martedì 30 marzo 2010

QUANDO GLI INCENTIVI BATTONO I FAVORITISMI ?

QUANDO GLI INCENTIVI BATTONO I FAVORITISMI
di 12.03.2010
Quali sono gli effetti del favoritismo e della corruzione sull'andamento economico? Uno studio mostra che le connessioni sociali hanno conseguenze complessivamente negative sul funzionamento dell'impresa quando i manager sono pagati con un importo fisso, mentre ciò non accade quando si aggiunge un premio di risultato. Una questione di incentivi. Per questo la presenza generalizzata del fenomeno induce individui e imprese a investire tempo e denaro nella ricerca di connessioni, agganci, piuttosto che a migliorare il proprio grado di efficienza.

Il favoritismo è un concetto facile da definire: colui che deve selezionare uno tra diversi candidati per un posto di lavoro, oppure una tra diverse imprese per un appalto pubblico, alla fine sceglie quel candidato o quell’impresa con cui è legato da rapporti di conoscenza, anche se un altro candidato o un’altra impresa avevano meriti pari o superiori. Come suggerito dalle recenti vicende a proposito degli appalti all’isola Maddalena per il G8, in certi casi il favoritismo assume una forma anche peggiore, di corruzione del soggetto pubblico che deve decidere.

IL CASO DEI RACCOGLITORI DI FRUTTA

Quali sono gli effetti generali del favoritismo sulla performance economica dell’organizzazione, privata o pubblica, che ne è affetta? Un recente lavoro sperimentale di Oriana Bandiera, Iwan Barankay e Imran Rasul fornisce risposte molto persuasive sulla questione, enfatizzando il ruolo fondamentale giocato dalle regole e dagli incentivi presenti nel sistema. (1)
I tre autori hanno convinto uno dei principali produttori di frutta del Regno Unito a effettuare un esperimento sulla remunerazione dei manager che controllano e gestiscono l’operato dei raccoglitori di frutta: nel periodo iniziale i manager venivano pagati per un importo fisso, mentre a partire da una certa data è stato aggiunto un premio basato sulla produttività media dei raccoglitori gestiti da ciascuno di essi. (2) I tre autori hanno raccolto informazioni dettagliate sulle connessioni sociali esistenti tra i manager e i raccoglitori: sia nel caso dei manager che dei raccoglitori si tratta di studenti universitari provenienti da otto paesi dell’Est europeo, assunti per la durata di una stagione. Manager e raccoglitori vengono classificati come connessi se provengono dallo stesso paese, oppure se sono stati assunti nello stesso periodo, oppure se vivono in alloggi vicini durante il periodo di lavoro. In un contributo precedente, infatti, i tre autori hanno mostrato come queste variabili siano capaci di predire con accuratezza la rete di amicizie tra i diversi lavoratori.
Ebbene, il risultato principale che si può ricavare da questo studio è che le connessioni sociali hanno effetti importanti, e complessivamente negativi, sul funzionamento dell’impresa quando i manager sono pagati un fisso, mentre ciò non accade quando si aggiunge un premio di performance. Nella fattispecie i tre autori mostrano che nel caso di remunerazione fissa i manager tendono a favorire i raccoglitori a cui sono connessi, ad esempio assegnando loro filari di frutta più “facili”. Nel caso di remunerazione con premio, invece, i manager puntano con decisione sui raccoglitori più produttivi, a prescindere dall’esistenza di connessioni sociali. Questo diverso comportamento a livello individuale ha conseguenze sostanziali a livello aggregato: la produttività media dell’impresa è nettamente più elevata nei casi in cui è presente una remunerazione a performance per i manager.
Tornando al tema iniziale, la corruzione introduce un elemento ulteriore, in quanto i vincitori degli appalti non soltanto sono connessi con i soggetti pubblici che decidono, ma possono anche attribuire una remunerazione aggiuntiva - e illecita - a chi li favorisce. E tale remunerazione viene naturalmente addossata al bilancio pubblico attraverso un aumento del costo dell’appalto medesimo, senza che il decisore pubblico sul caso in questione ne abbia alcun danno monetario.
Alla faccia dei suoi detrattori, l’economia emerge qui come studio – ragionevolmente scientifico – degli incentivi: la presenza generalizzata di favoritismi non può che indurre individui e imprese a investire tempo e denaro nella ricerca di connessioni, “agganci”, piuttosto che a migliorare il proprio grado di efficienza. Questi sono effetti ulteriori del favoritismo e della corruzione, che dovrebbero destare fortissima preoccupazione in tutti coloro che mostrano di interessarsi alla performance complessiva dell’“azienda Italia”.

giovedì 25 marzo 2010

Il global warming risolve questioni diplomatiche!

Nuova Dehli, 25 mar. (Ap) - Per trenta lunghi anni India e Bangladesh si sono contese l'isolotto di New Moore, situato nella baia del Bengala. A risolvere il contenzioso una volta per tutte ci ha pensato il "global warming" che ha provocato l'innalzamento del livello del mare: l'isola è scomparsa, sommersa dalle acque. Chiamata "Talpatti del sud" dai bengalesi, New Moore 'era' un isolotto dell'arcipelago di Sunderbans di appena 3,5 chilometri. Oggi è completamente sommerso, ha constatato l'oceanografo Sugata Hazra, professore dell'università Jadavpur di Calcutta. La scomparsa di New Moore è stata confermata da delle immagini satellitari e dai sopralluoghi della marina. "Il riscaldamento climatico è riuscito a risolvere quello che i due Paesi non erano riusciti a fare nonostante anni di discussioni", ha commentato ironicamente Hazra. Ma New Moore non è la prima isola dell'arcipelago a fare questa fine. A Lohachara, una sua vicina, era già toccato nel 1996 e gli abitanti erano stati costretti a trasferirsi sulla terraferma. Secondo Hazra, sono dieci gli isolotti delle Surderbans che rischiano di scomparire dalla faccia della terra. Talpatti del sud/New Moore non era abitata ma l'India vi aveva inviato dei soldati nel 1981 per piantarvi il vessillo nazionale. Gli scienziati della scuola di studi oceanografici dell'università hanno constatato un aumento allarmante del livello nel mare negli ultimi dieci anni nella baia del Bengala. Fino al 2000, il livello del mare aumentava di 3 mm all'anno mentre nell'ultimo decennio, l'innalzamento ha raggiunto una media annua di 5 mm. Il Bangladesh, settimo Paese più popoloso del mondo con circa 150 milioni di abitanti che vivono essenzialmente in un delta vicino al livello del mare, è uno dei Paesi più colpiti dal global warming. Secondo le autorità bengalesi, il 18% delle coste sarà sommerso e 20 milioni di persone dovranno essere evacuate se nel 2050 il livello del mare sarà aumentato di un metro, conformemente alle previsioni dei meteorologi. Copyright APCOM (c) 2008

lunedì 22 marzo 2010

Nella Giornata mondiale dell'acqua ricordiamoci di chi ha negato questo diritto!

Il Corriere della Sera, 19 Marzo 2010

La denuncia del popolo indigeno in concomitanza con la celebrazione del 22 marzo
Nella giornata mondiale dell'acqua:«i Boscimani «festeggiano» 8 anni senza»
Dal 2002 il Botswana ha cementato un pozzo per cercare di allontanarli dalla loro terra


Ognuna celebra la Giornata Mondiale dell'Acqua come può. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, ogni 22 marzo si ripete questa ricorrenza e l'Onu, secondo lo statuto, invita in questa data tutte le nazioni membre alla promozione di attività concrete per la salvaguardia e la diffusione di questo elemento primario all'interno dei loro Paesi.
OTTO ANNI SENZA ACQUA - Ma questo 22 marzo 2010, lontano dalla sede dell'Onu, si celebra un'altra ricorrenza. Molto meno ufficiale e lontana dai riflettori: i Boscimani delle tribù Gana e Gwi del Botswana compiono otto anni senza poter accedere a una regolare fonte d’acqua nella Central Kalahari Game Reserve. Nel tentativo di indurli ad abbandonare la riserva, loro terra ancestrale, nel 2002 il governo del Botswana aveva infatti smantellato e cementato il pozzo da cui i Boscimani dipendevano per gli approvvigionamenti dell’acqua. Il motivo è quello di non volere vincoli nello sfruttamento delle riserve di diamanti e del turismo. Nonostante la sentenza dell’Alta Corte del Botswana che nel 2006 sancì il diritto costituzionale dei Boscimani a vivere nella riserva, il governo ha continuato a negare loro il permesso di rimettere in funzione il pozzo, anche se i Boscimani si erano dichiarati disposti a procurarsi da soli il denaro necessario a coprirne i costi. Mentre costringeva i Boscimani a sopravvivere in condizioni limite, il governo autorizzava l’apertura di un complesso turistico nelle loro terre, dotato di piscina, e faceva scavare pozzi per abbeverare gli animali selvatici. I Boscimani che hanno cercato di portare cibo e acqua dall'esterno sono stati arrestati. Una donna, Qoroxloo Duxee, è morta per disidratazione ai primi di novembre nei pressi del villaggio di Metsiamenong, dove alcuni Boscimani continuano a resistere a ogni tentativo di sfratto da parte del governo. In giugno, Qoroxloo aveva rilasciato un'intervista alla Bbc: «Quando ero giovane, gli uomini cacciavano e noi avevamo l'acqua. Vivevamo bene e le persone morivano solo di vecchiaia».

L'ONU CHIEDE AL GOVERNO DI RIAPRIRE IL POZZO - Il trattamento riservato ai Boscimani dal governo è stato recentemente condannato dal Relatore Speciale delle Nazioni Unite James Anaya sui popoli indigeni, che lo ha accusato di non esser riuscito a rispettare “i relativi standard internazionali sui diritti umani”. Nel dossier si constata anche che i Boscimani rientrati nella riserva dopo la sentenza «devono affrontare condizioni di vita dure e pericolose a causa dell’impossibilità di accedere all’acqua», e si sollecita il governo a riattivare il loro pozzo come «questione della massima urgenza». «Il continuo rifiuto del governo di permettere ai Boscimani l’uso del pozzo è niente di meno che una premeditata malvagità» ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival International, associazione che tutela la sopravvivenza delle culture indigene nel Mondo. «Tutto quello che i Boscimani chiedono è solo di poter accedere al loro pozzo, così come facevano prima di essere illegalmente sfrattati dalle loro terre».

domenica 21 marzo 2010

Leggete la storia di Acqualatina e di come vengono gestiti i SII in mano ai privati.

Comunicato stampa del 20 Marzo 2010
Dal libro delle favole a quello dei numeri ossia …..
mentre gli asini ragliano il lupo si mangia le pecore!

Anche quest’anno Acqualatina spa ha comunicato agli utenti un altro aumento in bolletta: per il 2010 +5.5%. La decisione dice giustamente il gestore l’hanno presa i sindaci il 14 Luglio 2006. Da allora la tariffa la stabilisce automaticamente il gestore: aumento del 5% ogni anno (almeno fino al 2014) + tasso d’inflazione reale. Di questo passo ormai gli aumenti della bolletta dell’acqua dal 2003 (primo anno di gestione Acqualatina) ad oggi sono del 52 % su tutto l’ATO4. Per Aprilia invece, che consegnò illegittimamente gli impianti, ad opera del sindaco f.f. VERZILI, gli aumenti medi sono stati finora del 170%.
Mai prima nella provincia e dintorni i cittadini sono stati “spremuti” così tanto.
Il tutto per gonfiare i bilanci della multinazionale francese Veolia e far riempire la pancia a politici locali. E pensare che il Sig. Cusani, presidente della provincia di Latina, va fiero di tutta questa operazione! Manco se i soldi li avessero pagati altri e non i cittadini!
E’ anche subito svelato che gli aumenti non dipendono dalla presunta morosità del “caso” Aprilia. Leggendo infatti la ri-modulazione del contratto di gestione del 14 luglio 2006 ci si accorge che serviva a sanare gli sbilanci societari dal 2003 al 2005, mentre Aprilia cede gli impianti solo dal luglio 2004, e le bollette arrivano solo da giugno 2005! Quindi cari signori non facciamo i furbetti cercando di scaricare le colpe di una gestione sgangherata sul “caso” Aprilia.
Perché non dire invece che il solo consiglio d’amministrazione di Acqualatina spa dal 2003 ad oggi ci è costato 4milioni400mila euro! Di cui 2milioni300mila per pagare i manager di parte privata e 2miloni100mila distribuiti tra i rappresentati pubblici/politici locali. I soli rappresentati “storici” pubblici/politici che fin dal 2002 sono nella società, Sen. CLAUDIO FAZZONE e Sig. GIUSEPPE SIMEONE (capo di gabinetto del presidente CUSANI), hanno avuti compensi rispettivamente per 520.000 euro e 285.000 euro! Non c’è che dire, sicuramente non hanno sofferto la crisi e magari hanno potuto investire in ville e campagne elettorali!
Nel frattempo il “contratto fregatura”, per comuni e cittadini, sottoscritto con il gestore prima dall’avv.to MARTELLA e poi dal Sig. CUSANI, abusando del loro ruolo, cioè senza aspettare le necessarie preventive approvazioni dei consigli comunali, anche se ri-modulato più volte (2004,2005,2006) a favore del gestore, non è stato rispettato.
All’esito di gara, nel 2002 erano previsti investimenti per 146 milioni di lavori entro il 2008, poi procrastinati entro il 2009 ed infine (con l’accordo del 2006) entro il 2011. Nonostante tutte queste agevolazioni, oggi, i dati pubblicati dal gestore, dicono che al 2009, sono stati fatti solo 90 milioni d’investimenti rispetto ai 100 previsti dalla tabella di marcia del 2006.
Di questi 90 ben 38 milioni sono di manutenzioni straordinarie classificate come lavori urgenti non programmabili. Segno che l’ordinario si rimanda finché non diventa straordinariamente più costoso!
Il gestore dice di aver investito finora su Aprilia circa 2 milioni di euro. Niente praticamente! Si sappia che solo nel 2009 Acqualatina ha fatturato su Aprilia più di 21 milioni di euro di cui tra l’altro ben 11,5 milioni per consumi stimati!
Ecco poi la fregatura più grande data agli utenti nel 2006. Se allora non fosse stato bloccato il parametro MALL, con cui si calcolano le penali per le inefficienze di gestione, oggi Acqualatina avrebbe dovuto restituire ai cittadini 23,5 milioni! Per questo bisogna ringraziare il presidente CUSANI & sindaci compiacenti attivi e … passivi, da destra a sinistra!
La smetta poi il Presidente Cusani di fare il falso Robynhood. Il fondo sociale che ha ideato con grande ipocrisia, più che aiutare le persone indigenti è studiato per immettere liquidità per 1 milione di euro nei bilanci di Acqualatina all’inizio di ogni anno. Se vuole essere concreto dia i soldi del fondo direttamente alle persone. A tutti quelli che hanno bisogno, che siano o meno degli utenti Acqualatina. Perché tale disparità? E perché regalare al gestore ogni anno 38.000 euro per fare l’operazione di storno della bolletta idrica?
A quanti poi nella bagarre elettorale si scandalizzano sulla cancellazione degli ATO, controllori dei gestori diciamo di non fare confusione. I controlli di gestione si potevano e si possono fare. I comuni possono esercitare il doveroso controllo. Basta leggere i bilanci, le relazioni di gestione, il contratto di servizio, etc, etc. Cose che ormai da anni facciamo purtroppo solo noi dei comitati. Purtroppo i partiti cavalcano solo l’onda del momento.
La stessa regione Lazio, anche se con ritardo di anni, ha fatto un’indagine che dimostra le illegittimità ed illegalità nella gestione Acqualatina-ATO4.
Indagine che pende tutt’ora al TAR Latina, ma che la regione stessa ha lasciato “decantare” senza essere consequenziale. Spesso i controlli sono stati esercitati con logiche politiche di non belligeranza, mentre TUTTI si affannano solo a dire che i cittadini devono pagare e chiudere la bocca!
La cosa più bizzarra è che mentre la regione “scopre” con una mano 27 punti di illegittimità nella gestione in ATO4, con l’altra continua a finanziare progetti idrici per oltre 45 milioni di euro. Soldi dei contribuenti che ancora una volta contribuiranno a dare benefici all’illegittima gestione Acqualatina!
In occasione della manifestazione nazionale per l’acqua pubblica che si svolge oggi a Roma vogliamo dedicare ai nostri concittadini questa frase di Antonino Caponnetto, che 5 anni per noi è pratica di vita quotidiana:
«La Costituzione e le leggi vi accordano dei diritti, sappiateli esigere. Esigete i vostri diritti sempre con fermezza, con dignità. Chiedeteli, esigeteli senza piegare la schiena, senza abbassarvi al più forte, al più potente, al politico di turno. Basta con la cultura della quiescenza. Oggi ci vuole la cultura della ribellione, della consapevolezza, della partecipazione, della solidarietà, della resistenza»
Comitato Acqua pubblica Aprilia

mercoledì 17 marzo 2010

Dal sito WATER(ON)LINE
La nuova rubrica «Archeostorie»
I significati dell'acqua nel mondo antico
di Michele Dall'Aglio



L'acqua, mai come nel mondo antico, è vita: la possibilità di avere accesso ad essa voleva dire poter bere, irrigare i campi e commerciare. L'elemento idrico, che appariva sotto forma di pioggia che dà vigore ai campi e purifica, di rugiada che disseta l'erba, di sorgente potabile o termale, di mare, di lago, di fiume, di pozza, o, ancora, come porta di un mondo misterioso, sia che si trattasse dei fondali o dell'aldilà. Inoltre l'acqua ci pulisce, ancora oggi, da ogni tipo di impurità sia fisica che morale. Numerosi significati rivestono l'elemento idrico e per questo l'acqua è stata oggetto di e per il culto.

È chiaro che molti popoli importanti avevano idee diverse riguardo l'elemento trattato e sarebbe impensabile riuscire a descriverle tutte, ma è altrettanto vero che la maggior parte dei simboli legati all'acqua sono comuni a molti popoli antichi. Riscontreremmo molte analogie, infatti, se dovessimo limitarci all'Italia antica, dove coabitarono le varie popolazioni autoctone i Punici, i Celti, i Greci e gli Etruschi, Per questi ultimi due popoli, come per i Romani, i fiumi erano dèi, figli di Oceano e padri delle Ninfe. Si poteva attraversarli solo dopo aver rispettato i riti della purificazione.

Il fiume era simbolo di fertilità, di rinnovamento continuo ed eterno della natura, dato che la sua corrente era vista come il ciclo perenne di vita – morte – vita. Arrivare alla foce di un fiume significava il ritorno all'indifferenziazione, mentre risalire alla sorgente indicava un ritorno al Principio da cui tutto si è originato. L'attraversamento figurava il superamento di un ostacolo e il passaggio da uno stato spirituale ad un altro. I mari, così come i fiumi, erano legati a divinità o erano dèi stessi, con l'unica eccezione di Oceano, che era considerato come un fiume che circondava le terre conosciute e limite invalicabile.

L'acqua marina simboleggiava la difficoltà e l'ignoto e l'attraversamento del mare per raggiungere un'altra terra era sempre considerato come il passaggio da uno stato d'essere ad un altro, in una sorta di maturazione iniziatica. Non è un caso, infatti, che tutti i grandi e mitici viaggi della tradizione classica siano avvenuti per mare e non per terra, basti pensare a quello degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro, a quello di Odisseo alla volta di Itaca e a quello di Telemaco, alla ricerca del padre, che viene tutt'ora considerato come un viaggio di formazione.

Le nuvole e la pioggia, come la rugiada, invece, sono la manifestazione stessa sulla terra delle acque celesti. In Grecia, nei Misteri Eleusini, dopo che ogni cosa era stata purificata con acqua, si levava il grido verso il cielo «Che possa scendere la pioggia», e poi ne seguiva uno diretto alla terra «Che tu sia feconda». D'altra parte questo aspetto della ierogamia (ossia delle nozze sacre) tra cielo, sotto forma di acqua piovana, e terra lo si ritrova anche nel mito di Danae, fecondata da Zeus sotto forma di pioggia dorata. Secondo la tradizione Danae era stata imprigionata in una torre altissima dal padre Acrisio, re di Argo, perché l'oracolo di Delfi predisse che sarebbe stato ucciso da suo nipote. Ma Zeus, invaghitosi della principessa, la sedusse trasformandosi in pioggia d'oro sottilissima. Il frutto di questa unione fu Perseo, che uccise il nonno involontariamente, colpendolo con un disco durante i giochi funebri indetti dal re Teutamide per il proprio padre.

L'acqua era anche vista come sostanza primordiale dalla quale nascono tutte le cose ed alla quale tutte le cose ritornano, diventando, perciò, la materia prima, l'indistinto primario, il simbolo della fecondità e della fertilità.

Testimonianza delle acque primordiali da cui nascono i mondi si trovano in numerosi miti. Nella tradizione orfica, ad esempio, si narrava che «... L'acqua era il principio di tutte le cose, poi dall'acqua si costituì il fango, e da entrambi fu generato un essere vivo, un serpente con l'aggiunta di una testa di leone, con il volto di un dio nel mezzo, e chiamato Eracle e Tempo. Questo Eracle generò un uovo immensamente grande che, riempito dalla violenza del genitore, per uno sfregamento si spezzò in due. La parte della sommità dell'uovo diventò il Cielo mentre la parte contenuta in basso divenne Terra...».

Il motivo del cosmo nato dalle acque si trova anche in un altro mito greco, che designa come origine il fiume Oceano, chiamato da Omero «origine di tutto». Inoltre è notevole un fatto: mentre le acque celesti, come la pioggia, hanno un potere fecondante, come lo sperma, l'acqua oceanica primordiale è germinativa, ricordando il liquido amniotico, e quindi sempre di valenza femminile, divenendo in tal modo il simbolo della Grande Madre.

L'elemento idrico, poi, come dimostrato anche dall'archeologia, è la sostanza magica e guaritrice per eccellenza. Non solo sana, ma può anche ringiovanire (basti pensare al tema della fonte dell'eterna giovinezza, molto diffuso anche nel medioevo) e assicurare la vita eterna, come nel caso del battesimo cristiano. In questa acqua, per lo più di fonte, vi è la vita, la forza e l'eternità ed è, conseguentemente, custodita da mostri in luoghi quasi irraggiungibili, protetta da divinità o demoni gelosi, che la dispenseranno solo a chi ha superato tutte le prove.

Logicamente se l'acqua pura della sorgente viene contaminata perde i suoi benefici e può trasformarsi in dispensatrice di morte: è, quindi, normale che proprio presso le fonti si facessero riti di magia nera per procurare malattie, evitare nascite e distruggere i raccolti. Di norma comunque l'acqua delle sorgenti è pura e conseguentemente viene usata per riti di purificazione tramite immersione o aspersione, come fece Corineo, che «... girò tre volte fra i compagni con acqua lustrale / irrorandoli con lievi stille da un ramo di fecondo ulivo / e purificò gli uomini...».

Il meccanismo della purificazione è lo stesso che troviamo ancora oggi nel sacramento del battesimo: tutto viene annullato nell'acqua e per mezzo di essa, è come un ritorno nel grembo materno per poi tornare a nascere nuovamente, liberi da ogni peccato. Fin dall'antichità le immersioni, le aspersioni e anche le abluzioni liberavano gli uomini da colpe e dalla presenza dannosa dei morti . Proprio per questi motivi, anche i Celti erano soliti immergere i bambini appena nati nelle acque dei fiumi.

Un rito analogo lo troviamo ancora oggi a Isola, nel Parmense, dove in luglio vengono portate in processione da Compiano fino al greto del Taro le statue della Vergine e di S. Rocco; dopo la benedizione, i fedeli si bagnano nelle acque del fiume, che, secondo la leggenda, nel 1630 avrebbe liberato gli abitanti dalla peste esondando. Non si sa se questa sia la sopravvivenza di un culto idrico antico o se risale al '600, bisogna comunque notare che la guarigione dall'epidemia sembra essere un diluvio universale in miniatura. In effetti il tema della purificazione lo troviamo poi anche in tutte le leggende dei diluvi universali.

Le caratteristiche di questo mito sono le stesse in ogni parte del globo, sia che si parli di Utnapìshtim, Gilgamesh, Noè, sia che si tratti di Pirra e di Deucalione. Quest'ultimo diluvio fu provocato da Zeus per punire i figli di Licaone, civilizzatore dell'Arcadia e istitutore del culto di Zeus Liceo, dai quali fu accolto come mendicante. Essi gli offrirono una zuppa in cui le interiora ovine erano mescolate a quelle del loro fratello Nittimo. Zeus, ovviamente, non fu ingannato, rovesciò la tavola e li trasformò tutti in lupi e ridiede la vita al morto. Ritornato sull'Olimpo pieno di disgusto, scatenò il diluvio, che avrebbe dovuto cancellare completamente il genere umano. Ma Deucalione, re di Ftia, avvertito da suo padre Prometeo, costruì un'arca, la riempì di vettovaglie e vi salì con sua moglie Pirra. Dopo aver vagato sulle acque per nove giorni, l'imbarcazione si posò, placata la furia, sul monte Parnaso.

Deucalione, rassicurato da una colomba mandata in perlustrazione, sbarcò con Pirra e offrirono un sacrificio a Zeus Padre, protettore dei fuggiaschi e andarono a pregare nel santuario di Temi. Là avrebbero ricevuto un oracolo che gli avrebbe consentito di rifondare il genere umano, lanciando delle pietre. In ogni caso Pirra e Deucalione non furono gli unici sopravvissuti al diluvio. Infatti anche Megaro, Cerammo e gli abitanti di Parnasso riuscirono a salvarsi in vari modi.

Ad eccezione degli altri diluvi va detto che quello greco ebbe scarso successo, dal momento che i Parnassi continuarono i sacrifici umani antropofagi di Licaone. In comune, però, tutti i diluvi hanno la funzione purificatrice per una grave colpa degli uomini e il tema della navigazione, che, nelle sue innumerevoli versioni e contesti, è sempre il mezzo per rigenerarsi spiritualmente e giungere ad una dimensione superiore.

Ma l'acqua non è soltanto simbolo di vita: come tutte le cose ha due aspetti, dei quali uno positivo e l'altro negativo. Anche l'elemento idrico ha il suo aspetto oscuro, caratterizzato dalla morte. Se i caratteri vitali dell'acqua sono dati dal movimento come corrente del fiume, zampillo di sorgente, pioggia e così via, quelli funerari sono dati dall'assoluta immobilità.

Ecco quindi l'apparire di luoghi di culto presso paludi e laghi dal colore scuro, sedi di presenze terrificanti e pericolose o, se cristallini, di entità giustiziere e oracolari per gli uomini. D'altra parte bisogna anche aggiungere che presso molti popoli la morte era concepita come una partenza sull'acqua. La figura mitologica che balza subito in mente è Caronte, che traghetta le ombre dei morti sulle acque limacciose dell'Acheronte.

Comunque se le acque delle paludi, luoghi assai insalubri specialmente nell'antichità, non erano velenose, per giustificare il fatto che erano luoghi inabitabili erano patria di mostri. Esempi di ciò li troviamo nei miti dell'idra e degli uccelli stinfali. La prima era figlia di Echidna e di Tifone e abitava nella palude di Lerna. Il mostro aveva un corpo di cane e otto o nove teste serpentine, delle quali una era immortale ed era talmente velenoso che il suo solo respiro e la puzza delle sue tracce potevano uccidere. Eracle, mandato a Lerna da Euristeo, dietro il consiglio di Atena, costrinse l'idra ad uscire dalla tana e, dopo averla tempestata con frecce infuocate, l'assalì trattenendo il fiato. Dal momento che le teste mozzate del mostro ricrescevano, Eracle chiese l'aiuto di Iolao, che, con rametti infuocati, cauterizzava le ferite dell'idra bloccando la rigenerazione delle teste. Infine, Eracle riuscì a tagliare anche la testa immortale, liberando il territorio di Lerna dall'idra. Simile è il secondo mito in cui l'eroe, dotato di nacchere di bronzo e di arco, dopo aver fatto alzare in volo gli uccelli Stinfali, che avevano becchi ed artigli bronzei, ne uccise a dozzine.

Tali caratteri delle paludi, sedi di mostri, rimasero nel folklore anche in età successiva. Ad esempio la maggior parte delle leggende romagnole relative ai draghi si ricollega alle acque stagnanti e morte, la cui bonifica coincide con l'eliminazione del mostro da parte del cavaliere. Ecco, quindi, schematizzato, a grandi linee, il pensiero antico legato ad un elemento multiforme e sfuggente.

Cercare di capire il sentimento degli antichi verso l'acqua ci può aiutare oggi ad averne più cura e rispetto, in un mondo in cui se ne sente sempre maggiormente bisogno, dove ci sono nazioni intere che muoiono di sete e dove la desertificazione è sì legata ai cambiamenti climatici, ma è altrettanto connessa ad una cattiva e spregiudicata gestione delle risorse idriche. Il rispetto per l'acqua è amore per l'umanità e per la terra.

» Leggi l'intervista con Michele Dall'Aglio
» Leggi la recensione del saggio I culti delle acque nell'Italia antica



Ultimo aggiornamento: 15/3/2010
© water(on)line

martedì 9 marzo 2010

EDF ED AREVA COSA NASCONDONO?

Nucleare, l’Epr francese (e italiano) a rischio incidente Chernobyl?



LIVORNO. I discoli anti-nucleari francesi del Réseau "Sortir du nucléaire" potrebbero aver messo a segno un altro dei loro colpi micidiali mettendo le mani su alcuni documenti confidenziali, divulgati da una fonte anonima interna ad Edf. «Questo documento - scrive Sortir du nucléaire - dimostra che la progettazione dell'Epr implica un serio rischio di maggiori incidenti, rischio preso coscientemente da Edf per ragioni di calcolo economico. Potenzialmente soggetto ad un "emballement" le cui conseguenze sarebbero incontrollabili, l'Epr si dimostra quindi estremamente pericoloso».

Réseau "Sortir du nucléaire" ha costituito un gruppo di esperti per analizzare in modo approfondito il documento che sarebbe filtrato da Edf e intanto informa delle cose più rischiose che emergono da una prima lettura: «Alcuni modi di controllo del reattore Epr possono provocare l'esplosione del reattore a causa dell'espulsione dei cluster (che permettono di moderare, di sopprimere la reazione nucleare). Questi modi di controllo sono principalmente legati ad un obiettivo di redditività economica, che implica che la potenza del reattore possa essere adattata alla domanda di energia elettrica. Così, allo scopo di trovare una giustificazione ipotetica economica all'Epr, i suoi progettisti hanno fatto la scelta di correre il rischio concreto di un incidente nucleare. Inoltre, l'essenzialità delle argomentazioni a favore dell'Epr (potenza, rendimento, diminuzione dei rifiuti, sicurezza aumentata) risulta falsa. Edf ed Areva hanno tentato di modificare il controllo del reattore: questi sforzi non hanno dato esito positivo a blocchi o intoppi che eliminano questa classe di incidenti. L'autorità di sicurezza nucleare (Asn) sembra essere stata tenuta all'oscuro di queste questioni. Sembra dunque che la concezione del Epr aumenti il rischio di un incidente di tipo Cernobyl, che comporterebbe la distruzione del recinto di relegazione e la dispersione massiccia di radionucleidi nell'atmosfera».

Il rapporto è stato immediatamente rilanciato in Italia da Fabienne Melmi della Rete Nazionale antinucleare e sulle rivelazioni di "Sortir du nucleaire" interviene anche Greenpeace: «Le centrali Epr, le stesse che si progetta di costruire in Italia, potrebbero essere pericolose quanto quella tristemente famosa di Cernobyl, perché sottoposte al rischio di analoghi incidenti. Secondo i documenti resi noti dall'associazione francese "Sortir du nucleaire", alcune modalità operative del reattore Epr potrebbero causare un'esplosione del reattore a causa di un possibile incidente conseguente all'espulsione di gruppi di barre di controllo, le barre utilizzate per controllare la reazione a catena nel reattore. La caratteristica progettuale (adattare la potenza del reattore alla richiesta istantanea sulla rete) è legata a ragioni economiche. Infatti, se i costi (di progetto) dell'elettricità di un Epr sono di circa 40 euro/MWh e, con il lievitare dei costi a 5 miliardi per reattore, salgono a 55 (e secondo Citigroup tra 65-70 essendo secondo le loro stime il costo più vicino a 6 miliardi), i prezzi dell'elettricità di base in Francia sono di circa 30-35 euro/MWh. L'unico modo per rendere economico un reattore nucleare in queste condizioni sarebbe quello di consentire una potenza variabile e dunque poter produrre elettricità per i picchi quando questa costa oltre il doppio dell'elettricità di base. Edf e Areva hanno cercato di trovare una soluzione ai rischi emersi per certe modalità di funzionamento (RIP: ritorno istantaneo di potenza), ma senza riuscirci e senza coinvolgere in alcun modo l'Autorità di sicurezza nucleare ASN, che è rimasta all'oscuro di tutto. Secondo i calcoli di EDF e Areva, il sistema di comando delle barre di controllo e la loro disposizione potrebbero provocare un incidente con l'espulsione delle barre di controllo in fase di bassa potenza, con perdita di liquido di raffreddamento e rilascio di vapore altamente radioattivo nel sistema di confinamento del reattore. Emerge dunque un rischio di esplosione e la possibilità che il reattore non vada in arresto automatico. La possibile rottura degli elementi di combustibile può portare a un elevato rischio di "escursione di criticità" portando il reattore fuori controllo».

Ecco il possibile scenario dell'incidente nei suoi dettagli così come emerge nei documenti di cui è entrata in possesso Réseau "Sortir du nucléaire" : «Secondo i calcoli di Edf e di Areva, il controllo del reattore in modo RIP (ritorno istantaneo in potenza) e la disposizione dei cluster di comando del reattore possono causare un incidente d'espulsione dei cluster stessi a debole potenza e comportare la rottura dell'involucro del meccanismo di comando di questi. Questa rottura causerebbe il passaggio del refrigerante fuori dal serbatoio del reattore nucleare. La perdita di refrigerante, liquido di raffreddamento (un tipo d'incidente nucleare molto grave), comporterebbe la rottura di un numero importante di barre con riscaldamento del combustibile e delle guaine e dunque il rilascio di vapore estremamente radioattivo nel recinto di relegazione. C'è allora un rischio grave d'escursione critica che provocherebbe un'esplosione, essendo la potenza del reattore Epr moltiplicata in modo estremamente brutale. Dopo le espulsioni dei cluster di comando a debole potenza (Edg), il reattore Epr potrebbe non mettersi in "arresto automatico". Qualunque sia la configurazione dei cluster di comando, l'incidente d'espulsione di un gruppo di comando comporta un tasso grave di rottura del combustibile (Nce) e dunque un rischio elevato d'escursione - fuga - critica».

"Sortir du nucléaire" si rivolge direttamente ai 65 Pesi che partecipano alla conferenza internazionale che si apre oggi a Parigi con l'intervento del presidente francese Nicolas Sarkozy e presieduta dal direttore generale dell'Iaea: «È scandaloso che la Francia continui così a fare la promozione del nucleare in generale, e del Epr in particolare, proprio mentre il pericolo di questo reattore è oggi dimostrato. Occorre dunque abbandonare immediatamente la costruzione del Epr in Finlandia, in Francia ed in Cina, ed annullare assolutamente il progetto previsto a Penly. Il migliore modo per evitare l'incidente nucleare resta l'abbandono del nucleare».

venerdì 5 marzo 2010

GOOD NEWS L'AQUILA A FAVORE DELL'ACQUA PUBBLICA !

L'Aquila, 5 mar. - "Esprimiamo soddisfazione per la vittoria ottenuta ieri al comune dell’Aquila, che ha modificato il suo statuto dichiarando l’acqua 'diritto umano universale' e il servizio idrico locale 'servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e senza fini di lucro'". Si legge in una nota del Comitato Acqua Pubblica.

"Sarà così possibile contrastare gli effetti della legge Ronchi (che vorrebbe imporre la privatizzazione obbligatoria dei servizi locali a rilevanza economica, tra cui il servizio idrico) - continua la nota - anche in ossequio agli articoli 1, 2, 3, 5, 43, 114, 118 della Costituzione italiana, che riconosce e promuove le autonomie locali nella gestione dei servizi pubblici. L’acqua non è una merce, è un bene comune che non può essere sottomesso alla logica del profitto dei privati".

"E’ una bella vittoria delle centinaia di cittadini e cittadine che hanno firmato la petizione promossa dal comitato acqua pubblica a sostegno della delibera comunale. Ringraziamo il Consiglio comunale per aver approvato all’unanimità la delibera. E’ ora importante che anche negli altri comuni dell’ATO venga presentata analoga delibera; nel frattempo ci faremo promotori sul nostro territorio della manifestazione nazionale di sabato 20 marzo a Roma in difesa dell’acqua pubblica".

mercoledì 3 marzo 2010

La storia dell'acquedotto di Cerveno ( Bs )

Dal Corriere della Sera:
La storia. Cent'anni fa un benefattore lasciò l'acquedotto in eredità agli abitanti di Cerveno, piccolo centro della Valcamonica
Cerveno. Il paese dove l'acqua non si paga. «Rivolta contro la privatizzazione»
No al nuovo ente che dovrà gestire ciclo idrico e bollette
di Giuseppe Arrighetti
«Ricono¬scente il comune di Cerveno pose a ricor¬do dell'avv. cav. Paolo Prudenzini che co¬spicua parte del patrimonio legava per¬ché questa lieta borgata s'arricchisse di pura saluberrima acqua». Occorre parti¬re da queste parole, incise nel monumen¬to che la comunità di Cerveno pose nel dicembre del agio, per capire come mai qui, nel cuore della Valcamonica, la priva¬tizzazione dell'acqua e le nuove tariffe che. l'autorità d'ambito provinciale vuole imporre siano viste con malcelata irrita¬zione.
A Cerveno, borgo di 670 anime già abi¬tato ai tempi dei romani, l'acqua non è mai mancata: il torrente Re che scende dalla Concarena basta e avanza per disse¬tare gli abitanti e pure per irrigare i cam¬pi. Il centro abitato è disseminato di fon¬tane, 18 in tutto: tra le pietre di granito dell'Adamello l'acqua sgorga da una can¬nula di ferro senza interrompersi mai. A portarla nelle case dei cervenesi invece ci pensò l'avvocato Prudenzini.
Nato a Breno nel 1855, fu uno degli in¬tellettuali camuni di spicco dell'epoca. Cattolico liberale, socio del Cai quando il club radunava in valle appena 28 roman¬tici esploratori benestanti, mentre per gli altri la montagna era fatica e bestemmie, descrisse l'Adamello in una guida ancora oggi acquistabile su Internet e a lui è inti¬tolato un rifugio ai piedi del ghiacciaio; avvocato, fu direttore dell'ospedale di Breno e consigliere della Banca di Vallecamonica. Tra tutte queste attività, trovava anche il tempo per dedicarsi al paese d'origine della sua famiglia, Cerveno appunto. Nel 1906 sedeva nei banchi del consiglio comunale: durante una seduta il sindaco Giacomo Guarinoni portò in discussione la delibera numero 32 per co¬struire una «conduttura d'acqua potabile per uso degli abitanti del comune e delle relative fontane». Prudenzini votò a favo¬re: sapeva quanto fosse importante porta¬re l'acqua nelle case dei cervenesi e non costringerli più a scendere al torrente. L'anno dopo però Prudenzini muore. È il 1907: lascia parte della sua eredità al comune vincolandola («legava») alla co¬struzione dell'acquedotto. Tre anni dopo l'acquedotto è pronto e i cervenesi dedi¬cano a Prudenzini un monumento.
Passati 100 anni, il volto dell'avvocato scolpito nel marmo continua a osservare i cervenesi. Il monumento è vicino alla chiesa che Elisabetta Sgarbi ha immorta¬lato insieme alle statue della Via Crucis di Beniamino Simoni. La «saluberrima ac¬qua» non ha mai smesso di arrivare nelle case del paese dove arriva anche, una vol¬ta all'anno, la bolletta del comune: 15 euro per l'allacciamento e 35 euro per la de¬purazione. «Nulla di più dice Mina Moncini, la titolare del bar del paese noi il consumo non lo paghiamo nean¬che oggi». E nessuno ha intenzione di ini¬ziare a pagare l'acqua proprio adesso: «Piuttosto facciamo la rivoluzione si scalda Martino Guarinoni perché in città hanno tutti i diritti mentre noi nien¬te. Anche sull'acqua, che noi abbiamo in abbondanza, dobbiamo essere penalizzati?».
Già, vallo a spiegare a questi camuni che sì, è vero, per lavorare devono fare anche 200 chilometri al giorno per anda¬re e tornare da Milano, che i loro giovani per studiare devono partire all'alba, e che sì, è vero, le strade sono quelle che sono, epperò l'acqua devono pagarla co¬me tutti gli altri perché la legge dice così.
A Cerveno, come in altri 16 comuni della valle, arriverà presto un commissa¬rio della Regione per firmare, al posto dei sindaci che non vogliono aderire all'autorità d'ambito provinciale, gli atti necessari affinché i paesi ribelli entrino nell'Ato, l'ente che gestirà il ciclo idrico integrato con una tariffa unificata. Un metro cubo di acqua arriverà a costare 1,30 euro. Troppo, tanto che i sindaci so¬no pronti a dare battaglia. A Malegno il primo cittadino Alessandro Domenighi¬ni e il consiglio comunale all'unanimità hanno modificato lo statuto del comune inserendo tra i principi fondamentali che « l'acqua è un bene pubblico e la ge¬stione è un servizio privo di rilevanza economica». Basterà a fermare le multi¬nazionali? «Bisogna considerare riflet¬te il sindaco di Cerveno Giancarlo Macu¬lotti che la privatizzazione ha provoca¬to danni impressionanti ovunque sia sta¬ta applicata: a Parigi il comune ha fatto dietro front tornando a una gestione pub¬blica. Noi di montagna paghiamo già un prezzo più alto per i tanti disagi che dob¬biamo sopportare. E poi ci sono già mol¬te altre speculazioni: quella sull'acqua dobbiamo evitarla». Anche per questa mozione, l'avvocato Prudenzini avrebbe votato a favore.

lunedì 1 marzo 2010

Multa Ue all'Italia su oneri nuclear ed incentivi CIP 6

Reuters
Energia, Ue mette in mora Italia su oneri nucleari e incentivi mercoledì 10 febbraio 2010
ROMA, 10 febbraio 2009 - La Commissione europea ha inviato al governo italiano una missiva in cui lo avverte che sta indagando sui rimborsi per il nucleare e gli incentivi alla
produzione da fonti rinnovabili per incompatibilità con il trattato Ue. E' quanto è scritto nel documento che Reuters ha potuto consultare e che è stato inviato il 29 gennaio al presidente del Consiglio, al ministero dell'Economia, al ministero dello Sviluppo economico e al ministero degli Esteri. La lettera si apre con un necessario avvertimento: "La presente costituisce lettera di costituzione in mora inerente la procedura d'infrazione 2003/2246 concernente alcuni aspetti della tassazione dell'elettricità in Italia". Una lettera a cui lo Stato italiano dovrà rispondere entro due mesi, fornendo, fra le altre, informazioni sull'entità dei contributi raccolti con le tariffe e la quantità di risorse versate ai produttori nazionali.
GLI INCENTIVI CIP6 SONO UN DAZIO
Nel documento la Commissione compie una complessa ricostruzione dei rimborsi e degli incentivi, pagati in bolletta dagli italiani (con le componenti A2 A3 e A5), che lo Stato italiano ha deciso per alcune società elettriche dopo l'uscita dal nucleare concludendo che sia i primi sia i secondi, per motivi diversi, costituiscono una penalizzazione per le produzioni estere. Il motivo è semplice: i plus pagati in bolletta dagli utenti italiani per finanziare gli oneri dell'uscita dal nucleare e gli incentivi alle produzioni con fonti rinnovabili gravano su tutta l'energia elettrica, indipendentemente dal luogo di produzione. Ma non i rimborsi che, invece, vengono riconosciuti solo ai produttori italiani. In buona sostanza, è il ragionamento della Ue, è come se uno Stato decidesse una tassa, da far pagare ai propri cittadini, su di un certo prodotto a prescindere dal fatto se sia importato o meno. Poi decidesse un rimborso ai produttori, ma solo a quelli che producono in Italia. Una misura distorsiva che non può essere attuata nel mercato europeo. E' il caso del notissimo Cip6, il provvedimento con cui si decise il sostegno alle fonti rinnovabili e assimiliate. Il finanziamento, si legge nella lettera, "assume la forma di acquisti garantiti di elettricità da parte dello Stato ad un prezzo superiore a quello di mercato" per un periodo di 8 anni". La differenza, la pagano i consumatori con il sovrapprezzo della componente tariffaria A3, ma va solo ai produttori italiani. Secondo, la Ue ad avvantaggiarsi sono 23 imprese, Enel (ENEI.MI) compresa, Edison EDS.MI, ERG (ERG.MI) Rosen Rosignano energia. Tanto per dare un'idea della distorsione che si crea nel mercato, la Ue ricorda che solo nel 2005 gli incentivi alle rinnovabili sono ammontati a 1,7 miliardi e alle assimilate a 4 miliardi. Soldi il cui prelievo o distribuzione dovrà essere ripensato se l'Italia verrà condannata dalla Ue.
RIMBORSI NUCLEARI TROPPO GENEROSI
I rimborsi decisi dallo Stato italiano in favore delle aziende che hanno dovuto interrompere la produzione di energia nucleare sono però anche troppo generosi secondo la ricostruzione che ne fa la Commissione. La Ue parte da due punti fermi. Primo: la "costruzione e lo smantellamento finale delle centrali nucleari fanno parte dei costi fissi che sono coperti durante il ciclo di vita dell'impianto dai rispettivi produttori e sono presi in considerazione nel momento in cui fissa il prezzo dell'energia elettrica". Secondo: in virtù del principio "chi inquina paga una quota di risorse finanziarie avrebbe dovuto essere messa da parte dagli operatori durante il ciclo produttivo degli
impianti". La Ue non mette in discussione il rimborso per le centrali la cui costruzione è stata bloccata dal referendum, come quella di Montalto di Castro, prima della loro entrata in funzione. Rileva però che "una parte dei costi inerenti alla gestione dei rifiuti avrebbe dovuto essere sostenuta dagli operatori nucleari prima della chiusura definitiva degli impianti" e che "in funzione dell'ampiezza del beneficio concesso agli operatori nazionali" la componente tariffaria non è compatibile con l'articolo 30 e l'articolo 110 del Trattato.
AIUTI ALLA RICERCA L'Unione europea chiede di essere informata anche sui finanziamenti alla ricerca del campo dell'energia elettrica per capire se anche per questa via non si sia creata una distorsione nel mercato. Ma anticipa che si tratta di una voce minore rispetto alle altre due partite.