Il nuovo logo di Aqua Alma

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venerdì 4 dicembre 2009

Articoli da Quindici organo ufficiale di Federutility

Note a margine degli articoli

A2A E EDF, SCELTI GLI ADVISOR PER IL RIASSETTO DI EDISON
A2A ed Edf hanno scelto la coppia di advisor che si occuperà del riassetto azionario di Edison: Mediobanca e Morgan Stanley. Il gruppo presieduto da Giuliano Zuccoli ha selezionato nei giorni scorsi le due banche per essere assistita nelle negoziazioni in vista della scadenza del patto della società di Foro Bonaparte. Edf, dal canto suo, ha scelto Boston Consulting Group e la banca d’affari Lazard. ( NdE ricordo che Edison insieme a Bechtel sono stati scacciati dalla rivolta popolare a Cochabamba )
MARCEGAGLIA: “LE LIBERALIZZAZIONI SONO LA STRADA DA SEGUIRE”
"Credo che l'accesso dei privati nella gestione dell'acqua con regole ben chiare sia la strada da seguire. Non e' rimanendo cosi' che si risolvono i problemi ma con una liberalizzazione regolata a tutela del cittadino". E' il leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, a margine dell'incontro alla Scuola di polizia tributaria, alla presenza del comandante generale della Guardia di finanza, il generale di corpo d'armata Cosimo D'Arrigo, a commentare il decreto sulla liberalizzazione dei servizi pubblici, tra cui quello idrico. "La situazione, per come e' gestita oggi la risorsa idrica, non e' buona. Le perdite e le inefficenze sono drammatiche e il 60% dell'acqua viene perso per tubature rotte", aggiunge ribadendo come in generale al riforma dei servizi pubblici locali "e' un passo avanti". "E' questo, infatti, un tema essenziale nel nostro paese. Noi avremmo chiesto passi ancora piu' forti perche' ci sono potenzialita' di crescita importanti mentre fino ad oggi ci sono stati di fatto monopoli pubblici con scarsi livelli di qualita', scarsi livelli di efficienza, e, alla fine, tariffe piu' alte per imprese e cittadini", conclude. ( NdE Per far vedere che il pubblico non funziona si riportano dei dati esagerati. Il COVIRI riporta una perdita media intorno al 37% comunque molto alto )
SICILIA, SINDACI E COMITATI CONTRO LA RIFORMA DEI SPL
Un sit-in davanti alla sede della regione Siciliana, armati di pistole ad acqua, sindaci, assessori e consiglieri di cento comuni siciliani hanno protestato nei giorni scorsi contro quella che definiscono la privatizzazione del sistema idrico. I manifestanti hanno chiesto ai capigruppo l´impegno per una legge per il ritorno alla gestione pubblica. Dicono i sindaci: «Presenteremo anche un disegno di legge di iniziativa popolare. Ci serve l´approvazione di 40 Consigli comunali». Nel sit-in sotto le finestre dell´Ars, il popolo del «no» all´acqua privata ha chiesto intanto che venga accelerata la trattazione del disegno di legge già depositato al parlamento regionale per il ritorno alla gestione pubblica dell´acqua. I sindaci hanno chiesto anche ai capigruppo l´approvazione di due ordini del giorno: il primo per la sospensione delle procedure di commissariamento per la consegna delle reti, il secondo per chiedere al governo di ricorrere contro l´articolo 15 del decreto Ronchi. «La Regione faccia valere l´autonomia legislativa, di fronte alla devastante norma approvata dal parlamento nazionale che spiana la strada alla privatizzazione dell´acqua anche in Italia», hanno insistito i sindaci. Obiettivo dei primi cittadini è ora la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare all´Ars. Il 4 dicembre i consigli comunali delle amministrazioni contrarie alla privatizzazione si riuniranno in contemporanea per lanciare l´iniziativa. «Vogliamo fare arrivare in parlamento - spiega Rosario Gallo, sindaco di Palma di Montechiaro - un testo forte, supportato da una decisa e chiara volontà popolare. Serve l´approvazione di 40 consigli comunali che rappresentino una popolazione di 400 mila persone. Ma intendiamo avviare anche la raccolta di firme, e arrivare alle 10 mila adesioni occorrenti». Nei 50 comuni "ribelli" che si oppongono alla consegna delle reti ai soggetti gestori, si moltiplicano gli appelli alla resistenza. «Se arriva un commissario da noi per chiedere la consegna delle reti idriche non lo faremo entrare, a costo di incatenarci alle porta del municipio», annuncia Antonina Marchese, rappresentante del comitato cittadino di Menfi. In tanti comuni la gente è pronta alla difesa dell´acqua in quanto «bene pubblico». «Portiamo avanti questa battaglia perché ce lo chiedono i cittadini. Nei comuni dove il servizio è già privatizzato la realtà è sconfortante - osserva il sindaco di Menfi Michele Botta - Le tariffe sono aumentare e i servizi sono peggiorati. Se c´è un guasto si interviene dopo 10 o 15 giorni». L´Arra, l´agenzia per l´acqua e i rifiuti, è pronta a mandare lettere di diffida ai sedici comuni agrigentini, ai venti palermitani e ai quattordici del catanese che si rifiutano di consegnare gli impianti. Ai capigruppo dell´Ars Francesco Musotto (Mpa), Giulia Adamo (Gruppo Sicilia), Antonello Cracolici (Pd), Rudi Maira (Udc), Innocenzo Leontini (Pdl) è stato chiesto di impugnare l´articolo 15 del decreto Ronchi. I parlamentari si sono detti disponibili a un confronto sul disegno di legge per il ritorno alla gestione pubblica delle reti. «La legge Galli di riforma delle risorse idriche in Sicilia è stata applicata in maniera distorta», è anche il parere del segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo, che chiede che la Regione rivendichi l´autonomia in materia di risorse idriche.
ENTRO IL 2011 ACQUA GASATA DAI RUBINETTI DEI PARIGINI
Presto i parigini potranno servirsi di acqua minerale gassata dai rubinetti delle loro cucine. “Entro il 2011 vorremmo portare l’acqua gassata negli appartamenti” di Parigi, spiega Eau de Paris, la società per le acque della capitale francese, citata dal quotidiano “Le Parisien”. Intanto, già dall’inizio dell’anno prossimo saranno sistemate nuove fontanelle e punti d’acqua potabile negli spazi pubblici della città, tra cui un primo distributore di acqua minerale gassata. “Proprio come le fontane pubbliche in Italia - spiega il quotidiano francese - la società per le acque di Parigi sistemerà nel parco delle Buttes-Chaumont, nel diciannovesimo arrondissement, una “casa dell’acqua”, dalla quale sarà possibile servirsi di acqua potabile refrigerata ma anche di acqua minerale gassata, che però costerà 20 centesimi al litro. Dall’inizio dell’anno prossimo, i parigini potranno anche chiedere una diagnosi della rete interna del proprio edificio, per scoprire le quantità di calcio, piombo o nitrati presenti nelle tubature. Questi controlli saranno fatturati tra i 25 e i 60 euro. Un nuovo sito internet consentirà inoltre all’abbonato di controllare meglio i suoi consumi di acqua. ( NdE Qui si esagera! Ma com'è che a Parigi ripubblicizzano ed in Italia privatizzano. Non è la Comunità europea che obbliga a privatizzare l'acqua? )

martedì 1 dicembre 2009

Dichiarazione di voto On. Mariani

Solo per informazione leggete la dichiarazione di voto importante il passaggio evidenziato in neretto dove è citato a chiare lettere che non vi è nessun obbligo comunitario a cui l'Italia debba sottostare relativamente ai servizi pubblici locali.
Gentili Signori,
augurandomi di fare cosa gradita, Le invio la dichiarazione di voto dell'On. Raffaella Mariani, resa per conto del mio gruppo parlamentare, quello del Pd, sul decreto Ronchi.

Cordiali saluti,

On. Alessandro Maran


PRESIDENTE . Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mariani. Ne ha facoltà.
RAFFAELLA MARIANI . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, quale segnale stiamo dando ai cittadini italiani? Avete inserito la materia che riguarda l'acqua e i servizi ad essa collegati all'interno di un provvedimento che, più in generale, deve adeguare la normativa italiana a quella europea, ma non esiste alcun obbligo comunitario, nessuna procedura di infrazione è stata avviata nei confronti dell'Italia in riferimento all'affidamento dei servizi pubblici locali, tanto meno di quello idrico integrato. Dunque, non ci possiamo spiegare il motivo di una decisione forzata, di una discussione affrettata, molto sommaria, culminata nella scelta del voto di fiducia. Non c'è una ragione plausibile, rilevabile con chiarezza, se non la necessità di risolvere in fretta un problema che ha suscitato molte perplessità anche nella vostra maggioranza e che per la gravità delle sue ricadute sta allarmando molti settori istituzionali ed economici. State obbligando i comuni a vendere quote delle aziende che gestiscono i servizi idrici integrati indipendentemente dalla programmazione, dalla qualità del funzionamento, dal grado di soddisfazione delle comunità locali. Li state costringendo ad accelerare la trasformazione in società per azioni. Lo fate sapendo - questo sì - che pochissimi grandi gruppi privati potranno avvantaggiarsi di una svendita di tale portata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e lo fate, onorevole Cota, sapendo che quei gruppi sono anche dei gruppi stranieri. Oggi le pagine dei giornali italiani sono pieni dei nomi di quei gruppi. Cito soltanto Suez e Veolia. Questi sono dati concreti. L'appello che vi abbiamo rivolto in queste ore, nel pochissimo tempo riservato alla Camera dei deputati, non era quello di rimuovere il tema in discussione, ma di affrontarlo nella maniera giusta, con tempi giusti, in modo vero e serio e all'interno di un quadro legislativo e organico, semplificato, con regole certe e trasparenti. Si può riformare il sistema di gestione dell'acqua, ma a partire da alcuni punti fermi che a nostro avviso sono: il riconoscimento del valore pubblico dell'acqua e delle infrastrutture idriche (acquedotti, fognature, impianti di depurazione): è vero, abbiamo dovuto ribadirlo nella discussione al Senato, ma l'ha fatto il Partito Democratico, onorevole Cota, con un emendamento firmato dal senatore Bubbico; la valutazione più attuale del costo della risorsa anche nell'ottica di un uso più oculato; il controllo, la tutela, la valorizzazione, il risparmio della risorsa idrica da utilizzare con criteri di solidarietà anche salvaguardando aspettative e diritti delle generazioni future, anche facendo riferimento al patrimonio ambientale; la necessità di investimenti certi che - lo sappiamo bene - non possono derivare esclusivamente dalla tariffa a carico dei cittadini-contribuenti-consumatori; infine, la definizione di un rigoroso meccanismo di controllo, la costituzione di un'autorità terza che vigili proprio sull'andamento delle tariffe in rapporto alla qualità dei servizi erogati e alla loro efficienza, un'autorità indipendente a tutela dell'interesse pubblico. Perché forzare l'autonomia e la scelta dei comuni? Oggi nel nostro Paese, come documentano molti organismi di informazione e come i cittadini sanno bene, esiste una situazione molto caotica che vede tariffe differenti da un estremo all'altro dello stivale e servizi erogati la cui qualità non è proporzionale al prezzo richiesto alle comunità locali. Non sempre alle tariffe più alte corrispondono i migliori servizi, anzi molto raramente. Esempi di buongoverno dei servizi idrici esistono e dobbiamo onestamente rilevare che la loro qualità è assolutamente riscontrabile sia presso i gestori a titolarità esclusivamente pubblica, sia presso gestori a titolarità mista, pubblica e privata. Gestione pubblica dei servizi non è per definizione sinonimo di efficienza: lo sappiamo bene, ma è vero anche il contrario. Non sempre una gestione di tipo privatistico corrisponde ad un servizio efficiente, un servizio complesso a costi congrui per il cittadino. Modelli europei testimoniano scelte differenti nella gestione, con sistemi che passano dalla gestione interamente pubblica ed efficiente (vedi la Germania), a forme miste come quelle francesi, fino ad arrivare a gestione interamente private. Ma in tutti i grandi Paesi, nei Paesi moderni, si è costituito tuttavia un sistema di controllo pubblico molto forte a tutela dell'interesse generale. Cosa manca al nostro Paese? Mancano ancora infrastrutture idriche complete e, dove esistono, il loro stato fatiscente provoca una dispersione della risorsa pari a circa il 30 per cento del totale dell'acqua immessa in rete. Molti cittadini italiani, esattamente più della metà, cari colleghi, non godono ancora di un sistema di depurazione nei loro territori.Questo ha a che fare con la loro salute, con la qualità dell'ambiente che li circonda. Mancano ancora meccanismi efficaci per la verifica delle evasioni tariffarie, dei prelievi abusivi. Lo sapete, colleghi, che in molte delle nostre città non esiste un sistema fognario degno di un Paese civile? Insomma, siamo molto lontani da livelli accettabili di organizzazione dei servizi idrici. Il gruppo del Partito Democratico ha cercato di uscire quindi dalla discussione teorica. Avremmo volentieri affrontato un tema complesso, con la consapevolezza che si possono offrire soluzioni articolate a tutela dell'interesse dei cittadini. Lo scempio normativo che state compiendo fa trasparire la volontà di favorire interessi ristretti. Perché dovremmo fidarci di un Governo che ha ceduto alle richieste di importanti monopolisti privati, garantendo aumenti tariffari in questi mesi, senza alcun rispetto per i cittadini, come nel caso dei concessionari autostradali e dei servizi aeroportuali? È un Governo amico di pochi, che fa pagare a tutti il costo degli investimenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Sono tariffe, ma possiamo chiamarle tasse, e queste sì che aumentano, cari colleghi. È un Governo che non ha predisposto per le gare obbligatorie strumenti che rendano trasparenti i futuri piani industriali delle aziende, le condizioni di aumento delle tariffe, i limiti temporali e le sanzioni che possono arginare comportamenti illeciti a svantaggio della comunità. Non ci tranquillizza certo sentirci dire dalla Lega che farete dopo i regolamenti, magari da soli, senza l'aiuto del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Sarebbe stata invece possibile una riforma che sperimentasse, in positivo diciamo noi, un nuovo modello di gestione economica, che segnasse davvero una svolta rispetto al fallimento di molte esperienze di servizi pubblici locali. Vi avevamo proposto per questo lo stralcio dell'articolo 15, vi avevamo proposto per questo l'istituzione di un' authority . Non veniteci a dire che l'accettazione di un nostro ordine del giorno, per lo più riformulato, basta ad affermare la volontà del Governo di istituirla. Quando verrà istituita? Avrebbe avuto un senso farlo congiuntamente all'avvio del pericoloso sistema che avete messo in moto. Vi avevamo chiesto di lasciare liberi i comuni di scegliere: perché non avete avuto il coraggio di far scegliere le comunità locali? Parlate di federalismo, ma imponete ai comuni addirittura le percentuali di quote delle aziende pubbliche da cedere ai privati, indipendentemente dall'efficienza, dalla qualità e dalla soddisfazione dei cittadini amministrati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Oggi è su tutti i giornali di nuovo la notizia che molte delle nostre regioni, quelle che hanno sistemi efficienti, per questo motivo ricorreranno alla Consulta. Lo sapete che molti cittadini insoddisfatti rimpiangono l'antica gestione diretta dei comuni? Vi era sempre un interlocutore a cui rivolgersi se il servizio non funzionava. Degli 8.000 comuni, per la maggior parte piccoli, del nostro Paese nessuno sembra curarsi in questo Governo. Non vogliamo cavalcare nostalgie, vogliamo servizi moderni, vogliamo poter favorire investimenti che i comuni da soli non possono più sostenere. Lo sa bene il Ministro Tremonti, che impedisce anche ai comuni, alle province e alle regioni virtuose di utilizzare le risorse che hanno a disposizione per i loro territori ed anzi, alla vigilia della discussione della legge finanziaria, non possiamo non cogliere l'occasione per ribadire la richiesta di un allentamento del Patto di stabilità per quelle amministrazioni che hanno saputo gestire bene le loro finanze (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). È questo il vostro aiuto agli enti locali? Complimenti. Le ricadute negative del vostro provvedimento, però, non si fermeranno solo ai cittadini e alle loro famiglie, ma riguarderanno molte piccole e medie imprese che operano nell'indotto dei servizi idrici. Infatti, il periodo di transizione e di instabilità che si aprirà con l'approvazione del decreto-legge in esame ha già portato il sistema bancario a negare finanziamenti agli attuali enti gestori, con conseguenze pesanti su artigiani e lavoratori del settore. Niente di nuovo: il Governo risponde alla crisi con misure che sospendono l'operatività di aziende ed il sistema finanziario degli enti pubblici. Aspettiamoci pure conseguenze negative su occupazione e tenuta di molte piccole imprese. Ho concluso, signor Presidente: altro che riforme, insomma, altro che critica al mercatismo! Privatizzazione senza regola, senza trasparenza! Questa legge è sbagliata, avete perso un'occasione importante, non avete riconosciuto il valore assoluto di una risorsa preziosa come l'acqua, avete trascurato un sistema che attendeva aiuti, riforme, vigilanza dello Stato e per questo il gruppo del Partito Democratico voterà convintamente contro il provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni).

L'acqua privata e le paure dei consumatori

L'acqua privata e le paure dei consumatori
di Franco Debenedetti
L’approvazione del decreto Ronchi, battezzato come “privatizzazione dell’acqua”, ha suscitato una reazione negativa singolare per compattezza delle voci e per asprezza dei commenti: l’articolo di Paolo Rumiz (La Battaglia dell’acqua, la Repubblica 18 Novembre) ne è esempio emblematico. La reazione potrebbe essere dovuta a un riflusso negativo verso le privatizzazioni dei Governi Amato e Prodi, perché il tempo sbiadisce il ricordo di quanta fosse l’invadenza dello stato nell’economia, mentre la cronaca offre fresche ragioni per lamentarsi di disservizi. Potrebbe essere per la paura sopravvenuta con la grande crisi, che induce a guardare con diffidenza al mercato. In realtà le reazioni di oggi sono le stesse che hanno impedito il cammino della riforma fin dal primo Governo Prodi, nel ’96. Ora la legge è stata approvata, ma dovrà essere applicata dai comuni e accettata dai cittadini: vale quindi la pena interrogarsi sul perché di questa alzata di scudi, cercare di capire le ragioni e smontare i pregiudizi.Le reazioni, se non sono dovute a fatti contingenti, devono dipendere da qualcosa di specifico che ha a che fare con l’acqua in quanto tale. Si dice che è un bene pubblico, ma in che senso? Lo è certamente all’origine, essendo di proprietà demaniale. Ma poi diventa privata quando lo stato la vende per usi domestici o industriali, la dà in concessione per usi agricoli o per produzione di energia elettrica; o per essere rivenduta come acqua minerale, di cui siamo grandi consumatori. In senso tecnico l’acqua non appartiene alla categoria dei beni pubblici: questi infatti sono caratterizzati dal non avere né “rivalità nel consumo” – se un altro ascolta musica di Bach non mi impedisce di ascoltarla – né “escludibilità dal consumo” – l’illuminazione stradale viene usata da chiunque passi. In quei casi, tutti hanno interesse a fruire del bene e nessuno a fornirlo: che per questo si chiama pubblico, perché può esistere solo se è fornito dal pubblico. Non è il caso dell’acqua: nel mondo ce n’è penuria; e basta chiudere un rubinetto o abbassare una paratia per escludere dal consumo una casa o un campo. Dicendo che l’acqua è un “bene comune” e che il diritto all’acqua è un’estensione del diritto alla vita, si esprime una tensione ideale: ma la realtà è quella delle battaglie combattute nei secoli per averne il possesso e della noncuranza con cui, una volta avutolo, la si spreca: in Italia più del 30%. “Chi governa l’acqua comanda” scrive Rumiz: comandare è decidere chi e a che condizioni ne può fruire.Perché va bene se l’acqua la vende il pubblico, non va bene se devo comprarla da un privato ? Le infrastrutture interessate dal ciclo dell’acqua sono un monopolio naturale, non si possono duplicare, e non basta che il mercato ci sia solo al momento della gara, ci vuole un regolatore. Che il regolatore venga “catturato” è un rischio reale, qui poi la legge neppure lo prevede, saranno i comuni stessi a imporre il rispetto del contratto a chi avrà vinto la gara. Ma che logica c’è nel non aver fiducia nel pubblico quando controlla e averla quando gestisce? Di più, averla quando gestisce e controlla insieme? Avanzo una spiegazione: alla radice della protesta non c’è il fatto che il prezzo possa essere gonfiato, ma il fatto che ci sia un prezzo; non c’è l’entità del profitto, ma la misurazione del costo, il dover accettare che anche per l’acqua si debba pagare un prezzo che copra le spese di esercizio, gli investimenti, e il costo del capitale. Non è per “protestare dei disservizi” che si vuole avere come controparte un sindaco e non i privati (forse che nella sanità si è contenti di poter protestare con il presidente della Regione?), ma per chiedere al sindaco di non presentare il conto. Non è per evitare che “l’acqua passi al mercato finanziario”: sempre di lì si passa, sia che i capitali necessari vengano reperiti dal comune emettendo obbligazioni, o dallo stato emettendo BOT o dalle imprese collocando azioni. E’ perché il pubblico ha interesse a mantenere il prezzo basso e a non fare – per dirla in modo elegante - efficienza su chi assumere e che cosa comperare: può non fare gli investimenti e, se non basta, indebitarsi. E se questo vuol dire avere questa rete colabrodo, scaricando sulle future generazioni di riparare i tubi e ripianare i debiti, però possiamo dire soddisfatti di avere esercitato il “controllo delle risorse dal basso”.“Oggi potremmo dover rinunciare a un pezzo della nostra sovranità” scrive Rumiz. Sta qui l’origine di rifiuti e paure. Ma non è vero che noi partecipiamo della sovranità che deleghiamo al pubblico con questo tipo di rapporto fiduciario: al contrario noi perdiamo parte della nostra sovranità, di produttori e di consumatori, quella che esercitiamo tutti i giorni con le nostre iniziative e le nostre attività. Le svolgiamo sui mercati, e realizzare condizioni per il loro buon funzionamento, è ciò che dobbiamo esigere dal pubblico. Nel caso dei servizi pubblici non è facile e non è affatto scontato. Ma non si fanno passi avanti se si guarda indietro, al piccolo mondo antico: c’è da dubitare che sia mai esistito, è certo che non si merita rimpianti.