giovedì 28 gennaio 2010

Da Altra Economia Acqua gratis per le Multinazionali!

L’acqua toscana resta gratis, ma non per voi che state leggendo. Sono le aziende imbottigliatrici (quasi tutte) a non pagare la materia prima, nonostante una legge regionale del 2004 che stabilisce una tariffa per il canone di concessione.
Il freno è dato dal regolamento di esecuzione dalla legge, approvato con decreto del Presidente della giunta regionale il 24 marzo 2009 (a quasi cinque anni dall’approvazione della legge): Claudio Martini ha stabilito che gli imbottigliatori pagheranno un contributo compreso tra un minimo di 0,50 e un massimo di 2 euro per metro cubo di acqua imbottigliato, ma ha lasciato ai Comuni facoltà di decidere quanto. Anche se sono già passati otto mesi, pochi si sono presi la briga di farlo. Quando chiamiamo in Regione per capire se hanno a disposizione un database con le delibere dei Comuni, con le relative tariffe, ci rispondono che “l’archivio” è presto fatto: si è mosso solo il Comune di Scarperia (Fi), nel Mugello, dove San Pellegrino-Nestlé Waters imbottiglia le acque Panna e Palina, stabilendo peraltro un canone di concessione “di fascia bassa”, 0,65 euro per metro cubo, con un ulteriore sconto del 50% per l’acqua imbottigliata in vetro. Panna può imbottigliare fino a 20,9 litri d’acqua al secondo, fino a 650 milioni di litri in un anno. La sorgente Palina, invece, è molto più parca: 2 litri al secondo. Contestualmente alla convenzione, Nestlé ha chiesto il rinnovo anticipato della convenzione (in scadenza nel 2020) per 25 anni, cioè fino al 2034, e il Comune di Scarperia ha avviato “il procedimento di rinnovo anticipato”.
È più lungo l’elenco di quanti mancano all’appello. Sono rimasti in silenzio Comuni che -al pari di Scarperia- subiscono uno sfruttamento intensivo delle proprie fonti. Ci sono Monte San Savino (Ar), dove ha lo stabilimento Fonte Santa Fiora spa, che produce 150-200 milioni di litri d’acqua all’anno, e Chiusi della Verna (Ae), dove ha sede la Sorgente Verna srl del gruppo Maniva, 30 milioni di litri. Ci sono Lucca e Pracchia (Pt), accomunate dallo sfruttamento dello stesso gruppo industriale Puccetti, che con le società Fonte Ilaria spa e Sorgente orticaia srl imbottiglia Fonte Ilaria, Acqua Silva e Monteverde (per un totale di almeno 150 milioni di litri l’anno). Infine, c’è il Comune di Vico Pisano Terme, in provincia di Pisa, dove il gruppo Cogedi -forte di 31 dipendenti- imbottiglia oltre 300 milioni di litri d’acqua Uliveto. Accanto a questi alcuni enti locali nel cui territorio ricadono piccole sorgenti, non troppo sfruttate: Stia (Ar), Lastra a Signa (Fi), San Carlo Terme, in provincia di Massa, Pistoia, Montecatini Terme (Pt), Chianciano Terme, in provincia di Siena, Montopoli Valdarno (Pi), Badia a Settimo (Fi).

Da Altra Economia San Benedetto morosa!

La pubblicità “ambientale” dell'azienda veneta è ingannevole: parola dell’Antitrust. Multa all’azienda che non paga i canoni ma fa utili milionariSettantamila euro di multa per San Benedetto. A “punire” l’azienda veneta è stata l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha pizzicato, e sanzionato, la pubblicità delle bottiglie “eco-friendly” (vedi Ae 100), accompagnate dalla dicitura “- plastica + natura”. L’Antitrust, nel condannare per “pratiche commerciali scorrette” San Benedetto, contesta i messaggi diffusi dalla primavera 2009 “alla data del 27 ottobre”: l’azienda non ha è stata in grado di produrre nessun riferimento scientifico che comprovasse le affermazioni contenute nei claim ambientali. Non sono provati, né comprovabili, tanto la riduzione del peso delle bottiglie (“almeno il 30%” della plastica utilizzata) quando il risparmio energetico che ne deriverebbe (“una quantità di energia equivalente alla CO2 fissata da 16.000 ettari di nuovo bosco impiantato”). Al di là della multa di 70mila euro (l’azienda ha già fatto ricorso al Tar), vale la pena leggere con attenzione, e per questo la ricopiamo, la valutazione conclusiva dell’Autorità, perché l’Antitrust riconosce per la prima volta la “deriva ambientalista” dei messaggi pubblicitari e ne definisce i limiti: “L’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori ha indotto i professionisti a conferire sempre maggior risalto, nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di compatibilità ambientale dei prodotti o servizi offerti. I cosiddetti claim ambientali […] sono, quindi, diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori. […] costituisce onere informativo minimo imprescindibile a carico dei professionisti che intendono utilizzare tali vanti nelle proprie politiche di marketing quello di presentarli in modo chiaro, veritiero, accurato, non ambiguo né ingannevole” (sul sito di Ae il testo integrale estratto dal Bollettino n. 52 dell’Agcm, del 18 gennaio 2010). Un messaggio per il futuro, per San Benedetto e tutti gli altri. Una nota a margine: l’Antitrust ha letto il bilancio di Acqua minerale San Benedetto spa chiuso al 31 dicembre 2008, e ne riporta i dati. Nel 2008, l’azienda ha fatturato circa 564 milioni di euro, registrando “utili per oltre 32.400.000”. Lo stesso gruppo, però, non ha voluto pagare, nel 2008, il canone di concessione per l’acqua emunta e imbottigliata in Veneto, poco più di 2,2 miliardi di litri (cioè 2,2 milioni di metri cubi). Avrebbe dovuto versare nelle casse della Regione “solo” 6,5 milioni di euro. Se anche lo avessero fatto, gli Zoppas non sarebbero finiti in bolletta. Avrebbero dovuto solo rinunciare a una parte del loro guadagno.

mercoledì 27 gennaio 2010

GOOD NEWS

SAVONA VUOLE MODIFICARE LO STATUTO: ACQUA DIRITTO UNIVERSALE La giunta comunale di Savona ha approvato nei gironi scorsi la proposta di deliberazione per modificare l'articolo 47 dello Statuto comunale relativo alla "Gestione dei servizi pubblici locali", aggiungendo la dicitura che riconosce «la risorsa idrica come diritto collettivo ed universale a prevalente rilevanza non economica».L'acqua e la sua gestione attraverso l'Ato continuano infatti a tenere banco nel Savonese. Dopo le bufere dei mesi scorsi sull’adesione all’Ato, il Comune di Savona riconosce con un atto pubblico di grande importanza che l'acqua è«un bene pubblico», avviando l'iter per la modifica di un articolo dello Statuto comunale. Con questo atto inizia il percorso politico amministrativo che porterà ad inserire nello Statuto comunale la dicitura che riconosce la risorsa idrica come diritto collettivo ed universale - afferma l'assessore all'Ambiente, Jorg Costantino - Recepiamo quindi quanto è stato sollecitato nei mesi scorsi dal Consiglio comunale e da tanti cittadini savonesi, oltre che dal Forum italiano dei Movimenti in difesa dell'Acqua come bene pubblico, che a breve presenterà la raccolta di firme per abrogare la legge. Molti cittadini ci hanno sollecitato a fare qualcosa. Inoltre il Consiglio comunale aveva votato un paio di mesi fa un documento in difesa della gestione pubblica dell'acqua». «Attualmente la gestione dell'acqua è mista - aggiunge - ma il Comune ha il controllo. Se arrivasse una multinazionale non ce l'avrebbe più. L'acqua deve restare un bene di tutti. Pertanto ribadiamo no alla privatizzazione». Nelle prossime settimane la proposta di modifica approvata dalla giunta sarà discussa dal Consiglio comunale. Trattandosi di una modifica statutaria, quindi di un tema di grande importanza, per essere approvata dovrà ottenere la maggioranza qualificata (i due terzi del Consiglio). Se non passasse, sarà riproposta in un Consiglio successivo. In quel caso per l'approvazione basterà la semplice maggioranza. La minoranza in Consiglio sembra d’accordo. «Sono d'accordo che venga ribadito il fatto che l'acqua è un bene collettivo - afferma Federico Delfino, capogruppo del Pdl - ma colgo l'occasione per stigmatizzare che, ogni volta che si tratta di servizi pubblici, ci sia sempre la coloritura politica, dettata dal fatto che la maggioranza è ostaggio della sinistra radicale, che vuole strumentalizzare la questione». «Mi riservo però di esprimere un parere netto - conclude Delfino - nel momento in cui vedrò la bozza effettiva della modifica perché non vorrei che ci fossero strumentalizzazioni politiche».

martedì 26 gennaio 2010

IL FUTURO LO FACCIAMO NOI! ATTIVISTI CERCANSI


Il nostro COMITATO L'ACQUA DI PREVALLE - GUTTA CAVAT LAPIDEM- cerca attivisti per allargare il suo raggio d'azione e aumentare la sua "massa critica" nell'ottica di intensificare l'attività sul territorio ed, eventualmente, allargare ad altre tematiche la nostra azione. Non è necessario un impegno assiduo in più giorni la settimana piuttosto costante nel tempo anche per poche ore al mese. Ci rivolgiamo sopratutto ai giovani che si sentono di sposare la causa ambientalista. Chi fosse interessato ad impegnarsi può contattarci al nostro indirizzo di posta elettronica acquadiprevalle@libero.it.

martedì 19 gennaio 2010

I PREDONI DELL'ACQUA

I predatori dell'acqua
di Ludovico Mori
L'Acquifero Guaranì è il terzo bacino più grande del mondo e il primo per capacità di ricarica. Potrebbe dissetare l'intero pianeta per 200 anni. Ma l'ecosistema amazzonico è minacciato dalle coltivazioni intensive. E dagli interessi di chi vede nelle risorse idriche il business del futuro da Puerto Iguazù - Argentina


Difficile immaginare la bocca dell'Inferno come un luogo saturo d'acqua. Nella Garganta del Diablo, il punto più caratteristico e suggestivo delle Cascate di Iguazù, incastonate nella porzione di foresta amazzonica attorno alla triplice frontiera tra Brasile, Argentina e Paraguay, la classica iconografia dantesca delle lingue di fuoco, del magma incandescente, e dei vapori asfissianti è rovesciata. Non per questo l'effetto è meno terrificante. C'è il fiume. Non il mitologico Lete, né una colata di lava vulcanica. È l'inquietante e grandioso Iguazù in un momento straordinario di piena. C'è il fragore, ma non quello delle grida dei dannati. Sono 1.800 metri cubi d'acqua al secondo che si schiantano sulle rocce dopo un salto di 80 metri. C'è vapore, ma non sulfureo. È il liquido che si eleva dopo l'urto dell'acqua con la roccia basaltica e satura l'aria in prossimità delle cascate. C'è oscurità, ma non quella degli inferi. È una formazione nuvolosa che nasconde la luce del giorno sulla verticale esatta delle 'fauci di Satana', e che sta per scatenare una violenta tempesta tropicale.Lo spettacolo prodotto dalla contemporanea collisione di tanti elementi idrici in un punto specifico è colossale e sembra avvertire l'uomo ad avere un maggiore rispetto verso una risorsa, l'acqua, che può essere allo stesso tempo fonte di vita e di morte. Mai come oggi l'ammonimento che viene dalle 'Cataratas' suona appropriato. Qui è infatti l'epicentro e la manifestazione eclatante dell'esistenza di una delle più grandi e importanti riserve d'acqua dolce nel mondo: l'Acquifero Guaranì, oggi al centro di forti interessi commerciali e strategici, e minacciato da un serio pericolo di contaminazione e di estinzione. Con una estensione stimata approssimativamente in 1.200.000 chilometri quadrati e un volume pari a circa 55 mila chilometri cubici è il Guaranì il terzo acquifero più grande del mondo, ma è considerato il primo in quanto a capacità di ricarica. Alcuni studi, realizzati in base a modelli matematici, indicano che sarebbe in grado di fornire l'intero pianeta di acqua potabile per i prossimi 200 anni.
Viaggiando per le terre sovrastanti il Sag, Sistema Acquifero Guaranì, non è difficile avvertire le opportunità offerte da questa inestimabile risorsa, e i pericoli insiti nel suo sfruttamento inappropriato. Non lontano da Iguazù, lungo la strada che costeggia il Paranà verso la provincia di Corrientes, all'altezza della città di Posadas, si assiste a una progressiva trasformazione del paesaggio idrico e non. Il corso naturale del fiume, con le sue sponde articolate e irregolari, inizia a perdere forma. La sponda opposta, il vicino Paraguay, improvvisamente scompare. Il fiume diventa mare, un immenso mare color verde. Eppure l'Oceano Atlantico è a centinaia di chilometri, e il Pacifico è al di là delle Ande. Si tratta dell'enorme bacino formatosi a monte della centrale idroelettrica di Yaciretà, che in idioma guaranì significa 'il luogo dove brilla la luna'. Millecinquecento chilometri quadrati di terra inondati per alimentare l'energia di gran parte dell'Argentina e del Paraguay. Quarantamila persone evacuate. Gigantesche opere di consolidamento, trasformazione e distruzione in corso da vent'anni. Paesaggi surreali e, molto spesso desolazione: la luna stessa. È l'immagine del progresso che trasforma e violenta la natura oltre ogni limite. "Se fosse stata proposta nel 2000, Yaciretà non sarebbe mai esistita", ammette Pedro Etchegoin, incaricato delle relazioni pubbliche della diga, consapevole che gli standard ecologici attuali non permetterebbero un tale 'ecomostro' neanche qui. Oggi, per compensare i danni prodotti, l'E.B.Y., l'ente bi-nazionale che amministra la diga, ha creato tanti ettari di riserve naturali quanti quelli di terre inondate. Quella del fiume non è l'unica mutazione che si presenta lungo lo stesso cammino. La lussureggiante e rigogliosa vegetazione tropicale che circondava le cascate ha fatto spazio adesso a una ordinata e interminabile foresta di eucalipti e abeti, prodotto della piantagione intensiva di alberi da legna ad accrescimento rapido. Alberi precoci sì, economicamente vantaggiosi anche, ma per questo assolutamente voraci d'acqua del sottosuolo.
A Sud di questa regione si trovano invece le paludi degli 'Esteros de Iberà', 20 mila chilometri quadrati di natura quasi incontaminata e in buona parte inaccessibile, che contengono una delle maggiori ricchezze planetarie in termini di biodiversità. Qui ha deciso di ritirarsi l'imprenditore milionario statunitense Douglas Tompkins che, abbandonata una carriera di successo nel campo tessile, si è convertito all'ecologia 'conservazionista'. Dopo aver acquisito centinaia di migliaia di ettari nella Patagonia cilena ed argentina, Tompkins possiede una buona porzione anche di queste terre. Il fatto che un comune denominatore di tutti i suoi possedimenti sia l'abbondanza d'acqua, sotto forma di ghiacciai o paludi, ha destato sospetti sulle reali intenzioni che soggiacciono a una filosofia ecologista che pretende di privatizzare al fine di preservare. Tompkins non si scompone di fronte alle accuse di alcuni politici nazionalisti locali che lo accusano di essere un agente della Cia, o di chi sospetta che si stia portando via l'acqua. "Ormai mi addormento ogni notte pensando che pazzia si inventeranno domani", ha dichiarato. Dice che alla sua morte donerà ai rispettivi Stati i suoi possedimenti cileni ed argentini, anche se non si capisce perché, se non si fida dell'amministrazione pubblica di oggi, dovrebbe fidarsi di quelle future. Le coltivazioni intensive sono uno dei grandi problemi che perturbano con certezza già da oggi l'equilibrio idrico del Sag e stanno compromettendo la qualità dell'acqua. Brasile, Paraguay e Uruguay, i paesi in cui l'Acquifero si trova a una profondità minore, attingono direttamente da qui le risorse per irrigare milioni di ettari di campi coltivati a soia transgenica. Anche i cinesi, a corto d'acqua, vengono a coltivare soia qui.Solo oggi si sta cercando di quantificare esattamente l'entità dello sfruttamento cui è sottoposto il bacino sotterraneo Guaranì ed il suo livello di contaminazione. E neanche qui mancano le polemiche. Gli studi scientifici più avanzati che si sono prodotti sul Sag, sono infatti frutto di un lungo progetto di investigazione iniziato nel 2003 e finanziato quasi interamente dalla Banca mondiale, il Progetto Acquifero Guaranì. La cui realizzazione è però affidata a istituti geofisici tedeschi, olandesi e norvegesi, nonché all'Organizzazione Internazionale per l'Energia Atomica. L'economista italiana Cristiana Gallinoni, autrice di uno studio approfondito sullo sfruttamento delle risorse idriche in Argentina, ed in particolare sull'Acquifero Guaranì, non è la sola ad essere scettica sulle finalità ultime del Pag: "Le informazioni principali sono adesso in mano straniere, l'acqua viene considerata da Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay e dalla Banca mondiale non come un diritto umano da garantire, bensí come una merce, da preservare per finalità economiche". Il coordinatore argentino del progetto, l'ingegnereJorge Santa Cruz, difende il lavoro svolto e sostiene che "le informazioni raccolte e già pubblicate sono un prezioso strumento in mano alle amministrazioni locali". Ma il punto debole si trova forse proprio qui, nelle amministrazioni locali, province e municipalità dei quattro Stati sudamericani, che gestiscono settorialmente questa risorsa. Considerando la posta in gioco, si tratta di un potere discrezionale enorme in mano a figure politiche spesso di secondo piano i cui scrupoli di fronte a ingenti offerte private per l'acquisizione di beni altrimenti pubblici sono praticamente nulli. Il fatto che in una terra così ricca di acqua molti soffrano per la sua scarsità, testimonia comunque una gestione inappropriata da parte delle autorità locali. Più di 130 milioni di persone in America Latina non ricevono acqua potabile nelle proprie abitazioni. L'inferno può essere un bicchiere d'acqua sporca, o anche semplicemente vuoto.

lunedì 18 gennaio 2010

Tante foreste di Jacques Prevert

Tante foreste...

Tante foreste strappate alla terra
massacrate
finite
rotativizzate

Tante foreste sacrificate per fornire la carta
ai miliardi di giornali che ogni anno
attirano l'attenzione dei lettori
sui pericoli del disboscamento
boschi e foreste.

giovedì 14 gennaio 2010

Lettera di Lucarelli e Zanotelli sul governo pubblico dell'acqua

Documento a firma di Alberto Lucarelli e Padre Alex Zanotelli
Comune di Napoli/Governo pubblico dell’acqua
Le ultime esperienze locali stanno dimostrando come l’affermazione del diritto all’acqua, quale diritto fondamentale della persona, possa e debba partire da iniziative locali, fortemente partecipate, che vedano attori e promotori i Comuni, anche in relazione al ruolo loro affidato dalla Costituzione.
La nuova dimensione costituzionale, oltre al diritto positivo vigente, attribuisce al Comune il potere istituzionale e normativo per attivare concretamente il governo pubblico dell’acqua, attraverso la gestione affidata ad enti di diritto pubblico, diretta emanazione degli enti pubblici locali (si pensi ad esempio alle aziende speciali, eventualmente organizzate in forma consortile).
Al di là di dichiarazioni di principio, sicuramente importanti, ma non sufficienti, i Comuni hanno il diritto-dovere di orientare la loro azione politico-normativa e gestionale intorno a questi quattro punti :
1. definire l’acqua bene comune e Diritto inalienabile dell’umanità ;
2. definire il servizio idrico integrato servizio privo di rilevanza economica, estraneo alle logiche del mercato e della concorrenza ;
3. al di là di qualsiasi logica tariffaria, garantire la gratuità del diritto all’acqua, perlomeno nella quantità di cinquanta litri giornalieri pro capite ;
4. attivare un processo politico-normativo finalizzato ad affidare ad un soggetto di diritto pubblico, quali le aziende speciali, il servizio idrico integrato, ponendo in essere un reale ed effettivo governo pubblico partecipato dell’acqua.
Questi obiettivi, al di là di mere dichiarazioni di principio, sono stati disattesi dal Comune di Napoli e dal consiglio d’amministrazione dell’Ato 2.
Dal Comune e dagli assessorati competenti, attraverso un razionale coinvolgimento e valorizzazione delle istanze partecipative e nel rispetto della Convenzione di Aarhus, si sarebbe aspettata un’azione più decisa e trasparente verso la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.
Si sarebbe aspettata un’azione più coraggiosa e meno preoccupata dalle perenni mediazioni e dalle pressioni lobbistiche.
Mille aspettative e dichiarazioni di principio sono cadute nel nulla.
Più volte sono stati offerti studi agli assessorati competenti che dimostravano la percorribilità giuridica dell’opzione veramente pubblica, anche dopo il decreto Ronchi, ma sono stati sempre accantonati o non presi nella giusta considerazione.
Più volte è stato chiesto agli organi competenti del Comune di Napoli di promuovere un tavolo tecnico al fine di definire con la Regione e con il consiglio d’amministrazione dell’ATO 2 i vari passaggi giuridici ed economico-aziendali per procedere ad una vera ripubblicizzazione, ma queste sollecitazioni ed inviti sono caduti sempre nel nulla.
Più volte è stato detto, con argomentazioni giuridiche che, al di là delle pur necessarie normative nazionali e regionali, i comuni da subito dispongono del diritto-dovere di ripristinare la gestione diretta dell’acqua pubblica.
I Comuni hanno doveri e responsabilità politiche e amministrative che li pongono al centro del processo di ripubblicizzazione. Purtroppo, nell’azione dell’ assessorato competente del Comune di Napoli, non abbiamo visto una vera e precisa volontà in tal senso.
Non c’è più tempo da aspettare, l’ultimo e decisivo attacco ai beni comuni è ormai partito. Il fronte dell’acqua pubblica va al più presto compattato intorno ad una nuova dimensione etica della responsabilità pubblica e della gestione dei beni comuni.
Invitiamo ancora una volta il Comune di Napoli a promuovere da subito, con l’emanazione di una delibera ad hoc, l’istituzione di un tavolo tecnico, con la partecipazione della Regione Campania e del consiglio d’amministrazione dell’ATO 2, al fine di porre in atto tutte quelle misure normative necessarie per affidare ad enti di diritto pubblico, la gestione del servizio idrico integrato.
Aspettiamo fatti, non parole e dichiarazioni di principio, al fine di poter mettere in essere il vero processo di ripubblicizzazione dell’acqua in questa nostra città di Napoli.
Alberto Lucarelli
Alex ZanotelliNapoli, 5 gennaio 2010

martedì 12 gennaio 2010

Caparezza per l'acqua vediamo YOUTUBE!

http://www.youtube.com/watch?v=3BXqCatU8Qg

Caparezza feat. Rezophonic - Nell´Acqua (HQ)

Ogni astrofisico pensa che la vita sia natacon l´esplosione di una immensa e infinita granataper i credenti nada, la Terra fu creatada un essere supremo in meno di qualche giornata
Ebbene si, lascio che seguano libri di Genesianche se c´è chi si dilegua come Phil coi Genesisi testamenti dispensano Nemesi main fondo sono popolari più di Elvis in Tennessee
Jedi ( ?? ) credi a quelli là, o credi a questi quadimmi qual è la verità, chi la merita
La vita non è là, la vita non è qua, nè là nè qua, ma nell´acqua!nè là nè qua, ma nell´acquanè là nè qua, ma nell´acquala vita non è là, la vita non è qua, nè là nè qua, ma nell´acqua!
Sono un credente, eccome! Io credo a Poseidoneperchè se l´acqua scompare dopo un po´ si muoreio nella commedia della vita voglio recitareanche una particella elementare come il positrone
Perciò non credo a quelli là, nè credo a questi quatu vuoi da me la verità, bè la verità
La verità non è là, la verità non è qua, nè là nè qua, ma nell´acqua!nè là nè qua, ma nell´acquanè là nè qua, ma nell´acquala vita non è là, la vita non è qua, nè là nè qua, ma nell´acqua!nè là nè qua, ma nell´acquanè là nè qua, ma nell´acquala vita non è là, la vita non è qua, nè là nè qua, ma nell´acqua!
Ed io non seguo gli schemi di chi mi crede nato dagli atti osceni degli alieninon credo nella cometa che fecondò questo pianeta in un colpo di reniio venero Atlaua, Dio dell´acqua degli Atzechiti condanna se la sprechi, se ti ci anneghi e la neghise dici che te ne freghi, sedici mesi di siccitàe allora capirai che la vita non sta
Nè là nè qua, ma nell´acquanè là nè qua, ma nell´acquala vita non è là, la vita non è qua, nè là nè qua, ma nell´acqua!nè là nè qua, ma nell´acquanè là nè qua, ma nell´acquala vita non è là, la vita non è qua, nè là nè qua, ma nell´acqua!
Ma nell´acqua..ma nell´acqua..
Nè là nè qua, ma nell´acquanè là nè qua, ma nell´acquala vita non è là, la vita non è qua, nè là nè qua, ma nell´acqua!
Ma nell´acqua..ma nell´acqua..

giovedì 7 gennaio 2010

Il Fiume Giallo è morto! Lo sviluppo a quale costo?

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Non è potabile il 60% delle acque del Fiume Giallo, il secondo maggior fiume cinese. In Cina cresce l’inquinamento delle acque interne, causa di uno squilibrato sviluppo industriale e urbano che non si riesce a correggere.
Il rapporto 2006 della Commissione per le risorse idriche del Fiume Giallo mostra che su 5.464 km di lunghezza, solo il 40% delle acque sono classificabili a livello 3, in una scala di qualità di 5.
Ma Jun, capo dell’Istituto per gli affari pubblici e ambientali, spiega che al livello 3 “l’acqua può ancora essere bevuta, ma dopo specifici trattamenti”.
Oltre il 36% del fiume è stato classificato al livello 5, il peggiore. Il fiume attraversa nove province settentrionali e fornisce acqua a 155 milioni di persone e al 15% dei terreni agricoli del Paese. Nel solo 2005 ha ricevuto 4,35 miliardi di tonnellate di scarichi idrici inquinanti, con un aumento di 88 milioni di tonnellate rispetto al 2004. Il 73% degli scarichi provengono da fabbriche che gettano i residui chimici nel fiume senza depurarli, con un aumento di 298 milioni di tonnellate in un anno.
Il fiume, definito "la culla della civiltà cinese", vede anche diminuire la sua portata idrica. Nel 2005 ha portato al mare di Bohai solo 20,4 miliardi di metri cubi di acqua, circa lo stesso che nel 2004, nonostante gli sia stato portato l’afflusso di altri corsi idrici e sia aumentato il prezzo dell’acqua.
Il 12 dicembre le autorità provinciali hanno detto che una cartiera a Lanzhou (Gansu) ha scaricato 2.500 tonnellate al giorno di acqua inquinata nel Wanchuan Creek, tributario del Fiume Giallo. Per giorni oltre 40 km. del fiume sono stati di color mattone e hanno esalato gas maleodoranti e irritanti.
Gli esperti osservano che oltre 21mila impianti chimici sono situati sulle rive dei fiumi e del mare e circa 11mila lungo i soli Fiume Giallo e Yangtze. All’inizio del 2006 Zhou Shengxian, direttore dell'Amministrazione statale per la protezione ambientale, ha avvertito che oltre 100 di questi impianti costituiscono “un serio rischio” per le risorse d’acqua potabile. Per Zhou, le cause di questa situazione “si devono cercare nella cieca corsa allo sviluppo economico fatta dai quadri locali in tutto la nazione”. “Nei primi dieci anni di vita della Repubblica popolare cinese – sottolinea – abbiamo privilegiato la crescita economica sacrificando l'ambiente”.
La situazione è stata peggiorata dal rapido sviluppo urbano, spesso avvenuto senza attenzione per lo smaltimento dei rifiuti. Si calcola che oltre 400 delle 661 città hanno scarsità d’acqua potabile e 100 hanno “seri problemi”. Secondo dati del ministero delle Risorse idriche, nel 2005 sono stati scaricati oltre 70 miliardi di tonnellate di liquami inquinanti, di cui 45 miliardi in fiumi e laghi senza alcun trattamento depurante. Già nel 2005 erano considerati inquinati oltre il 70% di fiumi e laghi.
Sempre nel 2005 Wang Shucheng, ministro per le Risorse idriche, ha avvertito che nelle campagne oltre 300 milioni di persone non hanno acqua potabile e centinaia di migliaia accusano gravi malattie per avere bevuto acqua che contiene fluoro, arsenico, solfato di sodio.
La situazione è peggiorata da incidenti, come un anno fa l’esplosione in un impianto chimico a Jilin che ha causato il versamento nel fiume Songhua di oltre 100 tonnellate di sostanze tossiche, togliendo per giorni l’acqua potabile a milioni di persone distanti anche centinaia di km. (PB)

L'Acqua a Copenhagen. Il mondo non finisce qui!

L’ACQUA A COPENHAGEN
Breve nota su un’iniziativa che non é piaciuta ai potenti (USA e EU)

Riccardo Petrella
IERPE e WPF

L’iniziativa di far includere la problematica dell’acqua , in quanto tale, nell’agenda dei negoziati sul clima nell’ambito dell’UNFCCC, ed in particolare, in occasione della COP 15 a Copenhagen, é nata a conclusione della Conferenza “ Fare Pace con l’Acqua”, organizzata al Parlmento Europeo, nei giorni 11 e 12 febbraio 2009, dal World Political Forum, su iniziativa dell’IERPE, con il sostegno dei gruppi parlamentari europei (estrema destra esclusa) e delle autorità federali e regionali del Belgio.

A tal fine, la Conferenza di Bruxelles ha adottato un documento di base (“Memorandum for a World Water Protocol”) nel quale, fra altre cose, sono dettagliate le ragioni e gli obiettivi dell’iniziativa “Acqua a Copenhagen”.

Altri gruppi, in altri luoghi (specie in America latina), hanno altresi pensato a portare la tematica dell’acqua a Copenhagen.


A. Le azioni intraprese secondo i vari filoni di interesse e di “militanza”

Il filone “World Political Forum” (WPF)

Stante la sua natura ( il WPF gode di uno statuto consultativo presso il Comitato Economico e Sociale delle Nazioni Unite), esso ha deciso di agire sul piano istituzionale internazionale (le Nazioni Unite) e nazionale (contatti con governi). Prima di Copenhagen, ha redatto un breve documento “The WPF Water Initiative . An appeal” nel quale sono esposte le tre proposte del WPF:
1. inclusione dell’acqua nell’agenda dei negoziati,
2. apertura di un processo multilaterale in vista della definizione ed approvazione di un Protocollo Mondiale dell’Acqua,
3. creazione di una Autorità Mondiale dell’Acqua a livello delle Nazioni Unite.
Il documento é stato inviato a tutte le ONG accreditate alla Conferenza e diffuso nella rete del WPF. A Copenhagen, ha diffuso centinaia di copie del “Memorandum” ed alcune migliaia di un “giornale” di 8 pagine “The WPF Water Initiative – Copenhagen 2009”. (consultabile sul sito www.theworldpoliticalforum.org)

Il filone dei movimenti attivi in difesa dell’acqua

Sia in Europa (Cevi, Cicma e rete europea “Water”, Fondation France Libertés et ACME-France, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua,...), che in Africa (Réseau Africain pour l’Eau...), in America latina (Coordinadora Red Agua y Vida, in America del Nord (Council of Canadians, Blue Planet Project…..), e in Asia (Water Justrice Network), numerose associazioni hanno deciso di organizzare per tutto il pomerioggio del 15 dicembre nello spazio Klima Forum, riservato alle ONG, una conferenza su “Acqua e Clima”. Alla conferenza, coordinata da Anil Naidoo ed animata da Tommaso Fattori, hanno partecipato rappresentanti dei movimenti sopra citati d’Europa ( Kravcik, de Abreu, Job, Petrella...), d’America latina (Marchisio....), d’America del Nord (Barlow...).

Nel corso della Conferenza sono stati letti o menzionati diversi documenti, appelli, e dichiarazioni, redatti in sostegno dell’”acqua a Copenhagen” (dettagli nei paragrafi seguenti). A conclusione della Conferenza é stato adottato un documento comune nel quale si rivendica l’inclusione della problematica acqua nei negoziati dell’UNFCCC.


Il filone del mondo religioso

L’acqua occupa una posizione centrale in tutte le cosmologie religiose. I maggiori simboli comuni alle varie civiltà e tradizioni del mondo in materia di vita, morte, morale, giustizia, diritti, sono legati all’acqua. E’ interessante notare che per la prima volta nella storia delle società umane, é accaduto a Sezano (frazione di Verona) che rappresentanti locali di comunità di dodici confessioni o tradizioni religiose (buddista, cattolica, islamica, ebraica, Sigh, protestante anglicana, valdese, ortodossa, animista Vaudou, tradizione Incas, ortodossa romena....), abbiano elaborato ed approvato in comune un testo sull’acqua “La proposta di Sezano”’ in vista della conferenza delle Nazioni Unite (scaricabile dal sito www.monasterodelbenecomune;org ). Nel documento, si richiede con energia e convinzione che l’acqua sia parte integrante, in sé, del più grande negoziato mondiale in corso sul divenire dell’umanità e sul futuro del pianeta. Il documento di Sezano é stato firmato da 945 persone (esponenti di comunità locali o singoli cittatini) delle varie regioni italiane. Un centinaio di firmatari dichiara di non appartenere ad alcuna confessione religiosa ma di aderire pienamente all’iniziativa in favore dell’acqua.

Dello stesso alto valore simbolico é la lettera inviata al segretario generale delle Nazioni Unite dai sette vescovi cattolici della Patagonia (due cileni e cinque argentini). Il titolo della lettera é di per sé eloquente “El clamor de Patagonia”. La Patagonia é un simbolo forte della ricchezza della vita della natura da preservare e valorizzare. Gli argomenti ivi sviluppati sul piano della sacralità della vita e dell’acqua, dei diritti umani inviolabili ed universali alla vita e del necessario equilibrio tra esseri umani e la natura, sono particolarmente ricchi ed interessanti. Soprattutto, i vescovi della Patagonia, dopo aver criticato la costruzione delle grandi dighe, domandano alle Nazioni Unite l’adozione di un “Piano mondiale dell’acqua”. L’iniziativa della lettera la si deve a Luis Infanti de la Mora, vescovo della diocesi di Yasén (Patagonia cilena)., il quale, inoltre, é l’autore della prima lettera episcopale interamente dedicata all’acqua (90 pagine) scritta da un vescovo cattolico. La “lettera episcopale” (Danos Hoy El Agua de Cada Dia) é stata letta in Cile ed in Argentina ed ascoltata da più di 1,2 milione di persone.

E’ da menzionare altresi il Llamado de la Coalición Ecuménica por el Cuidadode la Creación en Chile por la defensa del Agua y de la vida en Copenhague. “L’appello” é stato firmato da una ventina di associazioni e redatto su inizativa di Caritas Cile che da anni sostiene attivamente le lotte di promozione del diritto all’acqua per tutti e per la ripubblicizzazione dell’acqua (come é noto, in Cile, la Costituzione di Pinochet – ancora in vigore - ha legalizzato il diritto di proprietà privata dell’acqua, tanto che 91 % delle acque del Cile sono di proprietà privata!)


Il filone delle imprese pubbliche dell’acqua

Di recente creazione (2009) l’associazione “Aqua Publica Europea” (APE), che riunisce al momento una dozzina di importanti imprese pubbliche dell’acqua del Belgio, della Francia, dell’Italia , della Spagna , ha deciso il 25 settembre di redigere un “appello per l’acqua a Copenhagen” reso pubblico all’inizio di dicembre e che é stato pubblkicato dal quotidiano francese Le monde il 10 dicembre. L’iniziativa dell’APE é di grande importanza perché per la prima volta in Europa imprese idriche pubbliche di vari paesi europei (fra le quali, Vivaqua di Bruxelles, Eau de Paris, il SIG di Ginevra, Amiacque di Milano..) hanno preso posizione ufficiale contro i processi di privatizzazione dei servizi idrici e, per qiuanto riguarda Copenhagen, hanno condannato la mercificazione della vita e del pianeta (espressa dalla mercificazione dell’aria, dell’acqua e delle foreste).


B. Cosa é successo a Copenhagen

Ebbene, non é successo nulla dalla parte ufficiale dei governi, anzi peggio. Sia prima che durante Copenhagen, una serie di contatti erano stati presi, in particolare con i governi cileno, brasiliano, maliano, belga, uruguayano, con l’intenzione di ottenere un loro sostegno in favore ddell’iniziativa “Acqua a Copenhagen”.
Per diverse ragioni, compresa la difficoltà crescente per le ONG di avere accesso al centro ufficiale dei negoziati, non é stato possibile organizzare un piccolo incontro tra i governi “potenzialmente “ interessati. Grazie pero’ ad un amico del WPF , si é riusciti, malgrado tutto, ad interessare la Cina. Il governo cinese ha sottomesso il martedi 15 dicembre, in seno al gruppo di “liason” composto da cinque Stati (la Cina, l’India, gli USA, l’UE ed il Brasile), l’idea dell’inclusione dell’acqua nel documento finale L’India, il Brasile approvano. l’Ue non si pronuncia, gli Usa domandano tempo per esaminare la proposta. Il mercoledi 16, gli Usa informano il gruppo che sono contrari alla proposta. Il mercoledi sera anche l’Ue si pronuncia contro. Il 17 si compie un ultimo tentativo grazie a Marina Silva (ex-ministra dell’ambiente del Brasile). Nessun eco. La proposta dell’acqua a Copenhagen non é piaciuta agli Stati Uniti ed all’Unione europea.

Non conosciamo le ragioni formali date, ma non é difficile ipotizzare il fatto che l’UE (di cui molti Stati membri potenti, Francia, Regno Unito, Spagna, Italia, Polonia...hanno favorito la totale privatizzazione dei servizi idrici) non abbia potuto fare una scelta diversa da quella imposta dai grandi potentati privati dell’acqua (compresi quelli dell’acqua minerale in bottiglia) che sono soprattutto europei.

Ma il futuro non é finito a Copenhagen. Continueremo.

ADRO COMUNE RICICLONE

IL PIANO RIFIUTI. Per Legambiente è il Comune lombardo più ricicloneRaccolta differenziataora Adro vuole stupireIl sindaco Lancini annuncia: «Acqua frizzante comunale per disincentivare l’utilizzo delle bottiglie di plastica» Adro si gode il titolo di Comune lombardo più «riciclone» ma non si culla sugli allori. «A questo punto non possiamo chiedere un ulteriore sforzo alla coscienza ecologica della nostra comunità - osserva il sindaco Oscar Lancini dopo aver incassato per l’ennesima volta il prestigioso riconoscimento di Legambiente -: la percentuale di raccolta differenziata raggiunta appare difficilmente migliorabile. Ora puntiamo alla riduzione della quantità di scarti da conferire nei centri di stoccaggio o al termodistruttore». Il Comune sta valutando insomma come rendere ancora più efficace il collaudato sistema di raccolta differenziata porta a porta. Del resto Adro, pur con una percentuale di differenziata (70,7%) inferiore a quella di Travagliato (74,4%) ha prevalso nel ranking di Lega mbiente in virtù di un miglior indice di buona gestione dei rifiuti (80,32% il quoziente raggiunto) e della minore quantità complessiva di scarti prodotti: 0,84 chilogrammi per abitante al giorno contro gli 1,01 di Travagliato. «LA NUOVA FRONTIERA dello smaltimento intelligente ed ecologico riguarda i pannolini per i bebé - annuncia il sindaco -: le famiglie che utilizzano i tradizionali usa e getta avranno un rincaro nella tariffa mentre i genitori che passeranno ai prodotti lavabili godranno di un abbattimento dei costi». La Giunta punta anche a «decapitare» la quantità delle bottiglie di plastica da smaltire che nei primi dieci mesi del 2009 ha raggiunto quota 92 tonnellate. «L’acqua della nostra rete è eccellente e non ha nulla da invidiare a quella venduta a caro prezzo nei supermercati in bottiglie di pet - spiega Lancini -: dissetarsi dal rubinetto di casa farebbe bene al portafoglio e all’ambiente. Per chi non riesce a fare proprio a meno dell’ac! qua gassata stiamo progettando un distributore comunale di acqua frizzante». La nuova fontana sarà alimentata dall’acquedotto: senza alcun processo di filtrazione o di declorazione, basterà un semplice arricchimento di azoto, per erogare acqua con le bollicine. «Non potremo regalarla - precisa il sindaco -, ma comunque la forniremo a costi competitivi, oltretutto con la comodità per il cittadino di emungerla semplicemente strisciando la propria carta regionale del servizi. L’addebito avverrà direttamente sulla fattura della fornitura dell’acquedotto». P.TED.

PAUL CONNETT

L’ideatore della strategia ‘Rifiuti zero’ ospite al Teatro Due per una serata contro il termovalorizzatore promossa dal coordinamento Gestione corretta dei rifiuti: “Assurdo costruire un impianto tanto inquinante - ha detto - nella città cuore della food valley”
Bisogna scegliere tra il parmigiano e l’inceneritore. Parola di Paul Connett, professore della St. Lawrence University di New York, ideatore della strategia ‘Rifiuti zero’, ieri sera ospite al Teatro Due di Parma. “Caro Pietro”: con una lettera indirizzata al sindaco Pietro Vignali dall’amministrazione di San Francisco è iniziata la serata organizzata dal coordinamento Gestione Corretta Rifiuti, in cui sono intervenuti anche Luigi Campanella, presidente della Società chimica italiana e Gianni Tamino, biologo dell’Università di Padova. La lettera dissuadeva il primo cittadino dalla costruzione dell’inceneritore (GUARDA Le foto del cantiere). Nel suo intervento, Paul Connett ha ribadito il concetto: “Parma è l’ultimo posto sulla terra dove si dovrebbe costruire un inceneritore”. Sarebbe assurdo, secondo il professore, pregiudicare il prestigio internazionale della nostra industria alimentare, affiancando sul territorio del parmigiano, del prosciutto e della pasta un inceneritore, che “sarà un affare solo per pochi”. Dati alla mano, bruciare i rifiuti – spiega l’esuberante professore di chimica, che a sua volta si scalda – significa anche bruciare denaro pubblico e posti di lavoro, non solo aumentare il surriscaldamento globale e immettere nell’atmosfera nanoparticelle dannose alla salute: “Il termovalorizzatore di Brescia - dice - è costato 300 milioni di euro e ha dato solo 80 posti di lavoro. Se i politici - prosegue - giurano di avere le mani legate, i cittadini prendano delle forbici e taglino quei lacci” esorta il professore, che individua tre ordini di responsabilità per una corretta gestione dei rifiuti: quella industriale (a monte), quella della comunità (a valle) e quella dei politici, appunto, i quali devono essere in grado di concepire politiche di ampio respiro, capaci di connettere il presente al futuro. “La raccolta porta a porta (e non si tratta di Vespa) – ironizza Paul Connett – è il trampolino di lancio per una strategia di Rifiuti zero, a sua volta trampolino di lancio verso la sostenibilità”. E se, nonostante i comportamenti virtuosi della comunità, rimane rifiuto residuo? “Nella strategia ‘Rifiuti zero’ il residuo va reso molto visibile, non si devono sotterrare le prove (discarica) o bruciarle (inceneritore). Tutto ciò che non può essere riutilizzato, compostato o riciclato semplicemente non va prodotto: questo è il messaggio che mandiamo alle industrie!”. La platea del Teatro Due approva rumorosamente. E c’è spazio anche per i numeri, perché la strategia ‘Rifiuti zero’ non è un’utopia: a San Francisco i rifiuti sono stati ridotti del 72 percento nel 2009, il 75 percento è l’obiettivo del 2010, rifiuti zero quello del 2020; in Italia il piccolo comune toscano di Capannori, che negli ultimi cinque anni è passato dal 37 al 65 percento della raccolta differenziata, si è posto lo stesso traguardo.“Parma può diventare laboratorio di sostenibilità – conclude Paul Connett – se i soldi spesi per l’inceneritore fossero investiti nell’educazione”.(LaRepubblica)