martedì 23 giugno 2009
Sempre più cemento e meno terra!
Ogni giorno in Lombardia vengono sottratti all'agricoltura o al paesaggio, e destinati alla cementificazione, dieci ettari di terreno, l'equivalente di circa 120 campi di calcio di serie A.«È un fenomeno particolarmente allarmante - ha sottolineato Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano - perché non solo sottrae spazio alla produzione di cibo, rendendoci sempre più dipendenti dall'estero ma significa una perdita secca anche sotto altri profili: meno spazio al paesaggio, al tempo libero, al ciclo dell'acqua. Sono valori non immediatamente misurabili in termini economici ma con i quali si faranno prima o poi i conti».Legambiente ha diffuso i dati elaborati un anno fa da l Politecnico e tale indagine ha evidenziato che la perdita di terreno da parte dell'agricoltura è notevole in provincia di Brescia (900 ettari l'anno) e Mantova (600). «Su questa trasformazione - ha rilevato Paolo Lassini dirigente dell'assessorato all´Agricoltura della Regione Lombardia - incidono due ragioni: da un lato un terreno edificabile è ormai l' unica leva fiscale in mano ai Comuni che incassano gli oneri di urbanizzazione, dall'altro gli imprenditori agricoli hanno sempre maggiori difficoltà a tenere in vita le loro attività sotto l'assedio delle costruzioni. Detto questo non bisogna pensare che per risolvere il problema sia sufficiente rendere remunerativa l'attività agricola. Ci sono beni che appartengono all'intera comunità».Anche Legambiente di Brescia ha lanciato un allarme per la progressiva cementificazione che si sta estendendo a macchia d´olio nella pianura lombarda e ha proposto, di comune accordo con la direzione regionale dell´associazione, ! 71;un disegno di legge d´iniziativa popolare per frenare il consumo di suolo».Il tema sta quindi suscitando interesse in diversi ambienti e il dibattito contribuisce a diffondere la consapevolezza che non si può continuare sulla strada del consumo speculativo del territorio. La cementificazione - è stato detto - riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né sull´occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini. Inoltre si registra ormai una saturazione del «costruito»: è stato calcolato che in una zona ristretta come la Riviera del Garda esistano almeno ventimila appartamenti invenduti. Un cifra che dovrebbe far riflettere amministratori e cittadini.Al di là del consumo scriteriato del territorio c´è da chiedersi se la zona sopporterà un incremento di ventimila nuovi abitanti. Considerando che non esistono strade adeguate e vi è l´assoluta carenza di strutture ospedaliere.Le risposte date dalle istituzioni al convegno milanese su «Ettaro zero» sono state piuttosto incerte e non sempre pienamente rispondenti al contenimento del consumo dei suoli agricoli. A conferma che i responsabili pubblici non hanno ancora pienamente preso coscienza della gravità della situazione. Inoltre non hanno fa tto tesoro delle positive sperimentazioni che stanno emergendo. L´uso virtuoso del suolo, infatti, non solo può dare una mano all´economia grazie a coltivazioni specializzate, ma favorisce la salvaguardia dell´ambiente garantendo la qualità del paesaggio, fattore estremamente importante per l´industria turistica. Inoltre rappresenta un valore, al di là del fatto simbolico, per la stessa identità degli abitanti.E´ quanto meno strano che, in un periodo in cui il tema ambientale va assumendo un´importanza sempre maggiore, amministratori pubblici e rappresentanti politici non si rend! ano conto! di un problema tanto grave. Una politica urbanistica ispirata al principio del risparmio di suolo e alla cosiddetta «crescita zero», sarebbe quanto mai produttiva anche sotto il profilo economico perché favorirebbe ricostruzioni e ristrutturazioni del patrimonio edilizio esistente. Una vera nuova frontiera per salvare il nostro territorio e il pianeta Terra.
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