Cancun, la lotta dei piccoli sul clima. Maldive destinate ad essere sommerse
Martedí 30.11.2010 12:40
Dopo la delusione sul nulla di fatto di Copenhagen ha aperto ieri, 29 novembre e si concluderà il 10 dicembre, il vertice sul clima a Cancun in Messico. 194 Paesi partecipano alla 16° conferenza sui cambiamenti climatici organizzata dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è contenere il riscaldamento globale entro il limite dei 2 gradi. Uno studio prevede un innalzamento della temperatura da oggi al 2060 di quattro gradi centigradi, con conseguenze catastrofiche di terre inghiottite cancellate dall'innalzamento dei mari.
Il 7 dicembre l'incontro avrà il suo clou con la sessione ad alto livello che vedrà la partecipazione dei Ministri dell'Ambiente della maggioranza delle nazioni presenti. Gli esponenti dei vari governi sono chiamati a prendere decisioni e conclusioni finali sulla riduzione delle emissioni di gas serra in previsione dello scadere del Protocollo di Kyoto nel 2012. Devono essere mediati e presi accordi su finanziamenti e approcci per conservare foreste pluviali, ridurre il divario tra paesi ricchi e poveri, proporre iniziative ambientali sostenibili che richiedono impegni a favore dello sviluppo e del benessere della popolazione mondiale.
Maldive, Micronesia, le isole Salomone, le Marshall, le Fiji, le Samoa, Nauru, Kiribati, Tonga, Tuvalu, Palau e Vanuatu rischiano di essere sommerse in meno di 90 anni. Le Maldive tanto sognate da tutti i turisti sono fra le più minacciate al mondo dai cambiamenti climatici. Con un'altitudine media di poco più di 2,10 metri, rischiano di scomparire a causa dell'aumento del livello dei mari. Tuvalu comprende 9 atolli per 26 km² di paradiso, il quarto stato più piccolo al mondo con altezza massima è di 4,5 m sul livello del mare. In caso di un futuro innalzamento del livello del mare, dopo le Maldive, toccherà a Tuvalu essere completamente sommersa. Gli abitanti di Carteret, isola della Papua Nuova Guinea o Papuasia, sono già stati trasferiti tutti così come quelli di Banabans, tra le zone più vulnerabili. Ma nemmeno l’Europa può stare tanto tranquilla, ogni Paese sul mare rischia di perdere zone costiere.
Ma anche il Mediterraneo è ad alto rischio: Baleari sommerse, Venezia inondata, delta del Nilo cancellato. L’ Olanda ha già avviato i lavori per rinforzare le dighe e in Lettonia si preparano a rinforzare gli argini del fiume che potrebbe perdere il suo delta nel Golfo di Riga. Un rapporto ONU prevede questo scenario apocalittico dovuto “solo” a qualche centimetro in più d’acqua causato dallo scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare.
Tra i molti osservatori presenti a Cancun, in attesa di valutare le formali decisioni che da qui emergeranno e che coinvolgeranno molte aree economiche dei vari Paesi, c'è anche Norton Rose, studio legale tra i massimi esperti internazionali in energia, climate change e carbon finance. Team che, attraverso il proprio blog www.nortonrose.com/climatechangeblog, informa in tempo reale sull'andamento degli incontri a Cancun e sulle eventuali ripercussioni sulla normativa esistente.
Secondo Umberto Mauro, avvocato partner Norton Rose, "una delle chiavi per affrontare il grande tema del cambiamento climatico è individuare come coinvolgere la finanza privata. Uno dei punti fondamentali per poter combattere questa battaglia con successo. E' sicuramente un problema complesso che può avere molteplici soluzioni ma è importante che nel corso della conferenza di Cancun le parti riescano a raggiungere un livello almeno minimo di obblighi vincolanti circa la riduzione di emissioni nocive di CO2 nei prossimi anni".
Secondo gli esperti di Norton Rose "un accordo a Cancun non potrà sicuramente risolvere il problema ma potrebbe dare un nuovo impulso ai negoziati e dettare nuove linee guida per colmare le lacune a livello politico".
< Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.> < Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.> Mahatma Gandhi "Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario" G.ORWELL
martedì 30 novembre 2010
giovedì 25 novembre 2010
Nel paese di plastica i nodi vengono al pettine!
Polveri sottili e acque reflue
L'Italia deferita alla corte Ue
La Commissione europea ha deciso di intervenire a causa del mancato rispetto delle legislazione in materia di Pm10 e trattamento dei liquami. Insieme a noi Spagna, Portogallo e Cipro. Sotto osservazione anche la direttiva sul rendimento energetico degli edifici
BRUXELLES - La Commissione europea punta il dito sul Paese e ha deciso di mettere l'Italia sul banco degli imputati alla Corte di giustizia dell'Ue. Sotto accusa, i livelli di polveri sottili e trattamento delle acque reflue.
Nel primo caso, il nostro Paese è stato deferito insieme a Spagna, Portogallo e Cipro. Per Bruxelles "non è stato finora affrontato in modo efficace il problema delle emissioni eccessive di Pm10", i cui valori limite sono stati superati in numerose zone.
Gli Stati membri dovevano adeguarsi entro il 2005 alla legislazione europea, secondo la quale i cittadini non dovrebbero essere esposti alle microparticelle Pm10 i cui valori limite non devono essere superati per più di 35 volte in un anno di calendario. Un'esenzione è possibile fino a giugno 2011, ma solo se il Paese dimostra di avere adottato misure per rispettare gli obblighi entro il termine proprogato. La Commissione, però, ritiene che, per quanto riguarda l'Italia, "le condizioni per concedere la proroga non siano state rispettate" e per questo "ricorre alla Corte di giustizia europea".
La Commissione europea ha anche deciso per di intervenire contro il nostro Paese per il mancato rispetto delle normative comunitarie sul trattamento delle acque reflue provenienti da vari comuni della provincia di Varese e sversate nel bacino del fiume Olona. In questo caso si tratta in realtà di un secondo ricorso, per inadempienza rispetto a una sentenza della Corte già emessa quattro anni fa, nel novembre 2006, a cui le autorità italiane non hanno mai dato esecuzione. In caso di un seconda condanna, l'Italia rischia quindi pesantissime sanzioni pecuniarie giornaliere, proporzionali alla durata del mancato adeguamento.
Una terza procedura d'infrazione decisa oggi dalla commissione contro l'italia, anche se a uno stadio meno avanzato, riguarda la direttiva europea sul rendimento energetico degli edifici, le informazioni utili sugli immobili che i cittadini acquistano o affittano. In questo caso si tratta di un 'parere motivato': Bruxelles minaccia il ricorso in Corte Ue se l'Italia non adotterà entro due mesi una normativa conforme alle esigenze della direttiva in materia di rilascio degli attestati di rendimento energetico degli edifici, e che includa anche l'obbligo di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento d'aria per valutarne il rendimento.
L'Italia deferita alla corte Ue
La Commissione europea ha deciso di intervenire a causa del mancato rispetto delle legislazione in materia di Pm10 e trattamento dei liquami. Insieme a noi Spagna, Portogallo e Cipro. Sotto osservazione anche la direttiva sul rendimento energetico degli edifici
BRUXELLES - La Commissione europea punta il dito sul Paese e ha deciso di mettere l'Italia sul banco degli imputati alla Corte di giustizia dell'Ue. Sotto accusa, i livelli di polveri sottili e trattamento delle acque reflue.
Nel primo caso, il nostro Paese è stato deferito insieme a Spagna, Portogallo e Cipro. Per Bruxelles "non è stato finora affrontato in modo efficace il problema delle emissioni eccessive di Pm10", i cui valori limite sono stati superati in numerose zone.
Gli Stati membri dovevano adeguarsi entro il 2005 alla legislazione europea, secondo la quale i cittadini non dovrebbero essere esposti alle microparticelle Pm10 i cui valori limite non devono essere superati per più di 35 volte in un anno di calendario. Un'esenzione è possibile fino a giugno 2011, ma solo se il Paese dimostra di avere adottato misure per rispettare gli obblighi entro il termine proprogato. La Commissione, però, ritiene che, per quanto riguarda l'Italia, "le condizioni per concedere la proroga non siano state rispettate" e per questo "ricorre alla Corte di giustizia europea".
La Commissione europea ha anche deciso per di intervenire contro il nostro Paese per il mancato rispetto delle normative comunitarie sul trattamento delle acque reflue provenienti da vari comuni della provincia di Varese e sversate nel bacino del fiume Olona. In questo caso si tratta in realtà di un secondo ricorso, per inadempienza rispetto a una sentenza della Corte già emessa quattro anni fa, nel novembre 2006, a cui le autorità italiane non hanno mai dato esecuzione. In caso di un seconda condanna, l'Italia rischia quindi pesantissime sanzioni pecuniarie giornaliere, proporzionali alla durata del mancato adeguamento.
Una terza procedura d'infrazione decisa oggi dalla commissione contro l'italia, anche se a uno stadio meno avanzato, riguarda la direttiva europea sul rendimento energetico degli edifici, le informazioni utili sugli immobili che i cittadini acquistano o affittano. In questo caso si tratta di un 'parere motivato': Bruxelles minaccia il ricorso in Corte Ue se l'Italia non adotterà entro due mesi una normativa conforme alle esigenze della direttiva in materia di rilascio degli attestati di rendimento energetico degli edifici, e che includa anche l'obbligo di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento d'aria per valutarne il rendimento.
lunedì 22 novembre 2010
La delegazione IDV presenta una mozione sull'acqua pubblica al Parlamento europeo
0086/2010
Dichiarazione scritta sula protezione dell'acqua come bene pubblico
Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 123 del suo regolamento,
A. considerando che le Nazioni Unite hanno riconosciuto il diritto umano universale all'acqua e ai servizi sanitari (risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/64/L.63/Rev.1),
B. considerando che molti cittadini europei non godono del diritto all'acqua come "un bene comune dell'umanità" (risoluzione del PE P6_TA(2006)0087) a causa della sua privatizzazione e commercializzazione,
C. considerando che la privatizzazione ha generato disuguaglianze e esclusioni, e ha portato spesso a impennate del prezzo dell'acqua, a perdite di acqua eccessive, alla sospensione dei servizi idrici e a una gestione irresponsabile, tanto che, in alcuni casi, si è tornati alla gestione pubblica dei servizi,
1. ribadisce che "la gestione delle risorse idriche non deve essere soggetta alle norme del mercato interno" (risoluzione del PE P5_TA(2004)0183);
2. invita le istituzioni UE e gli Stati membri a compiere ogni sforzo per garantire che il diritto all'acqua e ai servizi sanitari sia universale, senza esclusioni;
3. sollecita la Commissione a rivedere la pertinente normativa, in particolare quella relativa agli appalti pubblici e concessioni, in modo da assicurare che la proprietà e la gestione dell'acqua e dei servizi idrici restino pubbliche;
4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, alle istituzioni dell'UE, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.
Dichiarazione scritta sula protezione dell'acqua come bene pubblico
Il Parlamento europeo,
– visto l'articolo 123 del suo regolamento,
A. considerando che le Nazioni Unite hanno riconosciuto il diritto umano universale all'acqua e ai servizi sanitari (risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A/64/L.63/Rev.1),
B. considerando che molti cittadini europei non godono del diritto all'acqua come "un bene comune dell'umanità" (risoluzione del PE P6_TA(2006)0087) a causa della sua privatizzazione e commercializzazione,
C. considerando che la privatizzazione ha generato disuguaglianze e esclusioni, e ha portato spesso a impennate del prezzo dell'acqua, a perdite di acqua eccessive, alla sospensione dei servizi idrici e a una gestione irresponsabile, tanto che, in alcuni casi, si è tornati alla gestione pubblica dei servizi,
1. ribadisce che "la gestione delle risorse idriche non deve essere soggetta alle norme del mercato interno" (risoluzione del PE P5_TA(2004)0183);
2. invita le istituzioni UE e gli Stati membri a compiere ogni sforzo per garantire che il diritto all'acqua e ai servizi sanitari sia universale, senza esclusioni;
3. sollecita la Commissione a rivedere la pertinente normativa, in particolare quella relativa agli appalti pubblici e concessioni, in modo da assicurare che la proprietà e la gestione dell'acqua e dei servizi idrici restino pubbliche;
4. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, alle istituzioni dell'UE, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.
lunedì 15 novembre 2010
Perchè non condiviamo la Proposta di legge del Pd nazionale?
Alcune osservazioni in merito alla proposta di Legge sulla gestione delle risorse idriche presentata dal PD nazionale( link http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/acqua_ddl110161.pdf) . Apprezziamo le premesse espresse nell'articolo 2, in particolare i commi 1 (. L’acqua è un bene comune dell’umanità. Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa indispensabile e inalienabile del demanio.) e 3 ( L’uso dell’acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell’acqua per il consumo umano.), e l'intero articolo 5 dove si esprime che i Sindaci rappresentano la collettività amministrata e concorrono, in ragione dei parametri definiti dalle leggi regionali, alle decisioni ordinarie e straordinarie assunte dall'assemblea d’ambito.
Arriviamo però all'articolo 7 che definisce Il servizio idrico integrato è un servizio di interesse economico generale ai sensi dell’art. 86, comma 2, del Trattato dell’Unione Europea. Tale articolo e' in contrasto oltre che etimologicamente anche sostanzialmente con quanto dichiarato nell'articolo 2. Nel dichiarare il SII di interesse economico ne consegue il rispetto delle norme comunitarie sulla concorrenza ancorché tali norme rappresentino un ossimoro poiché regolamentano la concorrenza del ( libero) mercato. La gestione delle risorse idriche ha quale pecurialità , tra tutti i servizi di interesse generale, di essere un " monopolio puro ". Questo monopolio puro è determinato dalle caratteristiche "fisiche" e strutturali delle infrastrutture che servono a gestire la distribuzione dell'acqua. Il bene acqua ha tra l'altro carattere di scarsa elasticità della domanda legata al prezzo, come è per tutti i beni primari, e dunque non può certo basarsi sulla Concorrenza perfetta né tanto meno sulla legge della domanda e dell'offerta, i pilastri che regolano i "liberi" mercati. La CEE, vedasi C 306/158 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 17.12.2007, nel PROTOCOLLO SUI SERVIZI DI INTERESSE GENERALE DESIDERANDO sottolineare l'importanza dei servizi di interesse generale, HA CONVENUTO le disposizioni interpretative seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e al trattato
sul funzionamento dell'Unione europea:
Articolo 1
I valori comuni dell'Unione con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale ai sensi dell'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea comprendono in particolare:
— il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti; ( PRINCIPIO DI PROSSIMITA' )
— la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali diverse;( LO CHIAMANO FEDERALISMO O FORSE MEGLIO REGIONALISMO o LOCALISMO)
— un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la promozione dell'accesso universale e dei diritti dell'utente.
Articolo 2
Le disposizioni dei trattati lasciano impregiudicata la competenza degli Stati membri a fornire, a commissionare e ad organizzare servizi di interesse generale non economico.
Soprattutto questo Articolo 2 lascia spazio alle legislazioni nazionali dando facoltà agli Stati Membri di decidere se definire il SII un servizio di interesse non economico.
Tale concetto viene anche esplicitato dall'
Articolo 14
(ex articolo 16 del TCE)
Fatti salvi l'articolo 4 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 93, 106 e 107 del presente trattato, in considerazione dell'importanza dei servizi di interesse economico generale nell'ambito dei valori comuni dell'Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, l'Unione e gli Stati membri, secondo le rispettive competenze e nell'ambito del campo di applicazione dei trattati, provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni, in particolare economiche e finanziarie, che consentano loro di assolvere i propri compiti. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono tali principi e fissano tali condizioni, fatta salva la competenza degli Stati membri, nel rispetto dei trattati, di fornire, fare eseguire e finanziare tali servizi.
A dare maggior forza a tale argomentazione da Il Trattato dell'Unione Europea
PREAMBOLO
ISPIRANDOSI alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto.
CONFERMANDO il proprio attaccamento ai principi della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nonché dello stato di diritto,
che trovano poi applicazione nella Carta Europea dell'uomo
Articolo 36 - Accesso ai servizi d'interesse economico generale
Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell'Unione, questa riconosce e rispetta l'accesso ai servizi d'interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea.
Ancora all'articolo 9 l'incongruenza ( tutta Italiana ed imperante negli ultimi 20 anni) che lo Stato, Ente pubblico per eccellenza, che dovrebbe essere il garante della Res Pubblica, introduca leggi che permettano a soggetti di diritto privato di gestire un bene comune dell'umanità come citato nell'articolo 2 della presente legge. Un bene è totalmente pubblico nel momento in cui è gestito formalmente e sostanzialmente da un soggetto interamente pubblico nell'interesse della comunità. Un ente di diritto privato come una società per azioni ha tutto l'interesse ha fare utili nella misura più alta possibile per i propri soci. Ciò andrebbe a detrimento della salvaguardia del bene nel caso di un commons. Che interesse ha una società che ha quale principio ispiratore, sancito gdal Codice Civile e dall'articolo 41 della costituzione, ad applicare politiche di risparmio sul consumo del bene?
Si leggano i contributi della Ostrom ( Nobel Economia 2009 ) che in "Governare i beni comuni" tratta della tragedia dei beni comuni. La strada per la gestione dell'acqua e di tutti i commons in genere è proprio quella indicata dalla stessa Ostrom e cioè la gestione comunitaria del bene col coinvolgimento pieno dei comunità per il soddisfacimento massimo di tutti nel rispetto, tutela e salvaguardia del bene per le generazioni future.
Per non perseverare in errori visto che il modello proposto ricalca fondamentalmente il modello Toscano basta ripercorrere tale storia, peraltro attualissima, per ricredersi.Oppure ancora la storia di Acqualatina o la sentenza dell'antitrust del 22 novembre 2007 ( guidata da Catricalà e non dal Subcomandante Marcos ) 66 pagine di buon testo per capire come non funzionano le gare per l'affidamento del SII . ( Si veda AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NELLA SUA ADUNANZA del 22 novembre 2007; nei confronti delle società Acea S.p.A., Suez Environnement S.A. e Publiacqua S.p.A., per violazioni dell’articolo 81 del Trattato UE ).
Sarebbe invece opportuno guardare agli esempi illuminanti di Verona con Acque Veronesi società cooperativa interamente pubblica con ottimi parametrici economici o AST di Treviso od altre gestioni come Amiacque/Metropolitana Milanesi ed in parte anche ASM Brescia prima della fusione con A2A
Apprezziamo la presa di posizione di molti circoli del Pd che hanno chiesto alla direzione Nazionale di dichiararsi apertamente a favore del referendum.
Arriviamo però all'articolo 7 che definisce Il servizio idrico integrato è un servizio di interesse economico generale ai sensi dell’art. 86, comma 2, del Trattato dell’Unione Europea. Tale articolo e' in contrasto oltre che etimologicamente anche sostanzialmente con quanto dichiarato nell'articolo 2. Nel dichiarare il SII di interesse economico ne consegue il rispetto delle norme comunitarie sulla concorrenza ancorché tali norme rappresentino un ossimoro poiché regolamentano la concorrenza del ( libero) mercato. La gestione delle risorse idriche ha quale pecurialità , tra tutti i servizi di interesse generale, di essere un " monopolio puro ". Questo monopolio puro è determinato dalle caratteristiche "fisiche" e strutturali delle infrastrutture che servono a gestire la distribuzione dell'acqua. Il bene acqua ha tra l'altro carattere di scarsa elasticità della domanda legata al prezzo, come è per tutti i beni primari, e dunque non può certo basarsi sulla Concorrenza perfetta né tanto meno sulla legge della domanda e dell'offerta, i pilastri che regolano i "liberi" mercati. La CEE, vedasi C 306/158 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 17.12.2007, nel PROTOCOLLO SUI SERVIZI DI INTERESSE GENERALE DESIDERANDO sottolineare l'importanza dei servizi di interesse generale, HA CONVENUTO le disposizioni interpretative seguenti, che sono allegate al trattato sull'Unione europea e al trattato
sul funzionamento dell'Unione europea:
Articolo 1
I valori comuni dell'Unione con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale ai sensi dell'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea comprendono in particolare:
— il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti; ( PRINCIPIO DI PROSSIMITA' )
— la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali diverse;( LO CHIAMANO FEDERALISMO O FORSE MEGLIO REGIONALISMO o LOCALISMO)
— un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la promozione dell'accesso universale e dei diritti dell'utente.
Articolo 2
Le disposizioni dei trattati lasciano impregiudicata la competenza degli Stati membri a fornire, a commissionare e ad organizzare servizi di interesse generale non economico.
Soprattutto questo Articolo 2 lascia spazio alle legislazioni nazionali dando facoltà agli Stati Membri di decidere se definire il SII un servizio di interesse non economico.
Tale concetto viene anche esplicitato dall'
Articolo 14
(ex articolo 16 del TCE)
Fatti salvi l'articolo 4 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 93, 106 e 107 del presente trattato, in considerazione dell'importanza dei servizi di interesse economico generale nell'ambito dei valori comuni dell'Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, l'Unione e gli Stati membri, secondo le rispettive competenze e nell'ambito del campo di applicazione dei trattati, provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni, in particolare economiche e finanziarie, che consentano loro di assolvere i propri compiti. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono tali principi e fissano tali condizioni, fatta salva la competenza degli Stati membri, nel rispetto dei trattati, di fornire, fare eseguire e finanziare tali servizi.
A dare maggior forza a tale argomentazione da Il Trattato dell'Unione Europea
PREAMBOLO
ISPIRANDOSI alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto.
CONFERMANDO il proprio attaccamento ai principi della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nonché dello stato di diritto,
che trovano poi applicazione nella Carta Europea dell'uomo
Articolo 36 - Accesso ai servizi d'interesse economico generale
Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell'Unione, questa riconosce e rispetta l'accesso ai servizi d'interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea.
Ancora all'articolo 9 l'incongruenza ( tutta Italiana ed imperante negli ultimi 20 anni) che lo Stato, Ente pubblico per eccellenza, che dovrebbe essere il garante della Res Pubblica, introduca leggi che permettano a soggetti di diritto privato di gestire un bene comune dell'umanità come citato nell'articolo 2 della presente legge. Un bene è totalmente pubblico nel momento in cui è gestito formalmente e sostanzialmente da un soggetto interamente pubblico nell'interesse della comunità. Un ente di diritto privato come una società per azioni ha tutto l'interesse ha fare utili nella misura più alta possibile per i propri soci. Ciò andrebbe a detrimento della salvaguardia del bene nel caso di un commons. Che interesse ha una società che ha quale principio ispiratore, sancito gdal Codice Civile e dall'articolo 41 della costituzione, ad applicare politiche di risparmio sul consumo del bene?
Si leggano i contributi della Ostrom ( Nobel Economia 2009 ) che in "Governare i beni comuni" tratta della tragedia dei beni comuni. La strada per la gestione dell'acqua e di tutti i commons in genere è proprio quella indicata dalla stessa Ostrom e cioè la gestione comunitaria del bene col coinvolgimento pieno dei comunità per il soddisfacimento massimo di tutti nel rispetto, tutela e salvaguardia del bene per le generazioni future.
Per non perseverare in errori visto che il modello proposto ricalca fondamentalmente il modello Toscano basta ripercorrere tale storia, peraltro attualissima, per ricredersi.Oppure ancora la storia di Acqualatina o la sentenza dell'antitrust del 22 novembre 2007 ( guidata da Catricalà e non dal Subcomandante Marcos ) 66 pagine di buon testo per capire come non funzionano le gare per l'affidamento del SII . ( Si veda AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO NELLA SUA ADUNANZA del 22 novembre 2007; nei confronti delle società Acea S.p.A., Suez Environnement S.A. e Publiacqua S.p.A., per violazioni dell’articolo 81 del Trattato UE ).
Sarebbe invece opportuno guardare agli esempi illuminanti di Verona con Acque Veronesi società cooperativa interamente pubblica con ottimi parametrici economici o AST di Treviso od altre gestioni come Amiacque/Metropolitana Milanesi ed in parte anche ASM Brescia prima della fusione con A2A
Apprezziamo la presa di posizione di molti circoli del Pd che hanno chiesto alla direzione Nazionale di dichiararsi apertamente a favore del referendum.
sabato 13 novembre 2010
MORATORIA SUBITO!!
Ecco il link per vedere il video della conferenza stampa per la richiesta di moratoria!
http://acquapubblica.altervista.org/spip.php?article32
http://acquapubblica.altervista.org/spip.php?article32
venerdì 12 novembre 2010
LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
Cosa dice la Comunità Europea ?
Lascia agli stati membri la facoltà di decidere se il Servizio Idrico integrato sia di interesse economico generale. L’Italia potrebbe decidere di finanziarlo attraverso la fiscalità generale come, per esempio, per la difesa o la scuola.
Cosa dice lo Stato Italiano?
La Legge 166 Ronchi obbliga a privatizzare indipendentemente dai risultati economici raggiunti, ad avere una presenza di un socio privato industriale che controlli almeno il 40% della società. Le società cosiddette “in house”, gestite dagli enti locali vedranno l’entrata di un privato per un 40% . Le società quotate come A2A vedranno crescere la partecipazione azionaria privata fino al 70% entro il 2015. Si cancelleranno esperienze pubbliche di eccellenza soprattutto nel nord Italia. Società pubbliche come MM, Amiacque e AOB2 in Lombardia, Acque Veronesi e AST Treviso in Veneto, saranno svendute a privati che avranno quale obiettivo primo il fare utili per se stessi.
Cosa fa la Lombardia?
La Regione Lombardia, a seguito della Legge 191/2009 che cancella gli AATO, il consorzio dei comuni che “controllava” le risorse idriche, ha presentato un progetto di legge, devastante peggiore anche della Ronchi, di seguito riassunta per sommi capi:
1. Le competenze degli Aato saranno conferite alle Province.
2. I comuni dovranno cedere la proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali ad un Ente patrimoniale provinciale
3. La rappresentanza dei Comuni sarà limitata a tre soggetti, uno per i comuni fino a 3.000 abitanti, uno per i comuni da 3001 a 15.000 abitanti, ed uno per i comuni sopra i 15.000 abitanti.
4. L’affidamento del servizio idrico integrato per l’intera provincia sarà assegnato ad un unico gestore
Risultato: la proprietà degli impianti passerà dal comune all’Ente Patrimoniale Provinciale. I singoli comuni non avranno voce in capitolo e sarà così anche per Prevalle. L’unico gestore provinciale gestirà l’intero servizio idrico integrato. A Prevalle, forse già da gennaio 2011, anche l’erogazione dell’acqua sarà in mano a questa nuova società. Ed il controllo che il nostro comune potrà effettuare sarà praticamente nullo. E’ necessario dunque partecipare quale comunità al processo per la ripubblicizzazione delle risorse idriche in modo che siano i cittadini stessi attraverso i propri rappresentanti a gestire le proprie risorse idriche.
VENERDI 19 NOVEMBRE A PREVALLE SALA CANTONI DI PALAZZO MORANI DALLE 20.30 INCONTRO CON L’AUTORE EMILIO MOLINARI PER LA PRESENTAZIONE DEL SUO ULTIMO LIBRO “SALVA L’ACQUA”.
Cosa dice la Comunità Europea ?
Lascia agli stati membri la facoltà di decidere se il Servizio Idrico integrato sia di interesse economico generale. L’Italia potrebbe decidere di finanziarlo attraverso la fiscalità generale come, per esempio, per la difesa o la scuola.
Cosa dice lo Stato Italiano?
La Legge 166 Ronchi obbliga a privatizzare indipendentemente dai risultati economici raggiunti, ad avere una presenza di un socio privato industriale che controlli almeno il 40% della società. Le società cosiddette “in house”, gestite dagli enti locali vedranno l’entrata di un privato per un 40% . Le società quotate come A2A vedranno crescere la partecipazione azionaria privata fino al 70% entro il 2015. Si cancelleranno esperienze pubbliche di eccellenza soprattutto nel nord Italia. Società pubbliche come MM, Amiacque e AOB2 in Lombardia, Acque Veronesi e AST Treviso in Veneto, saranno svendute a privati che avranno quale obiettivo primo il fare utili per se stessi.
Cosa fa la Lombardia?
La Regione Lombardia, a seguito della Legge 191/2009 che cancella gli AATO, il consorzio dei comuni che “controllava” le risorse idriche, ha presentato un progetto di legge, devastante peggiore anche della Ronchi, di seguito riassunta per sommi capi:
1. Le competenze degli Aato saranno conferite alle Province.
2. I comuni dovranno cedere la proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali ad un Ente patrimoniale provinciale
3. La rappresentanza dei Comuni sarà limitata a tre soggetti, uno per i comuni fino a 3.000 abitanti, uno per i comuni da 3001 a 15.000 abitanti, ed uno per i comuni sopra i 15.000 abitanti.
4. L’affidamento del servizio idrico integrato per l’intera provincia sarà assegnato ad un unico gestore
Risultato: la proprietà degli impianti passerà dal comune all’Ente Patrimoniale Provinciale. I singoli comuni non avranno voce in capitolo e sarà così anche per Prevalle. L’unico gestore provinciale gestirà l’intero servizio idrico integrato. A Prevalle, forse già da gennaio 2011, anche l’erogazione dell’acqua sarà in mano a questa nuova società. Ed il controllo che il nostro comune potrà effettuare sarà praticamente nullo. E’ necessario dunque partecipare quale comunità al processo per la ripubblicizzazione delle risorse idriche in modo che siano i cittadini stessi attraverso i propri rappresentanti a gestire le proprie risorse idriche.
VENERDI 19 NOVEMBRE A PREVALLE SALA CANTONI DI PALAZZO MORANI DALLE 20.30 INCONTRO CON L’AUTORE EMILIO MOLINARI PER LA PRESENTAZIONE DEL SUO ULTIMO LIBRO “SALVA L’ACQUA”.
giovedì 11 novembre 2010
Per la Regione Marche non è merce!
La Regione Marche riconosce l'acqua e i servizi idrici come privi di rilevanza economica
La controversa vicenda dell’art.38 del documento di assestamento di bilancio, che nelle originarie intenzioni della Regione avrebbe consentito “ di permettere, in modo non traumatico, il passaggio della gestione dei servizi pubblici locali a soggetti privati o a società miste…" si è risolta con l’approvazione di un ulteriore comma (1bis) con il quale si riconoscono l’acqua e i servizi idrici integrati privi di rilevanza economica e con l’approvazione di un ordine del giorno, non privo di ambiguità, che, nei fatti, impegna la Regione Marche a legiferare in materia di affidamenti dei servizi idrici.
Consideriamo questo un primo positivo passo avanti perché l’acqua non venga consegnata al mercato; le iniziative di questi mesi hanno determinato un risultato che premia l’impegno e la tenacia dei Comitati per l’Acqua Pubblica, di singoli cittadini, di forze politiche, di associazioni, laiche e religiose, di forze sindacali, di Comuni e di quanti si sono battuti, anche in queste ultime ore, per la tutela e l’accesso universale ad un bene essenziale alla vita.
Si apre una fase nuova, destinata ad accompagnare una non facile campagna referendaria.
Il positivo incontro di ieri mattina con gli assessori Marcolini e Canzian e il consigliere Badiali produce, nei fatti, il riconoscimento del Movimento per l’acqua pubblica come interlocutore della Regione, la quale, almeno in questa occasione, ha mostrato una sensibilità, o per lo meno una attenzione, verso la tematica dell’acqua, che sicuramente non era scontata fino a pochi giorni fa.
Il compito che abbiamo davanti non è semplice.
Sarà necessario mantenere viva l’attenzione sui referendum, per i quali, nella nostra Regione sono state raccolte 45.000 firme, sollecitare gli Enti Locali a deliberare, e/o a concretizzare, la modifica degli statuti per affermare la non rilevanza economica dei servizi idrici e la gestione pubblica degli stessi, chiedere alle forze politiche e istituzionali di approvare un provvedimento di moratoria sulle scadenze previste dal decreto Ronchi e far avanzare analoga richieste alla Regione, alle Provincie e ai Comuni.
Contemporaneamente dovremo impegnarci perché si giunga alla definizione di una Legge Regionale che, per quanto ci riguarda, non può che determinare le condizioni per la ripubblicizzazione dei servizi idrici e la loro gestione pubblica e partecipativa.
Per dirla con un efficace slogan “perché sia acqua pubblica, senza se e senza SpA”
La controversa vicenda dell’art.38 del documento di assestamento di bilancio, che nelle originarie intenzioni della Regione avrebbe consentito “ di permettere, in modo non traumatico, il passaggio della gestione dei servizi pubblici locali a soggetti privati o a società miste…" si è risolta con l’approvazione di un ulteriore comma (1bis) con il quale si riconoscono l’acqua e i servizi idrici integrati privi di rilevanza economica e con l’approvazione di un ordine del giorno, non privo di ambiguità, che, nei fatti, impegna la Regione Marche a legiferare in materia di affidamenti dei servizi idrici.
Consideriamo questo un primo positivo passo avanti perché l’acqua non venga consegnata al mercato; le iniziative di questi mesi hanno determinato un risultato che premia l’impegno e la tenacia dei Comitati per l’Acqua Pubblica, di singoli cittadini, di forze politiche, di associazioni, laiche e religiose, di forze sindacali, di Comuni e di quanti si sono battuti, anche in queste ultime ore, per la tutela e l’accesso universale ad un bene essenziale alla vita.
Si apre una fase nuova, destinata ad accompagnare una non facile campagna referendaria.
Il positivo incontro di ieri mattina con gli assessori Marcolini e Canzian e il consigliere Badiali produce, nei fatti, il riconoscimento del Movimento per l’acqua pubblica come interlocutore della Regione, la quale, almeno in questa occasione, ha mostrato una sensibilità, o per lo meno una attenzione, verso la tematica dell’acqua, che sicuramente non era scontata fino a pochi giorni fa.
Il compito che abbiamo davanti non è semplice.
Sarà necessario mantenere viva l’attenzione sui referendum, per i quali, nella nostra Regione sono state raccolte 45.000 firme, sollecitare gli Enti Locali a deliberare, e/o a concretizzare, la modifica degli statuti per affermare la non rilevanza economica dei servizi idrici e la gestione pubblica degli stessi, chiedere alle forze politiche e istituzionali di approvare un provvedimento di moratoria sulle scadenze previste dal decreto Ronchi e far avanzare analoga richieste alla Regione, alle Provincie e ai Comuni.
Contemporaneamente dovremo impegnarci perché si giunga alla definizione di una Legge Regionale che, per quanto ci riguarda, non può che determinare le condizioni per la ripubblicizzazione dei servizi idrici e la loro gestione pubblica e partecipativa.
Per dirla con un efficace slogan “perché sia acqua pubblica, senza se e senza SpA”
giovedì 4 novembre 2010
ACQUA PLOSE IL MARKETING PER LA VENDITA DEI BENI COMUNI !
Acqua Plose, l’acqua minerale di alta montagna più leggera d’Europa, cambia veste per diventare ancora più attraente. Una scelta di stile per comunicare al primo sguardo la purezza e la leggerezza che l’hanno resa celebre tra i migliori palati della cucina nazionale e internazionale
PIÙ LUCE ALLA LEGGEREZZA, PIÙ COLORE ALLA PUREZZA.
Con la nuova etichetta dallo stile elegante e minimale, Plose vuole ribadire il proprio ruolo di primo piano nel mondo delle acque minerali. Una posizione assolutamente naturale proprio in virtù delle sue caratteristiche. Infatti, l’acqua minerale minimamente mineralizzata Plose è un vero gioiello della natura. Sgorga leggerissima dal monte Plose, a 1870 metri, presso l’incontaminata area del parco naturale Puez, in Alto Adige, a circa 20 km da Bressanone. La sua sorgente è formata da una rete di lunghi canali situati a considerevole profondità che la alimentano e, al tempo stesso, la proteggono naturalmente garantendone nel tempo la purezza e la qualità.
VALORI SPECIALI, PER UNA SCELTA DI ALTO LIVELLO.
I numeri parlano chiaro, la leggerezza di Plose è speciale: per rendersene conto basta osservare la sua temperatura costante alla fonte (5,5°C), il residuo fisso minimo (solo 22 mg/l), il pH ottimale di 6,6 (identico a quello dell’acqua intracellulare), la durezza bassissima (1,4°F) e l’irrilevante presenza di sodio (solo 1,3 mg/l). Caratteristiche così speciali da necessitare il massimo della cura durante tutte le fasi dell’imbottigliamento e del trasporto. Ad esempio Acqua Plose viene imbottigliata così come sgorga dalla fonte solamente in bottiglie di vetro che ne garantiscono l’assoluta inalterabilità. Inoltre è disponibile nelle linee Classic e Gourmet, in tanti formati e nelle versioni Naturale, Frizzante e Leggermente Frizzante (Medium).
L’ACQUA, UN TESORO PER LA TUA SALUTE.
Il corpo di una persona adulta è composto per circa il 65% di acqua, che equivale a 45 litri. È la sostanza di cui il nostro corpo ha più bisogno e di conseguenza ha un ruolo essenziale per la salute. Oltre che idrogeno e ossigeno, l’acqua dolce contiene molti altri elementi. Ad esempio il residuo fisso è la quantità di minerali inorganici contenuti nell’acqua ed è un parametro determinante per valutarne la qualità: più basso è il residuo fisso, più leggera e diuretica è l’acqua. Anche la determinazione del valore pH è importante perché l’organismo umano con l’invecchiamento tende ad ossidarsi. Per rallentare questo processo è utile introdurre giornalmente una quantità di acqua pura compresa fra 1,5 e 2 litri con un pH leggermente acido, con valori compresi tra 6,4-6,8.
+ INFO: TheHookCom tel. 02 45474033 - Acqua Plose 0472/836461 e il sito
PIÙ LUCE ALLA LEGGEREZZA, PIÙ COLORE ALLA PUREZZA.
Con la nuova etichetta dallo stile elegante e minimale, Plose vuole ribadire il proprio ruolo di primo piano nel mondo delle acque minerali. Una posizione assolutamente naturale proprio in virtù delle sue caratteristiche. Infatti, l’acqua minerale minimamente mineralizzata Plose è un vero gioiello della natura. Sgorga leggerissima dal monte Plose, a 1870 metri, presso l’incontaminata area del parco naturale Puez, in Alto Adige, a circa 20 km da Bressanone. La sua sorgente è formata da una rete di lunghi canali situati a considerevole profondità che la alimentano e, al tempo stesso, la proteggono naturalmente garantendone nel tempo la purezza e la qualità.
VALORI SPECIALI, PER UNA SCELTA DI ALTO LIVELLO.
I numeri parlano chiaro, la leggerezza di Plose è speciale: per rendersene conto basta osservare la sua temperatura costante alla fonte (5,5°C), il residuo fisso minimo (solo 22 mg/l), il pH ottimale di 6,6 (identico a quello dell’acqua intracellulare), la durezza bassissima (1,4°F) e l’irrilevante presenza di sodio (solo 1,3 mg/l). Caratteristiche così speciali da necessitare il massimo della cura durante tutte le fasi dell’imbottigliamento e del trasporto. Ad esempio Acqua Plose viene imbottigliata così come sgorga dalla fonte solamente in bottiglie di vetro che ne garantiscono l’assoluta inalterabilità. Inoltre è disponibile nelle linee Classic e Gourmet, in tanti formati e nelle versioni Naturale, Frizzante e Leggermente Frizzante (Medium).
L’ACQUA, UN TESORO PER LA TUA SALUTE.
Il corpo di una persona adulta è composto per circa il 65% di acqua, che equivale a 45 litri. È la sostanza di cui il nostro corpo ha più bisogno e di conseguenza ha un ruolo essenziale per la salute. Oltre che idrogeno e ossigeno, l’acqua dolce contiene molti altri elementi. Ad esempio il residuo fisso è la quantità di minerali inorganici contenuti nell’acqua ed è un parametro determinante per valutarne la qualità: più basso è il residuo fisso, più leggera e diuretica è l’acqua. Anche la determinazione del valore pH è importante perché l’organismo umano con l’invecchiamento tende ad ossidarsi. Per rallentare questo processo è utile introdurre giornalmente una quantità di acqua pura compresa fra 1,5 e 2 litri con un pH leggermente acido, con valori compresi tra 6,4-6,8.
+ INFO: TheHookCom tel. 02 45474033 - Acqua Plose 0472/836461 e il sito
La nostra contrarietà alla proposta di Legge del Pd per la gestione delle Risorse Idriche
Esprimiamo la nostra contrarietà in merito alla proposta di Legge sulla gestione delle risorse idriche presentata dal PD nazionale. La stessa presenta, nei principi ( Art.2 ), alcune affermazioni giuste e condivisibili quando si dichiara l’acqua bene comune dell’umanità e tutte le acque pubbliche e risorsa indispensabile e inalienabile del demanio, che l’uso dell’acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi; che gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell’acqua per il consumo umano. Condivisione sull’intero articolo 5 dove si esprime che i Sindaci rappresentano la collettività amministrata e concorrono, alle decisioni ordinarie e straordinarie assunte dall'assemblea d’ambito. Arriviamo però all'articolo 7 che cita “Il servizio idrico integrato è un servizio di interesse economico generale”, ai sensi dell’art. 86, comma 2, del Trattato dell’Unione Europea. Tale affermazione e' in contrasto oltre che etimologicamente anche sostanzialmente con quanto dichiarato nell'articolo 2. Dichiarando il Servizio Idrico Integrato ( SII ) di interesse economico ne consegue l’obbligo del rispetto delle norme comunitarie sulla concorrenza ancorchè tali norme rappresentino un ossimoro poichè regolamentano la concorrenza del ( libero) mercato. E’ necessario ricordare che la gestione delle risorse idriche ha quale pecurialità, tra tutti i servizi di interesse generale, di essere un " monopolio puro ", determinato dalle caratteristiche "fisiche" e strutturali del servizio di distribuzione dell'acqua. Il bene acqua ha tra l'altro carattere di scarsa elasticità della domanda legata al prezzo, come è per tutti i beni primari. Va da sé che non ci si possa basare sulla Concorrenza perfetta nè tantomeno sulla legge della domanda e dell'offerta, i pilastri che regolano il "libero" mercato. La CEE, nel Protocollo sui servizi di interesse generale ha convenuto tali disposizioni interpretative, allegate al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea:
Articolo 1 I valori comuni dell'Unione con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale ai sensi dell'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea comprendono in particolare:— il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti; la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali diverse;( Federalismo o piuttosto Regionalismo o Localismo?) un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la promozione dell'accesso universale e dei diritti dell'utente. Articolo 2 Le disposizioni dei trattati lasciano impregiudicata la competenza degli Stati membri a fornire, a commissionare e ad organizzare servizi di interesse generale non economico. Questo Articolo 2 lascia spazio alle legislazioni nazionali dando facoltà agli Stati Membri di decidere se definire il SII un servizio di interesse non economico.
Tale concetto è esplicitato anche dall' Articolo 14 (ex articolo 16 del TCE)... , fatta salva la competenza degli Stati membri, nel rispetto dei trattati, di fornire, fare eseguire e finanziare tali servizi. A dare maggior forza a tale argomentazione Il Trattato dell'Unione Europea: ( Preambolo ) dichiara: “ispirandosi alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto. CONFERMANDO il proprio attaccamento ai principi della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nonché dello stato di diritto.., che trovano poi applicazione nella Carta Europea dell'uomo. Articolo 36 - Accesso ai servizi d'interesse economico generale Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell'Unione, questa riconosce e rispetta l'accesso ai servizi d'interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea. Ancora all'articolo 9 della proposta di Legge si nota l'incongruenza ( tutta Italiana ed imperante negli ultimi 20 anni) che lo Stato, Ente pubblico per eccellenza, che dovrebbe essere il garante della Res Pubblica, introduca leggi che permettano a soggetti di diritto privato di gestire un bene comune dell'umanità come citato nell'articolo 2 della presente legge. Un bene è totalmente pubblico nel momento in cui è gestito formalmente e sostanzialmente da un soggetto interamente pubblico nell'interesse della comunità. Un ente di diritto privato come una società per azioni ha quale interesse primo di “fare utili nella misura più alta possibile per i propri soci; diritto sancito dal Codice Civile e dalla Costituzione ( art.41 ). Quale interesse avrebbe tale soggetto, ad applicare politiche di risparmio sul consumo del bene? Nel caso dei commons ciò andrebbe a detrimento della salvaguardia del bene esattamente all’opposto rispetto al “ bene comune”. Si vedano i contributi della Ostrom ( Nobel Economia 2009 ) che in "Governare i beni comuni" tratta della tragedia dei beni comuni. La strada per la gestione dell'acqua e di tutti i commons in genere è proprio quella indicata dalla stessa Ostrom e cioè la gestione comunitaria del bene col coinvolgimento pieno dei comunità per il soddisfacimento massimo di tutti nel rispetto, tutela e salvaguardia del bene per le generazioni future. Per non perseverare in errori visto che il modello proposto ricalca fondamentalmente il modello Toscano basta ripercorrere tale storia, peraltro attualissima, per ripensare ad un altro modello gestionale. Ed ancora vedere la storia di Acqualatina. O meglio ancora leggere le 66 pagine della sentenza dell'antitrust per violazioni dell’articolo 81 del Trattato UE ( guidata da Catricalà e non dal Subcomandante Marcos ) nei confronti delle società Acea S.p.A., Suez Environnement S.A. e Publiacqua S.p.A del 22 novembre 2007 per comprendere come in Italia non funzionino le gare per l'affidamento del SII. Opportuno invece guardare agli esempi illuminanti di Verona con Acque Veronesi società cooperativa interamente pubblica o ATS SRL a Treviso entrambe con gestioni totalmente in house con ottimi parametrici economici così come altre gestioni come Amiacque e MM ed in parte anche ASM Brescia prima della fusione con A2A. Possiamo dichiarare che oggi non esistono motivazioni oggettive perché l’acqua non possa essere gestita pubblicamente nell’interesse della comunità con soddisfazione per tutti gli stakeholder.
Auspichiamo pertanto che il fronte interno al Pd a favore dell’acqua pubblica si allarghi sempre più sino a divenire la maggioranza ed affiancare i movimenti per l’acqua pubblica nella loro battaglia per la democrazia.
Articolo 1 I valori comuni dell'Unione con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale ai sensi dell'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea comprendono in particolare:— il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti; la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali diverse;( Federalismo o piuttosto Regionalismo o Localismo?) un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la promozione dell'accesso universale e dei diritti dell'utente. Articolo 2 Le disposizioni dei trattati lasciano impregiudicata la competenza degli Stati membri a fornire, a commissionare e ad organizzare servizi di interesse generale non economico. Questo Articolo 2 lascia spazio alle legislazioni nazionali dando facoltà agli Stati Membri di decidere se definire il SII un servizio di interesse non economico.
Tale concetto è esplicitato anche dall' Articolo 14 (ex articolo 16 del TCE)... , fatta salva la competenza degli Stati membri, nel rispetto dei trattati, di fornire, fare eseguire e finanziare tali servizi. A dare maggior forza a tale argomentazione Il Trattato dell'Unione Europea: ( Preambolo ) dichiara: “ispirandosi alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto. CONFERMANDO il proprio attaccamento ai principi della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nonché dello stato di diritto.., che trovano poi applicazione nella Carta Europea dell'uomo. Articolo 36 - Accesso ai servizi d'interesse economico generale Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell'Unione, questa riconosce e rispetta l'accesso ai servizi d'interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea. Ancora all'articolo 9 della proposta di Legge si nota l'incongruenza ( tutta Italiana ed imperante negli ultimi 20 anni) che lo Stato, Ente pubblico per eccellenza, che dovrebbe essere il garante della Res Pubblica, introduca leggi che permettano a soggetti di diritto privato di gestire un bene comune dell'umanità come citato nell'articolo 2 della presente legge. Un bene è totalmente pubblico nel momento in cui è gestito formalmente e sostanzialmente da un soggetto interamente pubblico nell'interesse della comunità. Un ente di diritto privato come una società per azioni ha quale interesse primo di “fare utili nella misura più alta possibile per i propri soci; diritto sancito dal Codice Civile e dalla Costituzione ( art.41 ). Quale interesse avrebbe tale soggetto, ad applicare politiche di risparmio sul consumo del bene? Nel caso dei commons ciò andrebbe a detrimento della salvaguardia del bene esattamente all’opposto rispetto al “ bene comune”. Si vedano i contributi della Ostrom ( Nobel Economia 2009 ) che in "Governare i beni comuni" tratta della tragedia dei beni comuni. La strada per la gestione dell'acqua e di tutti i commons in genere è proprio quella indicata dalla stessa Ostrom e cioè la gestione comunitaria del bene col coinvolgimento pieno dei comunità per il soddisfacimento massimo di tutti nel rispetto, tutela e salvaguardia del bene per le generazioni future. Per non perseverare in errori visto che il modello proposto ricalca fondamentalmente il modello Toscano basta ripercorrere tale storia, peraltro attualissima, per ripensare ad un altro modello gestionale. Ed ancora vedere la storia di Acqualatina. O meglio ancora leggere le 66 pagine della sentenza dell'antitrust per violazioni dell’articolo 81 del Trattato UE ( guidata da Catricalà e non dal Subcomandante Marcos ) nei confronti delle società Acea S.p.A., Suez Environnement S.A. e Publiacqua S.p.A del 22 novembre 2007 per comprendere come in Italia non funzionino le gare per l'affidamento del SII. Opportuno invece guardare agli esempi illuminanti di Verona con Acque Veronesi società cooperativa interamente pubblica o ATS SRL a Treviso entrambe con gestioni totalmente in house con ottimi parametrici economici così come altre gestioni come Amiacque e MM ed in parte anche ASM Brescia prima della fusione con A2A. Possiamo dichiarare che oggi non esistono motivazioni oggettive perché l’acqua non possa essere gestita pubblicamente nell’interesse della comunità con soddisfazione per tutti gli stakeholder.
Auspichiamo pertanto che il fronte interno al Pd a favore dell’acqua pubblica si allarghi sempre più sino a divenire la maggioranza ed affiancare i movimenti per l’acqua pubblica nella loro battaglia per la democrazia.
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