Borsa, Edison corre su ipotesi Opa, soci verso intesa riasssetto
lunedì 28 febbraio 2011 11:37 Stampa quest’articolo[-] Testo [+] MILANO, 28 febbraio (Reuters) - Ufficialmente nessuna delle parti coinvolte conferma, eppure la sensazione è che i soci di Edison (EDN.MI: Quotazione) - le utility italiane A2A (A2.MI: Quotazione), Iren (IREE.MI: Quotazione) ed Edf (EDF.PA: Quotazione) - siano a un passo dall'accordo in vista del Cda di Foro Buonaparte il 14 di marzo prossimo sui conti 2010 e sull'eventuale svalutazione di alcuni asset. Il 15 marzo è la data ultima per rinnovare i patti parasociali che regolano la governance del gruppo italiano.
Dettagli non c'è ne sono, tuttavia, secondo quanto riporta la stampa italiana nel fine settimana, la bozza di intesa prevederebbe che Edf diventi formalmente l'azionista di controllo di Edison, visto che oggi già detiene il 50% circa del capitale fra quote dirette e indirette, mentre A2A restrebbe socio di minoranza, come è già ora.
La novità è che verrebbe meno il controllo congiunto e paritetico della società energetica e quindi, a questo punto, Edf potrebbe essere costretta a lanciare l'Opa sulle minoranze. In cambio A2A riceverebbe anche asset, attraverso il break up di Edipower e contanti.
Edf e A2A, inoltre, potrebbero creare una jv per vendere l'energia elettrica agli utenti finali, evitando in questo modo gli attriti che si sono verificati di recente a causa dell'ingresso nel settore retail, tradizionale cavallo di battaglia di A2A, anche di Edison.
"I legali dovrebbero persentare in Consob già oggi la bozza dell'intesa per capire se sussista o meno l'obbligo di Opa", dice a Reuters una fonte vicina al dossier.
Il mercato, che da tempo specula su un'Opa dei francesi, oggi è tornato a crederci: alle 11,30 il titolo sale del 3,32% a 0,9015 euro. Bene anche A2A (A2.MI: Quotazione) che guadagna l'1,23% a 1,1540 euro.
Mediobanca, che è azionista con una piccola quota in Delmi, la holding controllata da A2A A2.M a monte della catena di controllo di Edison, nel report odierno parla della "stessa vecchia storia, stiamo arrivando alla fine?".
"Edf e A2A sarebbero vicine a un accordo soddisfacente per emtrambi sulla ristrutturazione della struttura di controllo di Edison, mettendo fine a uno dei più sorprendenti esempi di accordi recenti che hanno portato a distruzione di valore".
Secondo un'altra fonte vicina agli azionisti italiani", anche oggi proseguono gli incontri e, al momento, non si può parlare di una intesa vera e propria. Ci sono troppi punti da chiarire".
Gli aspetti da chiarire riguardano in che modo spacchettare Edipower, controllata al 50% da Edison, al 20% ciascuno da A2A e Alpiq e al 10% da Iren. I lombardi puntano sulle centrali idroelettriche, mentre Iren e Alpiq sarebbero interessati agli asset di distribuzione più un conguaglio in contanti. Giovedì prossimo è previsto un Cda di Edipower che dovrebbe discutere anche l'ipotesi svalutazione dei propri asset sempre in vista del consiglio di Edison di metà marzo.
lunedì 28 febbraio 2011
giovedì 24 febbraio 2011
Sarebbe meglio risparmiarla da ora!
ANSA) - ROMA, 24 FEB - ''Le proiezioni degli scenari climatici nel Mediterraneo danno una possibile riduzione delle precipitazioni invernali che va dal 10 al 20 per cento nei prossimi 50 anni''.
Lo ha detto Antonio Navarra, direttore del centro Euro Mediterraneo per i cambiamenti climatici a margine del convegno 'Dammi da bere-giornata sull'acqua' organizzato dall' associazione Greenaccord, a Roma.
Sull'emergenza idrica l'esperto ha poi affermato che il Mediterraneo ''e' una delle regioni piu' critiche perche' e' caratterizzato da un sovraffollamento di persone, con decine di milioni di presenze turistiche lungo le sue coste, e di infrastrutture come ad esempio industrie, porti e oltre che essere attraversata da numerosi traffici marittimi''.
Tra le altre questioni evidenziate nel corso del dibattito, la necessita' di rilevare e rendere nota quanta acqua e' utilizzata nella produzione delle merci, come spiega Juliet Christian Smith, ricercatrice del Pacific institute sur studies in development, environment and security. Secondo i dati dell' Istituto inoltre con un uso attento dell'acqua si stima un risparmio potenziale della risorsa del 30%, di cui il 15% in sistemi di irrigazione. La nascita di un'Autorita' mondiale su economia e ambiente e' invece la proposta avanzata da Amedeo Postiglione, presidente della fondazione International court of the environmental. L'esigenza di una governance mondiale che miri ad un uso razionale e sostenibile dell'acqua e' stata invece il punto sottolineato da Alfonso Cauteruccio presidente di Greenaccord.
Un miliardo di persone, e' stato ricordato, non ha accesso ad acque potabili sicure; a causa dei cambiamenti climatici a tale numero si potrebbero aggiungere entro il 2050 altri 2 miliardi e 800 milioni di persone con scarsita' di acqua. Secondo le previsioni dal 5 al 25 per cento degli usi globali di acqua dolce probabilmente superera' nel lungo termine le forniture disponibili e circa la meta' della popolazione mondiale entro il 2025 fronteggera' una scarsita' di acqua. (ANSA).
Lo ha detto Antonio Navarra, direttore del centro Euro Mediterraneo per i cambiamenti climatici a margine del convegno 'Dammi da bere-giornata sull'acqua' organizzato dall' associazione Greenaccord, a Roma.
Sull'emergenza idrica l'esperto ha poi affermato che il Mediterraneo ''e' una delle regioni piu' critiche perche' e' caratterizzato da un sovraffollamento di persone, con decine di milioni di presenze turistiche lungo le sue coste, e di infrastrutture come ad esempio industrie, porti e oltre che essere attraversata da numerosi traffici marittimi''.
Tra le altre questioni evidenziate nel corso del dibattito, la necessita' di rilevare e rendere nota quanta acqua e' utilizzata nella produzione delle merci, come spiega Juliet Christian Smith, ricercatrice del Pacific institute sur studies in development, environment and security. Secondo i dati dell' Istituto inoltre con un uso attento dell'acqua si stima un risparmio potenziale della risorsa del 30%, di cui il 15% in sistemi di irrigazione. La nascita di un'Autorita' mondiale su economia e ambiente e' invece la proposta avanzata da Amedeo Postiglione, presidente della fondazione International court of the environmental. L'esigenza di una governance mondiale che miri ad un uso razionale e sostenibile dell'acqua e' stata invece il punto sottolineato da Alfonso Cauteruccio presidente di Greenaccord.
Un miliardo di persone, e' stato ricordato, non ha accesso ad acque potabili sicure; a causa dei cambiamenti climatici a tale numero si potrebbero aggiungere entro il 2050 altri 2 miliardi e 800 milioni di persone con scarsita' di acqua. Secondo le previsioni dal 5 al 25 per cento degli usi globali di acqua dolce probabilmente superera' nel lungo termine le forniture disponibili e circa la meta' della popolazione mondiale entro il 2025 fronteggera' una scarsita' di acqua. (ANSA).
martedì 22 febbraio 2011
Le parole di Fidel.
Non voglio dare alcun giudizio sulla politica di Fidel Castro. Certo è che le sue parole pesano come un macigno sulle coscienze di tutti. Mariano Mazzacani
Solo 11 giorni fa, il 19 gennaio, con il titolo "È già ora di fare qualcosa, ho scritto: "La cosa peggiore è che gran parte delle soluzioni dipenderanno dai paesi più ricchi e sviluppati, che giungeranno ad una situazione che realmente non sono in condizione d’affrontare senza che crolli il mondo che hanno cercato di modellare" "Non parlo già delle guerre, i cui rischi e conseguenze sono stati trasmessi da persone savie e brillanti, includendo molti nordamericani. "Mi riferisco alla crisi degli alimenti originata da fattori economici e cambi climatici, che apparentemente sono già irreversibili, come conseguenza dell’azione dell’uomo, ma che in ogni modo, la mente umana ha il dovere d’affrontare immediatamente. I problemi che hanno preso corpo adesso e rapidamente, attraverso fenomeni che si stanno ripetendo in tutti i continenti: calore, incendi di boschi, perdita di raccolti in Russia (...) cambio climatico in Cina (...) perdita progressiva delle riserve d’acqua nell’Himalaya, che minacciano India, Cina, Paquistan e altri paesi; piogge eccessive in Australia, che hanno inondato quasi un milione di chilometri quadrati; ondate di freddo insolite ed estemporanee in Europa [...] siccità in Canada; ondate inusuali di freddo in questo paese e negli Stati Uniti." Ho parlato ugualmente delle piogge senza precedenti in Colombia, Venezuela e Brasile. Ho informato, in quella Riflessione che: "Le produzioni di grano, soia, mais, riso ed altri numerosi cereali e leguminose, che costituiscono la base alimentare del mondo, la cui popolazione è oggi, secondo calcoli, di quasi 6.900 milioni di abitanti, e già si avvicina alla cifra inedita di 7.000 milioni, dei quali più di mille milioni soffrono per fame e denutrizione, e sono danneggiati seriamente dai cambi climatici, creando un gravissimo problema nel mondo." Sabato 29 gennaio, il bollettino quotidiano che ricevo con le notizie di Internet, riportava un articolo di Lester R. Brown, pubblicato nel sito web Vía Orgánica, datato 10 gennaio, il cui contenuto, a mio giudizio, dev’essere ampiamente divulgato. Il suo autore è il più prestigioso e laureato ecologista nordamericano, che ha avvertito sull’effetto dannoso del crescente e molto importante volume di CO_2 che si diffonde nell’atmosfera. Dal suo ben fondato articolo, prenderò solo i paragrafi che spiegano in forma coerente i suoi punti di vista”. "All’inizio del nuovo anno, il prezzo del grano raggiunge livelli senza precedenti" "La popolazione mondiale, è quasi il doppio del 1970, e continuiamo a crescere ad un ritmo di 80.000.000 persone ogni anno. Stanotte ci saranno 219.000 bocche in più da alimentare a tavola e molte incontreranno il piatto vuoto. Altre 219.000 si sommeranno a noi domani notte.
In qualche momento questa crescita incessante comincerà ad essere troppa per le capacità degli agricoltori ed i limiti delle risorse terresti ed idriche del pianeta." "L’aumento nel consumo di carne, latte e uova nei paesi in via di sviluppo, che crescono rapidi, non ha precedenti." "Negli Stati Uniti, dove sono state raccolte 416.000.000 tonnellate di granaglie nel 2009, 119.000.000 di quelle tonnellate sono state inviate alle distilleriedi etanolo per produrre combustibile per le Automobili. Quelle tonnellate bastavano per alimentare 350.000.000 persone l’anno. L’enorme investimento degli Stati Uniti nelle distillerie di etanolo crea le condizioni per la concorrenza diretta tra le automobili e le persone per il raccolto di granaglie mondiale. In Europa, dove buona partedel parco automotore si muove con combustibile diesel, esiste una domanda crescente de combustibile diesel prodotto a partire dalle piante, soprattutto a partire dall’olio di colza e di palma. Questa domanda di coltivazioni portatrici di olio non solo riduce la superficie disponibile per produrre coltivazioni alimentari in Europa, ma inoltre accelera la distruzione dei boschi tropicali in Indonesia e in Malesia, a favore delle piantagioni produttrici di olio di palma." "La crescita annuale del consumo di granaglie nel mondo da una media di 21.000.000 tonnellate annuali nel periodo del 1990 al 2005, è arrivata a 41.000.000 tonnellate l’anno nel periodo tra il 2005 e i 2010. La maggior parte di questo salto enorme si può attribuire all’orgia di investimenti nelle distillerie di etanolo negli Stati Uniti tra il 2006 e il 2008. "Mentre raddoppiava la domanda annuale della crescita delle granaglie, sono sorte nuove limitazioni dal lato dell’offerta, anche quando si sono intensificate quelle a lungo tempo, come l’erosione dei suoli. Si calcola che la terza parte delle terre coltivabili del mondo perdono la cappa vegetale più rapidamente del tempo necessario alla formazione del suolo nuovo attraverso i processi naturali, perdendo la sua produttività inerente. Sono in processo di formazione due grandi masse di polvere. Una si estende a nordovest della Cina, a ovest della Mongolia e dell’Asia Centrale; l’altra si trova in Africa Centrale. Ognuna è molto più grande della massa di polvere che danneggiò gli Stati Uniti nel decennio delgi anni 30’. "Le immagini del satellite mostrano un flusso costante di tormente di polvere che partono da queste regioni e generalmente ognuna di queste trasporta milioni di tonnellate di cappa vegetale preziosa." "Nello stesso tempo l’esaurimento delle riserve d’acqua riduce rapidamente l’estensione delle aree irrigate di molte parti del mondo: questo fenomeno relativamente recente è stimolato dall’uso su grande scala delle pompe meccaniche per estrarre l’acqua sotterranea. Nell’ attualità, la metà della popolazione del mondo vive in paesi dove i livelli freatici scendono mentre il pompaggio eccessivo esaurisce le riserve di acqua. Quando un riserva d’acqua si riduce, si deve necessariamente ridurre il pompaggio secondo il ritmo di riposizione, se non si vuole che si trasformi in un acquifero fossile (non rinnovabile), nel cui caso il pompaggio smetterà totalmente. Ma presto o tardi i livelli freatici discendenti si traducono in un aumento dei prezzi degli alimenti. "Le estensioni irrigate diminuiscono in Medio Oriente e soprattutto in Arabia Saudita, Siria, Iraq e possibilmente in Yemen. Nell’Arabia Saudita, che dipendeva totalmente da un acquifero fossile oggi esaurito, per la sua autosufficienza per il grano, la produzione sperimenta una caduta libera. Tra il 2007 e il 2010, la produzione di grano saudita è discesa a poco più di due terzi,” "Il Medio Oriente arabo è la regione geografica dove la scarsità d’acqua crescente provoca la maggior riduzione nel raccolto delle granaglie. Ma i deficit di acqua realmente elevati sono in India, dove secondo le cifre del Banco Mondiale ci sono 175.000.000 di persone che si alimentano di granaglie prodotte con un pompaggio eccessivo [...] Negli Stati Uniti, l’altro grande produttore di granaglie del mondo, si sta riducendo l’area irrigata negli stati agricoli fondamentali, come la California e il Texas. Il rialzo della temperatura rende a sua volta più difficile aumentare il raccolto mondiale delle granaglie con la rapidità sufficiente per andare alla pari del ritmo senza precedenti della domanda. Gli ecologisti che si occupano delle coltivazioni hanno le loro proprie regole generalmente accettate: per ogni grado Celsio d’aumento della temperatura al disopra del livello ottimo durante la stagione della crescita, ci si deve aspettare un calo del 10% nella resa delle granaglie. Un’altra tendenza emergente che minaccia la sicurezza alimentare è lo scioglimento dei ghiacciai delle montagne. Questo è preoccupante soprattutto nell’Himalayas e nel Tibet, dove il gelo che si scioglie, proveniente dai ghiacciai, alimenta non solo i grandi fiumi dell’Asia durante la stagione secca, come l’Indo, il Gange, il Mekong, il Yangtzé e i fiume Giallo, ma anche i sistemi d’irrigazione che dipendono da questi fiumi. Senza questo scioglimento dei ghiacci, il raccolto delle granaglie sperimenterebbe una grande caduta e i prezzi aumenterebbero in proporzione. Infine e a lungo tempo, i caschi di ghiaccio che si sciolgono in Groenlandia e a ovest dell’Antartico, uniti all’espansione termica degli oceani, minacciano di elevare il livello del mare anche di sei piedi ( 1,83 m circa NdT), durante questo secolo. Inoltre un’elevazione di tre piedi provocherebbe l’inondazione delle terre dove ricoltiva riso del Bangladesh. Inoltre inonderebbe buona parte del Delta del Mekong, dove si produce la metà del riso del Viet Nam, il secondo esportatore di riso del mondo. In totale, ci sono approssimatamente 19 delta fluviali produttori di riso in Asia, dove i raccolti si ridurranno considerevolmente per l’elevazione del livello del mare."
"L’inquietudine di queste ultime settimane è solo il principio. Non si tratta già più di un conflitto tra grandi potenze fortemente armate, ma della maggior mancanza di alimenti e di prezzi in rialzo dei prodotti alimentari (e dei problemi politici a cui questo condurrebbe) che minacciano il nostro futuro mondiale. Se i governi non procederanno alla revisione delle questioni della sicurezza, utilizzando le spese di uso militare per la mitigazione del cambio climatico, dell’efficienza idrica, la conservazione dei suoli e la stabilizzazione demografica, con tutta probabilità il mondo affronterà un futuro di maggior instabilità climatica e volatilità dei prezzi degli alimenti. Se si continuerà a fare le cose come adesso, i prezzi degli alimenti tenderanno solo al rialzo.
L’ordine mondiale esistente lo hanno imposto gli Stati Uniti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ed hanno riservato per sè tutti i privilegi.
Obama non ha modo per amministrare l’alveare che hanno creato.
Alcuni giorni fa è crollato il governo di Tunisi, dove gli Stati Uniti avevano imposto il neoliberismo ed erano felici della loro prodezza politica.
La parola democrazia era sparita dallo scenario. È incredibile come adesso, quando il popolo sfruttati sparge il suo sangue e assalta i negozi, Washington esprime la sua felicità per la caduta. Nessuno ignora che gli Stati Uniti hanno trasformato l’Egitto nel loro alleato principale nel mondo arabo. Una grande portaerei e un sottomarino nucleare, scottati da navi da guerra nordamericane e israelita, hanno attraversato il Canale di Suez verso il Golfo Persico da molti mesi, senza che la stampa internazionale avesse informazioni su quello che stava accadendo. È stato il paese arabo che ha ricevuto più forniture di armi. Milioni di giovani egiziani soffrono per la disoccupazione e la mancanza di alimenti provocata nell’economia mondiale, e Washington afferma che li appoggia. Il suo machiavellismo consiste nel fatto che mentre forniva armi al governo egiziano, la USAID somministrava fondi all’opposizione. Potranno gli Stati Uniti fermare l’ondata rivoluzionaria che scuote il Terzo Mondo? La famosa riunione di Davos che si è appena conclusa, si è trasformata in una Torre di Babele, e gli stati europei più ricchi, capeggiati da Germania, Gran Bretagna e Francia, coincidono solo nei loro disaccordi con gli Stati Uniti.
Ma non ci si deve inquietare nemmeno un pochino; la Segreteria di Stato ha promesso ancora una volta che gli Stati Uniti aiuteranno nella ricostruzione di Haiti.
Solo 11 giorni fa, il 19 gennaio, con il titolo "È già ora di fare qualcosa, ho scritto: "La cosa peggiore è che gran parte delle soluzioni dipenderanno dai paesi più ricchi e sviluppati, che giungeranno ad una situazione che realmente non sono in condizione d’affrontare senza che crolli il mondo che hanno cercato di modellare" "Non parlo già delle guerre, i cui rischi e conseguenze sono stati trasmessi da persone savie e brillanti, includendo molti nordamericani. "Mi riferisco alla crisi degli alimenti originata da fattori economici e cambi climatici, che apparentemente sono già irreversibili, come conseguenza dell’azione dell’uomo, ma che in ogni modo, la mente umana ha il dovere d’affrontare immediatamente. I problemi che hanno preso corpo adesso e rapidamente, attraverso fenomeni che si stanno ripetendo in tutti i continenti: calore, incendi di boschi, perdita di raccolti in Russia (...) cambio climatico in Cina (...) perdita progressiva delle riserve d’acqua nell’Himalaya, che minacciano India, Cina, Paquistan e altri paesi; piogge eccessive in Australia, che hanno inondato quasi un milione di chilometri quadrati; ondate di freddo insolite ed estemporanee in Europa [...] siccità in Canada; ondate inusuali di freddo in questo paese e negli Stati Uniti." Ho parlato ugualmente delle piogge senza precedenti in Colombia, Venezuela e Brasile. Ho informato, in quella Riflessione che: "Le produzioni di grano, soia, mais, riso ed altri numerosi cereali e leguminose, che costituiscono la base alimentare del mondo, la cui popolazione è oggi, secondo calcoli, di quasi 6.900 milioni di abitanti, e già si avvicina alla cifra inedita di 7.000 milioni, dei quali più di mille milioni soffrono per fame e denutrizione, e sono danneggiati seriamente dai cambi climatici, creando un gravissimo problema nel mondo." Sabato 29 gennaio, il bollettino quotidiano che ricevo con le notizie di Internet, riportava un articolo di Lester R. Brown, pubblicato nel sito web Vía Orgánica, datato 10 gennaio, il cui contenuto, a mio giudizio, dev’essere ampiamente divulgato. Il suo autore è il più prestigioso e laureato ecologista nordamericano, che ha avvertito sull’effetto dannoso del crescente e molto importante volume di CO_2 che si diffonde nell’atmosfera. Dal suo ben fondato articolo, prenderò solo i paragrafi che spiegano in forma coerente i suoi punti di vista”. "All’inizio del nuovo anno, il prezzo del grano raggiunge livelli senza precedenti" "La popolazione mondiale, è quasi il doppio del 1970, e continuiamo a crescere ad un ritmo di 80.000.000 persone ogni anno. Stanotte ci saranno 219.000 bocche in più da alimentare a tavola e molte incontreranno il piatto vuoto. Altre 219.000 si sommeranno a noi domani notte.
In qualche momento questa crescita incessante comincerà ad essere troppa per le capacità degli agricoltori ed i limiti delle risorse terresti ed idriche del pianeta." "L’aumento nel consumo di carne, latte e uova nei paesi in via di sviluppo, che crescono rapidi, non ha precedenti." "Negli Stati Uniti, dove sono state raccolte 416.000.000 tonnellate di granaglie nel 2009, 119.000.000 di quelle tonnellate sono state inviate alle distilleriedi etanolo per produrre combustibile per le Automobili. Quelle tonnellate bastavano per alimentare 350.000.000 persone l’anno. L’enorme investimento degli Stati Uniti nelle distillerie di etanolo crea le condizioni per la concorrenza diretta tra le automobili e le persone per il raccolto di granaglie mondiale. In Europa, dove buona partedel parco automotore si muove con combustibile diesel, esiste una domanda crescente de combustibile diesel prodotto a partire dalle piante, soprattutto a partire dall’olio di colza e di palma. Questa domanda di coltivazioni portatrici di olio non solo riduce la superficie disponibile per produrre coltivazioni alimentari in Europa, ma inoltre accelera la distruzione dei boschi tropicali in Indonesia e in Malesia, a favore delle piantagioni produttrici di olio di palma." "La crescita annuale del consumo di granaglie nel mondo da una media di 21.000.000 tonnellate annuali nel periodo del 1990 al 2005, è arrivata a 41.000.000 tonnellate l’anno nel periodo tra il 2005 e i 2010. La maggior parte di questo salto enorme si può attribuire all’orgia di investimenti nelle distillerie di etanolo negli Stati Uniti tra il 2006 e il 2008. "Mentre raddoppiava la domanda annuale della crescita delle granaglie, sono sorte nuove limitazioni dal lato dell’offerta, anche quando si sono intensificate quelle a lungo tempo, come l’erosione dei suoli. Si calcola che la terza parte delle terre coltivabili del mondo perdono la cappa vegetale più rapidamente del tempo necessario alla formazione del suolo nuovo attraverso i processi naturali, perdendo la sua produttività inerente. Sono in processo di formazione due grandi masse di polvere. Una si estende a nordovest della Cina, a ovest della Mongolia e dell’Asia Centrale; l’altra si trova in Africa Centrale. Ognuna è molto più grande della massa di polvere che danneggiò gli Stati Uniti nel decennio delgi anni 30’. "Le immagini del satellite mostrano un flusso costante di tormente di polvere che partono da queste regioni e generalmente ognuna di queste trasporta milioni di tonnellate di cappa vegetale preziosa." "Nello stesso tempo l’esaurimento delle riserve d’acqua riduce rapidamente l’estensione delle aree irrigate di molte parti del mondo: questo fenomeno relativamente recente è stimolato dall’uso su grande scala delle pompe meccaniche per estrarre l’acqua sotterranea. Nell’ attualità, la metà della popolazione del mondo vive in paesi dove i livelli freatici scendono mentre il pompaggio eccessivo esaurisce le riserve di acqua. Quando un riserva d’acqua si riduce, si deve necessariamente ridurre il pompaggio secondo il ritmo di riposizione, se non si vuole che si trasformi in un acquifero fossile (non rinnovabile), nel cui caso il pompaggio smetterà totalmente. Ma presto o tardi i livelli freatici discendenti si traducono in un aumento dei prezzi degli alimenti. "Le estensioni irrigate diminuiscono in Medio Oriente e soprattutto in Arabia Saudita, Siria, Iraq e possibilmente in Yemen. Nell’Arabia Saudita, che dipendeva totalmente da un acquifero fossile oggi esaurito, per la sua autosufficienza per il grano, la produzione sperimenta una caduta libera. Tra il 2007 e il 2010, la produzione di grano saudita è discesa a poco più di due terzi,” "Il Medio Oriente arabo è la regione geografica dove la scarsità d’acqua crescente provoca la maggior riduzione nel raccolto delle granaglie. Ma i deficit di acqua realmente elevati sono in India, dove secondo le cifre del Banco Mondiale ci sono 175.000.000 di persone che si alimentano di granaglie prodotte con un pompaggio eccessivo [...] Negli Stati Uniti, l’altro grande produttore di granaglie del mondo, si sta riducendo l’area irrigata negli stati agricoli fondamentali, come la California e il Texas. Il rialzo della temperatura rende a sua volta più difficile aumentare il raccolto mondiale delle granaglie con la rapidità sufficiente per andare alla pari del ritmo senza precedenti della domanda. Gli ecologisti che si occupano delle coltivazioni hanno le loro proprie regole generalmente accettate: per ogni grado Celsio d’aumento della temperatura al disopra del livello ottimo durante la stagione della crescita, ci si deve aspettare un calo del 10% nella resa delle granaglie. Un’altra tendenza emergente che minaccia la sicurezza alimentare è lo scioglimento dei ghiacciai delle montagne. Questo è preoccupante soprattutto nell’Himalayas e nel Tibet, dove il gelo che si scioglie, proveniente dai ghiacciai, alimenta non solo i grandi fiumi dell’Asia durante la stagione secca, come l’Indo, il Gange, il Mekong, il Yangtzé e i fiume Giallo, ma anche i sistemi d’irrigazione che dipendono da questi fiumi. Senza questo scioglimento dei ghiacci, il raccolto delle granaglie sperimenterebbe una grande caduta e i prezzi aumenterebbero in proporzione. Infine e a lungo tempo, i caschi di ghiaccio che si sciolgono in Groenlandia e a ovest dell’Antartico, uniti all’espansione termica degli oceani, minacciano di elevare il livello del mare anche di sei piedi ( 1,83 m circa NdT), durante questo secolo. Inoltre un’elevazione di tre piedi provocherebbe l’inondazione delle terre dove ricoltiva riso del Bangladesh. Inoltre inonderebbe buona parte del Delta del Mekong, dove si produce la metà del riso del Viet Nam, il secondo esportatore di riso del mondo. In totale, ci sono approssimatamente 19 delta fluviali produttori di riso in Asia, dove i raccolti si ridurranno considerevolmente per l’elevazione del livello del mare."
"L’inquietudine di queste ultime settimane è solo il principio. Non si tratta già più di un conflitto tra grandi potenze fortemente armate, ma della maggior mancanza di alimenti e di prezzi in rialzo dei prodotti alimentari (e dei problemi politici a cui questo condurrebbe) che minacciano il nostro futuro mondiale. Se i governi non procederanno alla revisione delle questioni della sicurezza, utilizzando le spese di uso militare per la mitigazione del cambio climatico, dell’efficienza idrica, la conservazione dei suoli e la stabilizzazione demografica, con tutta probabilità il mondo affronterà un futuro di maggior instabilità climatica e volatilità dei prezzi degli alimenti. Se si continuerà a fare le cose come adesso, i prezzi degli alimenti tenderanno solo al rialzo.
L’ordine mondiale esistente lo hanno imposto gli Stati Uniti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ed hanno riservato per sè tutti i privilegi.
Obama non ha modo per amministrare l’alveare che hanno creato.
Alcuni giorni fa è crollato il governo di Tunisi, dove gli Stati Uniti avevano imposto il neoliberismo ed erano felici della loro prodezza politica.
La parola democrazia era sparita dallo scenario. È incredibile come adesso, quando il popolo sfruttati sparge il suo sangue e assalta i negozi, Washington esprime la sua felicità per la caduta. Nessuno ignora che gli Stati Uniti hanno trasformato l’Egitto nel loro alleato principale nel mondo arabo. Una grande portaerei e un sottomarino nucleare, scottati da navi da guerra nordamericane e israelita, hanno attraversato il Canale di Suez verso il Golfo Persico da molti mesi, senza che la stampa internazionale avesse informazioni su quello che stava accadendo. È stato il paese arabo che ha ricevuto più forniture di armi. Milioni di giovani egiziani soffrono per la disoccupazione e la mancanza di alimenti provocata nell’economia mondiale, e Washington afferma che li appoggia. Il suo machiavellismo consiste nel fatto che mentre forniva armi al governo egiziano, la USAID somministrava fondi all’opposizione. Potranno gli Stati Uniti fermare l’ondata rivoluzionaria che scuote il Terzo Mondo? La famosa riunione di Davos che si è appena conclusa, si è trasformata in una Torre di Babele, e gli stati europei più ricchi, capeggiati da Germania, Gran Bretagna e Francia, coincidono solo nei loro disaccordi con gli Stati Uniti.
Ma non ci si deve inquietare nemmeno un pochino; la Segreteria di Stato ha promesso ancora una volta che gli Stati Uniti aiuteranno nella ricostruzione di Haiti.
A Gennaio record negativo di estensione dei ghiacci artici da sempre

Mentre la maggior parte del mondo continua ad ignorare i cambiamenti climatici, essi procedono senza sosta. Il centro di misure dei ghiacci marini polari della NASA ha laconicamente annunciato lo scorso 2 febbraio che l’estensione del ghiaccio marino artico nel gennaio 2011 è stata la più bassa da quando esistono misurazioni satellitari di questo genere, ossia dal 1979. L’oscillazione dell’estensione del ghiaccio artico ha persistito nella sua fase di forte diminuzione per la maggior parte del mese, mantenendo bassa l’estensione del ghiaccio. Questo dato dimostra anche che l’ondata di freddo polare che ha investito il Nord America quest’anno non ha di certo un’influenza positiva sulla crescita dei ghiacci artici, mentre il contrario è probabile.
Panoramica delle condizioni
L’estensione media del ghiaccio marino artico a gennaio 2011 è stata 13,55 milioni km quadrati. Questa è stata la più bassa estensione registrata del ghiaccio nel mese di gennaio dall’inizio delle rilevazioni satellitari, nel 1979. Essa è di 50 mila chilometri quadrati al di sotto del record negativo di 13,60 milioni di chilometri quadrati, registrata nel 2006, e di 1,27 milioni di chilometri quadrati al di sotto della media tra il 1979 al 2000.
L’estensione del ghiaccio nel gennaio 2011 è rimasta insolitamente bassa nella Baia di Hudson, nello Stretto di Hudson (tra il sud dell’isola di Baffin e il Labrador), e dello stretto di Davis (tra Baffin e la Groenlandia). Normalmente, queste aree sono gelate dalla fine di novembre, ma quest’anno la Baia di Hudson non si è completamente gelata fino a metà gennaio. Il Mare del Labrador è rimasto in gran parte libero dai ghiacci.
Gennaio 2011 rispetto agli anni passati
Gennaio 2011 ha avuto l’estensione di ghiaccio più bassa dall’inizio del record satellite. Il tasso lineare di declino per il mese è -3,3% per decennio.
L’estensione del ghiaccio nell’Artico è aumentato con una media di 42,8 mila chilometri quadrati al giorno durante il mese di gennaio, un dato nella media.
Le temperature dell’aria sopra la maggior parte dell’Artico sono state tra 2 e 6 gradi Celsius, sopra la norma del mese di gennaio. Sopra l’arcipelago canadese artico, la Baia di Baffin e lo sTretto del Labrador, le temperature sono state almeno di 6 gradi Celsius sopra le medie del periodo. LE temperature sono state nella media sopra l’arcipelago canadese occidentale e sopra la Scandinavia.
Come nello scorso dicembre 2010, le temperature calde di gennaio hanno due ragioni: aree dell’oceano non coperte da ghiacci che rilasciano calore nell’atmosfera ,e i venti che continuano a mandare aria calda verso il nord.
giovedì 17 febbraio 2011
La grande Germania!
L'acqua DI BERLINO
I cittadini chiamati a pronunciarsi sui «segreti» delle privatizzazioni. La consultazione, promossa dalla Tavola dell'acqua berlinese, punta alla ripubblicizzazione totale. La Spd, che nel '99 votò con la Cdu per l'apertura ai privati, ora si pente: «È stato un fallimento»
Oggi i berlinesi sono chiamati a pronunciarsi in un referendum su una proposta di legge che, se approvata, obbligherebbe l'amministrazione della città a pubblicare tutti i contratti e le intese connesse alla privatizzazione dell'acqua, e comporterebbe l'annullamento di ogni patto segreto.
Nel 1999 Berlino, retta allora da una grande coalizione tra Cdu e Spd e disperatamente indebitata, vendette il 49% delle sue Wasserbetriebe a Veolia e a Rwe (il gigante dell'energia Rheinische Elekrizitätswerke). È stato un pessimo affare. Ai partner privati venivano garantiti utili assai lucrativi. Dal 1999 il prezzo dell'acqua è aumentato del 35%, il doppio della media in Germania. Anche l'amministrazione cittadina ammette che i berlinesi pagano per l'acqua tra il 15 e il 20% in più che in altre metropoli paragonabili.
L'iniziativa civica che ha promosso il referendum, il Berliner Wassertisch (tavola dell'acqua berlinese), vorrebbe interamente ricomunalizzare la fornitura d'acqua e la depurazione degli scarichi - «noi berlinesi rivogliamo la nostra acqua», dicono - ma la costruzione giuridica della società privatizzata non consentiva un quesito diretto sulla sua liquidazione. Si sono dunque concentrati sul solo punto della riservatezza dei contratti, mirando a acquisire con la loro pubblicazione motivi di nullità che consentano di impugnarli, o comunque buoni argomenti per abbassare il prezzo della ricomunalizzazione.
Nell'ottobre 2010, quando l'iniziativa aveva già raccolto 280.887 firme valide sulla proposta di referendum (per promuoverlo ne sarebbero bastate 172.000), il quotidiano Tageszeitung mise in rete il segretissimo contratto di vendita e alcuni annessi, ricevuti da un anonimo informatore.
Visto che i buoi erano già scappati dalla stalla, il 10 novembre, un giorno dopo l'indizione ufficiale del referendum, anche il senato ha pubblicato ben 700 pagine di contratti sul suo sito, col consenso dei soci privati Veolia e Rwe. Gli investitori non avevano più nulla da perdere, considerato che le scandalose clausole sui profitti garantiti erano già su piazza. In forza di quelle clausole Berlino incassa solo il 35% degli utili d'esercizio, pur possedendo il 50,1% delle quote sociali.
Nel frattempo il senato, una maggioranza rosso-rossa tra socialdemocratici e socialisti della Linke, aveva riformulato la legge sul «libero accesso alle informazioni». La versione in vigore dal luglio scorso consente ai cittadini, pur tra molte eccezioni, di prendere visione degli atti della pubblica amministrazione, teoricamente anche di quelli relativi a imprese di servizi, «purché le imprese medesime acconsentano». Un obbligo di pubblicazione c'è solo quando l'interesse pubblico «prevale notevolmente» sul diritto delle imprese alla riservatezza. È piuttosto una legge a tutela della discrezione aziendale, ma il senato ora le attribuisce il «merito» della pubblicazione dei contratti.
Come che sia la Spd del borgomastro Klaus Wowereit, assecondata dai socialisti della Linke (che col loro assessore all'economia Harald Wolf hanno fatto una pessima figura come amministratori della status quo), ritengono «superato» dai fatti il quesito del referendum, visto che i contratti sono già di pubblico dominio. Raccomandano conto di votare no, perché ritengono «incostituzionale» la proposta di legge nella parte che annulla intese sottratte alla pubblicazione (interferirebbe con le norme generali a tutela della proprietà privata).
La speranza del senato è che il referendum non raggiunga il quorum: per vincere occorre che il quesito sia approvato dalla maggioranza dei votanti e che vada a votare almeno un quarto degli elettori, ovvero 617.000 berlinesi.
Tuttavia i socialdemocratici, che pure nel 1999 vollero la privatizzazione (mentre verdi e socialisti si opposero), si dicono ora pentiti: «Col senno del poi, la parziale privatizzazione fu un errore, come l'intesa sulla riservatezza dei contatti». Dichiarono di condividere le finalità dei promotori del referendum: i servizi essenziali «devono orientarsi sugli interessi pubblici, e non sui profitti privati». Il vento è cambiato, nessuno si fa più incantare da mirabolanti piani di privatizzazione come negli anni '90. I politici berlinesi si sarebbero ravveduti, sebbene soldi per ricomprare le Wasserbetriebe non ce ne siano. Chiedono però che i cittadini non disturbino il manovratore con "inutili" referendum.
I promotori ribattono che non è affatto sicuro che tutte le intese siano già state pubblicate. Chiedono comunque di attestare l'interesse dei cittadini alla ricomunalizzazione con una partecipazione massiccia. Se i politici vorranno davvero rinegoziare le tariffe dell'acqua, come promettono, e magari riacquistare le quote cedute ai privati senza farsi spennare, ogni sì espresso al referendum li rafforzerà.
I cittadini chiamati a pronunciarsi sui «segreti» delle privatizzazioni. La consultazione, promossa dalla Tavola dell'acqua berlinese, punta alla ripubblicizzazione totale. La Spd, che nel '99 votò con la Cdu per l'apertura ai privati, ora si pente: «È stato un fallimento»
Oggi i berlinesi sono chiamati a pronunciarsi in un referendum su una proposta di legge che, se approvata, obbligherebbe l'amministrazione della città a pubblicare tutti i contratti e le intese connesse alla privatizzazione dell'acqua, e comporterebbe l'annullamento di ogni patto segreto.
Nel 1999 Berlino, retta allora da una grande coalizione tra Cdu e Spd e disperatamente indebitata, vendette il 49% delle sue Wasserbetriebe a Veolia e a Rwe (il gigante dell'energia Rheinische Elekrizitätswerke). È stato un pessimo affare. Ai partner privati venivano garantiti utili assai lucrativi. Dal 1999 il prezzo dell'acqua è aumentato del 35%, il doppio della media in Germania. Anche l'amministrazione cittadina ammette che i berlinesi pagano per l'acqua tra il 15 e il 20% in più che in altre metropoli paragonabili.
L'iniziativa civica che ha promosso il referendum, il Berliner Wassertisch (tavola dell'acqua berlinese), vorrebbe interamente ricomunalizzare la fornitura d'acqua e la depurazione degli scarichi - «noi berlinesi rivogliamo la nostra acqua», dicono - ma la costruzione giuridica della società privatizzata non consentiva un quesito diretto sulla sua liquidazione. Si sono dunque concentrati sul solo punto della riservatezza dei contratti, mirando a acquisire con la loro pubblicazione motivi di nullità che consentano di impugnarli, o comunque buoni argomenti per abbassare il prezzo della ricomunalizzazione.
Nell'ottobre 2010, quando l'iniziativa aveva già raccolto 280.887 firme valide sulla proposta di referendum (per promuoverlo ne sarebbero bastate 172.000), il quotidiano Tageszeitung mise in rete il segretissimo contratto di vendita e alcuni annessi, ricevuti da un anonimo informatore.
Visto che i buoi erano già scappati dalla stalla, il 10 novembre, un giorno dopo l'indizione ufficiale del referendum, anche il senato ha pubblicato ben 700 pagine di contratti sul suo sito, col consenso dei soci privati Veolia e Rwe. Gli investitori non avevano più nulla da perdere, considerato che le scandalose clausole sui profitti garantiti erano già su piazza. In forza di quelle clausole Berlino incassa solo il 35% degli utili d'esercizio, pur possedendo il 50,1% delle quote sociali.
Nel frattempo il senato, una maggioranza rosso-rossa tra socialdemocratici e socialisti della Linke, aveva riformulato la legge sul «libero accesso alle informazioni». La versione in vigore dal luglio scorso consente ai cittadini, pur tra molte eccezioni, di prendere visione degli atti della pubblica amministrazione, teoricamente anche di quelli relativi a imprese di servizi, «purché le imprese medesime acconsentano». Un obbligo di pubblicazione c'è solo quando l'interesse pubblico «prevale notevolmente» sul diritto delle imprese alla riservatezza. È piuttosto una legge a tutela della discrezione aziendale, ma il senato ora le attribuisce il «merito» della pubblicazione dei contratti.
Come che sia la Spd del borgomastro Klaus Wowereit, assecondata dai socialisti della Linke (che col loro assessore all'economia Harald Wolf hanno fatto una pessima figura come amministratori della status quo), ritengono «superato» dai fatti il quesito del referendum, visto che i contratti sono già di pubblico dominio. Raccomandano conto di votare no, perché ritengono «incostituzionale» la proposta di legge nella parte che annulla intese sottratte alla pubblicazione (interferirebbe con le norme generali a tutela della proprietà privata).
La speranza del senato è che il referendum non raggiunga il quorum: per vincere occorre che il quesito sia approvato dalla maggioranza dei votanti e che vada a votare almeno un quarto degli elettori, ovvero 617.000 berlinesi.
Tuttavia i socialdemocratici, che pure nel 1999 vollero la privatizzazione (mentre verdi e socialisti si opposero), si dicono ora pentiti: «Col senno del poi, la parziale privatizzazione fu un errore, come l'intesa sulla riservatezza dei contatti». Dichiarono di condividere le finalità dei promotori del referendum: i servizi essenziali «devono orientarsi sugli interessi pubblici, e non sui profitti privati». Il vento è cambiato, nessuno si fa più incantare da mirabolanti piani di privatizzazione come negli anni '90. I politici berlinesi si sarebbero ravveduti, sebbene soldi per ricomprare le Wasserbetriebe non ce ne siano. Chiedono però che i cittadini non disturbino il manovratore con "inutili" referendum.
I promotori ribattono che non è affatto sicuro che tutte le intese siano già state pubblicate. Chiedono comunque di attestare l'interesse dei cittadini alla ricomunalizzazione con una partecipazione massiccia. Se i politici vorranno davvero rinegoziare le tariffe dell'acqua, come promettono, e magari riacquistare le quote cedute ai privati senza farsi spennare, ogni sì espresso al referendum li rafforzerà.
giovedì 10 febbraio 2011
A chi interessa il bene comune...?
Se le privatizzazioni mettono l'acqua in mani occulte“Con la privatizzazione, possono diventare azionisti delle società di gestione del servizio idrico integrato anche soggetti i cui capitali sono di provenienza 'occulta'. Un esempio significativo è quello di F2i, il Fondo italiano delle infrastrutture, già socio della multiutility quotata Iren”.
Con queste parole il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua commenta l'inchiesta “Il fondo onnivoro”, pubblicato dalla rivista Altreconomia: “F2i - spiega l'articolo - è un Fondo di investimento che raccoglie 'risparmio' dai soci (sponsor) e da altri soggetti (Limited Partners), e lo investe in società quotate o no”. Tra gli sponsor del fondo, che ha una dotazione di quasi 1,9 miliardi di euro ed è amministrato da Vito Gamberale, figurano Cassa depositi e prestiti, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Merrill Lynch, Fondazione Mps, Fondazione Crt e altre fondazioni bancarie.
Accanto agli sponsor, che hanno sottoscritto 938 milioni di euro, ci sono 906 milioni di euro sottoscritti da 40 soggetti definiti “Limited Partners”, i cui nomi sono avvolti nella nebbia.
Tra questi, scrive Altreconomia, ci sarebbero “la Cassa previdenziale dei periti industriali (Eppi), quella dei ragionieri e periti commerciali e la Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense (avvocati), che ha sottoscritto 60 milioni di euro”. Gli altri 37 nomi di Limited Partners, spiega la rivista, sono sconosciuti. “La trasparenza non è d’obbligo - scrive Altreconomia -, nemmeno per una società che si propone come azionista dei gestori dei nostri servizi pubblici locali”, fra i quali il servizio idrico.
F2i, inoltre, è socia della multiulity Iren, e quindi indirettamente anche di numerosi enti locali. I più importanti tra questi sono i Comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Amministrazioni che, con il Fondo, hanno sottoscritto un accordo che prevede “un programma di partecipazione alle future gare ad evidenza pubblica per l’assunzione di partecipazioni ovvero la gestione di ulteriori ambiti territoriali”, e un patto parasociale che prevede che F2i possa esprimere 3 consiglieri d’amministrazione su 9 nella società congiunta, San Giacomo, con potere di esercitare veto nell’approvazione di determinate delibere, anche in merito alla modifica di alcune voci finanziarie del piano industriale e del budget.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, attivo in tutte le città interessate in vista dello svolgimento del referendum abrogativo per la ripubblicizzazione dell'acqua, preoccupato per il ruolo che questo Fondo potrà svolgere nel momento in cui il mercato dei servizi idrici sarà aperto alle gare di appalto, chiede ai consigli comunali degli enti locali che hanno sottoscritto questi accordi com'è possibile che abbiano accettato come socio un soggetto senza sapere chi ci ha messo i capitali. Uno schiaffo alla democrazia!
Con queste parole il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua commenta l'inchiesta “Il fondo onnivoro”, pubblicato dalla rivista Altreconomia: “F2i - spiega l'articolo - è un Fondo di investimento che raccoglie 'risparmio' dai soci (sponsor) e da altri soggetti (Limited Partners), e lo investe in società quotate o no”. Tra gli sponsor del fondo, che ha una dotazione di quasi 1,9 miliardi di euro ed è amministrato da Vito Gamberale, figurano Cassa depositi e prestiti, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Merrill Lynch, Fondazione Mps, Fondazione Crt e altre fondazioni bancarie.
Accanto agli sponsor, che hanno sottoscritto 938 milioni di euro, ci sono 906 milioni di euro sottoscritti da 40 soggetti definiti “Limited Partners”, i cui nomi sono avvolti nella nebbia.
Tra questi, scrive Altreconomia, ci sarebbero “la Cassa previdenziale dei periti industriali (Eppi), quella dei ragionieri e periti commerciali e la Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense (avvocati), che ha sottoscritto 60 milioni di euro”. Gli altri 37 nomi di Limited Partners, spiega la rivista, sono sconosciuti. “La trasparenza non è d’obbligo - scrive Altreconomia -, nemmeno per una società che si propone come azionista dei gestori dei nostri servizi pubblici locali”, fra i quali il servizio idrico.
F2i, inoltre, è socia della multiulity Iren, e quindi indirettamente anche di numerosi enti locali. I più importanti tra questi sono i Comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Amministrazioni che, con il Fondo, hanno sottoscritto un accordo che prevede “un programma di partecipazione alle future gare ad evidenza pubblica per l’assunzione di partecipazioni ovvero la gestione di ulteriori ambiti territoriali”, e un patto parasociale che prevede che F2i possa esprimere 3 consiglieri d’amministrazione su 9 nella società congiunta, San Giacomo, con potere di esercitare veto nell’approvazione di determinate delibere, anche in merito alla modifica di alcune voci finanziarie del piano industriale e del budget.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, attivo in tutte le città interessate in vista dello svolgimento del referendum abrogativo per la ripubblicizzazione dell'acqua, preoccupato per il ruolo che questo Fondo potrà svolgere nel momento in cui il mercato dei servizi idrici sarà aperto alle gare di appalto, chiede ai consigli comunali degli enti locali che hanno sottoscritto questi accordi com'è possibile che abbiano accettato come socio un soggetto senza sapere chi ci ha messo i capitali. Uno schiaffo alla democrazia!
martedì 8 febbraio 2011
Sconcertante documentario sulla politica energetica di Enel!
La storia del progetto Aysen nella Patagonia cilena.
Parte 1:
http://www.rainews24.it/it/video.php?id=21420
Parte 2:
http://www.rainews24.it/it/video.php?id=21421
Parte 1:
http://www.rainews24.it/it/video.php?id=21420
Parte 2:
http://www.rainews24.it/it/video.php?id=21421
mercoledì 2 febbraio 2011
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