Si può fare politica?
Tra poco 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per il referendum sull'acqua pubblica, e il nucleare. Per impedire il quorum il governo ha negato l'election day, per il solo voto di un radicale e l'assenza di 10 parlamentari del centro sinistra. 400 milioni spesi per evitare il quorum. Nazionalmente il PD evita ancora di prendere una posizione pubblica per il Sì ai referendum. Teme di dividersi al proprio interno, mentre centinaia di realtà di questo partito si stanno esprimendo e si impegnano per i Sì! Ma ciò che più preoccupa il sottoscritto è il silenzio e l'indifferenza per i referendum, mostrata finora da quel popolo capace di mobilitarsi, di indignarsi e di scendere in piazza e da parte di quegli uomini e donne che per ruolo pubblico e mediatico sono in grado di dare impulso ai messaggi. Per questo popolo i referendum sull'acqua pubblica e il nucleare, malgrado la drammatizzazione che quest'ultimo ha avuto con il Giappone, sembrano ancora lontani dall'essere compresi nella loro portata e immediatezza politica. Solo il “Via Berlusconi” coniugato di volta in volta da indignazioni per gli attacchi alla Costituzione, alle donne, alla giustizia ecc... sembra appassinare questo popolo e spingerlo a mobilitarsi in milioni. Donne, intellettuali, attori, cantanti, giornalisti, associazioni d'ogni tipo sono pronti ad unirsi per il “Via Berlusconi”, ma poi sui contenuti tornano al proprio particolare. Non è politica questa, forse indebolirà il personaggio, ma non la cultura di massa che lo esprime e sopratutto, permettetemi, ci rende indifferenti ai contenuti capaci di incidere nella cultura dominante, che tra pochi mesi saremo chiamati tutti al voto referendario e che vincere o perdere non riguarda solo i promotori. Ma è una grande opportunità per cambiare come cittadini, la politica di questo paese e non solo. Un mese fa al Palasharp di Milano erano presenti Saviano, Eco, Zagrebelsky il meglio della cultura italiana...ma solo Paul Ginsborg ha parlato di acqua e di referendum. Per tutti gli altri, l'agenda politica reale, lo scontro concreto, sembrava non esistere e continua a non esistere. Nelle straordinarie manifestazioni delle donne nessuna delle organizzatrici ha parlato di nucleare o di acqua, eppure l'acqua è la vita, è la madre, è la donna. L'acqua è, più d'ogni altra questione, in grado di incidere nella cultura berlusconiana o leghista, eppure il nucleare si è riproposto con tutta la sua tragica attualità. La manifestazione per l'acqua pubblica e il nucleare a Roma il 26 marzo, è stata grande, bella, intelligente, ma non è stata dell'ampiezza di altre in particolare di quella delle donne e non ha avuto la benedizione di questo movimento o dei grandi personaggi, a parte Celentano. Perché? Il mio sconcerto sta qui. E continuerò a chiedere a Saviano o a tutti agli altri intellettuali il perché del loro silenzio, come continuerò chiedere alle donne che pure considero l'interlocutore principale per i referendum, perché tanta indifferenza per i grandi problemi di questo nostro tempo? Problemi di oggi, universali, per i quali la nostra generazione è chiamata a decidere e a rispondere per le generazioni future. I referendum e le profonde motivazioni che li determinano, sono una battaglia che va ben al di là delle nostre miserie nazionali, non cercano consenso ad un partito o ad uno schieramento, vanno ben al di là della privatizzazione di un servizio, l'aumento di una tariffa o l'idiozia della crescita energetica che motiva il nucleare. Parlano della VITA. L'indignazione per Berlusconi è cosa sana, ma non rimescola le carte, non sposta consensi, non è capace di ridare alla politica l'idealità e il senso, perduto, dell'interesse pubblico. Il testamento del 93 enne partigiano francese, Stephan Hassel, ultimo vivente degli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci dice: indignatevi! per i perduti diritti universali alla vita, alla salute, alla scuola, alla pensione, per la svendita dei beni comuni. Diritti trasversali. Capaci di rispondere al vuoto dei partiti e rompere quegli interessi che bloccano e logorano come un cancro la politica italiana e mondiale. La percezione è di essere sull'orlo di un abisso. La crisi finanziaria in Europa scarica 4 trilioni di euro sul debito pubblico per salvare le banche, taglia la spesa pubblica e privatizza. La crisi economica non può più essere affrontata con il rilancio dei consumi, perché vengono meno le risorse e il nucleare esplode in mano agli apprendisti stregoni. La crisi energetica e la crisi idrica si alimentano tra loro e generano la crisi alimentare che investe miliardi di persone e di cui si intravvedono già gli effetti catastrofici nelle migrazioni, nelle rivolte, nelle guerre. Ebbene i referendum affrontano questo ordine di problemi. Chiamano tutti alla materialità delle questioni e al pari tempo all'etica, alla spiritualità dei beni comuni, al senso di comunità. I referendum non sono di un partito, non sono nemmeno di sinistra, indicano che abbiamo superato il “limite”. Il referendum per l'acqua pubblica è chiesto da 1,4 milioni di persone, che trasversalmente per una volta tanto non parlano con la voce della “pancia” e dell'egoismo, ma con quella degli interessi generali, collettivi. Non parla in odio ai partiti, li richiama alla responsabilità di gestire la cosa pubblica. Chiedono loro di smetterla di rinunciare a fare politica e di consegnarsi al mercato. E a tutti chiedono di andare a votare, perché questa volta si vota per noi stessi e che....la libertà è partecipazione.
Emilio Molinari
martedì 29 marzo 2011
ACQUA
Acqua è una parola che ha occupato le cronache di queste settimane del marzo 2011. Il 22 marzo è stata celebrata la giornata mondiale dell'acqua; sabato 26 marzo ci sono state manifestazioni nazionali a sostegno del referendum, che si terrà il 12 giugno, contro la privatizzazione dell'acqua. Ho sostenuto, e voterò con convinzione "si" in questo referendum che propone l'abrogazione delle norme delle leggi 99 e 166 del 2009 (IV governo Berlusconi) che autorizzano, anzi impongono la partecipazione di capitali privati nelle operazioni di prelievo dalle fonti naturali (sorgenti, fiumi, acque sotterranee, per definizione pubbliche, della collettività, e gratuite) di circa 8 miliardi di metri cubi all'anno di acqua, di distribuzione dell'acqua nei milioni di rubinetti delle abitazioni italiane, di depurazione delle acque di fogne e di riscossione delle relative tariffe, un affare di oltre dieci miliardi di euro all'anno.
Chi vuole abrogare le norme di legge esistenti chiede che tali ingenti somme siano riservate a imprese pubbliche che, ci si augura, operino "pro bono publico", nell'interesse pubblico, dei cittadini utenti e acquirenti dell'acqua, il bene essenziale per la vita.
Finora abbiamo parlato di affari, di spartirsi dei soldi, mentre "acqua" significa molte altre cose di cui meno si parla. Nelle chiese cattoliche domenica scorsa è stato letto un brano del Vangelo che racconta che Gesù, un giudeo, è andato a chiedere e ha ottenuto l'acqua da bere da una samaritana (fra l'altro di non illibati costumi, ma questo poco conta), appartenente ad un popolo, gli abitanti della Samaria, che i concittadini di Gesù odiavano con tutto il cuore.
C'è, in questo breve racconto, la ricetta per la soluzione di un problema, quello della sete, che esisteva duemila anni fa e che esiste ancora di più oggi; la sete può essere alleviata soltanto con la solidarietà fra persone e regioni e popoli, che, anche se si odiano cordialmente e hanno interessi contrastanti, hanno a disposizione una comune fonte di acqua; penso ai popoli che accedono, ciascuno con i propri egoismi, alle acque dei fiumi internazionali come quelle del Giordano o del Tigri e Eufrate o del Mekong, eccetera. Conflitti per l'acqua ci sono anche in Europa, per le acque del Reno o del Danubio che passano attraverso molti paesi, ciascuno dei quali vuole una propria quota di acqua e inquina, per la sua parte, l'acqua che arriverà ai paesi a valle.
E anche in Italia ci sono simili situazioni; non si può certo dire che i pugliesi odiano gli abitanti della Basilicata o della Campania o del Molise, ma ci sono conflitti per spartirsi le acque dei bacini idrografici che si estendono fra le rispettive regioni, ciascuna con la sua sete e i suoi diritti. "Giornata dell'acqua" dovrebbe significare un impegno a considerare le risorse di acqua dolce, non certo infinite, come "bene comune" attraverso accordi che superino le divisioni politiche, religiose, ideologiche. Quanto siamo ancora lontani, quanto poco la parola solidarietà risuona nelle scuole, nelle aule parlamentari, nelle conferenze internazionali, quanto denaro sprecato: si pensi a quello speso per gli armamenti che portano la morte e che potrebbe essere investito in acquedotti, fognature, depuratori che portano la vita.
Ma la giornata mondiale dell'acqua suggerisce anche altre considerazioni su problemi che sono sotto i nostri occhi ogni giorno. Può essere autunno, inverno, primavera, estate, ma sempre più spesso le acque escono dagli argini dei fiumi, allagano le campagne, le abitazioni, le officine, distruggono ricchezze e vite umane; le acque impregnano la terra denudata dal diboscamento e scorrono via veloci, trascinano a valle frane che interrompono strade e distruggono ponti. Nessun governo e, devo dire, nessuna parte politica, pone al primo punto, fra le grandi riforme, le opere per la difesa del suolo, per la sistemazione del corso dei fiumi, per la pulizia del greto dei torrenti, per il rimboschimento e la difesa del verde esistente, l'applicazione dei divieti di edificazione nelle zone note e dichiarate ufficialmente a rischio idrogeologico. Capisco bene che molte delle zone a rischio sono appetibili per la speculazione edilizia, ma governare dovrebbe pur comprendere il coraggio di dire no alle opere, private e pubbliche, che trasformano l'acqua, da fonte di vita, a fonte di morte e di distruzione.
Ho davanti agli occhi le facce disperate delle persone che, dopo una alluvione, con i piedi nel fango, si guardano intorno a cercare quanto resta del letto, del bancone, dei macchinari, in Basilicata come in Lombardia, nelle Marche come nel Veneto, in Sicilia come in Liguria, una dolorosa "Unità" dell'Italia a mollo. Chi sa che, prima del 200° anniversario dell'Unità, qualche governo non riesca ad inserire nei suoi programmi quello della difesa del suolo e del governo delle acque.
Chi vuole abrogare le norme di legge esistenti chiede che tali ingenti somme siano riservate a imprese pubbliche che, ci si augura, operino "pro bono publico", nell'interesse pubblico, dei cittadini utenti e acquirenti dell'acqua, il bene essenziale per la vita.
Finora abbiamo parlato di affari, di spartirsi dei soldi, mentre "acqua" significa molte altre cose di cui meno si parla. Nelle chiese cattoliche domenica scorsa è stato letto un brano del Vangelo che racconta che Gesù, un giudeo, è andato a chiedere e ha ottenuto l'acqua da bere da una samaritana (fra l'altro di non illibati costumi, ma questo poco conta), appartenente ad un popolo, gli abitanti della Samaria, che i concittadini di Gesù odiavano con tutto il cuore.
C'è, in questo breve racconto, la ricetta per la soluzione di un problema, quello della sete, che esisteva duemila anni fa e che esiste ancora di più oggi; la sete può essere alleviata soltanto con la solidarietà fra persone e regioni e popoli, che, anche se si odiano cordialmente e hanno interessi contrastanti, hanno a disposizione una comune fonte di acqua; penso ai popoli che accedono, ciascuno con i propri egoismi, alle acque dei fiumi internazionali come quelle del Giordano o del Tigri e Eufrate o del Mekong, eccetera. Conflitti per l'acqua ci sono anche in Europa, per le acque del Reno o del Danubio che passano attraverso molti paesi, ciascuno dei quali vuole una propria quota di acqua e inquina, per la sua parte, l'acqua che arriverà ai paesi a valle.
E anche in Italia ci sono simili situazioni; non si può certo dire che i pugliesi odiano gli abitanti della Basilicata o della Campania o del Molise, ma ci sono conflitti per spartirsi le acque dei bacini idrografici che si estendono fra le rispettive regioni, ciascuna con la sua sete e i suoi diritti. "Giornata dell'acqua" dovrebbe significare un impegno a considerare le risorse di acqua dolce, non certo infinite, come "bene comune" attraverso accordi che superino le divisioni politiche, religiose, ideologiche. Quanto siamo ancora lontani, quanto poco la parola solidarietà risuona nelle scuole, nelle aule parlamentari, nelle conferenze internazionali, quanto denaro sprecato: si pensi a quello speso per gli armamenti che portano la morte e che potrebbe essere investito in acquedotti, fognature, depuratori che portano la vita.
Ma la giornata mondiale dell'acqua suggerisce anche altre considerazioni su problemi che sono sotto i nostri occhi ogni giorno. Può essere autunno, inverno, primavera, estate, ma sempre più spesso le acque escono dagli argini dei fiumi, allagano le campagne, le abitazioni, le officine, distruggono ricchezze e vite umane; le acque impregnano la terra denudata dal diboscamento e scorrono via veloci, trascinano a valle frane che interrompono strade e distruggono ponti. Nessun governo e, devo dire, nessuna parte politica, pone al primo punto, fra le grandi riforme, le opere per la difesa del suolo, per la sistemazione del corso dei fiumi, per la pulizia del greto dei torrenti, per il rimboschimento e la difesa del verde esistente, l'applicazione dei divieti di edificazione nelle zone note e dichiarate ufficialmente a rischio idrogeologico. Capisco bene che molte delle zone a rischio sono appetibili per la speculazione edilizia, ma governare dovrebbe pur comprendere il coraggio di dire no alle opere, private e pubbliche, che trasformano l'acqua, da fonte di vita, a fonte di morte e di distruzione.
Ho davanti agli occhi le facce disperate delle persone che, dopo una alluvione, con i piedi nel fango, si guardano intorno a cercare quanto resta del letto, del bancone, dei macchinari, in Basilicata come in Lombardia, nelle Marche come nel Veneto, in Sicilia come in Liguria, una dolorosa "Unità" dell'Italia a mollo. Chi sa che, prima del 200° anniversario dell'Unità, qualche governo non riesca ad inserire nei suoi programmi quello della difesa del suolo e del governo delle acque.
Perche dobbiamo votare si di referendum per l'acqua pubblica!
Mosaico dei giorni
Per l’acqua
29 marzo 2011 - Tonio Dell'Olio
Votare sì ai due referendum sull’acqua prima che un atto politico è
respiro delle coscienze, atto di responsabilità verso le generazioni
future, sussulto di dignità civile. Non consentire a nessun privato di
mettere le mani sui rubinetti del bene comune vuol dire difendere la
vita di tutte e tutti. Acqua in tutte le case per garantire la
trasparenza di ogni bicchiere. Perché le idromafie sono un male antico
che va scongiurato e non legalizzato. Arricchirsi con l’acqua è da
sciacalli. Prendere la gente per sete è l’ingiustizia più
imperdonabile. È costringere i poveri a bere le proprie lacrime. È
sacrilegio. Le multinazionali dell’acqua di plastica vogliono darci a
bere le loro menzogne su acque che aiutano la digestione e rallentano
le rughe, ma a noi basta l’acqua che disseta. Perché l’acqua nasce nel
segno del dono e della solidarietà. Un bicchiere d’acqua non si nega a
nessuno.
Per l’acqua
29 marzo 2011 - Tonio Dell'Olio
Votare sì ai due referendum sull’acqua prima che un atto politico è
respiro delle coscienze, atto di responsabilità verso le generazioni
future, sussulto di dignità civile. Non consentire a nessun privato di
mettere le mani sui rubinetti del bene comune vuol dire difendere la
vita di tutte e tutti. Acqua in tutte le case per garantire la
trasparenza di ogni bicchiere. Perché le idromafie sono un male antico
che va scongiurato e non legalizzato. Arricchirsi con l’acqua è da
sciacalli. Prendere la gente per sete è l’ingiustizia più
imperdonabile. È costringere i poveri a bere le proprie lacrime. È
sacrilegio. Le multinazionali dell’acqua di plastica vogliono darci a
bere le loro menzogne su acque che aiutano la digestione e rallentano
le rughe, ma a noi basta l’acqua che disseta. Perché l’acqua nasce nel
segno del dono e della solidarietà. Un bicchiere d’acqua non si nega a
nessuno.
I comitati per l'acqua a Roma!

(IAMM) ROMA – Ieri in piazza a Roma 400.000 persone in corteo per ottenere sostenere i referendum fissati per il 12 e 13 giugno. Presenti molti sindaci ed amministratori locali, ma a farla da padrone le associazioni di cittadini senza legami politici, per una mobilitazione popolare che non ha dimenticato il neppure la guerra chiedendo lo stop ai bombardamenti in Libia. Del resto la grande maggioranza, come rilevano tutti i sondaggi, è favorevole alla campagna referendaria, per l’acqua pubblica e contro il nucleare.
Ora l’obiettivo è farli andare a votare e superare i quorum. Quattro i quesiti referendari: due sono sull’abrogazione dei piani di privatizzazione degli acquedotti, uno sul nucleare e l’ultimo sul legittimo impedimento.
lunedì 21 marzo 2011
La giornata Mondiale dell'acqua! Una visione del mondo cattolico.

La Giornata mondiale dell'acqua
di Gaetano Vallini
«Facile come bere un bicchiere d’acqua» si dice a volte. Ma questo detto popolare non dev’essere familiare ai quasi novecento milioni di uomini, donne e bambini che nel mondo non hanno acqua potabile, e agli oltre due miliardi e mezzo di persone — circa la metà della popolazione dei Paesi in via di sviluppo — che vivono in condizioni igienico-sanitarie insufficienti a causa della carenza di risorse idriche. Eppure mancano appena quattro anni al 2015, data che negli Obiettivi di sviluppo del millennio la comunità internazionale si era prefissata per ridurre il numero di persone senza accesso sostenibile all’acqua, e alla sanità di base. Così ogni anno un milione e mezzo di bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie legate alla carenza di risorse idriche. Inoltre, stando alle previsioni, dal cinque al venticinque per cento degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e entro il 2015 circa la metà della popolazione mondiale sarà chiamata ad affrontare una crisi legata alla mancanza d’acqua. La Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo dal 1992 è l’occasione per fare il punto sulla situazione, anche in forza della risoluzione approvata lo scorso luglio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la quale ha sancito che l’accesso all’acqua è un diritto umano fondamentale. Più precisamente il testo «dichiara che l’accesso a un’acqua potabile pulita e di qualità, e a installazioni sanitarie di base, è un diritto dell’uomo, indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita». La comunità internazionale ha in sostanza riconosciuto, dopo più di 15 anni di dibattiti, ciò che era naturalmente evidente. Ma si sa, nelle faccende politiche ed economiche la sola evidenza non ha valore. Come è altrettanto noto che il riconoscimento di un diritto serve a tutelare i più deboli, perché i forti si tutelano da soli. E così, anche se la risoluzione non ha carattere vincolante, l’inserimento di questo nuovo punto nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo è sicuramente un passo importante per affrontare una questione sempre più drammaticamente urgente tra aumento dell’uso, sprechi, cambiamenti climatici, disparità nella distribuzione e nell’accesso.
Il problema riguarderà in particolare i grandi centri abitati, e non a caso quest’anno il tema scelto per la giornata è «Acqua per le città: rispondere alle sfide della crescita urbana». Oggi un abitante su due vive in un contesto urbano e le città crescono a ritmi vertiginosi. Il 93 per cento dei processi di urbanizzazione avviene nei Paesi in via di sviluppo. La crescita urbana mondiale è rappresentata per lo più dall’espansione di quartieri poveri che procede a velocità straordinaria: si ritiene che entro il 2020 la loro popolazione aumenterà con una media di 27 milioni di persone all’anno a livello mondiale. Fermo restando che bisogna porre un freno all’uso irresponsabile delle risorse, il punto cruciale è quello della gestione. In tale senso, il secondo Forum mondiale dell’acqua, ha sollecitato «un profondo cambiamento se si vuole raggiungere un consumo sostenibile nel prossimo futuro». E allo stesso tempo, si aggiunge, «è essenziale dare potere (e responsabilità) alla gente a livello locale per gestire le risorse idriche» e quindi «una “democratizzazione” della gestione dell’acqua». Negli ultimi decenni, visto il tasso di crescita della popolazione, il servizio idrico ha incontrato difficoltà per la cronica mancanza di investimenti e interventi di manutenzione degli impianti. Ciò ha fatto sì che un numero sempre crescente di Paesi abbia affidato la gestione del servizio a società private. Il risultato è che il finanziamento degli investimenti decisi contrattualmente fra governi e gestori ha portato generalmente consistenti aumenti delle tariffe. Aumenti che hanno determinato in diversi Paesi poveri una forte conflittualità fra Stato, aziende private e società civile, a dimostrazione di come nessun diritto fondamentale riesca ad affermarsi senza conflitto sociale. Non solo. Gli esperti delle Nazioni Unite continuano a ritenere che, se le cose non cambieranno, con il passare del tempo sempre più conflitti verranno combattuti per l’acqua. E saranno guerre tra poveri, come la storia insegna. Se è vero che spesso per i poveri non è tanto la scarsità d’acqua in sé a portare sofferenza, ma l’impossibilità economica di accedervi, allora esiste, come ha ricordato il 24 febbraio il vescovo Mario Toso, segretario Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, intervenendo alla conferenza internazionale di Greenaccord a Roma, «un serio problema di indirizzo etico», perché, ha aggiunto rilanciando le parole del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, l’acqua — diritto universale e inalienabile — è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico. Il suo valore di scambio o prezzo non può essere fissato secondo le comuni regole della domanda e dell’offerta, ovvero secondo la logica del profitto. Che è però quanto in più parti del mondo accade o si rischia in caso di privatizzazione, fino a giungere al paradosso che vede i poveri pagare molto più dei ricchi per quello che dovrebbe essere un diritto naturale.
La via maestra è quella indicata da Benedetto XVI nel messaggio in occasione dell’Esposizione internazionale su «Acqua e sviluppo sostenibile» svoltasi a Saragozza (Spagna) nel luglio del 2008: l’uso dell’acqua «deve essere razionale e solidale, frutto di un’equilibrata sinergia fra il settore pubblico e quello privato». Ed è ciò che oggi la società civile chiede anche in alcuni Paesi occidentali, come l’Italia, dove presto si voterà un referendum che chiede di evitare di intraprendere la strada verso la privatizzazione dell’acqua. Un referendum che ha visto impegnate anche alcune realtà ecclesiali nel comitato promotore, segno dell’attenzione del mondo cattolico verso un tema delicato e cruciale.
Si tratta di un’attenzione peraltro quasi insita nel dna dei credenti. Il perché lo ha spiegato proprio il Papa nel citato messaggio: «Il fatto che oggigiorno si consideri l’acqua come un bene preminentemente materiale, non deve far dimenticare — sottolinea infatti Benedetto XVI — i significati religiosi che l’umanità credente, e soprattutto il cristianesimo, ha sviluppato a partire da essa, dandole un grande valore come un prezioso bene immateriale, che arricchisce sempre la vita dell’uomo su questa terra. Come non ricordare in questa circostanza il suggestivo messaggio che ci giunge dalle Sacre Scritture, dove si tratta l’acqua come simbolo di purificazione? Il pieno recupero di questa dimensione spirituale è garanzia e presupposto per un’adeguata impostazione dei problemi etici, politici ed economici che condizionano la complessa gestione dell’acqua da parte di tanti soggetti interessati, nell’ambito sia nazionale sia internazionale».
I credenti sono dunque chiamati a contribuire a trovare una soluzione ai problemi legati alla gestione delle risorse idriche. A partire dalle campagne di sensibilizzazione. Come «Seven weeks for water: water, conflict and just peace» avviata per la quaresima dalla Rete ecumenica per l’acqua, un’organizzazione di rappresentanza di varie comunità cristiane e di ong, coordinata dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Ma sono anche sollecitati a lavorare sul terreno. Ed è ciò che avviene in molte missioni e nei centri attivati da organizzazioni di volontariato, per affrontare emergenze concrete nelle situazioni più critiche del pianeta. In quei luoghi abbandonati — in attesa di decisioni che rendano finalmente giustizia ai poveri ed effettivo un diritto — uomini e donne, religiosi e laici, operano accanto alle popolazioni locali per costruire pozzi e piccoli acquedotti. Perché sanno che lì anche un solo, preziosissimo bicchiere d’acqua in più può fare la differenza tra la vita e la morte.
(©L'Osservatore Romano – 22 marzo 2011)
venerdì 18 marzo 2011
Le analisi dell'acqua di Prevalle!
Se copiate il link che trovate sotto potrete trovare le analisi dell'Acquedotto di Prevalle pubblicate sul sito del Comune
http://www.comune.prevalle.bs.it/sites/default/files/controlli%20interni%20ente%20gestore%20acquedotto%202011_0.pdf
http://www.comune.prevalle.bs.it/sites/default/files/analisi%20chimiche%20e%20microbiologiche%20acquedotto%20anno%202011.pdf
http://www.comune.prevalle.bs.it/sites/default/files/controlli%20interni%20ente%20gestore%20acquedotto%202011_0.pdf
http://www.comune.prevalle.bs.it/sites/default/files/analisi%20chimiche%20e%20microbiologiche%20acquedotto%20anno%202011.pdf
mercoledì 16 marzo 2011
E dove le costruiranno le centrali? Nel giadino di Paolo Romani o nel parco di Villa Certosa?
Italia nucleare, Saglia: solo nelle Regioni favorevoli
Il governo più cauto. Apre il sottosegretario allo Sviluppo economico.
Sì alle centrali, ma solo nelle regioni che si dichiareranno favorevoli. Dunque il governo va avanti, ma solo con l'appoggio dei diretti interessati, mostrando dunque maggiore cautela sul tema.
Alla polemica nucleare sì, nuclerae no si aggiungono infatti le parole del sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Saglia, intervenuto nel corso della seduta delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera di ieri sera.
La seduta aveva come oggetto proprio il decreto legislativo 31 sul programma nucleare italiano.Poco più di un anno fa, la Cassazione 1 ha infatti stabilito che, per la costruzione di un impianto nucleare, lo Stato ha l'obbligo di chiedere un parere alle Regioni interessate, parere però "non vincolante" rispetto alla decisione. E, a fine 2010, la Consulta aveva bocciato le leggi regionali 2 con cui Puglia, Calabria e Campania avevano "vietato" il nucleare nel loro territorio, legiferando in una materia che è specifica competenza del governo centrale.
Ebbene, per Saglia quel parere regionale ora diventa politicamente vincolante: "Non si potranno realizzare le centrali nucleari nelle Regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio e il programma energetico nucleare non potrà
essere realizzato in assenza di una totale condivisione delle comunità territoriali coinvolte" ha volutamente sottolineato ieri sera il sottosegretario.
Il governo più cauto. Apre il sottosegretario allo Sviluppo economico.
Sì alle centrali, ma solo nelle regioni che si dichiareranno favorevoli. Dunque il governo va avanti, ma solo con l'appoggio dei diretti interessati, mostrando dunque maggiore cautela sul tema.
Alla polemica nucleare sì, nuclerae no si aggiungono infatti le parole del sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Saglia, intervenuto nel corso della seduta delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera di ieri sera.
La seduta aveva come oggetto proprio il decreto legislativo 31 sul programma nucleare italiano.Poco più di un anno fa, la Cassazione 1 ha infatti stabilito che, per la costruzione di un impianto nucleare, lo Stato ha l'obbligo di chiedere un parere alle Regioni interessate, parere però "non vincolante" rispetto alla decisione. E, a fine 2010, la Consulta aveva bocciato le leggi regionali 2 con cui Puglia, Calabria e Campania avevano "vietato" il nucleare nel loro territorio, legiferando in una materia che è specifica competenza del governo centrale.
Ebbene, per Saglia quel parere regionale ora diventa politicamente vincolante: "Non si potranno realizzare le centrali nucleari nelle Regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio e il programma energetico nucleare non potrà
essere realizzato in assenza di una totale condivisione delle comunità territoriali coinvolte" ha volutamente sottolineato ieri sera il sottosegretario.
martedì 15 marzo 2011
Che direbbe Napoleone Bonaparte?
Alla vigilia dell'invasione del Nord Italia cioè di quella d'Italia che poi diverrà la Repubblica cisalpina sembra abbia incitato le sue truppe così: < Io vi condurrò nelle più fertili pianure della terra. Province ricche, città opulente, cadranno in vostro potere; vi troverete ricchezze, onori e gloria >. Non credo si riferisse ad inceneritori ed alle ( prossime ) centrali nucleari! Speriamo che il popolo si svegli dal torpore indotto dalla televisione !
Ecco di seguito quello che sembra essere l'elenco delle località potenzialmente idonee ad ospitare centrali nucleari. In grassetto le aree individuate in Pianura Padana. Le località regione per regione - Ecco l'elenco del Cnen del 1979 oggetto dell'interrogazione del gruppo del Pd alla Camera.
Piemonte - 1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli). 2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella).
Lombardia - 3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia) 4. la zona a sud di Mantova lungo il Po 5. la zona a sud di Cremona lungo il Po
Veneto 6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo) 7. la zona del delta del Po (Rovigo) 8. la zona della foce del Piave (Venezia) 9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia).
Friuli Venezia Giulia - 10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine) 11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone) .
Emilia Romagna - 12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini 13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma).
Toscana - 14. Isola di Pianosa (Livorno) 15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno) 16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto) 17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto).
Lazio - 18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo) 19. l'area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo) 20. l'area costiera di Borgo Sabotino (Latina).
Campania - 21. Foce del Garigliano (Caserta) 22. Foce del Sele (Salerno).
Calabria - 23. area costiera di Sibari (Cosenza) 24. la zona costiera vicino alla città di Cosenza. 25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). 26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro).
Molise - 27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli).
Puglia - 28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto) 29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia) 30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia) 31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce) 32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce) 33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici 34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici 35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi).
Basilicata - 36. tutta la costa ionica della regione.
Sardegna - 37. foce del Flumendosa (Cagliari) 38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro) 39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro) 40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari) 41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano).
Sicilia - 42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento) 43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa) 44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta) 45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).
Ecco di seguito quello che sembra essere l'elenco delle località potenzialmente idonee ad ospitare centrali nucleari. In grassetto le aree individuate in Pianura Padana. Le località regione per regione - Ecco l'elenco del Cnen del 1979 oggetto dell'interrogazione del gruppo del Pd alla Camera.
Piemonte - 1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli). 2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella).
Lombardia - 3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia) 4. la zona a sud di Mantova lungo il Po 5. la zona a sud di Cremona lungo il Po
Veneto 6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo) 7. la zona del delta del Po (Rovigo) 8. la zona della foce del Piave (Venezia) 9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia).
Friuli Venezia Giulia - 10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine) 11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone) .
Emilia Romagna - 12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini 13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma).
Toscana - 14. Isola di Pianosa (Livorno) 15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno) 16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto) 17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto).
Lazio - 18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo) 19. l'area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo) 20. l'area costiera di Borgo Sabotino (Latina).
Campania - 21. Foce del Garigliano (Caserta) 22. Foce del Sele (Salerno).
Calabria - 23. area costiera di Sibari (Cosenza) 24. la zona costiera vicino alla città di Cosenza. 25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). 26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro).
Molise - 27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli).
Puglia - 28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto) 29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia) 30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia) 31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce) 32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce) 33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici 34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici 35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi).
Basilicata - 36. tutta la costa ionica della regione.
Sardegna - 37. foce del Flumendosa (Cagliari) 38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro) 39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro) 40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari) 41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano).
Sicilia - 42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento) 43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa) 44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta) 45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).
venerdì 11 marzo 2011
Le dichiarazioni dei nostri politici!
Per sostenere che i difensori dell'Acqua Pubblica raccontano "balle" il sig. Brunetta dovrebbe utilizzare argomenti civili e motivazioni razionali.
Ma lui come tutti quelli che sono al servizio delle grandi Multinazionali non lo fanno in quanto non possono spiegare come mai:
1) da quando l'acqua è stata privatizzata i mitici privati che dovevan portare i soldi, hanno investito circa 700 milioni di euro solamente a fronte dei 2,1 miliardi di euro investiti nei 10 anni precedenti dalla tanto vituperata mano pubblica
2)non possono spiegare spiegare che con l'Acqua Pubblica, dunque con enti di diritto pubblico, i cittadini non pagano le tasse che invece i privati devono allo Stato e che caricano in tariffa; soldi che dal centro non ritornano affatto ai Comuni stremati per mancanza di risorse all afaccia del federalismo
3) non possono spiegare che l'inquinamento dell'Acqua sotto la gestione dei privati è aumentato in modo drammatico in quanto gli azionisti preferiscono mettersi in tasca lauti dividendi piuttosto che fare gli investimenti dovuti, vedi la recente bocciatura della UE degli ennesimi tentativi di avere rinvvi sui limiti di legge per gli inquinanti.
Brunetta si metta il cuore in pace. Indipendentemente dall'esito del Referendum noi non ci fermeremo fino a quando l'Acqua non tornerà nelle mani dei CITTADINI e non dei partiti. A noi non interessano le rendite politiche, economiche e di potere: a noi interessa la nostra vita e quella dei nostri figli. E ci interssa l'ambiente in cui viviamo. Noi siamo acqua e acqua ritorneremo. Ecco perchè per noi cittadini è una questione di vita o di morte. Ecco perchè è fondamentale che ci siano i cittadini a controllare in prima persona in futuro la gestione pubblica dell'acqua: è una questione di democrazia.
E queste non sono balle.
Antonio Valassina
medico, ricercatore Università Cattolica - Roma
Ma lui come tutti quelli che sono al servizio delle grandi Multinazionali non lo fanno in quanto non possono spiegare come mai:
1) da quando l'acqua è stata privatizzata i mitici privati che dovevan portare i soldi, hanno investito circa 700 milioni di euro solamente a fronte dei 2,1 miliardi di euro investiti nei 10 anni precedenti dalla tanto vituperata mano pubblica
2)non possono spiegare spiegare che con l'Acqua Pubblica, dunque con enti di diritto pubblico, i cittadini non pagano le tasse che invece i privati devono allo Stato e che caricano in tariffa; soldi che dal centro non ritornano affatto ai Comuni stremati per mancanza di risorse all afaccia del federalismo
3) non possono spiegare che l'inquinamento dell'Acqua sotto la gestione dei privati è aumentato in modo drammatico in quanto gli azionisti preferiscono mettersi in tasca lauti dividendi piuttosto che fare gli investimenti dovuti, vedi la recente bocciatura della UE degli ennesimi tentativi di avere rinvvi sui limiti di legge per gli inquinanti.
Brunetta si metta il cuore in pace. Indipendentemente dall'esito del Referendum noi non ci fermeremo fino a quando l'Acqua non tornerà nelle mani dei CITTADINI e non dei partiti. A noi non interessano le rendite politiche, economiche e di potere: a noi interessa la nostra vita e quella dei nostri figli. E ci interssa l'ambiente in cui viviamo. Noi siamo acqua e acqua ritorneremo. Ecco perchè per noi cittadini è una questione di vita o di morte. Ecco perchè è fondamentale che ci siano i cittadini a controllare in prima persona in futuro la gestione pubblica dell'acqua: è una questione di democrazia.
E queste non sono balle.
Antonio Valassina
medico, ricercatore Università Cattolica - Roma
mercoledì 2 marzo 2011
Targhe alterne a cosa servono?
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