martedì 19 maggio 2009

VARIE SULL'AMBIENTE !

Oceani discariche a cielo aperto.
Manado (Indonesia), 18 maggio – Ogni anno vengono immessi 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti negli oceani. Di questi, 5,6 milioni (l’88%) proviene da imbarcazioni mercantili. La concentrazione di massa di spazzatura riguarda zone di accumulo in alto mare, e in particolare il Pacifico centrale, la zona di convergenza equatoriale. Sono queste le stime del nuovo rapporto realizzato dalla Fao e dal programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep), presentato al pubblico alla Conferenza mondiale sugli oceani che si è tenuta a Manado, in Indonesia, dall’11 al 15 maggio.Il rapporto afferma che circa 8 milioni di rifiuti vengano rilasciati in mare ogni giorno, di cui circa 5 milioni (63%) sono solidi gettati a mare o persi dalle navi. In ogni chilometro quadrato di oceano si stima galleggino oltre 13mila pezzi di immondizia di plastica. Nel 2002 è stato registrato il dato peggiore: vicino a un punto di accumulo di immondizia marina nel Pacifico centrale, sono stati trovati circa 6 chili di plastica per ogni chilo di plancton. Ma non è solo la plastica a soffocare gli oceani. Sull’acqua galleggia di tutto un po’: funi, reti da pesca, pagliericci, imballaggi di ogni tipo, fili metallici, coperchi, bidoni e recipienti da pesca, insieme a chiazze oleose accumulatesi col tempo. Chiazze che si estendono anche per molti chilometri.
Un protocollo per proteggere il Tevere
Nazzano (Roma), 18 maggio – Una stretta di mano per proteggere il fiume, i suoi animali e la sua vegetazione. Si è concluso con la firma di un protocollo d’intesa, che segna la nascita del Coordinamento Tevere, il convegno “Ali sull’acqua. Il domani di Ramsar, il clima e le migrazioni” presso la riserva naturale regionale Nazzano Tevere - Farfa. L’appuntamento è stato organizzato per “fotografare” lo stato dell’arte della protezione delle zone umide a più di 38 anni dalla firma della Convenzione di Ramsar, il trattato internazionale nato per proteggere l’habitat di molte specie animali, in particolare degli uccelli acquatici. Il protocollo è stato siglato tra la riserva, l’oasi di Capoprati (Legambiente), quella di Alviano (Wwf), Chm (Lipu) e Federparchi Lazio. E ha come fine principale la tutela, la promozione e la valorizzazione del corso del fiume Tevere. In questo modo, le associazioni e le rispettive aree protette daranno vita a un “coordinamento del corso del fiume”, che organizzerà riunioni periodiche per ragionare sui risultati raggiunti, per scambiarsi informazioni e suggerimenti. Lo schema di collaborazione partirà dalle iniziative di controllo e protezione del fiume e delle specie animali e vegetali, a partire dal monitoraggio dell’avifauna acquatica e degli ambienti umidi, per controllare la qualità delle acque e proseguirà con le iniziative di contrasto alle specie problematiche (cinghiale, nutria, cornacchia grigia, gambero della Luisiana). Dal punto di vista della comunicazione e della ricerca, poi, il protocollo stabilisce l’organizzazione di convegni, seminari, visite guidate e attività di educazione ambientale che coinvolgeranno scuole e gruppi organizzati, organizzazione di eventi espositivi sul Tevere e sulle sue ricchezze ambientali, gemellaggi fra le scuole dei comuni rivieraschi e, infine, organizzazione di eventi sportivi sostenibili legati all’ambiente acquatico e alla fruizione di percorsi naturali.Il convegno “Ali sull’acqua” si è celebrato in coincidenza con il “World migratory bird day”, la giornata mondiale per la sensibilizzazione e la tutela degli uccelli migratori e dei loro habitat. Ogni secondo fine settimana di maggio, la giornata unisce diversi Paesi del mondo nel nome dell’ambiente.

Villasimius a tutela del territorio

Villasimius (Ca), 18 maggio – Il Comune di Villasimius, in provincia di Cagliari, si presenta agli occhi dei turisti con un territorio incontaminato e un mare cristallino tutelato dall’area marina protetta (Amp) Capocarbonara. Per questo l’amministrazione comunale e Capocarbonara sono da anni impegnate nel sensibilizzare la coscienza ambientale, coadiuvando la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali dell’ambiente marino e costiero della zona. In quest’ottica, e in vista della nuova stagione turistica, il Comune ha fatto produrre un breve filmato il cui protagonista, il piccolo colibrì, si attiva per fare la propria parte contro gli incendi: così, nel filmato, il grande fuoco viene spento partendo da una goccia d’acqua. Con questo contributo video il Comune “vuole trasmettere il messaggio che tutti possono dare il proprio contributo decidendo di collaborare nel rispetto dell’ambiente, a partire dal quotidiano”, leggiamo nella presentazione del progetto.“Dall’osservatorio dell’Amp di Villasimius, abbiamo verificato che grazie alla nostra attività molte variabili ambientali sono rimaste costanti nell’ultimo decennio e altre sono molto migliorate”, afferma Simone Atzeni, direttore dell’area protetta. Nell’ambito di questo progetto di tutela e sviluppo ad ampio respiro, il Comune di Villasimius, per far fronte alle alte esigenze idriche della stagione turistica, si è dotato di un impianto di depurazione dell’acqua. Inoltre, attraverso gli studi e i progetti dell’Amp, sta promuovendo l’uso di energie rinnovabili per la salvaguardia dell’ambiente. Infine, Villasimius ha recentemente ottenuto la certificazione Emas, riconoscimento per l’ecogestione e l’audit per la tutela dell’ambiente

L’eolico a piccoli passi avanza!!

Londra, 18 maggio – La capacità di produzione globale di energia eolica è salita del 29% nel 2008. Lo ha reso noto il Worldwatch institute, l’organizzazione di ricerca con sede a Washington. Dai dati si è appreso che la capacità globale è aumentata di oltre 27mila megawatt (Mw), abbastanza per dare energia a 27 milioni di abitazioni, raggiungendo i 120.798 Mw. Ora il vento fornisce l’1,5% dell’energia richiesta al mondo, rispetto allo 0,1% del 1997. Le capacità produttive degli Usa sono aumentate del 50% a 25.170 Mw, il 21% della capacità mondiale. In Europa, il vento rappresenta la prima fonte di energia rinnovabile, con 8.877 Mw installati lo scorso anno, il 28% più della capacità di nuovo gas naturale e 10 volte più del nuovo carbone, spiega Worldwatch. In Asia, la Cina è diventata il secondo Paese produttore con un totale di oltre 12.200 Mw.

Nuovo parco eolico in Bulgaria
Alpiq ha dato ufficialmente il via alla costruzione del parco eolico di Vetrocom in Bulgaria. Alla cerimonia, tenutasi nei pressi della città di Kazanlak, a circa 200 chilometri a est della capitale Sofia, hanno partecipato rappresentanti di Alpiq e delle autorità nonché alcuni fornitori. A Buzludja, Vetrocom installerà venti turbine eoliche con una potenza complessiva di 50 megawatt.Lombardi diventa ad di Phoenix solar
La Phoenix solar, una delle principali società europee attive nella progettazione e nello sviluppo di impianti fotovoltaici “chiavi in mano” e nella distribuzione di componenti e sistemi solari, ha nominato Bruno Lombardi nuovo amministratore delegato della propria filiale italiana.Actelios: in tre mesi ricavi per 24 milioni
Il consiglio di amministrazione di Actelios, società del gruppo Falck, ha esaminato e approvato la relazione trimestrale consolidata al 31 marzo 2009. Il risultato ante imposte e prima della quota dei terzi relativo al primo trimestre è stato positivo di 6,3 milioni di euro, con un decremento rispetto al corrispondente trimestre dell’esercizio scorso di 0,3 milioni di euro. I ricavi ammontano a 24,1 milioni di euro (22,3 milioni nel 2008), l’utile lordo industriale raggiunge i 10,2 milioni di euro (8,9 milioni nel 2008) e il risultato operativo si posiziona a 7,4 milioni di euro (6 milioni nel 2008).La leadership pugliese –
“La Puglia è oggi al primo posto sulle energie rinnovabili, sulle energie alternative, che sono il centro del dibattito mondiale”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia e leader di Sinistra e libertà, Nichi Vendola, a margine del convegno “Green economy. Più occupazione, più ossigeno per l’economia”, tenutosi a Bari. All’incontro ha partecipato la portavoce nazionale dei Verdi, Grazia Francescato

lunedì 18 maggio 2009

Il G8 due parole a ruota libera di Emilio Molinari

Quello che segue è un articolo scritto come sempre con grande lucidità e lungimiranza da parte di Emilio Molinari.
Il G8 due parole a ruota libera ?
Ciò che cerco di porre con questo scritto non è una proposta, ma una riflessione a voce alta, un ragionamento che, forse, andrebbe fatto collettivamente.
E' l'anno del G8 ed è il primo G8 dell'era Obama e la domanda che mi sorge spontanea è:
questo fatto cambia qualcosa? Ma sopratutto, cambia anche per noi del movimento, deve cambiare il modo con il quale affrontiamo gli appuntamenti?
In questo momento secondo una prassi immutabile, stiamo discutendo dei seminari dove le diverse realtà potranno riproporre i temi a loro congeniali e ribadire le proposte. Stiamo anche discutendo dove, visto che il G8 si tiene all'Aquila e dobbiamo oggettivamente tener conto di una città sconvolta dal terremoto e del disagio di chi sta vivendo una tragedia.
Si sta già discutendo delle aree tematiche che si vorranno affrontare con maggior risalto. Si discuterà, perché qualcuno lo riproporrà sicuramente, di fare una improponibile manifestazione in Abruzzo contro gli otto grandi che si arrogano il diritto di decidere le sorti del mondo.
Non voglio in alcun modo banalizzare tutto ciò, i seminari vanno fatti, le proposte pure e i problemi affrontati, il movimento dell'acqua dovrà presentare le sue proposte per affrontare la dichiarata Crisi Mondiale dell'Acqua oggi più che mai dopo che il Forum Mondiale di Istanbul si è rifiutato per la quinta volta di dichiarare l'acqua un diritto umano e un bene comune, mentre nel pianeta si afferma la mercificazione universale di questo bene.
Eppure, questa prospettiva di lavoro non mi sembra al passo con i tempi, si ripropone come una abitudine nel pensare l'agire, un rito, senza la temporalità dei cambiamenti politici avvenuti e Obama è un cambiamento di non poco conto.
E' tutto giusto, ma è tutto scontato mentre invece siamo nell'era Obama dove cambia, se non tutto, molte cose.
Penso senza enfatizzare nulla e senza farmi illusioni, ma stanno cambiando le relazioni internazionali, il modo di affrontare certi conflitti, negli USA cambia persino il modo di affrontare la difficile realtà dell'emigrazione o dei problemi ambientali finora ridicolizzati. La sanità pubblica viene chiamata con il termine bene comune.
Cambiano le politiche verso governi che fino ad ieri erano al bando e cambia anche il loro atteggiamento verso la grande potenza imperialista.
L'era Obama sembra quella in cui i problemi si affrontano con il : parliamone
Perché non pensare che anche il movimento, portatore di grandi problemi può essere un soggetto del parliamone?
Perché non metterci in questa ambiziosa dimensione e pensare di poterci rivolgere al Presidente degli USA ponendo i problemi e chiedere risposte?
E' così velleitario, così sopra le righe?
E' forse “revisionista” porci questo ordine di problemi e trovare il modo per poter interloquire con il Presidente Obama?
C'è stato un momento in cui come movimento ci siamo definiti “potenza mondiale”, ebbene se oggi cambiano gli atteggiamenti del Venezuela, dell'Iran, se si attivano canali di comunicazione con Cuba, perché non partire da questa presunzione di noi stessi per cercare di aprire canali di confronto diretti?
Da una parte ci sono sempre i potenti della terra e dall'altra la società civile, i movimenti sociali la loro alternatività e il rischio di venire cooptati nelle logiche della governance.
Ma personalmente, dall'osservatorio dell'acqua, penso sia questo il momento di osare simili strade per rompere l'impasse che si è determinato dopo Istanbul. Di provare a parlare direttamente per dire: presidente OBAMA, agli occhi del mondo rappresenta il cambiamento della politica mondiale. Questa politica si rifiuta di dichiarare la cosa più evidente e cioè che l'acqua è un diritto umano e che gli Usa sono i principali sostenitori di questo rifiuto, cosa pensa, cosa intende fare se questa la politica, come per il petrolio, fa governare l'acqua da quel mercato che ha generato la crisi economica che travaglia il mondo? Se l'ONU delega alle multinazionali le scelte mondiali sull'acqua?
Parliamone, non su tutto lo scibile, ma su questi 4 problemi fondamentali per la pace: Il diritto umano all'acqua, la mercificazione di questo bene, l'assunzione di responsabilità dell'ONU sull'acqua, l'inserimento della crisi dell'acqua nei negoziati sui mutamenti climatici.
Perché non provare? Perché non domandarci se attivando tutte le forze del movimento, le personalità che lo animano, i governi con cui dialoghiamo questa prospettiva non può diventare realistica? E' un piano di discussione che prima o poi dovremo affrontare e non sarebbe poi così velleitario o deviante rivolgerci all'uomo che ha inaugurato la stagione del “parliamone” Produrrebbe una amplificazione delle nostre battaglie, una maggiore credibilità dei nostri contenuti un divenire soggetto.
Certo è una strada di forse, di se e di ma, di rotture con abitudini consolidate, di rischi di essere cooptati nel sistema, ma è anche vero che con Obama tutto non sarà più come prima...anche per noi.
Emilio Molinari
Presidente Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull'Acqua 13.5.2009

Intervento di Marco Bersani di Attac Italia su Acqua e spa.

Provo ad intervenire nella discussione su SpA "in house" etc., peraltro ricordando come il Forum dei Movimenti per l'Acqua abbia da tempo affrontato la questione, decidendo non a caso di inserire nella proposta di legge la fine delle SpA a qualsiasi titolo, perchè, in quanto enti di diritto privato costituiti allo scopo di massimizzare i dividendi per gli azionisti (così recita il Codice Civile)comportano in ogni caso la mercificazione del bene acqua. Per come la vedo io, la questione "se la gestione pubblica non funziona, allora faccio la SpA" equivale a dire "siccome l'ordine pubblico non funziona, lo affido ai rapinatori". Ovvero l'alternativa è malposta perchè un servizio gestito dal "pubblico" può funzionare bene o funzionare male (e quindi va fatto funzionare), un servizio gestito da una SpA smette, in sè, di essere servizio pubblico, perchè diventa attività finalizzata alla redditività. Non vale nemmeno la questione che se una SpA a totale capitale pubblico fa i profitti va bene perchè tanto i suoi azionisti sono gli enti pubblici. Un conto è, difatti, che un servizio gestito dal pubblico sia efficace socialmente ed economicamente da avere, tra gli effetti collaterali, la possibilità di essere in attivo, altra cosa è un servizio che ha come obiettivo primario la massimizzazione dei profitti. E la SpA è questo. Al punto che, ad esempio, una SpA che promuovesse il risparmio idrico si troverebbe in contrasto con la propria ragione sociale. Detto questo, in una situazione politica come quella attuale, di forte scontro sulla gestione dell'acqua, con da una parte le nostre lotte e la nostra campagna per la ripubblicizzazione e dall'altra i poteri forti trasversali che spingono per accelerare le privatizzazioni, il fatto che l'ATO di Lucca abbia deciso l'affidamento a SpA a totale capitale pubblico, lo considero un passo positivo, a patto che ovviamente non ci accontentiamo e spingiamo perchè si creino le condizioni per la totale ripubblicizzazione dell'acqua. Peraltro, con il buon Meconi, anch'io sostengo che gli Enti Locali possono da subito gestire il servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, non ricorrendo ad SpA (ma ci vuole pane e coraggio e non mi sembra che abbondi nelle istituzioni). Da ultimo : la Romagna (da Modena a Rimini tutta compresa e con l'aggiunta di Pesaro nelle Marche) è gestita da Hera, multiutiliy che si occupa di acqua, rifiuti ed energia, che è mista pubblico-privato e che è quotata in Borsa. Lo stereotipo del suo buon funzionamento deriva soprattutto da decenni di gestione municipalizzata. Da quando è diventata SpA e collocata in Borsa, direi che il mito sta progressivamente scemando (chiedere ai lavoratori per credere).

giovedì 14 maggio 2009

Le strategia dei businessman dell'acqua minerale.

TerraTerraL'acquafan del Corseradi Luca Fazio
Problema. Cosa si può fare per rilanciare il business delle acque minerali se anche i maggiori consumatori del mondo (gli italiani ne bevono 11 miliardi di litri all'anno) si stanno convincendo che è più sano e conveniente bere acqua di rubinetto ?
Avete a disposizione: una dose massiccia di peli sullo stomaco, milioni di euro da investire in pubblicità, qualche professore universitario ben disposto a calibrare ricerche su misura, e qualche giornalista che non si preoccupa di confezionare un «dossier» che come minimo dovrebbe far scattare l'allarme rosso all'Organizzazione mondiale della sanità. Il risultato, per chi è disposto a bersi l'inchiesta del Corriere della Sera, dovrebbe essere piuttosto scontato: se bevete acqua di rubinetto vi avvelenate. Ma vediamo lo svolgimento.Prendiamo una pubblicità a caso, solo perché è la più furbetta, quella che sta tappezzando mezza Italia e le pagine di quasi tutti i giornali più importanti, e facciamo un nome a caso: Ferrarelle. Quante volte avete letto che adesso basta una vostra sorsata eco-compatibile per aiutare i bambini africani a costruire un acquedotto nuovo nuovo, o per illuminare con impianti fotovoltaici un'oasi della Lipu? L'ultima volta, per esempio, l'altro ieri, a pagina 19, sul quotidiano di via Solferino. Niente di male, anzi, un po' siamo invidiosi. Restiamo però sullo stesso autorevole foglio, quello andato in stampa il giorno successivo, perché a pagina 23 ci viene quasi un coccolone: «Acqua contaminata da un rubinetto su 4». Chi lo dice?Altri due nomi ancora per risolvere il problema. Massimiliano Imperato, docente di idrologia e idrogeologia dell'Università Federico II di Napoli. Non stiamo a qui a dirvi a causa di quali e quanti veleni se oggi siete vivi siete vivi per miracolo (feci, cloroformio, trielina...), ci preme solo andare al sodo dell'inchiesta - «in nessun caso è stata rilevata la presenza di indicatori di contaminazione fecale o ambientale nelle acque minerali imbottigliate» - e sottolineare un particolare di non secondaria importanza: il professore in questione, che senza alcun dubbio è un'autorità in materia, è anche direttore del Ceram (Centro europeo di ricerca acque minerali). Di cosa si occupa, quali «partnership» ha stretto, con quali prestigiosi collaboratori assegna «premi qualità alle acque minerali» (con Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua), ve lo lasciamo immaginare. Quindi, fatta salva l'ineccepibilità delle analisi effettuate dall'università napoletana, come minimo il giornale di Ferruccio De Bortoli dovrà dare spazio alle controanalisi dei principali acquedotti italiani. A questo punto manca un dato che ci aiuta a risolvere il problema, la «prova del 9»: Mario Pappagallo, l'autore del tranquillizzante dossier sul Corriere della Sera, dove si sostiene che «recenti studi hanno mostrato una correlazione tra l'assunzione prolungata di acque clorate e l'aumentato rischio di cancro a prostata, vescica e retto», tanto per gradire. Come nel caso del professore, nessuno può azzardarsi a dire che Pappagallo non sappia di cosa sta parlando, anzi: è lui l'autore de «L'Atlante delle Acque Minerali», libro che ha riscosso successo nell'ambiente. Fa fede la frizzante recensione fatta a suo tempo da Stefano Agostini: «E' per noi motivo di orgoglio, in quanto leader di comparto, sostenere questo importante progetto».
Noi chi? Sanpellegrino...

mercoledì 13 maggio 2009

La corsa dei prezzi di gas e acqua!

La corsa dei prezzi - In sette anni gas (+44%) e acqua (+35%) alle stelle. Dall’introduzione dell’euro a oggi forte impennata anche per rifiuti (+34,8%) ed energia elettrica (+33,5%). Tutti incrementi superiori all’indice dell’inflazione. Scende solo la telefonia (-9%). Lo denuncia la Cgia di Mestre, sottolineando una leggera inversione di tendenza nel 2008.
Mestre, 11 maggio – “È stato un vero e proprio boom. E i lavoratori autonomi sono stati i più colpiti - spiega il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi - perché artigiani, commercianti e liberi professionisti queste tariffe le pagano due volte. Una come cittadini, in relazione alla propria abitazione, e l’altra come titolari di piccoli negozi, botteghe artigianali od uffici”. Il parametro di riferimento sono le tariffe pubbliche che, nel periodo dal 2002 al 2009, hanno registrato aumenti molto pesanti.Si scopre con i dati dell’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre che, dall’introduzione dell’euro a oggi in testa alla classifica degli aumenti ci sono le tariffe relative al gas con un più 44,6%. Al secondo posto l’acqua potabile, che è cresciuta del 35,5%, seguita dai rifiuti urbani (+34,8%) e dall’elettricità (+33,5%). A seguire il trasporto pubblico locale (bus, tram, metropolitane) con un +23,2%, autostrade (+21,9%), biglietti ferroviari (+17,7%) e poste (+12,7%). Incrementi superiori a quelli registrati dall’indice generale dell’inflazione (rilevato nel periodo 2002 - 2009) che è stato pari al +15,4%. Solo le tariffe telefoniche (-9%) hanno segnato un decremento nel periodo preso in esame.“Se per gas ed energia elettrica gli incrementi sono stati legati all’aumento dei prezzi petroliferi avvenuti in questi anni, difficile giustificare, invece, le impennate registrate dai rifiuti e dell’acqua - prosegue Bortolussi. - Di fronte al boom di queste tariffe molti enti locali ci dovrebbero delle spiegazioni”. Tuttavia, sottolineano dalla Cgia, nell’ultimo anno c’è stata una leggera inversione di tendenza. A parte il gas, l’acqua e i telefoni gli aumenti registrati a marzo di quest’anno di tutti gli altri bei e servizi presi in esame sono inferiori o pari al dato medio riferito al 2008.E in termini assoluti, quali sono stati gli aumenti registrati dalle famiglie consumatrici italiane? “Ipotizzando che i consumi registrati l’anno scorso siano gli stessi del 2002 - precisa Bortolussi - le bollette del gas sono costate 208 euro in più per famiglia, facendo toccare la soglia di spesa media annua registrata nel 2008 pari a 789 euro. L’energia elettrica è costata 145 € in più portando la spesa media annua del 2008 a 573 euro. Infine, gli aumenti di acqua potabile e rifiuti sono stati rispettivamente di 55 e 57 euro a famiglia”.

martedì 12 maggio 2009

La guerra dell'acqua in Valtellina!

La guerra dell' acqua ora la Valtellina si ribella ai padroni di Milano
Repubblica - 08 maggio 2009 pagina 23 sezione: CRONACA
PIATEDA (SONDRIO) IN VALTELLINA non succede niente, ti dicono a Milano. Che vuoi che accada in un budello a fondo cieco popolato di lombardi duri, schiacciato fra la Svizzera degli orologi a cucù e le Alpi bergamasche dove è nata la Lega. Terra di "gonzi" e sgobboni, aggrappati alle loro vigne e ai loro campanili schierati da quattro secoli sulla linea del fronte con la riforma protestante. Chiese enormi, sproporzionate, che lanciano ogni ora segnali di bronzo ai montanari dei Grigioni verso i ghiacciai del Bernina, picchiano col battaglio come per marcare il territorio di valle in valle. Un mondo a parte, dai giorni tutti eguali. E invece in Valtellina succede qualcosa. Succede che i "gonzi" si sono stancati dei "sciùri" di Milano e, dopo un secolo di sfruttamento, la regina delle acque lombarde, valle più piovosa delle Alpi di mezzo, è scesa in guerra con il settore dell' energia per dire basta a nuove derivazioni idroelettriche. La situazione è al limite. Nelle valli lateralii fiumi sono quasi tutti intubati, l' Adda si è ridotto a uno scolo governato dalle saracinesche delle centrali. «È quanto basta per dire basta», dice la gente di qui.E invece non basta ancora, perché le aziende hanno ricominciato a premere sui comuni con progetti di sfruttamento delle ultime oasi. Val di Mello, Val Grosina, Val Fontana. Paradisi con corsi d' acqua dai nomi millenari: Vedello, Caronno, Ambria, Venina. La guerra dura da tre anni e i valtellinesi hanno già vinto alcune battaglie. Nel 2006 hanno raccolto quarantacinquemila firme - un abitante su cinque! - per fermare la rapina, strappando al governo una moratoria biennale sull' idroelettrico. Ma appena il blocco alle nuove centrali è scaduto il 31 dicembre del 2008, s' è aperto lo spazio per nuove concessioni e ora si va a un nuovo scontro. La situazione è delicata. La Provincia, governata dalla Lega, ha adottato un bilancio idrico che sancisce l' atteso "stop", ma l' approvazione non si sa perché tarda ad arrivare, l' autorità di bacino nicchia, il governo fa il pesce in barile, e così gli industriali hanno avuto il tempo di premere politicamente e ora tentano l' ultimo arrembaggio, spiegando che i fiumi non sono poi così vuoti come si dice. Per capire la posta in gioco bisogna andare a monte di Sondrio, in un paese di duemila anime dai lucenti tetti in pietra. Piateda, 90 per cento dei torrenti intubati, capitale alpina dello sfruttamento idroelettrico e cuore della rivolta valtellinese. Qui l' acqua tuona ovunque, tranne dove dovrebbe. La senti precipitare nella centrale di Boffetto dopo una corsa rettilinea di mille metri dalle Orobiche, ribollire nelle turbine delle ex Acciaierie lombarde di Venina, scrosciare dalla presa di Baghetto, e poi rientrare nell' Adda, nell' ansa che taglia il paese sotto il campanile, con una forza tale che ne hanno fatto un percorso olimpionico per canoa. È qui che novant' anni fa il capitano d' industria (e senatore del Regno) Giorgio Enrico Falck iniziò la colonizzazione idrica della valle per i suoi stabilimenti di Sesto San Giovanni. Opere ciclopiche, di austera bellezza, che però hanno messo una valle intera "sotto sequestro". «La Lega avrà Pontida ma noi abbiamo Piateda» dicono con orgoglio i valtellinesi,e ti spiegano che in questo luogo-simbolo hanno tenuto le prime assemblee, preso coscienza del problema e rafforzato l' alleanza tra comuni rivieraschi. Certo, la Lega avrà le ronde anti-immigrati, ma Piateda e la Valtellina fanno di meglio, hanno le pattuglie che controllano le acquee avvertono a ogni segnale di invasione di campo. E poi Piateda ha per sindaco Martina Simonini, pd, una che non molla mai, una che s' è arrampicata nelle frazioni più isolate per smuovere gli abitanti dal fatalismo e chiamarli alla mobilitazione in nome dei diritti. Quelli dell' Edison a Milano la conoscono anche troppo bene la "pasionaria" dell' Adda. Quando ha scoperto che da anni l' azienda non pagava il dovuto per lo sfruttamento doppio dell' acqua (che nottetempo veniva rilanciata in quota), ha piantato una grana, allertato la Provincia che nulla sapeva, e costretto i milanesi a metter mano al portafoglio con tutti gli arretrati. Ma la diga del silenzio obbediente verso l' industria dell' energia s' era già rotta da qualche tempo con una storia di resistenza civile cresciuta lontano dalle stanze dei bottoni della regione Lombardia. Comincia tre anni fa, quando un ex "idroelettrico" di nome Giuseppe Songini pubblica un libro-inchiesta dal titolo "Acque misteriose", che inchioda i suoi ex datori di lavoro di fronte all' evidenza di un furto colossale. Dati alla mano, Songini dimostra che l' acqua deviata è molto superiore a quella dichiarata nelle concessioni e quindi i Comuni sono stati truffati. La reazione delle aziende è durissima, l' autore denunciato, isolatoe preso per pazzo, il libro ritirato dalla circolazione per essere buttato al macero. Ma Songini resiste, va a processo e nel luglio del 2008 viene assolto con formula piena. «A quel punto si scatena un "outing" sconvolgente» racconta la Simonini. Da tutte le valli arrivano segnalazioni di torrenti in pericolo, di acque "vampirizzate" oltre il dovuto. Nasce l' associazione "H2Orobie" e ulteriori indagini confermano l' allarme di Songini; la questione approda in Parlamento, il governo fa un' indagine e impone una moratoria di due anni allo sfruttamento idroelettrico valtellinese. Qualcuno grida "vittoria", ma i trionfalismi sono fuori luogo, perché la partita è ancora aperta. «Ci sono imprenditori scaltri e speculatori che vogliono accaparrarsi il poco rimasto» spiega Sandro Sozzani, leader barbuto della mobilitazione. «Serve un risultato definitivo, altrimenti la guerra dell' acqua è perduta in partenza». Ma intanto, che rivoluzione culturale! «Fino a ieri qui l' acqua era vista solo come un rischio-alluvione. Oggi trovi le donne in costume tradizionale che raccolgono firme a difesa di questo o quel torrente» dice Giovanni Curti, che qui conosce ogni montagna. L' acqua è diventata risorsa, e come per il Piave - fiume più intubato d' Europa - la protesta economica e quella ecologica coincidono al punto che nella difesa dell' Adda vedi schierati tutti i partiti, in una mobilitazione trasversale che parte dal basso. Si schiera anche il Club Alpino, solitamente prudente sul tema. «Guai se per pensare alle cime dimenticassimo le valli; le acque sono il cuore dell' identità montanara» scandisce Annibale Salsa, presidente generale del Cai. «Ci hanno già fregati abbastanza» tuona Walter Bonatti, il più grande alpinista italiano, dal suo splendido isolamento di Dubino, all' inizio della valle. Saliamo per la Val Venina, sul lato orobico, per luoghi di una bellezza pazzesca, da hobbit. Scudi di roccia smerigliata, canali da vertigine, stalattiti di ghiaccio, imbuti, strapiombi, camminamenti tibetani, porte d' ispezione che si aprono a sorpresa in condotte forzate. Montagne arcigne, cariche di ferro e uranio. È in posti così che si combatte l' ultima guerra dell' acqua, in spazi vergini dove ogni metro cubo d' acqua è stato sfruttato a scopi industriali. Da quasi un secolo è così, solo che tutto è cambiato in peggio. Ieri la Falck, prima destinataria dell' energia, dava migliaia di posti di lavoro alla valle. Oggi l' acqua dà in cambio poco o niente. Perfino il fascismo era meglio, almeno allora si lavorava alla manutenzione degli impianti. «Il cemento di allora sembra più nuovo di quello di oggi» brontola Giovanni Curti arrampicandosi per un canalone. Intorno a noi nella pioggia, impianti vecchi e già ammortizzati, lasciati all' insulto del tempo, che consentono alle aziende idroelettriche di incassare al netto con investimento zero. Ma questi guadagni favolosi, impensabili nel passato, non bastano ancora, e si pensa a nuove captazioni acrobatiche, ovviamente con soldi pubblici, come la condotta trasversale che proprio qui in Val Venina, dovrebbe bucare due montagne per catturare il torrente Livrio, il Cervio e il Madrasco, con effetti incalcolabili per l' ambiante già provato dalle desertificazione dei greti di fondovalle. «Il pericolo è che si spenga l' ultima voce dei luoghi» sorride amaro il novantunenne don Camillo Piaz di Tirano, che le lavandaie al fiume le ricorda ancora. - DAL NOSTRO INVIATO PAOLO RUMIZ