sabato 18 aprile 2009

Nella Francia di Sarkozy si ripubblicizza l'acqua.

Ieri pomeriggio, il comune francese di Annonay (non lontano da Grenoble) ha messo fine ad un sistema di gestione che durava da oltre 50 anni!Su proposta del sindaco il consiglio municipale si è pronunciato in favore del ritorno ad una gestione pubblica attraverso "règiè municipal".Le prossime tappe del cammino di ripubblicizzazione sono le seguenti:Lunedì 20 aprile riunione della Commissione Consultiva dei Servizi Pubblici Locali (organo consultivo istituito per legge nel 2002 composto da consiglieri municipali, associazioni dei consumatori, ambientaliste, dei residenti, rappresentanti degli imprenditori locali, esperti; svolge una funzione consultiva sui servizi pubblici locali affidati in gestione, in merito alle decisioni prese dalla Giunta municipale presieduta dal sindaco o dal presidente della comunità, ma la presenza degli eletti da comunque un peso democratico al parere espresso).27 aprile Il consiglio municipale porrà termine al modello di gestione che sarebbe comunque scaduto il 31 dicembre.Malgrado il cammino tracciato la battaglia non è ancora vinta, visto che comunque sia il sindaco che i suoi assessori hanno più volte espresso la loro preferenza per una gestione di tipo privatistico (Delegation de Service Publique): inizialmente la giunta ha mostrato dei dati riferiti ad uno studio effettuato da Servizio Pubblico 2000, il quale definiva come insignificanti le differenze di costo tra i due modelli di gestione contrapposti.Di fatto un ruolo determinante lo hanno svolto gli studi delle associazioni che siedono all'interno della Commissione Consultiva. Essi hanno rivelato gli scandalosi aumenti della tariffa avvenuti negli ultimi 15 anni di gestione, posto che i profitti scandalosi realizzati dal gestore (SAUR) hanno finalmente offerto agli eletti di sinistra, da sempre favorevoli al ritorno alla règiè ma fino ad ora privi di argomentazioni valide, gli argomenti giusti.Annonay è stato uno dei primi contratti di gestione ottenuti dalla SAUR, e secondo alcune voci interne, anche il più redditizio.Finalmente dopo TOURNON sur RHÔNE, ora tocca a Annonay.

mercoledì 15 aprile 2009

Un contro G8 ambiente dei Comitati

Comunicato stampa
Siracusa, un "Contro G8" per la tutela e la salvaguardia del pianeta, dei beni comuni sociali e naturaliDal 22 al 24 Aprile a Siracusa si svolgerà il G8 Ambiente, un incontro preliminare tra i Ministri dell'Ambiente dei paesi più potenti al mondo. Si discuterà del rapporto tra salute e ambiente e di biodiversità.Appare paradossale come siano gli stessi promotori delle politiche economiche e ambientali che stanno causando il declino del pianeta a discutere di eventuali e poco probabili soluzioni. Il tutto avrà come cornice un territorio tra i più martoriati d'Italia, la Provincia di Siracusa che oramai rappresenta il simbolo della distruzione e dell'inquinamento ambientale con una gravissima ricaduta sulla salute pubblica.I "grandi della Terra" troveranno ad accoglierli i tanti movimenti siciliani (e non solo) che in questi anni si sono battuti per l'affermazione dei diritti fondamentali, per la difesa della salute, contro lo sfruttamento del territorio, contro la mercificazione dei beni comuni e contro la guerra. Come Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sosteniamo tutte le iniziative che si volgeranno a Siracusa dal 22 al 24 Aprile aderendo con determinazione al "Contro G8", i tre giorni di mobilitazione in cui si contesterà il vertice promosso dal Ministro Prestigiacomo e si confronteranno proposte concrete per la tutela e la salvaguardia del pianeta, degli ecosistemi, di tutti gli organismi viventi e dei beni comuni sociali e naturali.
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

martedì 14 aprile 2009

La sicurezza degli ospedali prima del Ponte sullo Stretto

Terremoto... e ponte sullo Stretto di Messina
Appello a Berlusconi DELL´aDUC: «1,3 miliardi per ospedali antisismici»
di Primo Mastrantoni*
ROMA. I soldi per il ponte sullo Stretto di Messina da utilizzare per mettere a norma antisismica gli ospedali. E´ la richiesta al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, del segretario dell´Aduc, Primo Mastrantoni. Investimenti per la vita. Il ponte sullo Stretto dovrebbe costare 6,1 miliardi di euro con una partecipazione dello Stato, cioè di tutti noi, di 1,3 miliardi. Vista la scarsità di risorse pubbliche occorre scegliere tra una opera che può essere rimandata o attribuita al solo settore privato e la salvaguardia di vite umane in caso di terremoto con la messa a norma antisismica degli ospedali pubblici, in particolare quelli che si collocano in aree a rischio geologico. I momenti tragici e drammatici del recente terremoto in Abruzzo dovrebbero far riflettere i nostri governanti e indirizzare le poche risorse disponibili a strutture che sono state, sono e saranno coinvolte in prima istanza nella salvaguardia di vite umane. Nel nostro Paese ci sono 500 ospedali nelle aree a rischio da mettere a norma. Occorre intervenire prima che il prossimo terremoto, che sappiamo si verificherà, semini morte e distruzione. Un capo di Governo che abbia a cuore la vita dei suoi governati dovrebbe saper scegliere.*segretario Aduc

BASTA DIGHE SONO LA MORTE DEGLI ECOSISTEMI!

La diga italiana sull’Omo mette in pericolo il lago Turkana
LIVORNO. Il primo ministro dell’Etiopia, Meles Zenawi, ha detto che il suo Paese «rafforzerà la sua strategia per la produzione di elettricità carbon neutral, sviluppo verde. Il progetto idroelettrico Gilgel Gibe III, nel sud-ovest dell’Etiopia tiene conto tanto dell’impatto sociale che di quello ambientale che della fattibilità economica. La valutazione dell’impatto ambientale del progetto è stata condotta interamente dal governo etiope, dalla Banca africana per lo sviluppo, che ha finanziato il progetto, così come da finanziatori indipendenti. L’Etiopia dispone di un grande potenziale di produzione di energia rinnovabile. Abbiamo investito molto per approvvigionare non solo i consumatori interni ma anche per l’esportazione nei Paesi vicini. L´Etiopia ha firmato accordi di scambio di energia con il Sudan, il Kenya e Gibuti».Effettivamente, l’Etiopia ha un grosso potenziale di produzione idroelettrica di oltre 30.000 MW, che attualmente è sfruttato solo al 2% circa, ma sia per la sua collocazione geografica che per questioni climatiche e ambientali, lo sfruttamento delle risorse idroelettriche etiopi ha creato e potrebbe creare numerosi problemi. Proprio il progetto Gilgel Gibe III, che dovrebbe realizzare una delle più grandi dighe dell’Africa, che sbarrerà il fiume Omo, creando un bacino lungo 150 chilometri, per molti comprometterà un importantissimo ecosistema fluviale dal quale dipende la vita di numerose comunità locali. L’Omo, che da il nome ad una Stato della federazione etiope, scorre per 600 chilometri fino al lago Turkana in Kenya. Il fiume è patrimonio dell´Umanità dell’Unesco per i resti di ominidi trovati lungo il suo corso e lungo le sue sponde vivono numerose etnie che vivono di agricoltura ed allevamento che dipendono dalle piene dell’Omo. La costruzione della Gilgel Gibe III è iniziata nel 2006, a fare la diga è la Salini Costruttori, un’impresa italiana che collabora strettamente con L’Ethiopian electric power corporation (Eepco) controllata dal regime autoritario etiope e che lavora anche in grandi infrastrutture di altri Paesi africani. Il progetto, dal costo complessivo di 14 miliardi di birr (1,4 miliardi di euro, che in realtà sono già saliti ad 1,8) è stato affidato alla Salini a trattativa diretta senza gara d´appalto, come prevedono sia la legislazione etiope che gli standard internazionali in materia di appalti pubblici. Con la stessa procedura erano state realizzata più a nord la diga Gilgel Gibe II, realizzata con la partecipazione della Cooperazione Italiana, che nel 2004 ha dato all´Etiopia un prestito di 220 milioni di Euro, proprio il nostro governo cancellava 332 milioni di Euro di debito bilaterale all’Etiopia. Un prestito approvato nonostante il parere negativi del ministero delle finanze italiano e sul quale aveva iniziato un’indagine la magistratura romana. Infatti, anche se per la valutazione di impatto ambientale le leggi etiopi prevedano precisi obblighi per progetti di questo tipo, la costruzione degli impianti è iniziata senza il permesso ambientale da parte delle autorità locali competenti.Anche per Gibel Gibe III tra i possibili finanziatori possibili ci sono il governo italiano, la Banca Europea per gli Investimenti, la Banca Africana di Sviluppo e la JP Morgan Chase. Secondo il coordinatore del progetto per la Eepco, «Sono in corso i lavori per la costruzione della diga e dei tunnel e per la distribuzione e la deviazione delle acque. Il progetto, che avrà una diga con un’altezza di 240 metri, dovrebbe avere una portata di 14,5 miliardi di metri cubi di acqua e deve essere costruita con pietre estratte localmente, diventando così unica, sia a livello locale che internazionale».La diga dovrebbe essere operativa nel 2013 e produrre 1.870 MW, più che raddoppiando l’energia elettrica del Paese. Secondo la Salini il progetto avrà una capacità di produzione superiore a tutti gli altri 10 progetti simili in costruzione nel Paese e darà lavoro a 5.400 persone. Dunque, tutto a posto? Non proprio, almeno a sentire quel che la Campagna riforma banca mondiale (Crbm), insieme alla coalizione europea Counter balance chiedono alla Banca europea per gli investimenti (Bei): di non dare prestiti per la costruzione di Gilgel Gibe III che avrebbe effetti devastanti sulla regione del lago Turkana, al quale l’Omo fornisce il 90% delle acque, un’area desertica ai confini tra Etiopia, Sudan e Uganda, dove le popolazioni vivono soprattutto di pastorizia nomade e pesca artigianale e soffrono già per la siccità. Un abbassamento del livello del lago di 10 – 12 metri provocato dalla diga costruita 500 km a monte del lago, provocherebbe una salinizzazione delle acque del Turkana, con una perdita di biodiversità ed una crisi ecologica che metterebbe prima a rischio la stessa sopravvivenza di 80 mila persone che vivono della pesca e delle attività collaterali e poi quella degli agricoltori che aspettano le piene del fime per fertilizzare con il limo dell’Omo le loro terre.«Tutto ciò potrebbe avvenire sotto il segno dello sviluppo – sottolinea la Crbm - I soldi dei contribuenti europei così asseterebbero ulteriormente una regione già duramente colpita dal cambiamento climatico e farebbero precipitare questa ampia zona dell´Africa subshariana in una nuova spirale di conflitti».Meno di un mese fa Caterina Amicucci, campaigner Bei della Cebm, scriveva sul Manifesto che il ruolo giocato dall’Italia nella costruzione delle dighe sull’Omo è decisivo: «Il caso di Gilgel Gibe rappresenta l’ennesimo esempio di una cooperazione scellerata, che utilizza i soldi destinati allo sviluppo per foraggiare le avventure delle nostre imprese all’estero. La storia dell’aiuto italiano ai Paesi in via di sviluppo è piena di casi analoghi, ma ciò che risulta incomprensibile è il coinvolgimento della BEI in questa brutta vicenda che in quanto istituzione europea dovrebbe garantire i più elevati standard di trasparenza. Inoltre l’inchiesta della procura di Roma sul prestito italiano sembra non essere mai iniziata e siamo determinati a capire che fine ha fatto»..

giovedì 9 aprile 2009

Cosa accadrebbe se l'acqua fosse in mano private così come è per il gas!

+180% d'augmentation pour Jean-François Cirelli, le vice-président de GDF Suez (da 460 mila euro a 1,3 milioni)Sous la pression des médias et des politiques, il avait renoncé à toucher des stock-options, mais Jean-François Cirelli, le vice président de GDF Suez n'est pas vraiment à plaindre. Selon le rapport annuel du groupe, publié aujourd'hui, sa rémunération a augmenté de 180% en 2008. Elle est passée de 460 000 à 1,3 millions d'euros. Et ce avec la bénédiction de l'Etat, qui compte plusieurs administrateurs au sein du groupe. De quoi convaincre les derniers indécis de la réelle motivation de Nicolas Sarkozy de "moraliser" le capitalisme. Le plus scandaleux dans l'histoire, c'est la justification d'une telle augmentation. Car si le conseil d'administration de GDF n'avait tenu compte que de la bonne année 2008 réalisée par l'entreprise, la hausse aurait été minime. Ainsi, le bénéfice réalisé par l'entreprise a atteint 6,5 milliards d'euros, en augmentation de 13%. Non, l'argument est autre. Cirelli voit son salaire multiplier par presque trois grâce à la fusion GDF Suez. En 2007, Cirelli était le PDG d'une "minable entreprise" (Gaz de France, qui ne faisait "que" 2,5 milliards de bénéfice). En 2008, il a changé de catégorie: il est devenu le numéro 2 d'une entreprise où on ne peut pas se permettre de sous payer ses cadres dirigeants. Sinon, c'est la honte absolue vis-à-vis des collègues du Cac 40! J'exagère? Pas du tout

Confusione sull'acqua pubblica leggere con attenzione!

Regna molta confusione sotto il pelo dell'acqua. Confusione di ruoli, confusione di idee, confusione di termini, in una parola confusione politica, che poi è ciò che interessa.
Per cominciare: come è gestita oggi l'acqua? In regime pubblico o privato? Pubblico, rispondono tutti i partiti a gran voce. Per due ragioni: perchè gli acquedotti sono di proprietà dei comuni e perchè le società che li gestiscono sono prevalentemente a capitale pubblico. Acque SpA, ad esempio, la società che gestisce l'acqua nel Basso Valdarno, è posseduta per il 55% dai comuni del comprensorio e per il 45% da Abab, una società partecipata per il 30% da privati come Suez o Monte dei Paschi e per il 70% da Acea, società controllata dal comune di Roma.
A conti fatti l'80% di Acque Spa è dei comuni, ergo è pubblica. Ma il diavolo si annida nei dettagli, i comuni non gestiscono l'acqua in forma diretta, la gestiscono tramite società per azioni. Il che li rende simili a dei genitori che non avendo più voglia di prendersi cura dei figli li affidano ad un parente pedofilo. I figli non hanno cambiato cognome, sono sempre in famiglia, ma si può dire che siano ben accuditi?
Fra un comune e una società per azioni passa la stessa differenza che c'è fra un monaco buddista e un soldato di ventura. Il monaco buddista persegue la fratellanza, la nonviolenza. Il soldato di ventura è dedito al saccheggio, alla violenza, regola ogni rapporto a fil di spada. Se il monaco buddista affida la propria comunità al soldato di ventura, ha un bel dire che il suo monastero è una casa di pace, in realtà è un luogo di torture. Per legge la società per azioni non ha altro compito se non la ricerca del profitto per i propri azionisti. Che poi l'azionista sia un comune o un signor Rossi qualsiasi, dal suo punto di vista non cambia niente. Il suo obiettivo rimane quello di espandere i ricavi e di comprimere i costi per creare un utile più alto possibile. Così, sotto il governo delle spa, l'acqua smette di essere un diritto e si trasforma in merce, i comuni smettono di essere tutori del bene comune e si trasformano in padroni sanguisuga, il pubblico smette di essere la casa della solidarietà collettiva e si trasforma in mercato spilorcio. Padrone pubblico, gestione privata, questa è la contraddizione vissuta oggi dall'acqua.
La ragione invocata per affidare i servizi pubblici allo spirito capitalista si chiama efficienza. La tesi è che comuni, provincie, stato, in una parola il pubblico, è così asino, pigro e disonesto da risultare totalmente inaffidabile. Il privato, al contrario, sarebbe così intelligente, intraprendente e onesto da fare miracoli ovunque. Una sorta di re Mida che trasforma in oro tutto ciò che tocca. E sicuramente lo è, ma solo per l'arricchimento di sé stesso. Nel gennaio 2008 la dirigenza di Acqualatina è finita in manette per truffa aggravata e frode. Al centro dell'inchiesta, subappalti truccati a favore di aziende del gruppo e manovre per intascare illegalmente decine di milioni di fondi statali. Nel gennaio 2009, il Comando della Guardia di Finanza della Provincia di Frosinone, ha denunciato Acea Ato5 Spa, per avere gonfiato illegalmente le bollette dell'acqua per milioni di euro, a scapito dei cittadini della provincia. Nel novembre 2007 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha appurato l'esistenza di patti segreti fra Acea e Suez per penetrare nel mercato degli acquedotti toscani. E potremmo continuare con altre inchieste tanto per dire che l'onestà del privato è tutt'altro che da dimostrare. Come pure la sua efficienza che spesso si traduce in sacrifici per i lavoratori e arricchimento dei dirigenti. Ad esempio, Fausto Valtriani presidente di Acque spa ha diritto a un compenso lordo di 44.400 euro l'anno e a un gettone di presenza di 155 euro ogni volta che siede in riunione.
Ma la ragione forte per ricorrere all'impostazione privata è il bisogno di soldi per gli investimenti. Un'esigenza molto sentita nel settore dell'acqua, perchè la rete è un colabrodo da un capo all'altro d'Italia. L'osservatorio di Legambiente della Toscana afferma che anche la rete pisana perde il 42% dell'acqua immessa in tubatura.
Servirebbero investimenti per milioni di euro, i comuni non li hanno, lo stato non li dà, che fare? "Rivolgiamoci ai privati - gridano i politici in coro - loro i soldi li hanno". I privati come Suez, Caltagirone, Pesenti, Veolia, si tuffano a pesce nell'affare, entrano come soci nelle società di gestione, ma quando si tratta di raggranellare i soldi per gli investimenti si guardano bene dal seguire la strada maestra che consiste nel mettere mano al portafogli per aumentare il capitale sociale. Non sono stupidi, i soldi non li vogliono tenere bloccati nelle casse aziendali, preferiscono tenerli in tasca per cogliere al volo ogni opportunità di guadagno offerto dalla speculazione finanziaria. La conclusione è che i soldi si cercano in banca, magari presso le stesse che siedono come soci nella società di gestione dell'acqua. Ma qui vengono fuori nuovi problemi non perchè le banche siano a corto di soldi, ma perchè c'è un vizio d'origine nel sistema a tariffa. Nella logica d'impresa, gli investimenti effettuati a debito si recuperano attraverso le vendite e se non ci sono le condizioni per piazzare nuove quantità di prodotto non rimane altra scelta che l'aumento dei prezzi. L'acqua è un caso di scuola: come dicono gli economisti la domanda è rigida, i consumi sono stabilizzati, inevitabilmente ogni nuovo investimento si traduce in aumento dei prezzi. Ma i direttori d'azienda sanno di non poter tirare troppo la corda, non possono spingere i prezzi oltre certi livelli, non rimane altro da fare che ridurre gli investimenti al minimo indispensabile. Il risultato è che mentre nel 1985 gli investimenti nel settore dell'acqua, a livello italiano, ammontavano a 2,3 miliardi di euro, nel 2005 sono scesi a 700 milioni di euro. Paradossalmente i prezzi salgono e i problemi rimangono, le condutture d'Italia continuano a perdere. Al colmo dell'assurdo le società di gestione sono arrivate a chiedere al pubblico che sia lui a metterci i soldi. E' successo a Firenze il 20 giugno 2008: Alfredo De Girolamo, presidente della Confservizi Toscana, prima ha messo in evidenza la necessità di realizzare opere idriche per 900 milioni di euro, poi ha esortato la Regione Toscana a dare i soldi per non fare ricadere i costi degli investimenti in tariffa. Investimenti pubblici, profitti privati: ecco il sogno dei capitani d'impresa, degni discepoli dello sceriffo di Nottingham che prendeva ai poveri per dare ai ricchi.Benchè i comuni d'Italia si stiano trasformando in società per affari, la funzione del pubblico non è dedicarsi alle vendite. Per questo ci sono già i mercanti. Il suo compito è proteggere la comunità e fornire servizi a rilevanza sociale. Nel caso dell'acqua, gli obiettivi da raggiungere sono preservazione e diritto. Preservazione perchè l'acqua è una risorsa sempre più scarsa. Diritto perchè assolve a funzioni vitali. Il primo obiettivo si raggiunge spendendo tutto quello che serve per costruire una rete priva di perdite ed educare la gente ad evitare gli sprechi. Il secondo obiettivo si raggiunge garantendo a tutti il fabbisogno minimo di acqua valutabile in quaranta litri giornalieri procapite. Due obiettivi che non possono stare nel meccansismo della tariffa, ma della fiscalità, una forma di pagamento che non è collegata a ciò che si riceve in cambio diretto, ma a quanto si guadagna. Chi più ha, più paga: questo è il principio di una fiscalità progressiva che si ispira a criteri di equità. L'opposto della tariffa che facendo pagare in base ai consumi tassa la vecchia pensionata come il magnate d'impresa.

Il più grande fotovoltaico al mondo!!

Pronto il più grande impianto fotovoltaico ad inseguimento con moduli a film sottile del mondo
LIVORNO. Conergy ha realizzato a Monteca, in California, un impianto (nella foto) che combina moduli a film sottile, inseguimento solare. L’impianto, costruito per il South San Joaquin Irrigation District (Ssjid) è il più grande impianto fotovoltaico ad inseguimento con moduli a film sottile conosciuto al mondo: 419 kW di potenza. Il South San Joaquin Irrigation District, che opera in un’area tra San Francisco e il parco nazionale Yosemite, fornisce acqua per l’irrigazione a 55.000 acri di terreno nelle zone circostanti grazie ad un sistema che attinge dal fiume Stanislaus.«Questo impianto – spiega Conergy - rappresenta la seconda fase di un progetto da 1,4 MW che permetterà al distretto idrico di risparmiare 400.000 dollari per i consumi elettrici, beneficiare di milioni di dollari di incentivi statali e stabilizzare i prezzi dell’acqua per i consumatori proprio nel corso della crisi per l’approvvigionamento idrico che sta investendo tutto lo stato della California. Il progetto, noto come la Fattoria Solare di Robert O. Schulz, consentirà di condurre un’analisi sui diversi benefici economici che due distinte tecnologie fotovoltaiche, moduli cristallini e a film sottile, possono apportare. Il primo impianto del progetto, con potenza di oltre 1MW di potenza, utilizza 6.720 moduli Conergy da 175W in silicio cristallino, montati su un inseguitore solare monoassiale. Gli inseguitori possono aumentare sensibilmente la produzione energetica dell’impianto perché, seguendo la traiettoria del sole, spostano i moduli in modo che essi siano sempre perpendicolari ai raggi solari. In questo impianto il sistema di inseguimento è stato ottimizzato utilizzando un software di origine militare».La Fattoria Solare Robert O. Schulz soddisferà all’incirca il fabbisogno del vicino stabilimento di trattamento delle acque “Nick C. DeGroot”, che depura 40 milioni di galloni d’acqua ogni giorno, il fabbisogno di 155.000 famiglie ed attività commerciali delle città limitrofe. La California è al suo terzo anno consecutivo di siccità e San Joaquin, dove sorge l’impianto, è una delle 9 contee per le quali il governatore Schwarzenegger ha dichiarato lo stato di emergenza idrica, che può comportare razionamenti e aumento dei prezziSecondo David Vincent, project director di Conergy, «per il secondo impianto è stata adottata la soluzione dei moduli a film sottile su inseguitori perché questi moduli hanno un costo per Watt inferiore ai cristallini e migliori prestazioni in condizioni nebbiose o nuvolose e in ambienti che producono polvere o alte percentuali di articolato».La produzione dell’impianto verrà monitorata da dispositivi che inviano informazioni sul sistema alla società di sorveglianza Fat Spaniel Technologies, consentendo così ai proprietari di controllare lo stato del loro impianto via web, comodamente dal proprio ufficio a 22 miglia di distanza. Il general manager di Ssjid, Jeff Shields, sottolinea che «L’applicazione di moduli a film sottile su sistemi ad inseguimento solare per ottimizzare la produzione energetica in aree costantemente polverose e nuvolose sta generando molto entusiasmo non solo in quelle aree che vivono condizioni simili alla Contea di San Joaquin, ma anche presso la classe politica di Washington. Siamo ansiosi di continuare il nostro progetto con Conergy per far conoscere questa soluzione applicativa e i dati risultanti dalla nostra analisi comparativa di costi».E il direttore dei servizi pubblici del distretto, Don Battles, aggiunge che “L’obiettivo principale del progetto era di stabilizzare i costi dell’elettricità, che possono raggiungere picchi elevati nei mesi estivi. Oltre ai 400.000 dollari di risparmio annuo in bolletta, gli impianti fotovoltaici ci mettono al riparo contro i prezzi crescenti dell’elettricità. Entrambi i sistemi sono connessi alla rete elettrica statale e ciò significa che il Distretto può vendere l’energia in eccesso rispetto ai consumi al gestore di rete». Inoltre il Ssjid ha ricevuto un finanziamento di 4 milioni di dollari attraverso il programma “California Solar Iniziative” che il grande Stato occidentale degli Usa ha avviato per incentivare il mercato del solare, con il rimborso fino al 30% dei costi dell’impianto per aziende, enti pubblici e privati.

giovedì 2 aprile 2009

I movimenti contro il G 8 ambiente!

CONTRO I PROGRAMMI DI DISTRUZIONE SOCIALE E AMBIENTALE DEI “GRANDI” DELLA TERRA
PER LA DIFESA DEL TERRITORIO, DELL’AMBIENTE, DELLA VITA, DEL REDDITO, DEL LAVORO
Dal 22 al 24 aprile la città di Siracusa sarà sede del summit G8 sull’ambiente.
I ministri per l’ambiente degli otto governi cosiddetti più grandi del mondo, grandi sostenitori e applicatori delle politiche liberiste, grandi inquinatori, grandi devastatori, grandi responsabili del declino inarrestabile del Pianeta e dell’oppressione dei suoi abitanti, arriveranno a Siracusa e si barricheranno dentro il castello Maniace dell’isola di Ortigia.
A otto anni dalla rivolta di Genova gli 8 grandi troveranno ad attenderli, con la stessa determinazione di sempre, i movimenti che hanno riempito le piazze di tutto il mondo per opporsi al neoliberismo, allo sfruttamento, alla guerra, alla devastazione del pianeta. Sono movimenti presenti anche in Sicilia impegnati da sempre a difendere i territori, la salute, la vita, sostenere l’Antimafia Sociale, affermare i diritti fondamentali, costruire la solidarietà ai migranti, salvaguardare il valore delle differenze e le ragioni delle minoranze.
Siracusa rappresenta il simbolo della distruzione ambientale e umana, causata da sfruttamento estremo del territorio in nome dello “sviluppo a tutti i costi” a esclusivo vantaggio del profitto privato e del gioco dei politicanti locali, così ben rappresentati in parlamento e al governo, poggiante su solide saldature tra massoneria, politica, mafia.
La scelta di questa città come sede del summit sull’ambiente, voluto dalla ministra per l’ambiente Stefania Prestigiacomo, è paradossale perché l’area siracusana, limitrofa al triangolo della morte “Priolo-Augusta-Melilli” e all’area di Noto sfregiata dalle trivellazioni, è tra le più inquinate d’Italia e si appresta a superare ogni primato con l’arrivo di un rigassificatore e un inceneritore previsti dal governo di cui la Prestigiacomo fa parte.
Non dimentichiamo che la ministra, col possesso di tre aziende di famiglia presenti nel triangolo della morte (Coemi spa, Vetroresina engineering development, Sarplast –fallita), è una vera “figlia d’arte” quanto a pertinace impegno antiambientale. È anche azionaria di un’azienda gestita dal padre (Ved), sulla cui testa incombono processi per bancarotta fraudolenta, trattamento e smaltimento illegale di rifiuti, violazione delle norme di sicurezza nei confronti dei dipendenti. Eppure, con questo curriculum, con inverosimile spudoratezza osa ergersi a paladina dell’ambiente!
L’operato della famiglia Prestigiacomo ci sembra emblematico di un sistema di potere governativo. Le classi politiche che hanno amministrato questi territori possono fregiarsi di molti record negativi su scala nazionale e internazionale. Da mezzo secolo le multinazionali del petrolio e della chimica hanno inquinato aria, terra, acqua e annientato ogni forma di vita, ingannando la popolazione col miraggio del posto di lavoro. Le persone sono state e sono aggredite dai veleni, le famiglie sterminate dal cancro, la popolazione espropriata della speranza di un futuro, frustrata dall’impossibilità di consegnare un avvenire ai figli, la cui vita, come quella di ogni essere vivente dell’area siracusana, è segnata da rischio certo. Questo accade in un territorio, quello siciliano, che da sempre ha vissuto sulla propria pelle le scelte spregiudicate di un potere coloniale che impone privatizzazione di beni comuni come l’acqua, attua ostili processi di militarizzazione, espropria intere fette di territorio alle popolazioni locali (la base di Sigonella), si accinge a progettare e costruire, con costi altissimi per la popolazione, macchine di morte come inceneritori, rigassificatori e centrali nucleari, realizza il grande carcere per migranti a cielo aperto di Lampedusa e molti altri “guantanamo”, nostrani, semisegreti. E per non smentire l’arroganza colonialista del governo italiano, a coronamento del danno, si annuncia la beffa: un ponte faraonico, devastante per il territorio e di cui nessuno ha bisogno tranne l’avidità di governanti, ideatori e costruttori, palese espressione di delirante megalomania, estranea alla realtà e antitetica ai bisogni reali di sostegno e tutela delle popolazioni e dei luoghi.
Denunciamo questi attacchi contro la Sicilia e conosciamo anche cosa gli impostori del G8 fanno “per l’ambiente” sull’intero pianeta. I G8, riuniti per trattare a gran voce questioni ambientali, vanno a programmare nuovi saccheggi, impoverimenti, disastri sempre più traumatici per il pianeta, per il suo ecosistema, per l’umanità, praticando a livello mondiale quanto a livello locale agiscono i loro vassalli.
Non sapendo e non volendo cambiare rotta, scelgono di servirsi di vaste regioni della terra per farne sterminate discariche e preferiscono trasformare in nubi di diossina gli scarti del sovraconsumo di massa che hanno indotto, quando è ormai improrogabile ripensare i modelli di vita e di produzione/consumo e investire sulle conosciute e sane energie rinnovabili e sulle innocue e proficue, anche in termini di posti di lavoro, tecniche di riciclaggio dei rifiuti.
Il peggioramento delle condizioni di vita di interi pezzi di popolazioni testimonia il fallimento delle teorie economiche neo-liberiste, generatrici del drastico aumento della sperequazione sociale, della totale precarizzazione del lavoro in nome della “flessibilità”, della scomparsa del lavoro stesso.
Quello che è stato sbandierato e propinato al mondo come migliore “modello di sviluppo”, attraverso l’innesco di un processo di omologazione planetaria di consumo detta globalizzazione, è figlio dell’ultimo ruggito dell’esasperato capitalismo che ha scelto l’autocapitalizzazione della finanza, da un lato, e lo sfruttamento estremo di risorse e lavoro, dall’altro. Due vortici senza controllo e senza limiti, voluti e garantiti dai governi, che scaricano sugli anelli più deboli della catena il prezzo impagabile di questa escalation: lavoratori schiavizzati, popolazioni allo stremo, risorse in prosciugamento, cancellazione di ecosistemi. Il modello di sviluppo globale “all’infinito” inciampa e si infrange di fronte ai confini fisici del pianeta per l’incompatibilità fra la pretesa vorace e la disponibilità che si riduce, una pseudofilosofia che deve fare i conti con gli equilibri degli ecosistemi globali e locali, con le ricchezze delle diversità culturali e con i relativi tessuti sociali.
Le scelte dei governi di socializzare il debito e privatizzare gli utili, attraverso le elargizioni “statali” a banche e imprese, stanno aggravando i processi involutivi ancora a danno delle popolazioni. Addirittura si pretende di andare nella stessa direzione, come nel caso italiano, inventando inutili, rovinosi e costosissimi ecomostri da fare gravare sulle comunità, imponendoli con la forza, attraverso repressione del dissenso e militarizzazione dei territori.
Ma non possono e non devono essere queste le scelte volte a sanare i disavanzi pubblici prodotti da comitati d’affari, oggi direttamente governanti, coinvolti in vorticosi traffici miliardari; non dovranno essere pagati dai cittadini i debiti causati dalla finanza “creativa” che ha preteso di considerarsi sganciata dall’economia reale.
Noi, figli di questa terra devastata, non vogliamo stare a guardare un G8 che mortifica la vita e offende l’intelligenza. Reclamiamo la partecipazione attiva della popolazione perché cominci finalmente a divenire protagonista delle scelte del proprio destino e di quello dei luoghi a cui appartiene. Non aspettiamo che i grandi avvoltoi ed il loro seguito di sciacalli banchettino coi nostricadaveri. Invitiamo tutti a impegnarsi per la preparazione di questo importante appuntamento e a lavorare per proseguire, dopo questa tappa, su un percorso responsabile di riappropriazione del diritto di autodeterminazione.
Chiamiamo a raccolta ogni forma di aggregazione sociale, culturale e politica e quante altre persone disposte a impegnarsi per cambiare questo stato di cose attraverso un ampio fronte di dissenso contro coloro che giocano con i destini della nostra terra e delle nostre comunità. Ancora una volta pensiamo che i conflitti sociali siano l’unica via d’uscita dalle crisi e continuiamo la nostra lotta al sistema di sfruttamento e alle istituzioni nazionali e sovranazionali che lo rappresentano.Il coordinamento regionale “Contro G8” promuove tre giorni di mobilitazione a Siracusa, 22, 23 e 24 aprile, in cui si contesterà con determinazione il vertice di Ortigia e si confronteranno proposte concrete, coniugabili con la tutela primaria del pianeta, dell’integrità dei suoi molteplici equilibri, di tutti i viventi, dell’umanità tutta e dei suoi diritti fondamentali.

Africa Australe l'alluvione dopo la siccità.

LIVORNO. Namibia, Angola, Zambia ed altri Paesi dell’Africa australe stanno subendo devastanti alluvioni, i più gravi da almeno 44 anni a questa parte e la situazione sanitaria ed umanitaria della regione, già percorsa da un’epidemia di colera che ha il suo focolaio nello Zimbabwe, si sta deteriorando sempre più rapidamente. La portavoce dell’Ufficio Onu di coordinamento degli affari umanitari (Ocha) Elizabeth Byrs, ha detto in una conferenza stampa convocata nella sede Onu di Ginevra che «A causa del proseguimento delle abbondanti precipitazioni, le inondazioni in Africa australe continuano ad aggravarsi in Paesi come l’Angola, la Namibia, la Zambia, il Malawi ed il Botswana, con un numero di persone colpite che non cessa di crescere». In Namibia hanno già perso la vita 92 persone e in 350 mila hanno subito forti danni o hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni. L’Onu e i suoi partner hanno lanciato un appello urgente per 2,7 milioni di dollari necessari per fornire aiuti urgenti alle vittime namibiane. La situazione in Namibia è precipitata, ma dall’inizio dell’anno che il Paese in gran parte desertico subisce piogge torrenziali nella zona del centro-nord e nel nord-est. I fiumi hanno raggiunto livelli che non si vedevano dal 1963. L’Ocha sottolinea che «L´effetto cumulativo delle inondazioni del 2008 e del 2009 ha aumentato la vulnerabilità generale della popolazione, dato che la Namibia è uno dei Paesi con i più alti tassi di infezione da HIV del mondo, stimata nel 2008 al 15,8% della popolazione adulta».La Byrs ha detto che «in Angola il numero delle persone colpite dalle inondazioni ha raggiunto quota 200.000, con 21 decessi e 3.200 abitazioni distrutte dal flusso dell’acqua. Inoltre, le inondazioni in Mozambico, in Zambia, nel Botswana, nel Malawi hanno ugualmente provocato perdite umane e materiali e minacciano i raccolti agricoli». Si tratta di un vero e proprio diluvio. Sono già le inondazioni più gravi in Africa australe dal 1965, ma secondo l’Ocha non è ancora finite: «Le piogge dovrebbero proseguire e le inondazioni si dovrebbero ancora estendere». La situazione umanitaria è preoccupante: circa il 17% per cento della popolazione dei Paesi dell’Africa del sud-ovest è priva di riparo, acqua e servizi igienico-sanitari, cure e cibo. L’Africa australe si conferma come un vero e proprio drammatico laboratorio del cambiamento climatico: le alluvioni arrivano dopo periodi di siccità devastanti, colpiscono Paesi spesso completamente impreparati a fenomeni di questo tipo come la Namibia o il Botswana, mentre poco più a sud i piccoli Swaziland e Lesotho si contendono il triste primato mondiale dell’erosione del suolo.