mercoledì 23 settembre 2009

Qual'è il vantaggio delle privatizzazioni?

Certo non siamo obbligati :( a prendere i mezzi pubblici per muoverci possiamo sempre usare l'automobile o la bicicletta oppure andare a piedi. Ma se fosse privatizzata l'acqua come potremmo sostituirla..? Legge questo report di Marco Bersani di Attac Italia
CHI CONTROLLA L’EFFICCIENZA DELLE PRIVATIZZAZIONI?

Basterebbe la richiesta di “rapporti più umani”, contenuta nella piattaforma con cui è stato convocato lo sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico urbano a Genova nella giornata di ieri, a chiarire cosa significa la privatizzazione di un servizio pubblico locale.

Sono ormai quattro anni che i francesi della Transdev hanno acquisito il 41% della ATM genovese.

Voluti dall’amministrazione di centro-sinistra per ripianare il buco di bilancio e per garantire efficienza al trasporto pubblico urbano, nella giornata di ieri si sono trovati di fronte uno sciopero dei 2400 dipendenti, che la stessa azienda già di prima mattina ha riconosciuto come totale : 100% tra i guidatori e 85% tra gli amministrativi.

Nel frattempo il buco di bilancio è diventato pari a 20 milioni di euro, nonostante l’ingresso dei francesi abbia avuto come viatico l’aumento del 20% del costo dei biglietti (da 1 euro a 1,20 euro, di fatto una tassa per pensionati e migranti, la gran parte dei passeggeri).

E sono proseguiti i tagli al trasporto urbano, nessuna nuova corsia preferenziale è stata creata, e i turni per i lavoratori sono diventati massacranti (i guidatori non riescono neppure ad andare in ferie), al punto da far diventare rivendicazione sindacale quella di avere “rapporti più umani” in azienda.

Con lo sciopero è stata fatta una rumorosa e partecipata manifestazione di piazza, cui hanno partecipato oltre 1.500 lavoratori, che hanno anche invaso la sede comunale, dove inizialmente era previsto l’ingresso di una piccola delegazione.

Nel frattempo, il “piano industriale” dell’azienda prevede un ulteriore taglio dei guidatori (già 20% in meno di quattro anni fa) e un’ulteriore riduzione delle corse ( in particolare notturne).

E meno male che a Genova governa il centro-sinistra…

GOOD NEWS LA CINA E GLI USA NE PARLANO!

Finalmente una buona notizia Obama ed il leader cinese parlano di forti riduzioni di CO2 per sventare l'aumento di 2°C che sarebbe una catastrofe per il nostro pianeta e per la vita umana.
Peccato che al vertice con la delegazione italiana ci fosse Scaroni A.D. di ENI che ha proposto una tassa sulle emissioni di co2 in modo da aumentare il costo degli idrocarburi ( leggi aumentare i ns profitti). Beh la proposta dei consumatori è invece di tassare gli utili delle aziende come l'Eni che non fa niente per investire nelle energie alternative utilizzando queste risorse appunto in tale settore! E' facile volere la privatizzazione dei servizi ritrovandos poi a gestire un monopolio come è il caso di Eni. Va ricordato che l'elasticità della domanda di idrocarburi è estremamente rigida proprio perchè di carburante abbiamo necessità per muoverci, visto lo stato dei nostri trasporti pubblici, o per riscaldarci, vista la politica energetica sulle energie rinnovabili, facile fare utili con un'azienda che di fatto ha il mano il mercato. Va ricordato che l'Eni era la società pubblica fondata da Enrico Mattei messa sul mercato il secolo scorso. Leggete questo articolo di Repubblica.it
Obama: il tempo sta per scadereL'Onu: "Negoziati a lentezza glaciale"
Vertice al Palazzo di Vetro per far uscire dallo stallo le trattative sul nuovo trattato. Il cinese Hu promette generiche riduzioni "notevoli" delle emissioni.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon
NEW YORK - Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha aperto il vertice sul clima al Palazzo di Vetro rimproverando la comunità internazionale per la "lentezza glaciale" dei negoziati sul nuovo trattato internazionale. Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente americano Barack Obama che ha avvertito: "Rischiamo una catastrofe irreversibile". La prima giornata dell'assise ha registrato inoltre una promessa, seppure vaga, da parte di Pechino: il presidente Hu Jintao ha affermato che la Cina intende ridurre di "un margine notevole" entro il 2020 le emissioni di andiride carbonica per unità di pil. Il vertice è stato organizzato dallo stesso Ban Ki-moon per far uscire dallo stallo i negoziati internazionali in vista dell'appuntamento di Copenaghen a dicembre. Ban Ki-moon. Parlando dal podio dell'Assemblea, il segretario generale ha ricordato che, anche se la conferenza di Copenaghen per accordarsi sul nuovo trattato è a dicembre, "i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici". A parere di Ban un fallimento di Copenhagen sarebbe "moralmente ingiustificabile, economicamente miope, politicamente avventato: non possiamo seguire questa strada" perché, ha detto, "la storia potrebbe non offrici un'occasione migliore di questa". Ban Ki-moon ha sottolineato che "abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori" causati dal surriscaldamento del pianeta. Il numero uno del Palazzo di Vetro, recentemente in missione al Polo Nord, ha anche avvertito che "sull'Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 e le conseguenze sarebbero sentite dai popoli di ogni continente". Il cambiamento climatico, ha continuato Ban, colpisce soprattutto i Paesi meno sviluppati, e in particolare l'Africa, dove "il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di sviluppo destabilizzando Stati e rovesciando governi". Ban ha lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli "a fare il primo passo", perché "se lo farete - ha continuato il segretario generale - altri adotteranno misure audaci".
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Per il capo del Palazzo di Vetro, il nuovo trattato deve includere "obiettivi per la riduzione di emissioni entro il 2020" e "supporto finanziario e tecnologico" ai Paesi in via di sviluppo, cioè quelli che "hanno contribuito di meno a questa crisi ma hanno sofferto di più, e per primi". Obama. Allarmanti le parole del presidente Usa: la minaccia, ha detto, è "grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile". Obama ha detto che gli Stati Uniti hanno "fatto più negli ultimi otto mesi per promuovere l'energia pulita e ridurre l'inquinamento da anidride carbonica che in qualsiasi altro periodo della nostra storia". E ha sottolineato il cambio di passo in materia di lotta al riscaldamento del pianeta fatto dalla sua amministrazione rispetto a quella del suo predecessore George W. Bush. "Non siamo venuti qui a celebrare i progressi raggiunti - ha detto ancora Obama - ma perché ci sono ancora passi da compiere. Non dobbiamo farci illusioni quanto al fatto che la parte più difficile è davanti a noi", ha affermato il leader della Casa Bianca. Obama ha insistito molto sulle difficoltà che dovranno essere affrontate ma ha sottolineato che "le difficoltà non possono essere una scusa per non agire". "Tutti noi - ha detto ancora - dovremo affrontare dubbi e difficoiltà nelle nostre capitali". "Il tempo rimasto per correre ai ripari sta per scadere", ha ammonito Obama. "La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli - la nostra prosperità, la nostra salute e la nostra sicurezza - sono a rischio" a causa della minaccia climatica, ha aggiunto il presidente americano che ha invitato Paesi emergenti coma la Cina e l'India "a fare la loro parte" per affrontare il riscaldamento del pianeta adottando "misure vigorose". Se sul clima ci sarà un atteggiamento "flessibile e pragmatico", "raggiungeremo l'obiettivo di un mondo più pulito e più sicuro", ha detto ancora Obama. "Sappiamo che il futuro del pianeta dipende dal nostro impegno - ha aggiunto - Il percorso è lungo e difficile, non è rimasto molto tempo".

venerdì 18 settembre 2009

La confusione legislativa sotto il pelo dell'acqua

(Articolo di Francesco Gesualdi pubblicato su Carta del 9 luglio 2009)
Regna molta confusione sotto il pelo dell’acqua. Confusione di ruoli, confusione di idee, confusione di termini, in una parola confusione politica, che poi è ciò che interessa. Per cominciare: come è gestita oggi l’acqua? In regime pubblico o privato? Pubblico, rispondono tutti i partiti a gran voce. Per due ragioni: perchè gli acquedotti sono di proprietà dei comuni e perchè le società che li gestiscono sono prevalentemente a capitale pubblico. Acque SpA, ad esempio, la società che gestisce l’acqua nel Basso Valdarno, è posseduta per il 55% dai comuni del comprensorio e per il 45% da Abab, una società partecipata per il 30% da privati come Suez o Monte dei Paschi e per il 70% da Acea, società controllata dal comune di Roma. A conti fatti l’80% di Acque Spa è dei comuni, ergo è pubblica. Ma il diavolo si annida nei dettagli, i comuni non gestiscono l’acqua in forma diretta, la gestiscono tramite società per azioni. Il che li rende simili a dei genitori che non avendo più voglia di prendersi cura dei figli li affidano ad un parente pedofilo. I figli non hanno cambiato cognome, sono sempre in famiglia, ma si può dire che siano ben accuditi?
Fra un comune e una società per azioni passa la stessa differenza che c’è fra un monaco buddista e un soldato di ventura. Il monaco buddista persegue la fratellanza, la nonviolenza. Il soldato di ventura è dedito al saccheggio, alla violenza, regola ogni rapporto a fil di spada. Se il monaco buddista affida la propria comunità al soldato di ventura, ha un bel dire che il suo monastero è una casa di pace, in realtà è un luogo di torture. Per legge la società per azioni non ha altro compito se non la ricerca del profitto per i propri azionisti. Che poi l’azionista sia un comune o un signor Rossi qualsiasi, dal suo punto di vista non cambia niente. Il suo obiettivo rimane quello di espandere i ricavi e di comprimere i costi per creare un utile più alto possibile. Così, sotto il governo delle spa, l’acqua smette di essere un diritto e si trasforma in merce, i comuni smettono di essere tutori del bene comune e si trasformano in padroni sanguisuga, il pubblico smette di essere la casa della solidarietà collettiva e si trasforma in mercato spilorcio. Padrone pubblico, gestione privata, questa è la contraddizione vissuta oggi dall’acqua.
La ragione invocata per affidare i servizi pubblici allo spirito capitalista si chiama efficienza. La tesi è che comuni, provincie, stato, in una parola il pubblico, è così asino, pigro e disonesto da risultare totalmente inaffidabile. Il privato, al contrario, sarebbe così intelligente, intraprendente e onesto da fare miracoli ovunque. Una sorta di re Mida che trasforma in oro tutto ciò che tocca. E sicuramente lo è, ma solo per l’arricchimento di sé stesso. Nel gennaio 2008 la dirigenza di Acqualatina è finita in manette per truffa aggravata e frode. Al centro dell’inchiesta, subappalti truccati a favore di aziende del gruppo e manovre per intascare illegalmente decine di milioni di fondi statali. Nel gennaio 2009, il Comando della Guardia di Finanza della Provincia di Frosinone, ha denunciato Acea Ato5 Spa, per avere gonfiato illegalmente le bollette dell'acqua per milioni di euro, a scapito dei cittadini della provincia. Nel novembre 2007 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha appurato l’esistenza di patti segreti fra Acea e Suez per penetrare nel mercato degli acquedotti toscani. E potremmo continuare con altre inchieste tanto per dire che l’onestà del privato è tutt’altro che da dimostrare. Come pure la sua efficienza che spesso si traduce in sacrifici per i lavoratori e arricchimento dei dirigenti. Ad esempio, Fausto Valtriani presidente di Acque spa ha diritto a un compenso lordo di 44.400 euro l'anno e a un gettone di presenza di 155 euro ogni volta che siede in riunione.
Ma la ragione forte per ricorrere all’impostazione privata è il bisogno di soldi per gli investimenti. Un’esigenza molto sentita nel settore dell’acqua, perchè la rete è un colabrodo da un capo all’altro d’Italia. L’osservatorio di Legambiente della Toscana afferma che anche la rete pisana perde il 42% dell’acqua immessa in tubatura. Servirebbero investimenti per milioni di euro, i comuni non li hanno, lo stato non li dà, che fare? “Rivolgiamoci ai privati - gridano i politici in coro - loro i soldi li hanno”. I privati come Suez, Caltagirone, Pesenti, Veolia, si tuffano a pesce nell’affare, entrano come soci nelle società di gestione, ma quando si tratta di raggranellare i soldi per gli investimenti si guardano bene dal seguire la strada maestra che consiste nel mettere mano al portafogli per aumentare il capitale sociale. Non sono stupidi, i soldi non li vogliono tenere bloccati nelle casse aziendali, preferiscono tenerli in tasca per cogliere al volo ogni opportunità di guadagno offerto dalla speculazione finanziaria. La conclusione è che i soldi si cercano in banca, magari presso le stesse che siedono come soci nella società di gestione dell’acqua. Ma qui vengono fuori nuovi problemi non perchè le banche siano a corto di soldi, ma perchè c’è un vizio d’origine nel sistema a tariffa. Nella logica d’impresa, gli investimenti effettuati a debito si recuperano attraverso le vendite e se non ci sono le condizioni per piazzare nuove quantità di prodotto non rimane altra scelta che l’aumento dei prezzi. L’acqua è un caso di scuola: come dicono gli economisti la domanda è rigida, i consumi sono stabilizzati, inevitabilmente ogni nuovo investimento si traduce in aumento dei prezzi. Ma i direttori d’azienda sanno di non poter tirare troppo la corda, non possono spingere i prezzi oltre certi livelli, non rimane altro da fare che ridurre gli investimenti al minimo indispensabile. Il risultato è che mentre nel 1985 gli investimenti nel settore dell’acqua, a livello italiano, ammontavano a 2,3 miliardi di euro, nel 2005 sono scesi a 700 milioni di euro. Paradossalmente i prezzi salgono e i problemi rimangono, le condutture d’Italia continuano a perdere. Al colmo dell’assurdo le società di gestione sono arrivate a chiedere al pubblico che sia lui a metterci i soldi. E’ successo a Firenze il 20 giugno 2008: Alfredo De Girolamo, presidente della Confservizi Toscana, prima ha messo in evidenza la necessità di realizzare opere idriche per 900 milioni di euro, poi ha esortato la Regione Toscana a dare i soldi per non fare ricadere i costi degli investimenti in tariffa. Investimenti pubblici, profitti privati: ecco il sogno dei capitani d’impresa, degni discepoli dello sceriffo di Nottingham che prendeva ai poveri per dare ai ricchi.
Benchè i comuni d’Italia si stiano trasformando in società per affari, la funzione del pubblico non è dedicarsi alle vendite. Per questo ci sono già i mercanti. Il suo compito è proteggere la comunità e fornire servizi a rilevanza sociale. Nel caso dell’acqua, gli obiettivi da raggiungere sono preservazione e diritto. Preservazione perchè l’acqua è una risorsa sempre più scarsa. Diritto perchè assolve a funzioni vitali. Il primo obiettivo si raggiunge spendendo tutto quello che serve per costruire una rete priva di perdite ed educare la gente ad evitare gli sprechi. Il secondo obiettivo si raggiunge garantendo a tutti il fabbisogno minimo di acqua valutabile in quaranta litri giornalieri procapite. Due obiettivi che non possono stare nel meccansismo della tariffa, ma della fiscalità, una forma di pagamento che non è collegata a ciò che si riceve in cambio diretto, ma a quanto si guadagna. Chi più ha, più paga: questo è il principio di una fiscalità progressiva che si ispira a criteri di equità. L’opposto della tariffa che facendo pagare in base ai consumi tassa la vecchia pensionata come il magnate d’impresa.

lunedì 14 settembre 2009

Un articolo di Emilio Molinari sulla recebte approvazione dell'art.15 riferito a regolamenti comunitari

Dal periodico Terra.
Un brutto colpo a freddo il decreto legge approvato ieri da Consiglio dei Ministri sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Un passaggio che chiude una epoca, preso ancora una volta senza informare i cittadini e coinvolgere i Comuni.
Sono liquidati quei pochissimi margini concessi alle amministrazioni locali dalla legge del parlamento varata non più tardi dell'Agosto 2008, di mantenere la gestione in house nei servizi fondamentali come l'acqua.
La 133 art. 23 bis appunto, è stata superata e pure già rappresentava un duro colpo per la gestione pubblica, introduceva l'obbligo alla gara e l'ingresso dei privati, ma con ancora alcune possibilità di scelta da parte dei comuni, i quali, dopo essere passati sotto i controlli delle diverse autority, potevano optare per una gestione del servizio “in house”, fuori cioè dal mercato finanziario.
Si chiude così il lungo e duro scontro politico ed istituzionale sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali; uno scontro che va avanti dal 2002 e ha contrapposto da una parte molti enti locali e alcuni partiti e d’altra i due poli politici di centro destra e di centro sinistra uniti.
E' l'addio alle gestioni “in house”, e cade così l'ultimo bastione di “resistenza”eretto dai comuni e dalle province. Di questo si è trattato, ora è il via alla mercificazione totale dell'acqua potabile nel nostro paese.
Ma vediamo prima cosa sono le gestioni in house
In sostanza sono SPA interamente nelle mani dei comuni consorziati, sulla quale i comuni stessi esercitano il “controllo analogo” a quello dei propri uffici, è riconosciuta dalla normativa Europea tanto è che la Francia e il Comune di Parigi la stanno perseguendo in un ottica di vera ripubblicizzazione. La Spagna e la Germania la stanno applicando in alcune grandi città ed è tuttora adottata dal Belgio, dall'Olanda, dal Lussemburgo, nonché da 64 ATO italiani, 61 dei quali hanno passato il vaglio dell'autority, compresi quelli di Milano Città e Provincia.
Sono state una mediazione onorevole e temporanea per il movimento dell'acqua che con 400000 firme e una legge di iniziativa popolare chiedeva la piena ripubblicizzazione del servizio idrico.
Una mediazione ottenuta principalmente dalla resistenza o riottosità ( così è stata definita da partiti e confindustria) dei comuni a perdere autonomia e ruolo decisionale sui servizi e beni comuni come l'acqua potabile, che si è sostanziata in numerose iniziative, la più forte delle quali è stato il referendum promosso da 144 comuni lombardi trasversalmente rappresentati.
E' stata una riottosità che più volte messa sotto accusa, che i partiti hanno chiesto di stroncare, ma che ha spesso trovato il sostegno oltre che nella Sinistra radicale anche nelle posizioni prese dalla Lega: nel 2003 con l'articolo 14 nella finanziaria che introduceva le in house, nel 2006 con il referendum lombardo poi nel 2008 con l'emendamento alla legge 133, art . 23bis, con il quale appunto introduceva quelle salvaguardie del pubblico, oggi rimosse dal decreto, alle quale si sono aggrappati per tanto, numerosi comuni e 64 ATO.
Ecco, il decreto legge dell'altra sera fa saltare queste salvaguardie entro il 2011 e fa un passo in più, chiede che anche nell'affidamento tramite gara a società miste la quota di partecipazione del pubblico non può superare il 40% e nelle quotate esistenti deve scendere al di sotto del 30% entro il 2012. E' un decreto palesemente incostituzionale che gli enti locali dovrebbero impugnare.
Con il decreto cade la foglia di fico, l’imbroglio, con la quale molti amministratori, in particolare toscani ed emiliani hanno cercato di rintuzzarci nel passato, e cioè che con il 51% il loro controllo sarebbe stato garantito. Adesso cosa faranno? Domanda retorica….
Siamo ad una svolta; dicevo che tutta la nostra acqua potabile sarà privatizzata e con questo come paese entriamo a piè pari nel disegno delle multinazionali di mercificare universalmente un bene comune fondamentale come l'acqua. Anzi ne siamo la punta avanzata.
Entro il 2011 sarà obbligatorio mettere a gara l’intero Servizio idrico nazionale e tutti gli addetti ai lavori sanno benissimo che le gare le vinceranno tutte un cartello di imprese ben definito: ACEA – IRIDE/ENIA/ HERA - A2A dentro alle quali i pacchetti azionari di Suez Lyonnes des Eaux e Veolia la faranno da padroni, assieme ai Caltagirone, ai Pisante e alle banche.
Poteri locali, partecipazione dei cittadini, democrazia, federalismo... parole...vuote. queste SPA verranno consegnati i rubinetti d'Italia e decideranno la politica dell’acqua in tutti i territori.
Ma questa svolta, il decreto porta la firma Fitto- Calderoli, si realizza cioè con l'accordo della Lega e questa è la novità, che chiude il cerchio degli intrecci politico - affaristici.
Quali siano le contropartite, cosa si sia giocata ancora una volta la Lega non mi è dato sapere, penso però che la Lega con l'acqua, dopo Alitalia…ecc si è giocata la credibilità di essere il partito dei territori, dei loro beni comuni e della loro autonomia.
Ora la parola è ai movimenti sociali, ai giornalisti liberi, agli uomini di cultura, ai Sindacati che si esprimino una buona volta, ai sindaci, alla loro capacità di indignarsi ancora e di sapersi mobilitare in due battaglie assolutamente complementari: sui tempi brevi quella di fermare o modificare il decreto e l’altra articolata sui territori di chiedere a comuni e regioni di cambiare statuti e leggi regionali affinché affermino che l’acqua è un bene pubblico privo di interesse economico.
Emilio Molinari
(Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull'Acqua)
10.9.2009