venerdì 30 gennaio 2009

Parchi Usa Bush il grande devastatore?

PARCHIUsa, declina il fiume ColoradoPericoli per il Grand CanyonL'amministrazione Bush ha ignorato o falsato i responsi delle ricerche sulle risorse idriche Usa. A farne le spese, l'ecosistema di uno dei parchi più famosi del mondo di CRISTINA NADOTTI
RAPPORTI scientifici falsificati per aggirare il parere degli esperti sui rischi ambientali. È solo l'ultimo di uno dei tanti misfatti dell'amministrazione Bush in fatto di tutela ambientale, e a farne le spese è stato questa volta un monumento naturale, il Grand Canyon. Il quotidiano americano Washington Post ha svelato che il ministero dell'Interno ha voluto ignorare, e in alcuni casi modificare, i responsi di ricerche scientifiche sulla corretta gestione delle risorse idriche del fiume Colorado. Così facendo, la fauna e l'ecosistema in generale del Grand Canyon, secondo il gruppo ambientalista Grand Canyon Trust, sono stati fortemente danneggiati. Una disputa annosa. Le dighe su invasi che afferiscono al Colorado sono al centro di una disputa annosa. Le acque che alimentano il fiume forniscono energia idrica e il loro fluire viene regolamentato a seconda del fabbisogno di energia elettrica della zona. Se però l'apertura o chiusura delle dighe è utile per le centrali idroelettriche, non è detto lo sia altrettanto per l'ecosistema del Grand Canyon. Gli ambientalisti sostengono infatti che una regolazione dei flussi non sia naturale visto che, per sua natura, il Colorado è caratterizzato da periodi di piene e di siccità. Al contrario, le centrali elettriche richiedono un flusso quasi costante e, per risparmiare, vogliono chiudere alcune dighe durante le ore notturne, quando c'è bisogno di meno potenza. Il piano quinquennale. Lo scorso febbraio il ministero degli Interni, che si occupa anche di gestione dell'ambiente, ha approvato un programma che prevede soltanto una piena all'anno, avvenuta nel marzo 2008, dopo la quale il Colorado avrebbe avuto un flusso regolato fino al 2012. Ogni decisione su come gestire le acque è stata quindi rimandata, sulla base dei risultati di studi costati al governo federale oltre 100 milioni di dollari. Ma questi studi, sostengono le associazioni ambientaliste, dicono chiaramente che il Colorado starebbe molto meglio con più piene occasionali e il governo ha voluto ignorarli. Al loro posto, secondo quanto sarebbe sfuggito alla dirigenza del Grand Canyon National Park, sono stati prodotti studi falsificati o incompleti, emendati delle parti contrarie agli interessi delle grandi aziende che possiedono gli impianti idroelettrici.
Gli animali vittime di Bush. Tra le vittime della politica senza scrupoli dell'amministrazione Bush ci sono dunque ora anche i Gila cypha, pesci d'acqua dolce tipici di alcuni fiumi statunitensi, oltre alle spiagge del Colorado, minacciate dall'erosione a causa della politica di gestione delle dighe. In particolare la popolazione dei pesci è oggetto di una disputa nella disputa perché il governo ha sostenuto, nel varare il piano quinquennale, che la popolazione di Gila cypha non è a rischio, mentre gli ambientalisti sostengono che i pesci dovrebbero essere inseriti negli elenchi delle specie a rischio. La fauna del Grand Canyon è solo l'ultima a essere messa in pericolo dalle scelte dell'amministrazione Bush: i salmoni furono tra le prime, specie già a rischio falcidiata dalle politiche repubblicane per la pesca e la costruzione di dighe. Inoltre, il presidente aveva tagliato i fondi alle ricerche pubbliche sulle specie in via di estinzione, ricerche che, anche quando venivano fatte, sono state spesso ignorate. La sfida del ministro Salazar. Ken Salazar, il segretario di Stato agli Interni nominato da Barack Obama non ha voluto fare dichiarazioni sul caso specifico del Grand Canyon. Tuttavia i suoi intenti, in accordo con il programma del nuovo presidente, sono di invertire la rotta dell'amministrazione Bush e di mettere almeno sullo stesso piano gli interessi economici e quelli ambientali. "Non ci saranno più le sviste del passato", ha avuto modo di dire il ministro nei giorni scorsi, e gli ambientalisti gli hanno subito lanciato un appello: "Se vuole davvero cambiare, cominci dal suo ministero", sfidandolo a liberarsi degli impiegati e funzionari abituati a tenere in maggiore conto le ragioni degli industriali rispetto a quelle dei rapporti scientifici.

mercoledì 28 gennaio 2009

In Lombardia Acqua nuovamente pubblica!!1

COMUNICATO STAMPA
Il Consiglio Regionale accoglie i quesiti referendari dei Comuni Lombardi e modifica la legge regionale
Referendum Acqua Lombardia: una vittoria frutto dellamobilitazione dei Comuni verso la ripubblicizzazione
Milano, 22 Gennaio 2009. A distanza di un anno dal pronunciamento Consiglio Regionale della Lombardia che il 5 febbraio del 2008, dopo 4 rinvii, votava l'ammissibilità del Referendum per l’abrogazione di alcuni articoli della legge regionale sull'acqua, la n. 18/2006, il Contratto Mondiale sull’acqua che ha accompagnato e sostenuto la battaglia dei Sindaci referendari esprime soddisfazione per l’accoglimento da parte della Regione dei quesiti referendari sancito oggi dal voto all’unanimità del Consiglio Regionale.
E' una importante vittoria dei Comuni sulla strada della ripubblicizzazione ma anche dei cittadini e dei Movimenti che hanno caparbiamente accompagnato e sostenuto anche sui territori, con dibattiti ed incontri, i lavori del Tavolo tecnico avviatosi fra il coordinamento dei sindaci referendari e l’Assessore alle Reti e servizi di pubblica utilità Buscemi nel corso del 2008. Una trattativa, lunga e faticosa che ha però alla fine, grazie ad un paziente lavoro di confronto ha portato le forze politiche della maggioranza e della opposizione ad esprimere nella VI° Commissione Consiliare a favore dell’accoglimento dei tre quesiti referendari e le proposte di modifica richieste dai sindaci .
E’ una vittoria della democrazia dal basso, in cui cittadini e Comuni hanno saputo con forza contrastare il tentativo di l’imposizione da parte della Regione di un solo modello di gestione dei servizi idrici, quello della messa a gara della erogazione e la possibilità dei privati di partecipare alle società patrimoniali. La vittoria conseguita con le correzioni apportate al modello “lombardo” di gestione consente di rimettere al centro delle decisioni sull’acqua l’autonomia di scelta dei Comuni, attraverso l’Ambito Territoriale Ottimale, e di tracciare un nuovo percorso anche rispetto ai modelli che nel frattempo sono stati definiti da una legge nazionale che è fortemente orientato a condizionare a sottrarre la gestione ed il controllo dei beni comuni e dei servizi più direttamente rivolti ai cittadini dalle competenze dei Comuni.
E’ opportuno ricordare che la legge 133 del 6 agosto con l’articolo 23 bis ha classificato l’acqua come un bene dpubblici locali, acqua compresa. Contro questa decisione del Governo sono stati opposti, da parte di alcune Regioni, ricorsi di costituzionalità ma è indubbio che la decisione del Governo abbia fortemente condizionato l’autonomia di Regione, Province e dei soprattutto dei Comuni.
Un secondo preoccupante segnale viene dai principi che sono alla base della Riforma Federativa la cui discussione è stata avviata in Parlamento. Se a livello di “funzioni fondamentali” si sottrae ai Comuni i beni comuni ed in particolare il servizio idrico integrato e quello dei rifiuti e tutti, lasciando loro solo la titolarità della gestione di “sanità,istruzione e polizia locale” appare chiaro che ancora una volta l’autonomia dei Sindaci ed il loro rapporto con i cittadini rischia di essere minato da un processo federativo che va in tutt’altra direzione da quella di rafforzare le autonomi locali.
Rispetto a questi due pericolosi scenari, il Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua rivolge ai Sindaci alcuni appelli. Invita i Comuni lombardi ad aderire alla nascente Coordinamento nazionale degli Enti locali per l’acqua pubblica ed ad affiancarsi al Movimento per sostenere due battaglie fondamentali lanciate dal Forum dei Movimenti dell’acqua.
Il sostegno alle proposte di ripubblicizzazione dell’acqua come servizio pubblico contenute nella proposta di legge di iniziativa popolare la cui discussione è stata calenderizzata alla Commissione ambiente della Camera associato alla richiesta a tutte le forze politiche presenti in parlamento, della maggioranza e dell‘opposizione, per avviare una revisione parlamentare dell’art. 23 della legge 133 che escluda l’acqua dai servizi di rilevanza economica e dall’obbligo della messa a gara
La seconda proposta è quella che i Sindaci facciano sentire sui rispettivi partiti e sul governo, la loro richiesta di poter decidere e gestire i servizi pubblici locali e di beni e risorse comuni presenti sui rispettivi territori.
E’ arrivato il momento in cui Comuni e cittadini devono far sentire al loro voce a sostegno e difesa dei diritti di cittadinanza. L’impegno politico a difesa dell’acqua, un bene essenziale che non può essere gestito pensando al mercato deve essere il punto di partenza di questa battaglie di civiltà e di democrazia partecipata.
Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua
www.contrattoacqua.it i rilevanza economica espropiandoli ai Comuni ed obbligandoli alla messa a gara di tutti i servizi.
Anche in Piemonte si muove qualcosa vedere il link qui di sotto che riguarda un ricorso contro la legge del 6 Agosto 2008 che dichiara l'acqua come un servizio di rilevanza economica e dunque soggetta a regole di mercato:
http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article5454.

lunedì 26 gennaio 2009

FAO: LA PROSSIMA EMERGENZA SARA' PER L'ACQUA

FAO: LA PROSSIMA CRISI SARA' PER L'ACQUAROMA - L'oro blu sarà dietro la prossima crisi globale. Quello dell'acqua è un problema simile ad una bomba ad orologeria innescata che, prima del petrolio e di una nuova impennata dei prezzi delle materie prima agricole, potrebbe deflagrare. E' questo il clima che si respira a meno di due mesi dal Forum Mondiale sull'acqua che si terrà a Istambul, in Turchia dal 16 al 22 marzo, secondo il capo dell'Unità della Fao di Sviluppo e Gestione dell'acqua Pasquale Steduto, che ha fornito i numeri di quella che appare come una guerra annunciata: nel mondo 1,1 miliardi di persone non hanno accesso sufficiente a fonti d'acqua pulita e 2,6 miliardi non dispongono di servizi igienici adeguati. "C'é un'atmosfera di alto rischio di conflitto - ha detto all'Ansa Steduto - come è accaduto nel caso dei prezzi".La questione dell'acqua è destinata a scoppiare perché la pressione demografica si farà sempre più forte - secondo alcune stime della Fao, entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà a 9 miliardi di persone - e la domanda alimentare globale e la richiesta di energia aumenteranno. Gli esperti mondiali del settore sono pronti a sedere al tavolo del Forum Mondiale di Istambul e a scrivere "una dichiarazione di intenti su quella che potrebbe diventare l'agenda tecnica dei governi in materia di acqua - ha aggiunto Steduto - la novità di questo documento sta nel fatto che il governo turco si è impegnato a portarla all'esame delle Nazioni Unite", dove potrebbe essere ratificato.Le crisi, però, si diffondono più velocemente di quanto possano fare gli esiti degli incontri internazionali e sin da ora economie emergenti come India e Cina avvertono i risvolti preoccupanti della scarsità delle risorse idriche. "Molti fiumi cinesi e indiani non arrivano più al mare, si stanno prosciugando dopo uno sfruttamento eccessivo - ha spiegato Steduto - la conseguenza sarà un aumento delle importazioni, non potendo più soddisfare il fabbisogno alimentare". Ma come è già accaduto per le materie prime agricole, è dietro l'angolo la reazione nazionalista, cioé "l'interesse dei singoli Paesi a difendere le proprie risorse - ha proseguito Steduto - dopo questo passaggio ci si renderà conto che l'unico modo di risolvere questo problema globale, passa dalla cooperazione internazionale".E' necessario un cambio di rotta, partendo dal settore agricolo che, oggi, assorbe il 70% di tutta l'acqua prelevata da laghi, fiumi e falde acquifere. "Il primo passo è quello di eliminare gli sprechi - ha concluso Steduto - poi quello di aumentare la produttività agricola impiegando la stessa quantità d'acqua. Se si riuscisse a mantenere la stessa produzione agricola con una riduzione dell'1% nel consumo di acqua, questo si tradurrebbe in un aumento del 10% della disponibilità di acqua per altri settori".

sabato 24 gennaio 2009

Peak Water, possibile ?

© APCOM
Roma, 22 gen. (Apcom) - Il mondo rischia di rimanere senza acqua.
E' l'allarme lanciato dal rapporto annuale del Pacific Institute della Califoria, in cui gli ambientalisti usano per la prima volta l'espressione 'peak water', già utilizzata per il petrolio, a indicare il punto in cui il mondo è chiamato a confrontarsi con i limiti imposti dalla natura a qualcosa considerato finora virtualmente infinito.
"C'è tanta acqua nel pianeta - sottolinea il direttore dell'Istituto,Peter Gleick - ma stiamo per fare i conti con una crisi per il venir meno di acqua gestita in maniera sostenibile.
Gli uomini usano già il 50% di tutti i flussi di acqua accessibili e rinnovabili, e nonostante questo miliardi di persone non hanno ancora accesso ai servizi idrici di base".
Gli studiosi temono che l'acqua possa diventare motivo di scontri e di guerra. Dan Smith, Segretario generale dell'organizzazione britannica di peacebuilding Alert, ha dichiarato al Times: "L'acqua è l'elemento essenziale della vita.
La sua disponibilità e la sua qualità sono fondamentali per tutte le società, soprattutto per l'agricoltura a la salute. Ci sono luoghi, l'Africa occidentale, il sistema dei fiumi Gange-Brahmaputra in Nepal, il Bangladesh e l'India e il Perù tra 10 anni, dove grandi cambiamenti dei fiumi pongono un alto rischio di conflitti violenti. La buona gestione dell'acqua fa parte dell'azione di peacebuilding".
Un geografo dell'Università di Hong Kong, David Zhang, ha analizzato 8.000 conflitti nell'arco di 500 anni ed è giunto alla conclusione che la carenza di acqua abbia avuto un ruolo determinate come catalizzatore, più di quanto supposto finora.
"Siamo in stato di allerta - ha detto al quotidiano britannico - perchè questo ci dice che la carenza di risorse è la principale causa di guerra. Gli uomini si scontreranno di certo questa questione".
Stando alle stime Onu, oggi più di un terzo della popolazione mondiale non ha accesso all'acqua; entro il 2020 l'uso di acqua dovrebbe aumentare del 40% rispetto ai livelli attuali ed entro il 2025 due persone su tre potrebbero vivere in condizioni di "stress da acqua".

Piccole battaglie crescono 2....

Care/i, oggi è iniziato formalmente l'iter parlamentare della legge d'iniziativa popolare.Questa mattina si è svolta la seduta della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati presso la quale è assegnata in sede referente la proposta di legge.Come vi ho scritto nei giorni passati l'On. Domenico Scilipoti (IdV) ne è stato definito relatore ed oggi ha tenuto la relazione introduttiva che potete trovare di seguito o scaricare completamente al seguente link (http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article5413). Diciamo che inizia un percorso tutt'altro che facile, starà anche a noi attivarci affinchè si avverta nelle aule parlamentari che oggi nel paese c'è una sensibilità diffusa sul tema della ripubblicizzazione dell'acqua.La continua interlocuzione con l'On. Scilipoti ci permetterà nel prosieguo dell'iter di capire come e se muteranno gli equilibri parlamentari su tale proposta.Le prossime sedute verranno calendarizzate la prossima settimana, pertanto vi terrò aggiornati sull'evoluzione della cosa.Un caro saluto.
Seduta del 22 Gennaio 2009 - Commissione Ambiente della Camera dei Deputati
1° relazione dell’On. D. Scilipoti a favore della legge d’iniziativa popolare
On. D. Scilipoti in qualità di relatore della legge d’iniziativa popolare.
C. 2
Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico. (iniziativa popolare)
Il provvedimento in esame merita un’attenzione particolare, in quanto si tratta di una proposta di legge di iniziativa popolare, ai sensi dell’articolo 71, comma secondo, della Costituzione, presentata alla Camera dei deputati nella XV legislatura il 10 Luglio 2007 e mantenuta all’ordine del giorno ai sensi dell’articolo 107, comma 4, del Regolamento.
La proposta - che non a caso reca il titolo « Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico » - ha il merito di fornire al Parlamento l’occasione per affrontare in maniera non episodica - ma con uno sguardo d’insieme - una materia sulla quale negli anni recenti si è legiferato in maniera contraddittoria.
Si tratta infatti di una proposta sottoscritta da 406.626 cittadini e cittadine e promossa da centinaia di comitati territoriali e decine di organizzazioni, associazioni e reti nazionali riunite nel Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. La questione posta da questa iniziativa legislativa è di rilevanza epocale e sempre più in modo drammatico al centro della sensibilità collettiva.
Mi preme ricordare, al riguardo, la pubblicazione sulla rivista di Pax Christi, di uno dei più autorevoli sostenitori di questa iniziativa legislativa « dal basso », Padre Alex Zanotelli - che afferma significativamente « Perché proprio in questo momento la lotta per l’acqua ? Perché senza acqua non si può vivere » -, l’acqua costituisce un bene comune dell’umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti.
Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile : dunque, l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, ed è proprio sulla base di questa consapevolezza che viene proposto al legislatore l’obiettivo di arrestare i processi di privatizzazione dell’acqua.
Bisogna, al riguardo, fare un breve accenno alla storia della gestione pubblica dell’acqua in Italia : non si deve dimenticare, infatti, che la legge nazionale per la municipalizzazione degli acquedotti fu approvata dal parlamento nel 1903, sotto il Governo Giolitti ; come in tutti i Paesi europei e negli Stati Uniti, furono i problemi igienico-sanitari, gli alti costi per i cittadini, la necessità di estendere il servizio alle fasce più povere della popolazione, che spinsero alla pubblicizzazione del servizio idrico.
In un momento di crisi, il fatto di poter trasformare l’acqua in una merce e pensare che essa possa entrare in quell’ assurdo gioco speculativo che ad oggi domina il sistema finanziario dei mercati spaventa per il futuro della nostra nazione e dei cittadini.
Nel nostro Paese, come d’altronde quasi ovunque in Europa e nel mondo, fortissime sono state le resistenze nella società, e anche nel mondo politico, rispetto a queste scelte ; infatti, si è assistito al dilagare delle mobilitazioni per la difesa dell’acqua come bene comune. Allo stesso tempo, numerosi enti locali hanno cercato di resistere alla pressione privatizzatrice e l’adesione di molti consigli comunali e provinciali alla campagna per la legge di iniziativa popolare lo testimonia.
In questo quadro, ricordo poi che l’articolo 23 bis del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, ha ridisciplinato il settore dei servizi pubblici locali, affermando che la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica avviene, in via ordinaria, mediante procedure competitive ad evidenza pubblica (le gare), con l’intendo di sostituire la normativa precedente anche settoriale. L’articolo prevede il principio della gara ma regola anche le situazioni in deroga, che “non permettono un efficace ed utile ricorso al mercato”, il cui affidamento della gestione del Servizio idrico Integrato può avvenire “nel rispetto della disciplina comunitaria”.Con ciò viene sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e come tale sarà gestita da multinazionali internazionali, come peraltro già oggi avviene in diversi Ambiti Territoriali Ottimali.
Quando si parla di acqua si parla di falde, si parla di territorio, ambiti che non possono essere affidati a privati. L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita da Enti di diritto pubblico, al minor costo possibile per gli utenti.
Per scongiurare tali scenari, la proposta di legge in esame detta pertanto principi relativi alla gestione delle risorse idriche, con particolare riferimento ai profili della tutela e della pianificazione, interviene sulla disciplina della gestione del servizio idrico integrato, disciplinando anche la fase transitoria e le tariffe del servizio idrico, e reca misure dirette a favorire l’accesso universale all’acqua potabile.
A tal proposito si ritiene importante che l’organizzazione territoriale del servizio idrico integrato si basi sugli ambiti territoriali ottimali, delimitati secondo i seguenti criteri :
rispetto dell’unità del bacino ideografico ;
superamento della frammentazione delle gestioni ;
conseguimento di adeguate dimensioni gestionali definite sulla base di parametri fisici, demografici e tecnici.
La finalità del provvedimento, esplicitata nell’articolo 1, comma 2, è quella di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
Nell’articolo 2 sono contenuti i principi generali dell’uso delle risorse idriche e reca l’esplicito riconoscimento della disponibilità e dell’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile quale diritto inalienabile e inviolabile della persona.
A tal proposito si sottolinea come le lotte contro la privatizzazione e per il diritto d’accesso all’acqua e alle risorse naturali siano state il motore di cambiamenti sociali e politici epocali in un continente come l’America Latina dove paesi come l’Uruguay, la Bolivia, il Venezuela e l’Ecuador, hanno rescisso i contratti con le grandi multinazionali e inserito nella proprie Costituzioni l’acqua come diritto umano universale e la gestione partecipativa e comunitaria del servizio idrico.
L’articolo 3, inoltre, reca i principi relativi alla tutela e alla pianificazione, dettando in particolare disposizioni relative alla predisposizione del bilancio idrico, e conferma l’applicazione dei principi contenuti nella cosiddetta « direttiva acque » sull’informazione e la consultazione pubblica nella redazione degli strumenti di pianificazione. Esso disciplina, poi, le modalità per il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque, per i quali indica specifici vincoli, e conferma il criterio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici, consentendo l’utilizzo delle acque « destinabili all’uso umano » per un uso diverso solo se non siano presenti altre risorse idriche (in tale caso prevedendo che venga decuplicato l’ammontare del relativo canone di concessione).
Per quanto riguarda la gestione del servizio idrico integrato, sulla base dei principi di cui all’articolo 4 e della sua definizione quale servizio pubblico privo di rilevanza economica, il provvedimento prevede la proprietà pubblica e la natura demaniale delle infrastrutture afferenti al servizio idrico e la conseguente inalienabilità e destinazione perpetua ad uso pubblico, nonché la non separabilità della gestione e dell’erogazione del servizio idrico integrato e l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico (articolo 5), con conseguente esclusione, contenuta nell’articolo 6, della possibilità di acquisizione di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato.
Tale ultima disposizione regola anche la fase transitoria, prevedendo in particolare : la decadenza di tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate in concessione a terzi ; nel caso di affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, l’avvio del processo di trasformazione in società a capitale interamente pubblico, con obbligo di successiva trasformazione in ente pubblico ; nel caso di affidamento a società a capitale interamente pubblico, la trasformazione in enti di diritto pubblico. La disposizione demanda ad un successivo decreto ministeriale la definizione dei criteri e delle modalità ai quali le regioni e gli enti locali devono attenersi per garantire la continuità del servizio idrico durante tale fase transitoria.
Segnalo in proposito che anche a Parigi, il servizio di distribuzione dell’acqua, gestito negli ultimi 24 anni da due società private (Suez e Voeolia, le due più grandi multinazionali al mondo), ha deciso di creare un nuovo Ente Pubblico di carattere industriale simile alle nostre aziende speciali verso il quale confluiranno a partire dal 2010 sia le attività di produzione, oggi assicurate da Eau de Paris, sia quella di distribuzione.
L’articolo 7 al fine di attuare i processi di trasferimento di gestione, prevede inoltre l’istituzione di un apposito Fondo nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.
Il provvedimento, sulla base delle norme generali sul finanziamento contenute nell’articolo 8, interviene anche sul profilo della tariffa del servizio idrico integrato, la cui determinazione deve avvenire sulla base del metodo che spetta al Governo definire (articolo 9). Con particolare riferimento all’uso domestico, la tariffa deve coprire i costi ordinari di esercizio del servizio idrico integrato, ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito, che viene fissato in cinquanta litri al giorno per persona. Alla normativa regionale spetta, limitatamente alle fasce di consumo domestico superiori a cinquanta litri, l’individuazione di fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo, nonché la definizione di tetti di consumo individuale oltre i quali l’utilizzo dell’acqua è assimilato all’uso commerciale.
L’articolo 10 afferma il principio del governo democratico della gestione del servizio idrico integrato e, a tal fine, attribuisce agli enti locali il compito di adottare forme di democrazia partecipativa che conferiscano ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione, e alle regioni il compito di definire, attraverso normative di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di tale diritto.
L’articolo 11 istituisce il Fondo nazionale di solidarietà internazionale, che ha la finalità di favorire l’accesso all’acqua potabile per tutti gli abitanti del pianeta e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che garantisca tale accesso.
L’articolo 12 reca disposizioni finanziarie e contiene, tra l’altro, una norma di delega per l’introduzione di una tassa di scopo relativa al prelievo fiscale sulla produzione e sull’uso di sostanze chimiche inquinanti per l’ambiente idrico.
Con il provvedimento in esame, viene quindi proposta una svolta radicale rispetto al « pensiero unico », sospinto da ben solidi interessi, che ha prevalso negli ultimi venti anni e che si è tradotto su scala globale e nazionale nella scelta di politiche volte alla mercificazione dell’acqua e alla privatizzazione della gestione dei servizi idrici.
Segnalo fin da subito che mi sento di condividere pienamente le finalità di tale il provvedimento.
In conclusione, mi riservo di verificare gli elementi che emergeranno nel corso del dibattito e di valutare gli eventuali emendamenti che saranno presentati, per poi procedere, anche acquisito l’orientamento del Governo, alla definitiva conclusione dell’esame del provvedimento, ai fini della discussione in Assemblea.

Piccole battaglie crescono....

Comunicato Stampa
Acqua: accolte le richieste dell’opposizione in Regione, le reti rimangono pubbliche. Comuni liberi di scegliere la gestione diretta
La Commissione Ambiente modifica la legge regionale. In Aula a fine mese l’approvazione
Milano, 21 gennaio 2009 - Dopo un anno di serrate trattative, finalmente il centro-sinistra insieme al comitato dei sindaci referendari ha raggiunto un’importante vittoria sulla questione dell’acqua.
Il Pdl 291 di modifica della legge 26/2003 sul servizio idrico integrato, è stato infatti emendato accogliendo tutte le richieste dei sindaci fatte proprie dall’opposizione in Consiglio regionale. La Commissione Ambiente l’ha quindi votato in modo unanime, con il consenso di Pd, Prc, Sinistra Democratica e Verdi.
L’approvazione del Pdl 291, che deve ora passare al vaglio del Consiglio regionale, va incontro alle ragioni che avevano spinto 154 comuni lombardi a raccogliere le firme per indire un referendum abrogativo regionale.
Oggi, a un testo inizialmente inaccettabile, la Giunta regionale ha presentato quattro emendamenti che recepiscono in pieno le istanze dell’opposizione e dei sindaci. E così, da un lato si vanno a sanare i principi di incostituzionalità della legge 26/03, dall’altro si risponde ai quesiti referendari.
Nello specifico, è stato reso possibile per i Comuni scegliere la gestione diretta (in house) del servizio di erogazione dell’acqua, eventualità precedentemente esclusa dalle leggi regionali in vigore e dalle successive modifiche.
È stato inoltre affermato il principio secondo cui le reti e gli impianti di distribuzione devono rimanere di proprietà interamente pubblica.

venerdì 16 gennaio 2009

La battaglia dell'acqua continua...ed altro su inquinamento.

La battaglia dell’acqua continua…
A tutti gli acquaiolidal riscontro avuto ieri sera dall'On. D. Scilipoti, che ha partecipato alla capigruppo della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, sono venuto a conoscenza del fatto che la legge d'iniziativa popolare è stata calendarizzata presso tale Commissione e messa all'ordine del giorno per giovedì 22 Gennaio 2009. Inoltre è stato definito il relatore che sarà l'On. Domenico Scilipoti del gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori.Molto probabilmente una prima relazione dell'Onorevole sulla legge potrebbe esserci già nella giornata del 22 gennaio, ma di questo ne avremo conferma solamente a seguito dell'incontro che Scilipoti avrà con la Segreteria della Presidenza della Commissione Ambiente martedì 20 gennaio (ore 14.00 circa). A tale incontro verrà definito il percorso della legge, la modalità e i tempi di coinvolgimento del Forum.Con l'Onorevole abbiamo concordato sull'opportunità di un nuovo nostro incontro che si terrà molto probabilmente nella mattinata di mercoledì 21 Gennaio (da definire con precisione lo stesso martedì pomeriggio), onde programmare insieme i successivi passaggi.I tempi sono molto stretti, visto che tra martedì e giovedì della prossima settimana verrà deciso come proseguirà l'iter parlamentare della nostra legge, e per quanto mi sarà possibile cercherò di tenervi costantemente aggiornati in tempo reale.Credo che possiamo ritenerci soddisfatti poichè finalmente riprenderà la discussione della legge.Siamo tutti coscienti che il cammino della legge sarà difficile visto l'attuale panorama parlamentare. La "battaglia" sarà dura, importante è "combatterla" mettendo in campo tutte le nostre risorse. Certamente sarà occasione per riaprire un dibattito pubblico nazionale sul valore dell'acqua e sulla sua gestione.

Un aspetto sottovalutato delle privatizzazioni: Uno studio dell’Università di Oxford –pubblicato ieri dalla più autorevole rivista medica internazionale, Lancet- sulle privatizzazioni accelerate imposte nei paesi dell’Ex Unione Sovietica negli anni ’90.
Alcuni dati :
a) nell’insieme dei paesi dell’Europa orientale e dell’ex Urss, fra il 1991 e il 1994 le privatizzazioni portarono a un aumento del 56% dei disoccupati;
b) nel decennio scorso, quell’aumento del numero dei disoccupati ha portato ad un aumento della mortalità del 12,8%;
c) quell’aumento di mortalità avviene quasi interamente fra i maschi in età lavorativa;
d) lo shock più violento è avvenuto dove si è più selvaggiamente privatizzato : Russia, Kazakhistan, Lituania, Lettonia ed Estonia (con aumento del 300% della disoccupazione);
e) lo shock è stato esponenzialmente aumentato dal fatto che, fino al 1990, in quei paesi, avere il lavoro significava anche avere la casa, l’assistenza sanitaria e un ruolo sociale;
f) a ciò va aggiunta la fine dell’assistenza sanitaria gratuita e il vertiginoso aumento dei prezzi dei farmaci;
g) paesi più arretrati ma con migliore rete familiare di sostegno, come l’Albania, o paesi con organizzazioni di difesa sociale più efficienti, come la Polonia o la Repubblica Ceca, hanno avuto un impatto negativo ma non così devastante.

BAMBINI E TUMORI
Qualche elemento di riflessione per i nostrani centrodestri e piddini….se almeno imparassero a studiare, tra una dichiarazione ai mass media e l’altra..
Infatti nessuno parla dell'aumento dei tumori soprattutto nei bambini e soprattutto in Italia, tristissimo record tra i Paesi cosiddetti "sviluppati". I bambini non si drogano, i bambini non bevono, i bambini non fumano (il loro fumo, spesso quello dei genitori o della città inquinata...); i bambini non hanno (ancora) le condizioni di stress predisponenti tipiche degli adulti. I bambini con i loro tumori sono considerati dunque la più diretta espressione dell'inquinamento ambientale sull'uomo (vedere per chi non crede il lavoro pubblicato su Lancet 2007 commissionato dalla OMS e il recente drammatico rapporto AIRTUM 2008 dedicato proprio ai tumori infantili in Italia).Certo la CO2 deve essere ridotta, ma sui sul suo reale impatto per la quota di prodizone umana su evoluzioni millenarie del clima NON c'e' il consenso che alcuni media in Italia vogliono lasciar credere. In ogni caso sono eventi climatici che si manifestano nel lungo o lunghissimo periodo.Ma nel brevissimo e nel breve ci sono 200 morti "bianche" ogni anno certificate dall'INAIL nelle fabbriche non da incidente, ma da malattia da intossicazione da inquinanti. Di queste morti nemmeno il nostro presidente della Repubblica ne parla.Nel brevissimo e breve periodo ci sono interi pezzi di questo povero territorio chiamato Italia persi per sempre per inquinamento "irreversibile" per cui in Francia si paga e caro con una magistratura attentissima al danno ambientale, da noi si fa finta di non vedere. In Abruzzo si va in galera pochi giorni per il mercato immondo delle cliniche private, ma del piu' grave, gravissimo inquinamento cercato e voluto da generazioni di politici di destra e di sinistra al potere in quella Regione (un esempio tra i tanti) nessuno ne parla.Il fiume Pescara e' morto da anni. E da anni 400.000 abruzzesi hanno bevuto acqua non potabile pesantemente inquinata da discariche illegali di residui tossici dell'industria chimica locale.Abbiamo denunciato duramente questa mistificazione culturale della 'CO2 uber alles' al Forum dei Movimenti di Aprilia e abbiamo sentito un politico di Rifondazione Comunista fare un intervento di 5 minuti dedicato a contestare i dati oggettivi delle morti operaie nelle fabbriche e dei civili fiori dalle fabbriche. Non abbiamo potuto discutere con quel politico perche' come solito dopo l'intervento di vetrina e' andato subito via. Ma non ci siamo stupiti. Abbiamo preso atto da tempo che il "pensiero unico" unisce ormai la destra liberista e tutta la sinistra partitica.La stessa denuncia viene portata vanti da anni dai Medici per l'Ambiente dell'ISDE e da Medicina Democratica. E da tanti ricercatori che da anni denunciano questo disastro soprattutto in Italia. Nell'indifferenza dei media e delle Istituzioni.Andate a vedere con i vostri occhi e respirare per qualche ora l'aria di Brescia vicino al "piu' moderno inceneritore" d'Europa o a Bussi cimitero della piu' grande discarica chimica illegale d'Europa oppure a Brindisi al petrolchimico oppure nell'inferno di Gela o nelle contrade della Campania dove la propaganda di regime nasconde tonnellate di rifiuti che ancora oggi bruciano...Andate nell'Amiata dove in nome della divinita' ENEL si uccide un intero territorio con una geotermia esaperata tanto da liberare dal sottosuolo tonnellate di gas tossici. Andate a vedere i guard rail sulle strade dell'Amiata, ormai costruiti in legno, perche' quelli in acciaio durano lo spazio di un mattino, divorati dalle emissioni acide. Altro territorio sacro agli Etruschi e ricco di tradizioni popolari e di sinistra distrutto dalla cecita' dei partiti di oggi.Ma soprattutto vorrei invitare il parlamentare di Rifondazione Comunista a trasferirsi a vivere nei borghi vicini all'ILVA di Taranto dove le pecore stramazzano al suolo fulminate dal carico letale di diossina che assumono dai pascoli contaminati.In questa città della Puglia, il numero delle morti per tumori è aumentato di oltre il 100% dal 1971 ad oggi. Pensate che l'Ilva di Taranto è responsabile da sola di ben il 9% delle emissioni totali di diossina prodotte in tutta Europa. Con grande ritardo e dopo durissime lotte dei movimenti e delle associazioni per il 2009 la Regione Puglia ha varato una legge che riduce il tetto per le emissioni di diossina rispetto al limite nazionale pari a 10 nanogrammi a metro cubo. Di fatto, ha dichiarato guerra all'Ilva di Taranto, gestita dal gruppo Riva. Entro aprile 2009 i nuovi limiti agli inquinanti per gli impianti dovranno essere pari a 2,5 nanogrammi a metro cubo.Per il 2010 la stessa legge regionale prevede che entro il 31 dicembre gli i inquinanti non potranno superare la soglia di 0,4 nanogrammo a metro cubo. Se non si adeguerà, l'Ilva sarà costretta a chiudere gli stabilimenti.Certo, e' vero, la CO2 nel lungo periodo e' un problema. Ma nel lungo periodo saremo tutti morti.

mercoledì 14 gennaio 2009

Israele e Palestina solo guerra quali risvolti?

Israele, Palestina e l´acqua
FIRENZE. Le ragioni dell’ennesimo inasprimento del conflitto Israelo-Palestinese sono molte, alcune ormai storiche e ci sono state raccontate dagli analisti anche in questi giorni. Noi non ci torniamo anche perché esula dalle nostre competenze. Facciamo notare però che gli attriti in Medio Oriente riguardano anche la carenza di risorse e l’ineguale distribuzione. Ed in testa alla lista c’è sicuramente l’acqua. La guerra dei Sei Giorni datata ormai 1967 è stata anche la risposta di Israele all’idea della Giordania di deviare il fiume Giordano per gli usi personali (lo abbiamo scoperto magari qualche anno dopo). Le conquiste israeliane in quell’occasione hanno permesso tra l’altro di avere accesso alla parte superiore del bacino del fiume e di controllare la falda sotto la West Bank con un aumento delle risorse idriche per Israele del 50%. Conflitti, ma pure discussione politica accesa che su questo tema ha portato anche piccoli e parziali frutti come il Programma di sviluppo idrico comune ai due stati datato 1993. Ma Israele non ha accettato di dividere le risorse in parti uguali. Secondo l’accordo di Oslo del 1995 Israele ha mantenuto il controllo completo delle riserve idriche della West Bank (nella zona della falda acquifera di montagna), ha avuto a sua disposizione le acque del fiume Giordano con estrazioni fino al 75% delle disponibilità. Secondo le fonti (solo alcune palestinesi) come la Società accademica palestinese per lo studio degli affari internazionali di Gerusalemme, ed alcuni studi come “Evaluating Water Balances in Israel”, nella West Bank alcuni palestinesi sopravviverebbero con 35 litri di acqua al giorno per uso domestico. La carenza di risorsa idrica nell’area è un dato oggettivo anche se con alcune diversità rispetto alla pressioni sulle falde e alla loro capacità di ricarica. Secondo dati relativi all’anno 2000, la falda acquifera di montagna ad ovest è sfruttata oltre la possibilità di ricarica (362 milioni di metri cubi all’anno, contro una pressione di prelievo di 374); il prelievo è effettuato al 94% da Israeliani (per Israele e per gli insediamenti); stessa situazione per la falda acquifera di montagna al nord, dove il prelievo Israeliano è al 72%; mentre situazione più omogenea si registra ad est dove la falda in proporzione è in condizioni quantitative migliori e il prelievo israeliano si attesta circa sul 56% del totale. La falda acquifera della costa è in sofferenza e comunque tutta a disposizione degli Israeliani. La zona è rifornita con il Vettore idrico nazionale, il tubone di 200 km di canali a cielo aperto che trasportano da nord a sud 400 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno. A Gaza si registra una delle situazioni più critiche: il prelievo massiccio (120 milioni di metri cubi l’anno) ha portato alla salinizzazione della falda che si ricarica solo per 55 milioni di metri cubi. In questo caso ovviamente il prelievo è quasi interamente palestinese. I dati vanno tutti presi con un minimo di prudenza ma consultando anche altri siti (www.ecoisp.com, www.Israel-mfa.gov., www.wws.princeton.edu) si ricava un dato complessivo relativo al 2002 che vede confermare lo squilibrio idrico per l’acqua ad uso domestico: i Palestinesi hanno una disponibilità di 71 litri al giorno contro i 350 per gli Israeliani. Certo la pace non passa solo per una redistribuzione eguale delle risorse ma pensiamo che non si possa prescindere da questa per alimentare almeno la speranza.

I raccolti agricoli influenzati dal riscaldamento globale...ed altro ancora

ROMA. L’ondata di calore che investì l’Europa nell’estate 2003 non provocò solo migliaia di vittime, ma fece diminuire anche i raccolti nei campi. In Francia per esempio, la temperatura media salì di circa 3,6 °C e la produzione di grano e frutta crollò del 25%. Qualcosa di analogo è successo nel 1972 in Russia e Ucraina, allora ancora insieme nell’Urss: un aumento della temperatura media compreso tra 2 e 4 gradi nei mesi di luglio e agosto provocò una diminuzione dei raccolti annuali di grano dell’intera Unione Sovietica del 13%. Il prezzo del cereale sui mercati mondiali aumentò di tre volte. C’è dunque una stretta correlazione tra anomalie della temperatura, raccolta nei campi e prezzi agricoli. Tutto questo ha messo sull’avviso David Battisti, della University of Washington, a Seattle, e l’economista Rosamond Naylor della Stanford University di Palo Alto, in California, e ha indotto i due ricercatori americani a cercare di prevedere cosa succederà all’agricoltura in un regime di alta temperatura conseguente ai cambiamenti del clima. Hanno così preso in esame 23 diversi modelli di previsione formulati dall’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) e hanno concluso (i risultati sono stati pubblicati venerdì scorso sulla rivista Science) che c’è il rischio concreto che i raccolti mondiali, da qui alla fine del secolo, possano diminuire di un valore compreso tra il 20% e il 40% rispetto ai livelli attuali.Tra il 2080 e il 2100 in Francia, per esempio, la temperatura media estiva potrebbe essere stabilmente più alta di 3,7 °C rispetto alla media attuale. In pratica ogni estate sarà come quella del 2003. Di conseguenza i raccolti crolleranno, prevedibilmente, come nel 2003.Più in generale, per ogni grado di aumento della temperatura è lecito attendersi una diminuzione del raccolto compreso tra il 2,5 e il 16%. La situazione più grave si presenterà ai tropici, dove i modelli di previsione dicono che le anomalie termiche si verificheranno con maggiore frequenza e radicalità. Proprio nelle regioni che da qui a fine secolo vedranno raddoppiare la popolazione, che passerà da 3 a 6 miliardi di persone, potrebbe verificarsi una riduzione delle rese di riso, mais e altri alimenti fondamentali del 40%. Che fare? Battisti e Naylor propongono di investire in infrastrutture per adattarsi il meglio possibile alla nuova situazione. La proposta smonta in parte le critiche, secondo cui le previsioni non tengono conto delle politiche di adattamento che verranno messe a punto da qui a fine secolo. Tuttavia c’è una strada parallela da percorrere: intensificare gli sforzi per prevenire i cambiamenti del clima.
LIVORNO. La decisione del governo senegalese di vietare i sacchetti di plastica non biodegradabili (della quale Greenreport ha parlato pochi giorni fa) ha travato un´insospettabile critico: il Wwf della Western african marine ecoregion (wamer)n. Il decreto entrerà in vigore il 31 dicembre ed è stato approvato a novembre dal ministero del commercio di Dakar. Il coordinatore regionale del Wwf, Pape Samba Diouf, ha convocato una conferenza stampa ed ha «vivamente condannato la decisione non concertata del governo sul divieto e la vendita di plastica non biodegradabile». Secondo Diouf «la data deve essere rivista dal governo. Comprendiamo la posizione del governo di fronte al pericolo e a tutti i danni che i sacchetti di plastica possono causare, in particolare il degrado dei suoli, ai meccanismi di arricchimento dell´ambiente marino, i problemi per agricoltura, bestiame, e paesaggio ma non siamo d´accordo con la maniera in cui è stata presa questa decisione». Il coordinatore regionale del Wwf dice addirittura che «Al riguardo, si deve accordare una moratoria da 3 a 5 anni, prendendo esempio dalla Francia». Nel 2005 la Francia, (come ha poi fatto l´Italia), ha vietato i sacchetti di plastica ma la decisione entrerà in vigore solo nel 2010. Va anche detto che in Francia Regioni come la Corsica hanno già vietato da tempo, e velocemente, i sacchetti di plastica. Ma mentre il Panda in Europa critica i rinvii, il Wwf dell´Africa occidentale sembra preoccupato di altro: «Ci sono delle fabbriche che lavorano con la plastica. Ci sono anche dei padri di famiglia che lavorano in queste industrie – dice Diouf – delle famiglie intere che dipendono da queste fabbriche: fermarli domain non farà che accrescere il tasso di disoccupazione. Devono avere un preavviso. Occorre che lo Stato metta in campo delle alternative per permettere ai protagonisti di potersi eventualmente preparare».Per Diouf quella del governo è una fuga in avanti perché il ministero della protezione della natura, Wwf Wamer el´Ong Envipêche sstanno sviluppando un progetto di lotta all´inquinamento dei sacchetti di plastica che creerebbe lavoro per le donne e i giovani. Une delegazione senegalese è andata in Tunisia per studiare un esempio riuscito di raccolta di sacchetti di plastica che il piccolo Paese arabo importa dalla Cina (che li ha proibiti a giugno) e dall´India.Il Wwf Wamer apprezza la buona volontà del governo, ma lo invita «ad una larga concertazione con tutti gli interessati, in particolare con la società civile e il settore privato, e ad uno studio approfondito del problema prima di prendere una decisione definitiva Dall´anno scorso studiamo la legislazione di più Paesi in materia di gestione dei rifiuti di plastica ed abbiamo elaborato un modello per il Senegal e vorremmo dare il nostro sostegno al governo in questo sforzo». Evidentemente, visto da Dakar il problema dei sacchetti di plastica è diverso da quello che si vede a Parigi (ma anche in Bangladesh che ha proibito i sacchetti da diversi anni), rimane il mistero di un´associazione ambientalista che localmente non chiede di aiutare le fabbriche di plastica a riconvertirsi nella produzione di bio-materiali (diventando così un leader dell´innovazione africana del settore) ma sceglie la strada del riciclaggio della plastica in un Paese che ha immensi problemi di raccolta e gestione spicciola e quotidiana dei rifiuti solidi urbani

lunedì 12 gennaio 2009

Perchè mangiare bio...? Vedere qui sotto cosa troviamo nelle nostre acque.

Acque avvelenate – Secondo l’Ispra ci sono 130 pesticidi diversi nei fiumi e nei bacini italianiNel 36,6% dei casi le concentrazioni superano i limiti di legge delle acque potabili.
Roma, 7 gennaio – Nelle acque italiane sono stati rinvenuti 131 pesticidi diversi. Lo ha reso noto l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che ha pubblicato i dati sul monitoraggio nazionale dei residui di prodotti fitosanitari (meglio noti come pesticidi) nelle acque condotto nel 2006. Nel 36,6% dei casi, dunque, secondo l’Istituto le concentrazioni superano i limiti di legge delle acque potabili. L’Ispra, raccogliendo l’eredità dell’Apat, sta proseguendo un’attività di coordinamento del piano nazionale di monitoraggio dei pesticidi nelle acque, avviata nel 2003. L’attività coinvolge le Regioni e le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente che effettuano le indagini sul territorio e trasmettono i dati all’Istituto.I prodotti fitosanitari sono le sostanze utilizzate per la protezione delle piante. Essendo concepiti per combattere organismi nocivi per le produzioni agricole, sono potenzialmente pericolosi anche per gli organismi viventi in generale e per l’uomo. In Italia si impiegano circa trecento tipi di sostanze diverse, per un quantitativo complessivo di circa 150mila tonnellate all’anno. I dati relativi al 2006 mostrano una contaminazione diffusa nelle acque superficiali, dove è stata riscontrata nel 57,3% dei 1.123 punti di monitoraggio, nel 36,6% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla legge per le acque potabili. Nelle acque sotterranee, invece, sono risultati contaminati a diverso grado il 31,5% dei 2.280 punti totali di rilevamento, con il superamento dei limiti di potabilità nel 10,3% dei casi. Si ritrovano nelle acque tutte le tipologie di sostanze, ma gli erbicidi sono quelle più comunemente rinvenute. Tra le contaminazioni più diffuse c’è quella dovuta alla terbutilazina, utilizzata in particolare nella coltura del mais e del sorgo. Questa contaminazione è diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del centro-sud. Nel 2006 sono 18 le regioni che hanno trasmesso i dati all’Ispra. Sono stati monitorati complessivamente 3.403 punti, per un totale di 11.703 campioni, con un buon incremento rispetto agli anni precedenti della copertura territoriale e della significatività delle indagini

La vera storia della guerra del gas!

Perbaccoski! Ecco i veri retroscena del bisticcio tra Russia e Ucraina sul gasIl 25 novembre scorso Miller (Gazprom) e Dubita (Naftogaz Ukrainy) avevano raggiunto un accordo (bada bene) solamente verbale per il pagamento ucraino del gas russo. Poi il Governo di Kiev (filoUsa e senza soldi) ha fatto marcia indietro.
Mosca, 7 gennaio – Sono stati interrotti tutti i rifornimenti di gas destinati all'Europa in transito dalla Russia per l'Ucraina e diretti all’Europa. Secondo Kiev, all’origine ci sono Gazprom e il Cremino, rei di aver lasciato al freddo il Paese, da fonte russa la responsabilità è da attribuirsi tutta a Naftogaz e al presidente ucraino Viktor Yushchenko, che negli ultimi tre giorni ha fatto chiudere tutti i gasdotti di transito verso l’Europa e non ha consentito neppure l’accesso di Gazprom ai vari siti di stoccaggio (10 miliardi di metri cubi di gas). Miller ha anche accusato l’Ucraina di utilizzare il gas “fermo” per i consumi interni. Il presidente russo Medvedev, nel corso di un incontro con il ministro dell’Economia tedesco Michael Glos, ha detto: “l’Ucraina è responsabile per tutto ciò che sta avvenendo” e ha anche reso noto che il Paese ha chiuso anche l’ultimo gasdotto di passaggio che era rimasto aperto.E se l’Italia, attraverso il ministro Scajola, ha tranquillizzato tutti dicendo che il nostro Paese dispone di riserve di gas che coprono il fabbisogno per settimane, altri Paesi, come ad esempio la Turchia, hanno confermato il blocco completo delle forniture via Ucraina, sottolineando però che la misura riguarda solo il gas proveniente da Ovest e non da quello del Blue Stream, che arriva dalla Russia direttamente, passando sotto il Mar Nero. Stesso allarme anche in Polonia, dove i rubinetti sono stati chiusi all’85%.Ma come mai si torna a parlare di guerre del gas, e quali sono le responsabilità di Gazprom (principale esportatore di gas e attore principale della vicenda), di RosUkrEnergo, operatore responsabile per la consegna di gas acquistato, e dell’acquirente al confine ucraino Naftogaz Ukraine? Facciamo un po’ di ordine, partendo dai fatti. Aldilà delle questioni geopolitiche (l’Ucraina dopo la rivoluzione “arancione” si è allontanata “troppo” da Mosca, avvicinandosi al nemico storico americano… ) in questa vicenda pendono questioni meramente economiche e di conti da saldare. Il 25 Novembre scorso Alexej Miller, presidente del consiglio di direzione di Gazprom, e Oleg Dubita, presidente del consiglio di direzione di Naftogaz Ukrainy, si erano incontrati raggiungendo un accordo verbale che prevedeva il pagamento da parte di Naftogaz Ukrainy, entro il 1° dicembre scorso, del gas fornito a settembre 2008, e di parte delle somme dovute per il gas fornito a ottobre 2008. Durante la trattativa era stato chiarito che Naftogaz Ukrainy avrebbe dovuto saldare il debito esistente prima di poter passare a contratti a lungo termine con Gazprom. Il 2 dicembre Gazprom fa sapere che contrariamente quanto concordato, Naftogaz Ukraine aveva pagato solo una parte del debito di settembre e nulla di quanto dovuto per ottobre e che l’onere rimanente di Naftogaz Ukraine per le forniture di gas a settembre, ottobre e novembre ammontava a circa $ 2,2 milioni. Entro fine anno il debito (comprese le penali pari al 3% al giorno) è poi arrivato a circa 3 milioni di dollari. All’inizio dell’anno è avvenuto poi un nuovo incontro per sbloccare la situazione sulla quale pesa la nuova fattura di dicembre che, complice il freddo invernale, si è impennata fino a 614 milioni di dollari più penali. E qui nasce il nucleo centrale del contenzioso, vale a dire il nuovo prezzo che l’Ucraina è disposta a pagare il gas in futuro: secondo Gazprom si deve avvicinare sempre più a prezzi di mercato, per Kiev, soffocata da una drammatica crisi economica, il prezzo è troppo alto da sopportare. L’offerta russa è per un prezzo fisso di $ 250 per 1000 metri cubi di gas per tutto il 2009, ma l’offerta viene rifiutata. Di qui la crisi delle ultime ore: secondo Gazprom, il giorno della Befana gli ucraini hanno chiuso tre dei propri gasdotti destinati all'esportazione di gas con un flusso di gas attraverso l'Ucraina ridotto a 1/7 del normale: gli stessi stoccaggi di gas RosUkrEnergo da oltre 10 miliardi di metri cubi di gas in stoccaggi sotterranei sarebbero anch’essi bloccati. Solo 40 milioni di metri cubi di gas starebbero di fatto arrivando ai clienti di Gazprom (nelle ultime ore si è appreso però che anche le ultime pipeline sono state chiuse. Da fonte Naftogaz si grida che è Mosca ad aver chiuso i rubinetti in direzione Kiev. Da questo punto ripartono adesso le trattative previste (con una certa urgenza soprattutto dai Paesi interamente dipendenti da Gazprom, Bulgaria e Macedonia) per i prossimi giorni.

nuovi campi di concentramento!

Se Auschwitz, al pari di Hiroshima, è stato il simbolo degli orrori del XX° secolo, Gaza vanta con Falluja (Iraq) ottime credenziali per assurgere ad emblema delle atrocità del XXI°. Nella «prigione a cielo aperto» di Gaza (28, 30 dicembre, 4, 6, 7 gennaio), ad una situazione già drammatica a causa del "blocco" –che ha ulteriormente inasprito l’occupazione israeliana, nodo di fondo insoluto della questione palestinese (28, 30 dicembre, 3, 8 gennaio)– si sono aggiunti i bombardamenti. Questo è parte di un piano secondo alcuni ideato da tempo (6, 8 gennaio) per sottomettere una volta per tutte la popolazione locale (8 gennaio) se non addirittura promuovere l’ennesima "pulizia etnica", il fondamento dello Stato d’Israele (23 dicembre) che, al di là dei ritriti slogan sul "processo di pace" (30 dicembre), mira solo a ripulire dagli arabi la terra di Palestina per "riunire" l’inesistente "popolo ebraico" (24, 26 dicembre). I bombardamenti israeliani, «illegali» e «crimini contro l’umanità» anche per l’ONU (27 dicembre, 9 gennaio), stanno causando una carneficina di donne, vecchi e bambini, oltre alla distruzione di campi profughi, infrastrutture sanitarie, scuole, moschee, palazzi interi (28, 30, 31 dicembre, 2, 3, 7 e 8 gennaio). Dal fosforo bianco ai nuovi ordigni "Dense inert metal explosive" (5, 7, 8 e 9 gennaio), Israele non risparmia l’uso di armi proibite dalle convenzioni internazionali e dagli effetti terrificanti. Ma tutto è permesso all’"unica democrazia del Medio Oriente", unica davvero in tema di menzogne (29 dicembre, 4 gennaio)! Impunità garantita, grazie al sostegno degli USA (10 gennaio) e alla condiscendenza del cosiddetto "Occidente", tra cui non mancano di distinguersi, per servilismo, il governo Berlusconi ed i mass media di casa nostra. Si ha un’idea delle morti, delle mutilazioni e delle distruzioni provocati quotidianamente dai bombardamenti? Si dia un’occhiata a questo video ed a quelli collegati, veri e propri documentari dalla Striscia: http://www.youtube.com/watch?v=d5KyhllGXiE&feature=related.

Tutto questo non dice ancora tutto di quel che sta avvenendo a Gaza. Ci sono una popolazione ed una resistenza che si mostrano indomite all’aggressione e nient'affatto disposte a piegarsi. Soprattutto in questi tremendi giorni Gaza rappresenta il Davide provvisto di pochi mezzi che eroicamente fronteggia il vile Golia sionista, tanto spietato e vigliacco nel massacrare dall’alto civili inermi (1 gennaio) quanto in difficoltà nel fronteggiare gli scontri corpo a corpo sul terreno di battaglia (2, 10 gennaio). Gaza incarna oggi i valori universali ed eterni della solidarietà e della resistenza popolare, assurge a simbolo della lotta per la tutela della propria libertà e dignità e per una vita degna di essere vissuta, lotta che approverebbe persino il "non violento" Mahatma Gandhi (26 dicembre). Le autorità israeliane pensavano che, massacrando con i bombardamenti, sarebbero riusciti a vincere nel più breve tempo possibile (30 dicembre). La loro cieca furia assassina sta producendo invece un rafforzamento della resistenza palestinese (2, 3 gennaio), oggi incarnata dal movimento «apparentemente religioso» (1 gennaio) di Hamas, che proprio grazie ai bombardamenti sta incrementando la propria popolarità a Gaza ed in Cisgiordania (30, 31 dicembre, 2, 9 gennaio) oltre che nel mondo arabo (29 dicembre, 3, 8, 9 gennaio).

Dal notiziario (stavolta concentrato solo sui fatti di Gaza, sulla Palestina) riteniamo importante richiamare la notizia che segue, nonostante sia espressione di una larghissima minoranza:
10 gennaio. Ascolta, Israele! Stefano Nahmad, della Rete degli ebrei contro l’occupazione, scrive una lettera ai massacratori sionisti, pubblicata su il Manifesto di ieri: «hai fatto una strage di bambini e hai dato la colpa ai loro genitori dicendo che li hanno usati come scudi. Non so pensare a nulla di più infame (…) li hai chiusi ermeticamente in un territorio, e hai iniziato ad ammazzarli con le armi più sofisticate, carri armati indistruttibili, elicotteri avveniristici, rischiarando di notte il cielo come se fosse giorno, per colpirli meglio. Ma 688 morti palestinesi e 4 israeliani non sono una vittoria, sono una sconfitta per te e per l'umanità intera». Nahmad, ricordando che anche la sua famiglia ha subito le persecuzioni naziste, proclama di rinnegare lo Stato di Israele. «Io oggi sono palestinese. Io sto dalla parte del popolo palestinese e della sua eroica resistenza. Io sto con l'eroica resistenza delle donne palestinesi che hanno continuato a fare bambine e bambini palestinesi nei campi profughi, nei villaggi tagliati a metà dai muri che tu hai costruito, nei villaggi a cui hai sradicato gli ulivi, rubato la terra. Sto con le migliaia di palestinesi chiusi nelle tue prigioni per aver fatto resistenza al tuo piano di annessione (…) Ascolta Israele, ascolta questi nomi: Deir Yassin, Tel al-Zaatar, Sabra e Chatila, Gaza. Sono alcuni nomi, iscritti nella Storia, che verranno fuori ogni qualvolta si vedrà alla voce: Israele».

venerdì 9 gennaio 2009

Report incontro Forum Italiano dei movimenti dell'acqua

REPORT RIUNIONE CAMPAGNA CONTRO ACEA
Roma, 13 dicembre 2008


Presenti alla riunione : Comitato Acqua Pubblica Velletri, Coordinamento romano acqua pubblica, Comitato Aniene, Comitato umbro acqua pubblica, Osservatorio Oppidum/Consorzio città dell'altra economia, Nodo romano Rete Lilliput/Laboratorio Decrescita, Confederazione Cobas, Cobas Acea, Attac Italia, Action, A Sud, FpCgil, Yaku, Segreteria operativa Forum italiano dei movimenti per l'acqua.

La riunione, molto ricca di interventi e di racconti da parte delle diverse realtà presenti sugli effetti delle gestioni Acea nei singoli territori, sia dal punto di vista della gestione privatistica dell'acqua, sia da quello dei danni ambientali relativi ai corsi d'acqua e alle politiche legate all'energia e ai rifiuti, ha visto tutti i presenti sottolineare la necessità di una campagna che, mantenendo una forte caratterizzazione territoriale, sappia al contempo prendere di petto il "pianeta Acea" come modello multinazionale con un unico disegno : la finanziarizzazione dei servizi pubblici locali, la sottrazione dei beni comuni a scopo di business, la nocività e gli attacchi alla salute come variabili dipendenti dei profitti, l'espropriazione di democrazia.
Numerosi sono stati gli esempi in questa direzione. Dalle politiche tariffarie differenziate, per cui ciò che non si osa fare nella città di Roma lo si mette in atto spremendo la provincia e gli altri territori, alla commistione acqua-rifiuti con un forte ingresso di Acea nelle politiche di smaltimento romane, laziali e umbre. Dai tentativi espansionistici sul territorio italiano, che vede Acea presente nel Lazio, in Toscana, in Campania, in Umbria alle presenze all'estero (acqua in Honduras, rifiuti in Egitto e Senegal).
Diversi interventi hanno sottolineato come la battaglia contro Acea debba chiamare in causa direttamente anche le istituzioni, dalle Regione alle Province ai singoli Comuni, tutti da richiamare alla propria responsabilità di rappresentanti eletti, del cui operato devono rispondere ai cittadini e alle comunità territoriali.

Un primo punto condiviso e da più parti sottolineato è stata la necessità di mettere in comune i saperi, le conoscenze e le diverse esperienze territoriali, favorendo la costruzione collettiva di un vero e proprio osservatorio e dossier su Acea.
Da questo punto di vista, la prima ipotesi operativa è quella di aprire una collaborazione diretta con l'Osservatorio Oppidum (osservatorio sulle multinazionali) che può costruire una scheda aggiornata di mappatura sulla presenza di Acea, la sua composizione societaria etc., mentre il sito del Forum italiano dei movimenti per l'acqua può aprire uno spazio su Acea, dentro il quale raccogliere il materiale proveniente dai diversi territori e dalle diverse esperienze di lotta.
L'idea è quella di ospitare materiale didattico/informativo che aiuti tutti gli attivisti a districarsi tra le diverse istituzioni coinvolte e tra i diversi documenti da conoscere per rendere più incisive le vertenze territoriali contro Acea e di costruire un vero e proprio dossier sul pianeta Acea raccogliendo la ricca documentazione di ogni territorio coinvolto e in lotta.

Il secondo punto condiviso è stato quello di pervenire, una volta socializzate le conoscenze, alla costruzione di una piattaforma di obiettivi che siano generali da una parte , ma declinati territorialmente a seconda delle diverse specificità territoriali e del diverso stato di conflittualità e sensibilizzazione di ciascun territorio.
Nella generale consapevolezza che quella che si sta aprendo è una campagna lunga e difficile, l'orizzonte condiviso a cui tutti si tende è la ripubblicizzazione e la riappropriazione sociale dei beni comuni e dei servizi pubblici locali.
Verso questo orizzonte, ogni territorio esprimerà il proprio livello di vertenzialità specifico e, a partire da questo, la campagna dovrà arrivare ad evidenziare obiettivi comuni di lotta e di mobilitazione, capaci di rafforzare le singole esperienze territoriali e nel contempo di porre ad un livello più elevato e complessivo la vertenza contro Acea in quanto tale.

Un campo vasto di azione sarà senz'altro costituito dalla lotta sulle tariffe, sia perché direttamente in grado di mettere in difficoltà le gestioni privatistiche, sia perché elemento di immediata percezione e aggregazione, sia infine perché diversi recenti provvedimenti (sentenze contro la retroattività degli aumenti, sentenze contro l'illegittimità del pagamento della quota parte relativa alla depurazione in assenza degli impianti etc.) rendono possibili vertenze di massa.

Il terzo punto condiviso è stato quello di proporsi di delineare un percorso di azione e di mobilitazione, che metta assieme il lancio della campagna con la proposta di iniziative che possono essere tanto territorialmente diffuse, quanto concentrate in mobilitazioni unitarie.
Le ipotesi accennate ponevano di volta in volta l'accento sulla territorialità piuttosto che sulla centralità; si è comunemente concordato che la definizione del percorso sarà oggetto specifico della discussione nella prossima riunione. Nel contempo, si è già decisa una presenza numerosa alla prossima Conferenza dei Sindaci dell'ATO 2 (data non ancora disponibile), che dovrà trattare delle tariffe relative alla quota parte della depurazione.

Si è da più parti sottolineata la necessità di saper agire con grande capacità nel campo della comunicazione, soprattutto di fronte ad un universo complesso come quello della privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici locali, per rendere accessibile a tutti –e non solo ad attivisti particolarmente motivati- le conoscenze rispetto ai processi in corso e aumentare la consapevolezza collettiva sull'espropriazione dei beni comuni e dei diritti sociali.

Si è sottolineata inoltre la necessità di un coinvolgimento e di un rapporto diretto con il mondo dei lavoratori, sia perché direttamente coinvolti dalle conseguenze delle privatizzazioni, sia perché la collaborazione con gli stessi, laddove si è realizzata –ad esempio in Toscana- ha reso più forti le comuni mobilitazioni.

Si è sottolineata infine la necessità di un coinvolgimento, oltre che di tutti i comitati per l'acqua presenti nei diversi territori gestiti da Acea, anche di tutti gli altri movimenti in campo che hanno come diretta controparte Acea (il comitato contro l'inceneritore di Albano, quelli umbri contro discariche e inceneritori, per fare degli esempi), chiedendo loro, nella specificità di ogni esperienza, di partecipare alla campagna.

Al termine della discussione, sono state prese queste ulteriori decisioni :

a) di costruire un primo indirizzario email fra i partecipanti alla riunione;

b) di preparare una bozza di appello per il lancio della campagna, da sottoporre a tutti i comitati e a tutte le realtà in lotta contro Acea per proporre loro l'adesione e la presenza alla prossima riunione;

c) di avviare lo spazio osservatorio sui due siti di Oppidum e del Forum italiano dei movimenti per l'acqua raccogliendo dalle diverse esperienze territoriali tutto il materiale già esistente e utile alla costruzione del dossier;

d) di avviare un gruppo di lavoro sulla comunicazione per la campagna;

e) di riconvocarci per sabato 24 gennaio alle ore 14.30 presso l'ex Rialto, via S. Ambrogio , per discutere di : stato del dossier e dell'osservatorio; proposte per la piattaforma della campagna; lancio della campagna; iniziative di mobilitazione.-- Paolo Carsetti

venerdì 2 gennaio 2009

Cosa è cambiato dalla Roma antica ad oggi?

Panem et circenses
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Panem et circenses (letteralmente, Pane e giochi del circo) è una locuzione in lingua latina molto conosciuta e spesso citata. Era usata nella Roma antica.
Contrariamente a quanto generalmente ritenuto, questa frase non è frutto della fantasia popolare ma ha un autore specifico. È stata creata infatti dal poeta latino Giovenale (Satire, 10 81).
Questo poeta fu un grande autore satirico: amava descrivere l'ambiente in cui viveva, in un'epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare - un po' come, secondo alcuni, accade anche oggi - con elargizioni economiche e con la concessione di svaghi (in questo caso le attività circensi che si svolgevano negli anfiteatri quali il colosseo romano) a coloro che erano governati.
Per estensione, la locuzione è stata successivamente usata, soprattutto in funzione critica, per definire l'azione politica di singoli o gruppi di potere volte a attrarre e mantenere il consenso popolare mediante l'organizzazione di attività ludiche collettive, o ancor più specificatamente a distogliere l'attenzione dei cittadini dalla vita politica in modo da lasciarla solo alle élite. Con intenzione simile, si è usata l'espressione Feste, farina e forca per definire la vita nella Napoli del periodo borbonico, in cui all'uso di feste pubbliche e di distribuzioni di pane si accompagnava la pratica di numerose impiccagioni pubbliche come dimostrazione della capacità del potere politico di assicurare il mantenimento della legalità.
Per i tempi moderni il "circenses" è rappresentato dal mondo ovattato dello Show-biz, il mondo irreale ma realistico propinatoci dalla televisione sia essa di Stato o "libera".
Sta solo a noi cogliere la differenza tra "propaganda" ed informazione.
Oggi esiste la possibilità per tutti di poter approfondire la propria conoscenza. Non abbiamo più scusanti.
Un popolo ignorante e rozzo è più facilmente manipolabile di un popolo edotto. Ognuno faccia la propria scelta!
Mariano Mazzacani

Bottiglia in carta riciclata per acqua minerale





La bottiglia in carta riciclabile? 360 Paper Bottle
Files under News Posted by Leo
Si chiama proprio così. 360 Paper Bottle è la prima bottiglia realizzata in carta riciclata, adatta a contentere qualunque genere di liquido destinato al mondo alimentare.
In uno scenario nel quale continuiamo a proporre l’utilizzo dell’acqua proveniente dai nostri rubinetti domestici, questa si presenta come un alternativa valida, al consumo di bottiglie PET.
La cosa assurda è che negli ultimi cinque anni, l’utilizzo di acqua imbottigliata è cresciuto del 57%. Questo, a parere di molti, è qualcosa che piace ai governi mondiali, poichè li esime dal bonificare e migliorare i sistemi di distribuzione idrica nazionali.
Questo atteggiamento modaiolo, sta portando alla trasformazione del nostro pianeta in un immenso immondezzaio, oltre che all’eccessivo sfruttamento delle risorse energetiche per la produzione delle confezioni. Fortunatamente Brandimage ha realizzato la prima bottiglia in carta riciclata, la 360 Paper Bottle appunto. Insieme alla bottiglia bio di Acqua Sant’Anna, sono le uniche bottiglie compostabili al momento in commercio.
Fortunatamente qualcuno ha notato a questo prodotto. E’ infatti stato premiato al International Design Excellence Award. Speriamo ora che qualcuno la porti nelle case dei cittadini. Il suo rimanere semplicemente in un archivio di notizie e progetti sarebbe davvero un peccato.