Governo nazionale con il decreto Ronchi, offrendo alle imprese multinazionali europee la possibilità di accaparrarsi le gestioni efficienti delle aziende pubbliche lombarde fin'ora controllate dai comuni. In parallelo si è assistito ancora una volta alla farsa di una Lega, paladina delle difesa delle autonomie locali e dei beni. dei territori, che accetta di espropriare i comuni della propria autonomia gestionale dei servizi idrici trasferendo le competenze alla provincia". Le forze della maggioranza hanno inoltre deliberatamente trascurato l'orientamento del Governo Nazionale e la richiesta delle altre Regioni di posticipare la soppressione degli AATO al 31/12/12011, come confermato dal
decreto Mille Proroghe approvato nella stessa giornata dal governo. In merito al provvedimento i comitati dell'acqua avevano chiesto il rinvio della discussione in aula in attesa della definizione del quadro legislativo nazionale entro cui impostare norme regionali sulla gestione dell'acqua pubblica a seguito dello svolgimento dei referendum sull'acqua nella primavera del 2011. Il Coordinamento dei Comitati chiedeva inoltre alla regione l'avvio di una riflessione politica sulle modalità di organizzazione del servizio idrico integrato impostata sui bacini idrici e non sulla dimensione amministrativa provinciale e, tenuto conto della recente sentenza della Corte Costituzionale, la classificazione del servizio idrico come servizio pubblico locale di interesse generale, da organizzare su base regionale, provvedendone la gestione diretta a mezzo di Consorzi tra Comuni. Al fine di salvaguardare l'autonomia decisionale dei Comuni in merito alle modalità di affidamento del servizio idrico, il Coordinamento dei Comitati chiedeva l'accoglimento di un emendamento che consentisse la costituzione di un'Azienda speciale consortile in capo alla Provincia,in luogo della Azienda speciale, la cui assemblea composta da tutti i sindaci dell'ambito, costituisce l'organo sovrano per la delibera dell'affidamento del servizio, invece che delegare la medesima funzione ad un consiglio di amministrazione di 3 persone come previsto dell'art 48 del Pdl 57. Tale opzione avrebbe consentito di salvaguardare i requisiti previsti dalla legislazione vigente e da quella comunitaria per l'affidamento della gestione ad una società a totale capitale pubblico. "A questo punto", dichiara Rosario Lembo a nome dei comitati lombardi per la difesa dell'acqua pubblica: "per contrastare il nuovo quadro legislativo regionale che prevede solo lo strumento della gara per l'affidamento è necessario che i sindaci Lombardi recuperino l'entusiasmo e la volontà politica attivandosi in primo luogo per difendere l'autonomia decisionale delle autorità d'ambito per tutto il 2011,in funzione della proroga nazionale. Secondariamente i consigli comunali devono recuperare lo spirito referendario che aveva portato 144 comuni lombardi alla modifica della precedente legge regionale sull'acqua che imponeva l'obbligo della messa a gara dei servizi idrici chiedendo una modifica del Pdl 57 e nel contempo sostenere la campagna referendaria dichiarandosi Comitati per il si".
Nella fase finale della votazione tutte le forze della opposizione (PD-IDV-UDC-SEL) hanno abbandonato la sala denunciando la mancanza dell'urgenza di tale provvedimento e l'inadeguatezza della legge che affida di fatto l'acqua al mercato e alle multinazionali pronte ad entrare nella gestione dell'acqua in Italia. Questo provvedimento, afferma Rosario Lembo, presidente del Comitato Italiano contratto mondiale sull'acqua fa si che :" la regione Lombardia si distingue ancora una volta per essere l'apripista dei modelli di privatizzazione dell'acqua proposti dal Governo nazionale con il decreto Ronchi, offrendo alle imprese multinazionali europee la possibilità di accaparrarsi le gestioni efficienti delle aziende pubbliche lombarde fin'ora controllate dai comuni. In parallelo si è assistito ancora una volta alla farsa di una Lega, paladina delle difesa delle autonomie locali e dei beni. dei territori, che accetta di espropriare i comuni della propria autonomia gestionale dei servizi idrici trasferendo le competenze alla provincia". Le forze della maggioranza hanno inoltre deliberatamente trascurato l'orientamento del Governo Nazionale e la richiesta delle altre Regioni di posticipare la soppressione degli AATO al 31/12/12011, come confermato dal
decreto Mille Proroghe approvato nella stessa giornata dal governo. In merito al provvedimento i comitati dell'acqua avevano chiesto il rinvio della discussione in aula in attesa della definizione del quadro legislativo nazionale entro cui impostare norme regionali sulla gestione dell'acqua pubblica a seguito dello svolgimento dei referendum sull'acqua nella primavera del 2011. Il Coordinamento dei Comitati chiedeva inoltre alla regione l'avvio di una riflessione politica sulle modalità di organizzazione del servizio idrico integrato impostata sui bacini idrici e non sulla dimensione amministrativa provinciale e, tenuto conto della recente sentenza della Corte Costituzionale, la classificazione del servizio idrico come servizio pubblico locale di interesse generale, da organizzare su base regionale, provvedendone la gestione diretta a mezzo di Consorzi tra Comuni. Al fine di salvaguardare l'autonomia decisionale dei Comuni in merito alle modalità di affidamento del servizio idrico, il Coordinamento dei Comitati chiedeva l'accoglimento di un emendamento che consentisse la costituzione di un'Azienda speciale consortile in capo alla Provincia,in luogo della Azienda speciale, la cui assemblea composta da tutti i sindaci dell'ambito, costituisce l'organo sovrano per la delibera dell'affidamento del servizio, invece che delegare la medesima funzione ad un consiglio di amministrazione di 3 persone come previsto dell'art 48 del Pdl 57. Tale opzione avrebbe consentito di salvaguardare i requisiti previsti dalla legislazione vigente e da quella comunitaria per l'affidamento della gestione ad una società a totale capitale pubblico. "A questo punto", dichiara Rosario Lembo a nome dei comitati lombardi per la difesa dell'acqua pubblica: "per contrastare il nuovo quadro legislativo regionale che prevede solo lo strumento della gara per l'affidamento è necessario che i sindaci Lombardi recuperino l'entusiasmo e la volontà politica attivandosi in primo luogo per difendere l'autonomia decisionale delle autorità d'ambito per tutto il 2011,in funzione della proroga nazionale. Secondariamente i consigli comunali devono recuperare lo spirito referendario che aveva portato 144 comuni lombardi alla modifica della precedente legge regionale sull'acqua che imponeva l'obbligo della messa a gara dei servizi idrici chiedendo una modifica del Pdl 57 e nel contempo sostenere la campagna referendaria dichiarandosi Comitati per il si".
COMUNICATO STAMPA DEL PD SULLA LEGGE LOMBARDA!
Acqua
GIRELLI (pD): “PDL E LEGA VOTANO DA SOLI UNA LEGGE SULL’ACQUA CHE VA CONTRO OGNI LOGICA”
“Il Governo nazionale dà una proroga che consente a tutte le Regioni di aspettare i pronunciamenti della Corte costituzionale, l’indizione del referendum e di fatto una condizione legislativa più chiara. Ma Regione Lombardia, incautamente, con 39 consiglieri su 80, quindi una minoranza, approva la legge sull’acqua”, è il commento di GianAntonio Girelli, consigliere regionale del Pd, dopo la votazione di oggi, mercoledì 22 dicembre 2010, in Consiglio regionale. L’opposizione ha fatto fino all’ultimo ostruzionismo e, al momento del voto, ha abbandonato l’Aula. Ma nonostante mancasse evidentemente il numero legale, la maggioranza Pdl-Lega ha deciso di continuare e di votare il progetto di legge.
“Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale”, continua Girelli.
“Per questo motivo abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo. La maggioranza di Governo di questa regione ancora una volta non ha dato ascolto a centinaia di migliaia di cittadini referendari, ai tanti che avevano manifestato la propria preoccupazione, alle innumerevoli proposte emendative fatte al testo, e si è arroccata con una posizione difficilmente comprensibile. Ma questo Formigoni e i suoi lo dovranno spiegare ai Comuni e ai cittadini lombardi”, conclude l’esponente del Pd.
GIRELLI (pD): “PDL E LEGA VOTANO DA SOLI UNA LEGGE SULL’ACQUA CHE VA CONTRO OGNI LOGICA”
“Il Governo nazionale dà una proroga che consente a tutte le Regioni di aspettare i pronunciamenti della Corte costituzionale, l’indizione del referendum e di fatto una condizione legislativa più chiara. Ma Regione Lombardia, incautamente, con 39 consiglieri su 80, quindi una minoranza, approva la legge sull’acqua”, è il commento di GianAntonio Girelli, consigliere regionale del Pd, dopo la votazione di oggi, mercoledì 22 dicembre 2010, in Consiglio regionale. L’opposizione ha fatto fino all’ultimo ostruzionismo e, al momento del voto, ha abbandonato l’Aula. Ma nonostante mancasse evidentemente il numero legale, la maggioranza Pdl-Lega ha deciso di continuare e di votare il progetto di legge.
“Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale”, continua Girelli.
“Per questo motivo abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo. La maggioranza di Governo di questa regione ancora una volta non ha dato ascolto a centinaia di migliaia di cittadini referendari, ai tanti che avevano manifestato la propria preoccupazione, alle innumerevoli proposte emendative fatte al testo, e si è arroccata con una posizione difficilmente comprensibile. Ma questo Formigoni e i suoi lo dovranno spiegare ai Comuni e ai cittadini lombardi”, conclude l’esponente del Pd.
Etichette:
acqua bene comune diritto universale
giovedì 9 dicembre 2010
SI AI TRE REFERENDUM PER L'ACQUA PUBBLICA!
Care/i,
poco fa presso la sede del Comitato Promotore referendario è stata notificata l'ordinanza della Corte Suprema di Cassazione (scaricabile al seguente link www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/materiali/Ordinanza_Cassazione_7_dicembre_2010.pdf) con cui si dichiarano legittimi i tre quesiti referendari.
In particolare nell'ordinanza si specifica quanto segue:
- è stato accertato il superamento del numero di 500.000 firme necessarie per ciascun quesito;
- non si procede alla concentrazione del nostro 2° quesito con quello promosso dall'IdV;
- si estende il 1° quesito con la seguente frase "nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale";
- si estende il 2° quesito con la seguente frase "nel testo risultante dall'articolo 12 del d.P.R. 7 settembre 2010 n. 168".
Va sottolineato come le suddette modifiche non incidono minimamente sul contenuto dei quesiti.
Si tratta di un risultato che tutte e tutti ci attendevamo!
Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso i referendum per l'acqua pubblica!
Si tratta di una conferma dello straordinario lavoro svolto dal popolo dell'acqua!
Avanti tutta verso la riappropriazione sociale dell'acqua!
poco fa presso la sede del Comitato Promotore referendario è stata notificata l'ordinanza della Corte Suprema di Cassazione (scaricabile al seguente link www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/materiali/Ordinanza_Cassazione_7_dicembre_2010.pdf) con cui si dichiarano legittimi i tre quesiti referendari.
In particolare nell'ordinanza si specifica quanto segue:
- è stato accertato il superamento del numero di 500.000 firme necessarie per ciascun quesito;
- non si procede alla concentrazione del nostro 2° quesito con quello promosso dall'IdV;
- si estende il 1° quesito con la seguente frase "nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale";
- si estende il 2° quesito con la seguente frase "nel testo risultante dall'articolo 12 del d.P.R. 7 settembre 2010 n. 168".
Va sottolineato come le suddette modifiche non incidono minimamente sul contenuto dei quesiti.
Si tratta di un risultato che tutte e tutti ci attendevamo!
Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso i referendum per l'acqua pubblica!
Si tratta di una conferma dello straordinario lavoro svolto dal popolo dell'acqua!
Avanti tutta verso la riappropriazione sociale dell'acqua!
mercoledì 8 dicembre 2010
Cancun eppoi?
Vertice di Cancun sul clima: svolta della Cina
CANCUN (MESSICO) - E' in corso e si terrà fino al prossimo 9 dicembre a Cancun la sedicesima conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici.
Due sono state le importanti novità emerse nella giornata di ieri.
La prima proviene dalla Gran Bretagna, dove il Comitato indipendente istituito dalla legge britannica sul clima ha invitato il governo a porsi un significativo obiettivo per il 2030: ridurre del 60% le emissioni dei gas serra. Il Comitato ritiene che sia possibile attuare tale progetto dal momento che i costi di adattamento sarebbbero pari solo all'1% del Pil.
La seconda novità, invece, riguarda l'importante cambiamento dell'atteggiamento dei Paesi del cosiddetto gruppo BASIC (Brasile, Sudafrica, India e Cina). A lungo la loro posizione rigida, contraria a qualsiasi tipo di impegno giuridicamente vincolante per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas serra, nonchè avversa ad accettare meccanismi di misurazione e controllo degli impegni, aveva favorito la situazione di stallo del negoziato. La rigida posizione assunta in passato da tali Paesi, che intendevano adottare unicamente misure volontarie sulla riduzione di gas serra, aveva inoltre permesso agli Stati Uniti di trovare un'ovvia giustificazione alla loro speculare posizione in materia (anch'essi non si sono voluti vincolare agli impegni sottoscritti dall'Europa).
Il capodelegazione cinese Xie Zhengua ha riferito che la Cina è disposta ad effettuare un taglio delle emissioni volontario ma "sotto la forma di uno strumento giuridicamente vincolante". In una conferenza stampa l'indiano Jairam Ramesh ha dichiarato che i Paesi del BASIC acetteranno misure vincolanti e i meccanismi necessari a verificarne l'adempimento, ma solo se il protocollo di Kyoto verrà confermato, se sarà possibile utilizzare i fondi pattuiti a Copenaghen per sostenere la transizione low carbon dei paesi in via di sviluppo, se si potrà contare sul trasferimento di tecnologie verdi e se, soprattutto, gli Stati uniti si impegneranno a fare lo stesso.
http://www.julienews.it/notizia/cyber-scienza-e-gossip/vertice-di-cancun-sul-clima-svolta-della-cina/61151_cyber-scienza-e-gossip_5_1.html
07-12-10 CLIMA/CANCUN: CINA INDIA E BRASILE RIAPRONO VERTICE. PALLA PASSA A USA
(ASCA) - Cancun, 7 dic - Prima una conferenza stampa dei Paesi Basic (Cina, Brasile, India e Sudafrica), poi gli interventi del Brasile, per bocca dell'ambasciatore Sergio Serra e della Cina, che si affida al capo negoziatore Xie Zhenhua, e i giochi alla 16esima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Cancun si riaprono. Si perche' questi Paesi, quando in Italia e' ormai notte, annunciano di voler tagliare le proprie emissioni attraverso impegni volontari, ma nel quadro di un accordo piu' generale legalmente vincolante, e di accettare l'introduzione di un meccanismo di misurazione e verifica degli impegni. Le tre condizioni per aprirsi al negoziato sono chiare, e le elenca il capodelegazione indiano Jairam Ramesh: avere un secondo periodo di vigenza del protocollo di Kyoto, con i Paesi sviluppati impegnati a ridurre le proprie emissioni anche dopo il 2012; che si accelerino i finanziamenti a favore dei Paesi in via di sviluppo, a partire dal 30 milioni del ''fast start'' deciso a Copenhagen ma mai visti; infine che ci sia un meccanismo nuovo di trasferimento tecnologico certo ed efficace. A fronte di questo, pero', la Cina si e' gia' detta disponibile a tagliare le proprie emissioni dal 40 al 45% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, e di porre questo impegno ''all'intero di una risoluzione che sia vincolante, trasformando i nostri sforzi in una parte dell'impegno internazionale''.
Mentre Giappone, Canada e Russia restano al momento fermi sulla non accettazione di un secondo periodo di vigenza dell'accordo di Copenhagen, la patata bollente passa in mano degli Stati Uniti che, tuttavia, al momento cercano di sottrarsi al pressing considerato il fatto che il Congresso non e' riuscito ad approvare in tempo per Cancun quel Climate bill cui Obama puntava come mandato chiaro per la prorpia politica ambientale. Il capo negoziatore Todd Stern, infatti, ha spiegato che agli Usa e' chiaro ''che c'e' un accordo da fare'', ma anche che ''deve essere bilanciato tra i diversi temi'' e che non sa ''dove arriveremo per trovarlo visto che la questione al momento e' appesa e se mi chiedete 'dove siamo' rispetto ad un accordo complessivo, differentemente da Copenhagen posso solo dirvi che non lo so'', ha spiegato ai giornalisti. Questa necessita' di trovare un terreno mediano, infatti, chiarisce ancora Stern ''non vuol dire che c'e' un accordo fatto sui dettagli, non cerchiamo principi di alto livello, ma principi-guida rispetto agli elementi chiave''.
Quello che, pero', gli Stati Uniti fanno capire chiaramente, e' che tutti gli impegni assunti dai Paesi Basic si infrangono su una carenza di base che il sistema multilaterale che lavora sul clima ha a livello di regolazione: un'assenza di meccanismi di valutazione del taglio delle emissioni e degli interventi di mitigazione e adattamento che siano davvero efficaci nel trasformare le dichiarazioni in realta'. Nel testo elaborato a questo scopo dal gruppo di lavoro sulle azioni di lungo termine (WGLCA) ''C'e' poco sul tema della trasparenza (MRVs). Non sono terribilmente preoccupato da questo, ma e' completamente inadeguato e questo penso lo vedano tutti. Ci sono anche altre aree che hanno bisogno di lavoro, ma i testi su cui lavoriamo sono comunque un inizio''.
Sulle barricate, tuttavia, a rappresentare gli interessi dei Paesi vulnerabili, delle piccole isole e dell'Africa restano i Paesi dell'Alternativa Bolivariana (Aosis).
Rispondendo alle accuse mosse loro di condannare all'insuccess il Vertice, il negoziatore boliviano Pablo Solon ha risposto che ''dobbiamo trovare un accordo per la natura e quelle 300mila persone che ogni anno muoiono per i disastri naturali. Qui si gioca con la vita umana''. Non si puo' aspettare un anno ''per scoprire come ci ha dimostrato Wikileaks che anche Cancun, come Copenhagen - ha contrattaccato Solon - che il Governo USA non ha condotto un negoziato ma un'imposizione. Insieme all'Ecuador la Bolivia ha visto ben 3 milioni di dollari di finanziamento per il clima cancellati dagli Usa nell'aprile 2010 come conseguenza del rifiuto di firmare l'accordo di Copenhagen''. La Bolivia, dal canto suo, ''rimarra' seduta al tavolo fino all'ultimo minuto'', ha concluso Solon. E anche questa partita, proprio come quella di Copenhagen, molto probabilmente si giochera' al rush finale.
sis/cam/alf
http://www.asca.it/news-CLIMA_CANCUN__CINA_INDIA_E_BRASILE_RIAPRONO_VERTICE__PALLA_PASSA_A_USA-972634-ORA-.html
6 dic 2010:
CANCUN (MESSICO) - Si apre oggi la settimana decisiva per un 'accordo di Cancun'. Si cerca un'intesa che potrebbe scaturire in un ''pacchetto bilanciato'' di accordi. Resta sempre aperto il nodo del protocollo di Kyoto.
Martedi' pomeriggio, nella localita' messicana, alla 16/a conferenza Onu sui cambiamenti climatici (Cop 16), arrivano capi di Stato e ministri, ai quali i gruppi di lavoro dovranno presentare i testi per il negoziato finale.
''Io spero - ha detto in una sessione informale tenuta domenica il presidente della conferenza di Cancun, Patricia Espinosa - che possiamo completare il pacchetto prima che si apra la sessione di alto livello martedi' pomeriggio. Sono ottimista che in questi due giorni possiamo procedere velocemente''.
La stessa Espinosa ha dettato la tabella di marcia, affidando due ministri, uno dei Paesi sviluppati e uno dei Paesi in via di sviluppo, a ciascuno dei principali argomenti negoziali: Svezia e Grenada per la 'shared vision'; Spagna e Algeria per l'adattamento; Australia e Bangladesh per finanza, tecnologia e capacity building; Nuova Zelanda e Indonesia per la mitigazione e per le verifiche e i controlli; Inghilterra e Brasile, infine, per le tematiche della proroga del protocollo di Kyoto.
Il trattato internazionale ha corso seri rischi di essere cancellato. La Cina si sarebbe poi detta disposta a discutere sui tagli delle emissioni, purche' si garantisca la prosecuzione del protocollo di Kyoto anche dopo il 2012.
Su questo punto, dai lavori della prima settimana, e' scaturita una proposta che prevede due approcci: lasciare il protocollo cosi' com'e' o renderlo piu' forte. Nessun numero o impegno, per ora, nel testo, ma diverse opzioni che fanno ben sperare, come quella di trovare un nuovo sistema di conteggio per calcolare la riduzione delle emissioni attraverso le foreste.
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/istituzioni/2010/12/06/visualizza_new.html_1672714161.html
3 dic 2010:
ROMA - ''Alla vigilia dell'arrivo dei ministri dell'Ambiente al vertice sul clima a Cancun, in Messico, e' necessario riportare l'emergenza ambientale al centro dei negoziati''. Lo chiede il Wwf, al quinto giorno della Conferenza mondiale Onu sui cambiamenti climatici.
''I ministri - aggiunge Mariagrazia Midulla, responsabile clima e energia del Wwf Italia - hanno il dovere di riportare gli impegni alle reali necessita' indicate dalla comunita' scientifica''. Secondo Midulla e' poi ''giunta l'ora di smetterla con i 'trucchetti', come accade sul capitolo 'deforestazione', dove qualcuno tenta di usare il relativo accordo per nascondere le emissioni di CO2 e non per tagliarle''.
In base all'ultimo rapporto del Programma mondiale delle Nazioni Unite per mantenere l'aumento della temperatura media al di sotto di 2 gradi centigradi rispetto all'era pre-industriale dobbiamo eliminare 5 giga-tonnellate di CO2 dall'atmosfera entro il 2020. Inoltre, avverte Midulla, ''ci aspettiamo che anche l'Italia arrivi con una buona dose di volonta''' anche perche' ieri a Cancun sia la European Climate Foundation che il Worldwatch Institute hanno presentato studi ''in cui si dimostra come a un percorso verso la de-carbonizzazione'' corrisponda ''in prospettiva un aumento del Pil''. Ora, conclude il Wwf, ''ci si domanda quando in Italia si comincera' a fare sul serio''.
CANCUN (MESSICO) - E' in corso e si terrà fino al prossimo 9 dicembre a Cancun la sedicesima conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici.
Due sono state le importanti novità emerse nella giornata di ieri.
La prima proviene dalla Gran Bretagna, dove il Comitato indipendente istituito dalla legge britannica sul clima ha invitato il governo a porsi un significativo obiettivo per il 2030: ridurre del 60% le emissioni dei gas serra. Il Comitato ritiene che sia possibile attuare tale progetto dal momento che i costi di adattamento sarebbbero pari solo all'1% del Pil.
La seconda novità, invece, riguarda l'importante cambiamento dell'atteggiamento dei Paesi del cosiddetto gruppo BASIC (Brasile, Sudafrica, India e Cina). A lungo la loro posizione rigida, contraria a qualsiasi tipo di impegno giuridicamente vincolante per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas serra, nonchè avversa ad accettare meccanismi di misurazione e controllo degli impegni, aveva favorito la situazione di stallo del negoziato. La rigida posizione assunta in passato da tali Paesi, che intendevano adottare unicamente misure volontarie sulla riduzione di gas serra, aveva inoltre permesso agli Stati Uniti di trovare un'ovvia giustificazione alla loro speculare posizione in materia (anch'essi non si sono voluti vincolare agli impegni sottoscritti dall'Europa).
Il capodelegazione cinese Xie Zhengua ha riferito che la Cina è disposta ad effettuare un taglio delle emissioni volontario ma "sotto la forma di uno strumento giuridicamente vincolante". In una conferenza stampa l'indiano Jairam Ramesh ha dichiarato che i Paesi del BASIC acetteranno misure vincolanti e i meccanismi necessari a verificarne l'adempimento, ma solo se il protocollo di Kyoto verrà confermato, se sarà possibile utilizzare i fondi pattuiti a Copenaghen per sostenere la transizione low carbon dei paesi in via di sviluppo, se si potrà contare sul trasferimento di tecnologie verdi e se, soprattutto, gli Stati uniti si impegneranno a fare lo stesso.
http://www.julienews.it/notizia/cyber-scienza-e-gossip/vertice-di-cancun-sul-clima-svolta-della-cina/61151_cyber-scienza-e-gossip_5_1.html
07-12-10 CLIMA/CANCUN: CINA INDIA E BRASILE RIAPRONO VERTICE. PALLA PASSA A USA
(ASCA) - Cancun, 7 dic - Prima una conferenza stampa dei Paesi Basic (Cina, Brasile, India e Sudafrica), poi gli interventi del Brasile, per bocca dell'ambasciatore Sergio Serra e della Cina, che si affida al capo negoziatore Xie Zhenhua, e i giochi alla 16esima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Cancun si riaprono. Si perche' questi Paesi, quando in Italia e' ormai notte, annunciano di voler tagliare le proprie emissioni attraverso impegni volontari, ma nel quadro di un accordo piu' generale legalmente vincolante, e di accettare l'introduzione di un meccanismo di misurazione e verifica degli impegni. Le tre condizioni per aprirsi al negoziato sono chiare, e le elenca il capodelegazione indiano Jairam Ramesh: avere un secondo periodo di vigenza del protocollo di Kyoto, con i Paesi sviluppati impegnati a ridurre le proprie emissioni anche dopo il 2012; che si accelerino i finanziamenti a favore dei Paesi in via di sviluppo, a partire dal 30 milioni del ''fast start'' deciso a Copenhagen ma mai visti; infine che ci sia un meccanismo nuovo di trasferimento tecnologico certo ed efficace. A fronte di questo, pero', la Cina si e' gia' detta disponibile a tagliare le proprie emissioni dal 40 al 45% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, e di porre questo impegno ''all'intero di una risoluzione che sia vincolante, trasformando i nostri sforzi in una parte dell'impegno internazionale''.
Mentre Giappone, Canada e Russia restano al momento fermi sulla non accettazione di un secondo periodo di vigenza dell'accordo di Copenhagen, la patata bollente passa in mano degli Stati Uniti che, tuttavia, al momento cercano di sottrarsi al pressing considerato il fatto che il Congresso non e' riuscito ad approvare in tempo per Cancun quel Climate bill cui Obama puntava come mandato chiaro per la prorpia politica ambientale. Il capo negoziatore Todd Stern, infatti, ha spiegato che agli Usa e' chiaro ''che c'e' un accordo da fare'', ma anche che ''deve essere bilanciato tra i diversi temi'' e che non sa ''dove arriveremo per trovarlo visto che la questione al momento e' appesa e se mi chiedete 'dove siamo' rispetto ad un accordo complessivo, differentemente da Copenhagen posso solo dirvi che non lo so'', ha spiegato ai giornalisti. Questa necessita' di trovare un terreno mediano, infatti, chiarisce ancora Stern ''non vuol dire che c'e' un accordo fatto sui dettagli, non cerchiamo principi di alto livello, ma principi-guida rispetto agli elementi chiave''.
Quello che, pero', gli Stati Uniti fanno capire chiaramente, e' che tutti gli impegni assunti dai Paesi Basic si infrangono su una carenza di base che il sistema multilaterale che lavora sul clima ha a livello di regolazione: un'assenza di meccanismi di valutazione del taglio delle emissioni e degli interventi di mitigazione e adattamento che siano davvero efficaci nel trasformare le dichiarazioni in realta'. Nel testo elaborato a questo scopo dal gruppo di lavoro sulle azioni di lungo termine (WGLCA) ''C'e' poco sul tema della trasparenza (MRVs). Non sono terribilmente preoccupato da questo, ma e' completamente inadeguato e questo penso lo vedano tutti. Ci sono anche altre aree che hanno bisogno di lavoro, ma i testi su cui lavoriamo sono comunque un inizio''.
Sulle barricate, tuttavia, a rappresentare gli interessi dei Paesi vulnerabili, delle piccole isole e dell'Africa restano i Paesi dell'Alternativa Bolivariana (Aosis).
Rispondendo alle accuse mosse loro di condannare all'insuccess il Vertice, il negoziatore boliviano Pablo Solon ha risposto che ''dobbiamo trovare un accordo per la natura e quelle 300mila persone che ogni anno muoiono per i disastri naturali. Qui si gioca con la vita umana''. Non si puo' aspettare un anno ''per scoprire come ci ha dimostrato Wikileaks che anche Cancun, come Copenhagen - ha contrattaccato Solon - che il Governo USA non ha condotto un negoziato ma un'imposizione. Insieme all'Ecuador la Bolivia ha visto ben 3 milioni di dollari di finanziamento per il clima cancellati dagli Usa nell'aprile 2010 come conseguenza del rifiuto di firmare l'accordo di Copenhagen''. La Bolivia, dal canto suo, ''rimarra' seduta al tavolo fino all'ultimo minuto'', ha concluso Solon. E anche questa partita, proprio come quella di Copenhagen, molto probabilmente si giochera' al rush finale.
sis/cam/alf
http://www.asca.it/news-CLIMA_CANCUN__CINA_INDIA_E_BRASILE_RIAPRONO_VERTICE__PALLA_PASSA_A_USA-972634-ORA-.html
6 dic 2010:
CANCUN (MESSICO) - Si apre oggi la settimana decisiva per un 'accordo di Cancun'. Si cerca un'intesa che potrebbe scaturire in un ''pacchetto bilanciato'' di accordi. Resta sempre aperto il nodo del protocollo di Kyoto.
Martedi' pomeriggio, nella localita' messicana, alla 16/a conferenza Onu sui cambiamenti climatici (Cop 16), arrivano capi di Stato e ministri, ai quali i gruppi di lavoro dovranno presentare i testi per il negoziato finale.
''Io spero - ha detto in una sessione informale tenuta domenica il presidente della conferenza di Cancun, Patricia Espinosa - che possiamo completare il pacchetto prima che si apra la sessione di alto livello martedi' pomeriggio. Sono ottimista che in questi due giorni possiamo procedere velocemente''.
La stessa Espinosa ha dettato la tabella di marcia, affidando due ministri, uno dei Paesi sviluppati e uno dei Paesi in via di sviluppo, a ciascuno dei principali argomenti negoziali: Svezia e Grenada per la 'shared vision'; Spagna e Algeria per l'adattamento; Australia e Bangladesh per finanza, tecnologia e capacity building; Nuova Zelanda e Indonesia per la mitigazione e per le verifiche e i controlli; Inghilterra e Brasile, infine, per le tematiche della proroga del protocollo di Kyoto.
Il trattato internazionale ha corso seri rischi di essere cancellato. La Cina si sarebbe poi detta disposta a discutere sui tagli delle emissioni, purche' si garantisca la prosecuzione del protocollo di Kyoto anche dopo il 2012.
Su questo punto, dai lavori della prima settimana, e' scaturita una proposta che prevede due approcci: lasciare il protocollo cosi' com'e' o renderlo piu' forte. Nessun numero o impegno, per ora, nel testo, ma diverse opzioni che fanno ben sperare, come quella di trovare un nuovo sistema di conteggio per calcolare la riduzione delle emissioni attraverso le foreste.
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/istituzioni/2010/12/06/visualizza_new.html_1672714161.html
3 dic 2010:
ROMA - ''Alla vigilia dell'arrivo dei ministri dell'Ambiente al vertice sul clima a Cancun, in Messico, e' necessario riportare l'emergenza ambientale al centro dei negoziati''. Lo chiede il Wwf, al quinto giorno della Conferenza mondiale Onu sui cambiamenti climatici.
''I ministri - aggiunge Mariagrazia Midulla, responsabile clima e energia del Wwf Italia - hanno il dovere di riportare gli impegni alle reali necessita' indicate dalla comunita' scientifica''. Secondo Midulla e' poi ''giunta l'ora di smetterla con i 'trucchetti', come accade sul capitolo 'deforestazione', dove qualcuno tenta di usare il relativo accordo per nascondere le emissioni di CO2 e non per tagliarle''.
In base all'ultimo rapporto del Programma mondiale delle Nazioni Unite per mantenere l'aumento della temperatura media al di sotto di 2 gradi centigradi rispetto all'era pre-industriale dobbiamo eliminare 5 giga-tonnellate di CO2 dall'atmosfera entro il 2020. Inoltre, avverte Midulla, ''ci aspettiamo che anche l'Italia arrivi con una buona dose di volonta''' anche perche' ieri a Cancun sia la European Climate Foundation che il Worldwatch Institute hanno presentato studi ''in cui si dimostra come a un percorso verso la de-carbonizzazione'' corrisponda ''in prospettiva un aumento del Pil''. Ora, conclude il Wwf, ''ci si domanda quando in Italia si comincera' a fare sul serio''.
lunedì 6 dicembre 2010
UNA OPINIONE PUBBLICA INFORMATA MA CHI LA VUOLE?
Sondaggio a Cancun: nessun passo in avanti reale senza un'opinione pubblica informata
LIVORNO. La maggioranza dei partecipanti accreditati alla Cop 16 Unfccc di Cancun pensa che non ci sarà una vera azione internazionale sul cambiamento climatico se non ci sarà un forte sostegno della società e che in generale l'opinione pubblica con capisca il significato del "cambiamento climatico".
Si tratta dei risultati di un'inchiesta realizzata la settimana scorsa dal governo del Messico e dal Pew center on global climate change, un'organizzazione statunitense che riunisce imprese, decision makers politici, scienziati ed esperti, nota per la redazione di rapporti che si basano si solidi dati scientifici e che forniscono soluzioni per politiche fattibili ed attività per proteggere il clima e per una crescita sostenibile.
Il sondaggio effettuato a Cancun ha coinvolto 500 accreditati di tutto il mondo che partecipano alla Cop 16: rappresentanti delle delegazioni governativee di Ong, esperti, giornalisti e imprenditori. L'inchiesta ha riguardato le attitudini relative al cambiamento climatico, utilizzando per le risposte gli iPad e i risultati sono stati resi noti durante il "Foro sobre la Comunicación del Cambio Climático", un'iniziativa patrocinata dal governo del Messico e dal Center che si è tenuta nella Rivera Maya.
Juan Rafael Elvira Quesada, ministro dell'ambiente e delle risorse naturali (Semarnat) del Messico, ha sottolineato che «La comunicazione efficace è una delle chiavi necessarie per dare impulso ad uno sforzo "contundente" sul cambiamento climatico».
All'inchiesta ha partecipato un numero simile di accreditati dei Paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo e quasi tutti, il 94%, hanno concordato sul fatto che «Non si arriverà a capo di un'azione reale sul cambiamento climatico in un'ambito di governo internazionale senza contare sul forte appoggio dell'opinione pubblica». Alla domanda su quale comunità debba essere più coinvolta nella discussione/conoscenza del cambiamento climatico, i partecipanti al sondaggio hanno messo per prima l'opinione pubblica, per secondi i Capi di Stato, poi le imprese, dopo arrivano le Ong e le organizzazioni dell'Onu. Per il 58% l'opinione pubblica in generale comprende scasamente il tema del "cambiamento climatico" o non lo capisce proprio. Solo per il 5% dei delegati di Cancun l'opinione pubblica mondiale capisce "molto bene" di cosa si stia discutendo in Messico.
Secondo Eileen Claussen, presidente del Pew Center, «Questi risultati mettono in risalto il divario enorme che esiste tra l'urgente necessità di azione e la conoscenza limitata che ha l'opinione pubblica dei temi di cui ci occupiamo. Tutti noi, governi, esperti, difensori e leader di imprese, dobbiamo fare un lavoro migliore spiegando all'opinione pubblica sia i rischi che le opportunità che presenta il cambiamento climatico».
L'inchiesta ha rivelato anche i opinioni contrastanti sul ruolo che giocano i media. I partecipanti hanno classificato i mezzi di comunicazione, come la televisione, i giornali e le riviste come i media più efficaci per comunicare all'opinione pubblica la necessità di un'azione globale. Però, quando è stato chiesto di identificare «Le voci più attendibili sul livello di impatto globale del cambiamento climatico», solo il 24% ha nominato i media. Una forte maggioranza (87%) ha accusato i mezzi di comunicazione e gli opinion leader della mancanza di comprensione da perte dell'opinione pubblica delle scienza del cambiamento climatico. Nonostante le recenti polemiche e i climate-gate, ben il 66% ha identificato negli scienziati la voce più affidabile, molto avanti ad organizzazioni come l'Onu (42%), alle Ong (41%), ai governi (24%) ed ai leasder imprenditoriali (13%).
Riguardo alll'impatto che sta producendo il cambiamento climatico, i delegati e accreditati alla Cop 16 pensano che ne stiamo già soffrendo: il 56% crede che il pianeta abbia già subito danni irreversibili; il 54% è convinto che siamo fermi nei nostri sforzi per limitare le influeze antropiche sul global warming; l'83% crede che i Paesi si impegneranno in sforzi ambiziosi solo dopo che avranno subito le conseguenze reali dei cambiamenti climaticienci; l'88% è convinto che se non affrontiamo subito il cambiamento climatico questo potrebbe eventualmente trasfornmarsi nel detonatore di un conflitto globale e probabilmente in una guerra.
L'impatto economico viene visto come il principale ostacolo per una maggiore partecipazione alla lotta al global warming: il 90% dei delegati dice che la recessione globale ha reso i Paesi meno disponibili ad investire sul cambiamento climatico, il 54% è d'accordo con questa valutazione. Secondo i partecipanti alla Cop 16 i principali ostacoli che impediscono azioni congiunte efficaci sono la mancanza di disposizioni sul rischio della crescita industriale (64%) e la paura dei vari Paesi di prendere rischi politici (63%), queste convinzioni sono più evidenti nei delegati dei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo.
Il 94% dei partecipanti al summit di Cancun è convinto che iniziative efficaci sul cambiamento climatico saranno possibili solo col forte appoggio di governi, imprese, Ong, scienziati ed opinione pubblica, il 70% è "totalmente d'accordo" con questa dichiarazione. Secondo l'84% ci dovrebbe essere una partecipazione significativanente maggiore di tutte le componenti, soprattutto dell'opinione pubblica (84%), dei leader locali e comunitari (83%) e dei leader nazionali (83%). I delegati dei Paesi in via di sviluppo pensano che nelle iniziative sul cambiamento climatico ci dovrebbe essere una maggiore partecipazione delle Ong ambientaliste e delle organizzazioni globali (Onu, Banca mondiale, Oms) rispetto a quella dei Paesi sviluppati. Il 65% della conferenza Unfcc crede che i casi più convincenti della necessità di affrontare il cambiamento climatico sono le storie delle sofferenze degli esseri umani dovute al clima estremo, come la siccità o le inondazioni, e l'evidenza che il cambiamento climatico avrà un impatto negativo sull'economia (54%).
LIVORNO. La maggioranza dei partecipanti accreditati alla Cop 16 Unfccc di Cancun pensa che non ci sarà una vera azione internazionale sul cambiamento climatico se non ci sarà un forte sostegno della società e che in generale l'opinione pubblica con capisca il significato del "cambiamento climatico".
Si tratta dei risultati di un'inchiesta realizzata la settimana scorsa dal governo del Messico e dal Pew center on global climate change, un'organizzazione statunitense che riunisce imprese, decision makers politici, scienziati ed esperti, nota per la redazione di rapporti che si basano si solidi dati scientifici e che forniscono soluzioni per politiche fattibili ed attività per proteggere il clima e per una crescita sostenibile.
Il sondaggio effettuato a Cancun ha coinvolto 500 accreditati di tutto il mondo che partecipano alla Cop 16: rappresentanti delle delegazioni governativee di Ong, esperti, giornalisti e imprenditori. L'inchiesta ha riguardato le attitudini relative al cambiamento climatico, utilizzando per le risposte gli iPad e i risultati sono stati resi noti durante il "Foro sobre la Comunicación del Cambio Climático", un'iniziativa patrocinata dal governo del Messico e dal Center che si è tenuta nella Rivera Maya.
Juan Rafael Elvira Quesada, ministro dell'ambiente e delle risorse naturali (Semarnat) del Messico, ha sottolineato che «La comunicazione efficace è una delle chiavi necessarie per dare impulso ad uno sforzo "contundente" sul cambiamento climatico».
All'inchiesta ha partecipato un numero simile di accreditati dei Paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo e quasi tutti, il 94%, hanno concordato sul fatto che «Non si arriverà a capo di un'azione reale sul cambiamento climatico in un'ambito di governo internazionale senza contare sul forte appoggio dell'opinione pubblica». Alla domanda su quale comunità debba essere più coinvolta nella discussione/conoscenza del cambiamento climatico, i partecipanti al sondaggio hanno messo per prima l'opinione pubblica, per secondi i Capi di Stato, poi le imprese, dopo arrivano le Ong e le organizzazioni dell'Onu. Per il 58% l'opinione pubblica in generale comprende scasamente il tema del "cambiamento climatico" o non lo capisce proprio. Solo per il 5% dei delegati di Cancun l'opinione pubblica mondiale capisce "molto bene" di cosa si stia discutendo in Messico.
Secondo Eileen Claussen, presidente del Pew Center, «Questi risultati mettono in risalto il divario enorme che esiste tra l'urgente necessità di azione e la conoscenza limitata che ha l'opinione pubblica dei temi di cui ci occupiamo. Tutti noi, governi, esperti, difensori e leader di imprese, dobbiamo fare un lavoro migliore spiegando all'opinione pubblica sia i rischi che le opportunità che presenta il cambiamento climatico».
L'inchiesta ha rivelato anche i opinioni contrastanti sul ruolo che giocano i media. I partecipanti hanno classificato i mezzi di comunicazione, come la televisione, i giornali e le riviste come i media più efficaci per comunicare all'opinione pubblica la necessità di un'azione globale. Però, quando è stato chiesto di identificare «Le voci più attendibili sul livello di impatto globale del cambiamento climatico», solo il 24% ha nominato i media. Una forte maggioranza (87%) ha accusato i mezzi di comunicazione e gli opinion leader della mancanza di comprensione da perte dell'opinione pubblica delle scienza del cambiamento climatico. Nonostante le recenti polemiche e i climate-gate, ben il 66% ha identificato negli scienziati la voce più affidabile, molto avanti ad organizzazioni come l'Onu (42%), alle Ong (41%), ai governi (24%) ed ai leasder imprenditoriali (13%).
Riguardo alll'impatto che sta producendo il cambiamento climatico, i delegati e accreditati alla Cop 16 pensano che ne stiamo già soffrendo: il 56% crede che il pianeta abbia già subito danni irreversibili; il 54% è convinto che siamo fermi nei nostri sforzi per limitare le influeze antropiche sul global warming; l'83% crede che i Paesi si impegneranno in sforzi ambiziosi solo dopo che avranno subito le conseguenze reali dei cambiamenti climaticienci; l'88% è convinto che se non affrontiamo subito il cambiamento climatico questo potrebbe eventualmente trasfornmarsi nel detonatore di un conflitto globale e probabilmente in una guerra.
L'impatto economico viene visto come il principale ostacolo per una maggiore partecipazione alla lotta al global warming: il 90% dei delegati dice che la recessione globale ha reso i Paesi meno disponibili ad investire sul cambiamento climatico, il 54% è d'accordo con questa valutazione. Secondo i partecipanti alla Cop 16 i principali ostacoli che impediscono azioni congiunte efficaci sono la mancanza di disposizioni sul rischio della crescita industriale (64%) e la paura dei vari Paesi di prendere rischi politici (63%), queste convinzioni sono più evidenti nei delegati dei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo.
Il 94% dei partecipanti al summit di Cancun è convinto che iniziative efficaci sul cambiamento climatico saranno possibili solo col forte appoggio di governi, imprese, Ong, scienziati ed opinione pubblica, il 70% è "totalmente d'accordo" con questa dichiarazione. Secondo l'84% ci dovrebbe essere una partecipazione significativanente maggiore di tutte le componenti, soprattutto dell'opinione pubblica (84%), dei leader locali e comunitari (83%) e dei leader nazionali (83%). I delegati dei Paesi in via di sviluppo pensano che nelle iniziative sul cambiamento climatico ci dovrebbe essere una maggiore partecipazione delle Ong ambientaliste e delle organizzazioni globali (Onu, Banca mondiale, Oms) rispetto a quella dei Paesi sviluppati. Il 65% della conferenza Unfcc crede che i casi più convincenti della necessità di affrontare il cambiamento climatico sono le storie delle sofferenze degli esseri umani dovute al clima estremo, come la siccità o le inondazioni, e l'evidenza che il cambiamento climatico avrà un impatto negativo sull'economia (54%).
ACQUA PRIVATA, ACQUA PER POCHI!
Acqua: Forum, 'bollette a +61%, Investimenti -70%'
Solo il 3% dei finanziamenti dagli azionisti. Il 45% dai cittadini
04 dicembre, 13:50
salta direttamente al contenuto dell'articolo
salta al contenuto correlato
Indietro Stampa Invia Scrivi alla redazione Suggerisci ()
precedente successiva
ROMA - ''Secondo Unioncamere le bollette dell'acqua pagate dai cittadini italiani, dal '97 al 2006, sono aumentate del 61,4% mentre gli investimenti da parte dei gestori della rete idrica, secondo il Ministero dello Sviluppo economico, sono diminuiti del 70%, passando, nell'arco del decennio 1990-2000, da 2 miliardi di euro l'anno a 700 milioni di euro annui''.
Lo ha detto Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, che sottolinea come con l'avvento nel '94 della gestione privata del Servizio idrico nazionale siano aumentati i costi per i cittadini. Il dato trova conferma nella ricerca 'Organizzazione industriale del servizio idrico integrato' del 2010 realizzata dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel). Secondo lo studio, elaborato su un campione di gestori in diverse regioni, in Italia dal 2008 al 2009 il prezzo pagato da un'utenza che consuma in media 200 metri cubi all'anno e' aumentato del 3,5%, passando da 261,25 a 270,38 euro, per un aumento a metro cubo da 1,31 a 1,35 euro.
Incrementi piu' consistenti si registrano nei valori massimi: la spesa annua piu' elevata e' aumentata dell'11,1%, passando da 402,57 a 447,23 euro. Invariata, invece, la spesa minima attestandosi sui 104,67 euro all'anno. Per quanto riguarda gli investimenti, invece, una tabella sulle forme di finanziamento previste per l'intera pianificazione dei Piani d'Ambito, contenuta nel 'Rapporto sullo stato dei servizi idrici' del 2009 curato dal Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche (Conviri), mostra chiaramente chi di fatto mette mano al portafogli: su un preventivo di oltre 12 miliardi e 300 milioni di euro (calcolato su 29 Ato e 48 gestori), si calcola che circa il 45% sara' ricavato dal corrispettivo pagato dagli utenti; mentre per il 34% degli investimenti si prevede il ricorso a strumenti di debito; per il 17% ai contributi pubblici e solo per il 3% alle sottoscrizioni degli azionisti.
Solo il 3% dei finanziamenti dagli azionisti. Il 45% dai cittadini
04 dicembre, 13:50
salta direttamente al contenuto dell'articolo
salta al contenuto correlato
Indietro Stampa Invia Scrivi alla redazione Suggerisci ()
precedente successiva
ROMA - ''Secondo Unioncamere le bollette dell'acqua pagate dai cittadini italiani, dal '97 al 2006, sono aumentate del 61,4% mentre gli investimenti da parte dei gestori della rete idrica, secondo il Ministero dello Sviluppo economico, sono diminuiti del 70%, passando, nell'arco del decennio 1990-2000, da 2 miliardi di euro l'anno a 700 milioni di euro annui''.
Lo ha detto Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei movimenti per l'acqua, che sottolinea come con l'avvento nel '94 della gestione privata del Servizio idrico nazionale siano aumentati i costi per i cittadini. Il dato trova conferma nella ricerca 'Organizzazione industriale del servizio idrico integrato' del 2010 realizzata dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel). Secondo lo studio, elaborato su un campione di gestori in diverse regioni, in Italia dal 2008 al 2009 il prezzo pagato da un'utenza che consuma in media 200 metri cubi all'anno e' aumentato del 3,5%, passando da 261,25 a 270,38 euro, per un aumento a metro cubo da 1,31 a 1,35 euro.
Incrementi piu' consistenti si registrano nei valori massimi: la spesa annua piu' elevata e' aumentata dell'11,1%, passando da 402,57 a 447,23 euro. Invariata, invece, la spesa minima attestandosi sui 104,67 euro all'anno. Per quanto riguarda gli investimenti, invece, una tabella sulle forme di finanziamento previste per l'intera pianificazione dei Piani d'Ambito, contenuta nel 'Rapporto sullo stato dei servizi idrici' del 2009 curato dal Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche (Conviri), mostra chiaramente chi di fatto mette mano al portafogli: su un preventivo di oltre 12 miliardi e 300 milioni di euro (calcolato su 29 Ato e 48 gestori), si calcola che circa il 45% sara' ricavato dal corrispettivo pagato dagli utenti; mentre per il 34% degli investimenti si prevede il ricorso a strumenti di debito; per il 17% ai contributi pubblici e solo per il 3% alle sottoscrizioni degli azionisti.
Etichette:
acqua bene comune diritto universale
venerdì 3 dicembre 2010
AL 23 DICEMBRE LA VOTAZIONE PER L'ACQUA "PRIVATA" IN LOMBARDIA
Regione Lombardia: rinviato il voto della legge regionale sull’acqua!
Il Consiglio Regionale ne ridiscuterà il 23 dicembre; parziale vittoria dei Comitati per l’acqua pubblica.
La mobilitazione del Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’acqua pubblica, messa in atto attraverso la mailbombing sui consiglieri regionali e il presidio davanti al Pirellone, ha determinato il rinvio della votazione da parte del Consiglio Regionale della Lombardia del progetto di legge sui servizi idrici locali.
In occasione del dibattito di oggi, 30 novembre, in Consiglio Regionale, i Comitati per l’acqua pubblica hanno organizzato un presidio e un volantinaggio all’ingresso del Pirellone; il “pressing” è poi proseguito con la presenza di una delegazione del Coordinamento Regionale dei Comitati, composta da Roberto Fumagalli e Rosario Lembo, come auditori ai lavori del Consiglio.
Grazie al lavoro di ostruzionismo da parte dei Consiglieri di opposizione, con la presentazione di una serie di emendamenti (a partire da quelli proposti dal Coordinamento Regionale acqua pubblica), unita ad una puntuale contestazione sul merito e sull’urgenza del provvedimento, la discussione si è protratta per tutta la giornata, e verso sera i partiti della maggioranza hanno accolto la proposta di rinvio della messa in votazione del provvedimento alla prossima seduta del Consiglio Regionale fissata per il 23 dicembre.
A far maturare la decisione del rinvio ha concorso certamente l’azione costante di e-mail inviate dai comitati e dai cittadini, ma ha pesato anche la presenza al presidio di amministratori di Comuni lombardi. Il relatore della legge ha letto in aula l’Appello del Coordinamento regionale acqua pubblica e le ragioni della Manifestazione del 13 novembre; alcuni consiglieri dell’opposizione hanno letto in aula durante i loro interventi i messaggi di protesta inviati via e-mail da oltre 3 mila cittadini.
Nel merito delle obiezioni al provvedimento, le preoccupazioni sottolineate dai Consiglieri sono state quelle relative all’esproprio ai Comuni della titolarità del servizio idrico, all’obbligatorietà della messa a gara della gestione dell’acqua, alla mancata salvaguardia delle gestioni affidate a società totalmente pubbliche.
A questo punto, in preparazione della prossima seduta del 23 dicembre, si rende necessaria, accanto all’azione di monitoraggio e di vigilanza dei comitati e dei cittadini, una forte mobilitazione dei Sindaci nei confronti del Consiglio Regionale e delle forze politiche ivi rappresentante, per rivendicare con forza la titolarità dei Comuni rispetto ai modelli di affidamento e di gestione dei servizi idrici.
Il rinvio del voto tiene conto anche della possibilità che venga prorogata la soppressione delle Autorità ATO, anche in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso presentato dalla Regione Veneto.
Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica
RASSEGNA STAMPA E COMUNICATI:
http://notizie.virgilio.it/notizie/cronaca/2010/11_novembre/30/acqua_voto_consiglio_regionale_lombardia_slitta_a_23_dicembre,27249615.html
www.libero-news.it/articolo.jsp?id=542474
www.sinistraelibertalombardia.it/pagina.asp?id=1554
www.altarezianews.it/in-evidenza/sondrio-servizio-idrico-integrato-la-discussione-in-regione-slitta-al-23-dicembre-2010/
www3.varesenews.it/lombardia/articolo.php?id=189483
www.ecodibergamo.it/stories/Bergamo%20citt%C3%A0/171033_acqua_slitta_voto_in_regione/
Il Consiglio Regionale ne ridiscuterà il 23 dicembre; parziale vittoria dei Comitati per l’acqua pubblica.
La mobilitazione del Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’acqua pubblica, messa in atto attraverso la mailbombing sui consiglieri regionali e il presidio davanti al Pirellone, ha determinato il rinvio della votazione da parte del Consiglio Regionale della Lombardia del progetto di legge sui servizi idrici locali.
In occasione del dibattito di oggi, 30 novembre, in Consiglio Regionale, i Comitati per l’acqua pubblica hanno organizzato un presidio e un volantinaggio all’ingresso del Pirellone; il “pressing” è poi proseguito con la presenza di una delegazione del Coordinamento Regionale dei Comitati, composta da Roberto Fumagalli e Rosario Lembo, come auditori ai lavori del Consiglio.
Grazie al lavoro di ostruzionismo da parte dei Consiglieri di opposizione, con la presentazione di una serie di emendamenti (a partire da quelli proposti dal Coordinamento Regionale acqua pubblica), unita ad una puntuale contestazione sul merito e sull’urgenza del provvedimento, la discussione si è protratta per tutta la giornata, e verso sera i partiti della maggioranza hanno accolto la proposta di rinvio della messa in votazione del provvedimento alla prossima seduta del Consiglio Regionale fissata per il 23 dicembre.
A far maturare la decisione del rinvio ha concorso certamente l’azione costante di e-mail inviate dai comitati e dai cittadini, ma ha pesato anche la presenza al presidio di amministratori di Comuni lombardi. Il relatore della legge ha letto in aula l’Appello del Coordinamento regionale acqua pubblica e le ragioni della Manifestazione del 13 novembre; alcuni consiglieri dell’opposizione hanno letto in aula durante i loro interventi i messaggi di protesta inviati via e-mail da oltre 3 mila cittadini.
Nel merito delle obiezioni al provvedimento, le preoccupazioni sottolineate dai Consiglieri sono state quelle relative all’esproprio ai Comuni della titolarità del servizio idrico, all’obbligatorietà della messa a gara della gestione dell’acqua, alla mancata salvaguardia delle gestioni affidate a società totalmente pubbliche.
A questo punto, in preparazione della prossima seduta del 23 dicembre, si rende necessaria, accanto all’azione di monitoraggio e di vigilanza dei comitati e dei cittadini, una forte mobilitazione dei Sindaci nei confronti del Consiglio Regionale e delle forze politiche ivi rappresentante, per rivendicare con forza la titolarità dei Comuni rispetto ai modelli di affidamento e di gestione dei servizi idrici.
Il rinvio del voto tiene conto anche della possibilità che venga prorogata la soppressione delle Autorità ATO, anche in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso presentato dalla Regione Veneto.
Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica
RASSEGNA STAMPA E COMUNICATI:
http://notizie.virgilio.it/notizie/cronaca/2010/11_novembre/30/acqua_voto_consiglio_regionale_lombardia_slitta_a_23_dicembre,27249615.html
www.libero-news.it/articolo.jsp?id=542474
www.sinistraelibertalombardia.it/pagina.asp?id=1554
www.altarezianews.it/in-evidenza/sondrio-servizio-idrico-integrato-la-discussione-in-regione-slitta-al-23-dicembre-2010/
www3.varesenews.it/lombardia/articolo.php?id=189483
www.ecodibergamo.it/stories/Bergamo%20citt%C3%A0/171033_acqua_slitta_voto_in_regione/
IL CONTRIBUTO DI MARIO MONICELLI SULL'ACQUA PUBBLICA!
La testimonianza di Mario Monicelli.
Grazie Maestro
http://www.youtube.com/watch?v=_IvBBJO8ZJY
Grazie Maestro
http://www.youtube.com/watch?v=_IvBBJO8ZJY
Iscriviti a:
Post (Atom)