mercoledì 8 luglio 2009

Riflessioni sul caso San Felice del Benaco

Caso San Felice: un'occasione di riflessione sul processo di privatizzazione dell'acqua

Il recente caso dell'avvelenamento dell'Acqua a San Felice è un episodio emblematico che ci deve far riflettere sull'attuale gestione dell'acqua potabile della provincia così come dell'intera nazione.
L'ente che ha autorità sulla gestione del Sii (Servizio Idrico Integrato), è l'ATO, Autorità d'Ambito Ottimale. Lo stesso è suddiviso in tre sotto ambiti: Brescia con le Valli Sabbia e Trompia e la pianura, Il Garda e Brescia Ovest. L'ATO ha conferito mandato, a tre diverse società, della gestione del SII. Tali sottoambiti sono gestiti rispettivamente da A2A, Garda Uno e Aob2.
Il gestore per l'area del Garda e dunque anche per San Felice, è Garda Uno, Società per azioni i cui soci sono le diverse amministrazioni comunali che insistono sull'area. Garda Uno è una piccola multi-utility cioè una società che gestisce contemporaneamente più servizi, impegnandosi, in particolare, nella gestione dei servizi idrici e nella gestione della raccolta dei rifiuti, una piccola A2A per rendere l'idea. Garda Uno dunque è una società per azioni ed i singoli soci sono enti pubblici pur tuttavia, anche a fronte della possibile e totale connotazione pubblica del capitale di una Società per azioni, è opportuno chiarire come opera questo tipo di società[1]:
1. scopo di una società per azioni (S.P.A.) è di trasformare i beni trasferiti dai soci in una efficiente organizzazione imprenditoriale pertanto è interesse sociale, sotto tale aspetto, l'interesse ad aumentare il volume della produzione, la conquista di nuovi mercati, l'accrescimento della potenza economica della società;
2. è interesse sociale la massimizzazione del profitto è cioè che l' impresa sociale produca i maggior utili possibili e che tali utili si trasformino nella misura più alta possibile in dividendi da distribuirsi tra i soci;
3. la regola base dell'ordinamento della società per azioni è il principio maggioritario. I soci cioè deliberano a maggioranza di voti e le deliberazioni prese dalla maggioranza vincolano tutti i soci ancorché dissenzienti o assenti;
4. il principio maggioritario di cui sopra vale non per il numero dei soci ma per maggioranza del numero di azioni detenuto. Contrariamente dunque alle assemblee politiche, ove vale il principio della maggioranza di numero perciò vige un principio democratico, nelle assemblee societarie vale il principio plutocratico, che è alla base del sistema capitalistico ovvero il controllo della ricchezza (della società) dipende dalla propria ricchezza.

Un amministrazione comunale nella gestione di tutte le sue attività non punta alla massimizzazione degli utili ma bensì è obbligato al pareggio di bilancio o meglio, per esemplificare, se un utile viene creato nella gestione del ciclo dei rifiuti tale utile dovrà essere impiegato per migliorare un servizio mensa di una scuola.
Un’amministrazione comunale non ha soci che pretendono e abbiano diritto a dividendi. Una amministrazione comunale non ha CDA da retribuire, ancorché abbia amministratori da ricompensare.
Un’amministrazione comunale soprattutto non è sul mercato, non può essere acquisita da altre amministrazioni comunali e la ricchezza prodotta attraverso i tributi dei cittadini rimane di proprietà dell'intera comunità.
Oggi Garda Uno è una società controllata da diversi enti pubblici, ma come è già accaduto con ASM, che è stata acquisita da AEM attraverso una fusione, dando vita ad A2A, in un prossimo futuro la stessa Garda Uno potrebbe fondersi con una delle tante ex-municipalizzate che sono “in giro per l'Italia“ a fare acquisizioni. Così come “sono in giro per l'Italia” anche le grandi multinazionali che operano nel settore delle utilities quali Edf-Suez o Veolia che tanti danni hanno creato nel Lazio ( con Acqua latina) Latina od in Toscana. E così, la nostra acqua di San Felice un giorno, potrebbe essere gestita da una multinazionale francese che ci metterebbe a disposizione, per ogni evenienza, un efficientissimo call center con sede a Canicattì, in cui un operatore, naturalmente interinale, ci risponderebbe cortesemente che per la nostra perdita di acqua dovremmo attendere il tecnico, interinale pure lui, che sta terminando di riparare una perdita a chilometri da noi. Qualche anno fa quanto ciò accadeva, ci si recava in comune per protestare all'ufficio preposto. A quel punto un tecnico, che rispondeva al sindaco, che rendeva conto ai suoi cittadini, accorreva a riparare la perdita (magari “non slogandosi le caviglie per la fretta!” ma arrivava).
Rivogliamo l'acqua del Sindaco(!) ancorché gestita attraverso un’azienda speciale, non una SPA, che sfruttando le opportune economie di scala dei diversi comuni sia in grado di fare gli investimenti adeguati a supportare le reti idriche, per riparare le perdite ( oggi ammontano al 40%), per realizzare le fogne e garantire che queste non creino inquinamento delle reti idriche, che gestiscano il Servizio Idrico Integrato con la qualità che i comuni sono in grado di garantire. Con la partecipazione dei lavoratori i primi interessati alla qualità del loro lavoro perché loro stessi componenti della comunità in cui operano.
Quanto riportato ci deve far riflettere poiché deve essere ben chiaro a tutti che la gestione di Garda Uno è una gestione privata di un servizio pubblico e come tale Garda Uno è la sola responsabile dei processi che sottendono la distribuzione dell'acqua potabile. E’ scandaloso che Garda Uno non abbia ancora chiarito quali siano state le cause originarie dell'avvelenamento dell'acqua di San Felice così come la scarsa trasparenza e le carenti comunicazioni su questo tema. Non dimentichiamo che ancora in piena emergenza, la Spa continuava a sostenere la piena potabilità dell’acqua e invitava a ricercare altrove le possibili cause dell’epidemia di gastroenterite che stava colpendo gli abitanti del comune[2].
Si rendono necessari, quindi, chiarimenti, che il Sindaco di San Felice, quale massima autorità sanitaria del comune, e con lui tutti i cittadini hanno diritto di pretendere con ogni forza. E ancor più tutte le realtà economiche che da questa (piccola) “catastrofe” hanno avuto una danno economico enorme, tanto da cancellare, dal punto di vista turistico, la bella località gardesana dalle destinazioni di molti operatori italiani e stranieri.
In gioco c’è la credibilità degli affidamenti ad aziende di servizio spa (S. Felice è stato tra gli ultimi comuni della Valtenesi ad affidare la gestione dei propri servizi a Gardauno) ma anche la credibilità di tante campagne per l’acqua pubblica che proprio nel comune rivierasco avevano raggiunto importanti risultati in termini di graduale limitazione in scuole e ristoranti del ricorso all’acqua minerale in bottiglia. Sull’emergenza a S. Felice non solo l’indagine aperta da Procura e Nas deve fare il suo corso, ma serve un’assunzione di responsabilità anche a un altro livello, che chiami in causa modalità e trasparenza dei controlli sull’acqua pubblica mettendo in discussione l’ambiguo rapporto tra enti locali e Aziende di servizio Spa (anche a capitale intermente pubblico). Recenti esperienze internazionali ci dicono che tutto ciò è possibile. La privatizzazione dell'acqua è nata in Francia a metà del XIX° secolo. Nel 2010 l'acqua dell'acquedotto di Parigi, che si spartivano Edf-Suez e Veolia, ritornerà pubblica.
Il Sindaco di Parigi ha garantito che darà un'acqua migliore, ad un costo inferiore a tutti i Parigini: meditate gente, meditate!
[1] Si veda Galgano F., Le società per azioni, Zanichelli, Bologna, 1978.
[2] Si vedano gli articoli di Bresciaoggi e Il Giornale di Brescia del 23 giugno. Ancora oggi (2 luglio 2009) il sito ufficiale di Gardauno Spa non riporta alcuna nota in merito alle cause dell’accaduto.

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