Una attenta disamina di Marino Ruzzenenti sulla querelle "Capra-A2A".
Il “padre-padrone” di Asm, Renzo Capra, cacciato dall’ingrata Brescia
Il leone ha lottato fino all’ultimo: ma infine ha dovuto soccombere. Dopo alcune durissime
schermaglie il 3 giugno 2009 gli azionisti di maggioranza di A2A, Comune di Brescia e Comune di Milano, lo hanno brutalmente destituito dalla carica di Presidente del Consiglio di Sorveglianza. Esce così di scena con un colpo di teatro dai toni tragici (e mesti) il protagonista assoluto per trent’anni di una delle multiutilities più celebrate a livello nazionale, l’Asm di Brescia. L’ingegner Renzo Capra l’ho conosciuto personalmente circa trent’anni fa. Mi occupavo in quei tempi dell’ufficio sindacale per conto della segreteria della Camera del lavoro di Brescia e seguivo anche il settore dei trasporti, allora ancora inglobato, per quanto riguarda la zona urbana, in Asm. Ricordo le solite lunghe estenuanti trattative, destinate a concludersi, secondo copione, nottetempo (non ho mai capito bene il perché di questo rituale, confesso). Capra dirigeva la delegazione di Asm, rappresentava la nostra controparte: garbato e sempre con il sorriso sulle labbra, apparentemente conciliante, ma fermissimo sulle sue posizioni di fondo e nel raggiungere i propri obiettivi strategici, pur disponibile su aspetti di dettaglio o su concessioni capaci di catturare il consenso dei lavoratori. Una vera volpe, ma dallo sguardo ammiccante. Un manager di razza, insomma, formatosi alla scuola di Enrico Mattei, negli anni ruggenti dell’Eni, nelle cui società ha cominciato ad operare a partire dal 1956, a 27 anni, dopo aver conseguito la laurea in ingegneria industriale elettrotecnica. Quando nel 1965 giunge a Brescia, assunto dall'Asm come Dirigente dei Servizi energetici, porta con sé l’imprinting della cultura e della mentalità del suo maestro, che manterrà, sostanzialmente immutata, anche nel ruolo di “padre-padrone” di Asm ricoperto per trent’anni (dal 1979 al 1995 Direttore Generale e dal 1995 al dicembre 2007 Presidente di Asm; infine, con l’unificazione con Aem di Milano e la nascita di A2A, dal 2008 presidente del Consiglio di Sorveglianza della stessa A2A, fino all’epilogo traumatico del 3 giugno 2009).
Un tramonto segnato dallo “spirito del tempo”
La sua uscita di scena merita alcune considerazioni preliminari. Probabilmente è straordinariamente rappresentativa dei tempi attuali. Innanzitutto del cinismo e della “cattiveria” della politica. Fino a pochi anni fa, dirigenti politici di destra e di sinistra a Brescia lo osannavano in perfetta sintonia bipartisan, anche molti ambientalisti istituzionali tifavano per lui. E’ davvero impressionante la solitudine di Capra oggi, abbandonato pressoché da tutti. Mi viene dunque spontaneo, di fronte a riproporsi della moda corrente di saltare sul carro dei vincitori, esprimere innanzitutto solidarietà umana ad un avversario, con il quale, per quanto mi riguarda, credo vi sia stato sempre un reciproco rispetto. Certo, se lo avessi potuto consigliare, penso che sarebbe stato preferibile per lui ritirasi, per raggiunti limiti di età, in occasione della quotazione in borsa di Asm, risparmiandosi anche certe gaffe su un terreno, quello finanziario e borsistico, che non gli apparteneva. Celebri le parole con cui Capra, imprudentemente, salutava all’inizio del 2003 l’ingresso in Asm quotata in borsa, e poi nel suo Cda, di quello che di lì a poco sarebbe divenuto famoso in tutta Italia come il capo dei “furbetti der quartierino”: “Emilio Gnutti è un finanziere di prima classe, dotato di un intuito eccezionale e una grande capacità di fare affari”. Andandosene prima, invece, ne avrebbe guadagnato moltissimo in prestigio, salutato con encomi da tutti, e avrebbe inviato un segnale importante, che la gerontocrazia di questa Italia decadente di oggi non è un destino ineluttabile e che non è obbligatorio resistere nelle prime file del potere fino ad 80 anni ed oltre.
Alla scuola di Mattei
Si diceva che Capra porta a Brescia, in Asm, la mentalità e la cultura di Mattei. Ed in effetti vi sono dei tratti distintivi comuni, oltre all’antica vicinanza politica alla sinistra democristiana. Innanzitutto lo straordinario spirito di impresa che vede in un’azienda pubblica, non tanto un sistema parassita e clientelare di sottogoverno cronicamente con i bilanci in rosso, bensì un’impresa capace di forte espansione e di rivaleggiare in efficienza ed efficacia con il privato, in grado di qualificare l’intervento pubblico nell’economia e nei servizi e di produrre utili. Da questa impostazione di fondo discende anche il rapporto con la politica, mantenuta rigorosamente fuori dalle prerogative manageriali, semmai usata strumentalmente per perseguire i fini aziendali, ed anche spregiudicatamente. Pur di ottenere il sostegno alle proprie strategie, si possono concedere “favori” a tutti, spaziando dalla destra estrema alla sinistra, compresi settori dell’ambientalismo istituzionale. Infine, ambedue hanno una particolare attenzione ai mass media, alla costruzione del consenso attraverso un battage propagandistico straordinario (Mattei inventando addirittura un proprio quotidiano, “Il giorno”; Capra con campagne memorabili, di cui quella del “premio” internazionale per il migliore inceneritore del mondo del 2006 rappresenta il top). Ambedue hanno il pallino dell’energia, anche se, forse, lo sguardo di Mattei spazia ben oltre la settorialità tecnica, di cui sembra prigioniero invece Capra. Mattei non è un tecnico, la sua formazione è segnata innanzitutto dalla Resistenza, dalla lotta contro il fascismo, condotta in prima linea come comandante partigiano. Questo spirito lo animerà anche quando da imprenditore porrà al di sopra di ogni cosa, infine anche della sua stessa vita, gli interessi generali del Paese, la rinascita futura di un’Italia che usciva distrutta dalla durissima prova del ventennio fascista. Mattei intuisce che il dopoguerra sarebbe stato segnato dal petrolio affluente e che questa enorme disponibilità di energia sarebbe stata il motore di quegli anni che gli storici avrebbero definito i trenta gloriosi ovvero l’età dell’oro, durata fino alla prima grande crisi petrolifera del 1974. Ebbene, l’Italia, stremata dalla guerra, era del tutto priva di petrolio, in balia di quelle che allora venivano chiamate le “sette sorelle”, le grandi compagnie americane che controllavano il mercato internazionale del greggio. Mattei riesce nell’impresa impossibile di emancipare l’Italia da quella dipendenza e di inondare il Paese ed il suo sistema produttivo di petrolio a prezzo stracciato, innescando quel portentoso sviluppo celebrato come “miracolo economico”.
Non è qui il caso di sviluppare un’analisi critica di quegli anni; ciò che interessa è che l’Italia, senza la lungimirante impresa di Mattei probabilmente non sarebbe l’attuale Paese moderno e industrializzato che conosciamo. Non solo. Ma vien da pensare che un Mattei oggi, comprendendo come l’età del petrolio si stia esaurendo, lavorerebbe ad un progetto ambizioso, da fare invidia allo stesso Obama, di trasformazione strategica delle fonti energetiche italiane, dal petrolio al solare. Ebbene, tornando al nostro Capra, si può dire che gli sia mancata propria questa visione strategica di lungo periodo e questa passione profetica per gli interessi generali del Paese proiettati sul futuro. Capra è un tecnico energetico, costruitosi appunto durante i “trenta gloriosi” del petrolio affluente, e di questo imprinting originario è rimasto prigioniero, nonostante la lezione del 1974 e, se vogliamo, le tante che sono seguite e che avvisavano come quell’età fosse ormai finita. Insomma ha operato nei suoi trent’anni di gestione assoluta dell’Asm, con la testa girata indietro, realizzando, certo, importanti risultati economici, ma portando la provincia di Brescia in una situazione di ulteriore e maggiore dipendenza strategica dal petrolio.
La pesante eredità dell’Asm di Capra
Come noto, sono tre i settori strategici di cui si occupa Asm-A2A, energia, rifiuti e acqua. Per quanto riguarda l’energia, tutti sanno che il tema dirimente è quello del risparmi energetico (il famoso primo 20% indicato dall’Ue). Ebbene la provincia di Brescia è ai vertici nazionali per consumi di energia, non solo per il settore industriale caratterizzato dall’elettrosiderurgia, ma anche per i consumi domestici, mentre è agli ultimi posti per la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, in particolare del solare. Insomma il rinnovabile è rimasto sostanzialmente quello sviluppato nella prima metà del secolo scorso, cioè l’idroelettrico, grazie all’orografia particolarmente favorevole. Ma se in valore assoluto questo si è confermato più o meno allo stesso livello, in percentuale è ovviamente diminuito rispetto all’espandersi dei combustibili fossili. Direzione di marcia, quest’ultima, che Asm ha ulteriormente accentuato, prima partecipando al tentativo, per ora stoppato, di installare una centrale turbogas da 800 MW ad Offlaga, poi avanzando direttamente il progetto di un’altra centrale turbogas da 400 Mw, nella stessa città capoluogo, in aggiunta a quella funzionante a carbone e a quella alimentata da rifiuti. La verità di questa miope corsa ad aumentare la dipendenza dalle fonti fossili non può essere occultata dalla “foglia di fico” con cui la propaganda Asm ha cercato di coprirla, cioè con qualche condominio “solare” pilota nel nuovo quartiere di S. Polino. Si sono sprecati i convegni e gli spot pubblicitari per enfatizzare questo “fiore all’occhiello” offerto all’Assessore dei Verdi, in cambio del consenso alla politiche aziendali di Asm. Il tutto doveva servire per aumentarne il consenso elettorale, ma anche su questo piano si è registrato un fallimento clamoroso: dopo due tornate amministrative di titolarità dell’Assessorato all’ecologia, i Verdi a Brescia sono quasi scomparsi dimezzando i consensi, dal 2 all’1% circa. Insomma l’abbraccio con Asm si è rivelato davvero soffocante! Perché il risparmio energetico e le fonti rinnovabili non decollano nella Brescia dominata dall’Asm di Capra? Una prima risposta di carattere generale ce la dà Angelo Rampinelli, un liberale “storico e già presidente di Asm, quando, nel 1996, l’amministrazione comunale decide di trasformare Asm in società per azioni: “Come azienda speciale l’Asm deve pensare alla città. Come Spa deve guadagnare. […] non potranno non scrivere nello statuto che il fine della Spa è la remunerazione degli azionisti, cioè il guadagno. […] E mi chiedo anche se l’Asm trasformata in società per azioni potrà fare le utilissime campagne che sta facendo da anni… per guadagnare meno, tipo campagna per il risparmio energetico o per la raccolta differenziata?”. In secondo luogo, Brescia città, in particolare, paga il cosiddetto “effetto rimbalzo” del sistema del teleriscaldamento di grandi dimensioni, tipo “gosplan sovietico”, questione approfondita sul sito www.ambientebrescia.it/teleriscaldamento.html. Basti qui ricordare l’innalzamento dei consumi energetici indotti da tale sistema, sia per l’enorme dispersione termica, quasi totale nei mesi caldi, sia per la conseguente diffusione dei sistemi di cottura elettrici particolarmente energivori (forni ad induzione), sia per l’espansione dei condizionatori indotta dal surriscaldamento anomalo della città teleriscaldata anche in estate, sia per la dissuasione ad installare il solare termico per il fatto che le case anche in estate sono invase dall’acqua teleriscaldata. Per l’altro tema fondamentale per una società realmente sostenibile, i rifiuti, sono note le distorsioni indotte dal mostruoso inceneritore di Brescia, come abbiamo ampiamente documentato in www.ambientebrescia.it/inceneritoreAsm.html. Così Brescia è la città che possiede il record nazionale per la produzione dei rifiuti e quindi dello spreco, in cui la raccolta differenziata, al netto degli speciali assimilati agli urbani, è sotto zero. Anche in questo caso l’errore strategico compiuto da Capra è determinato dalla sua miopia di guardo sul futuro e dalla sua visione energetista vecchio stampo: cosicché Capra ha visto nei rifiuti quel 10% di petrolio, ignorando quel 90% di materia molto più preziosa, come i metalli o come la frazione organica di cui il suolo della nostra pianura è ormai pressoché privo, con effetti drammatici sulla sua fertilità. Infine l’acqua. Un’azienda pubblica avrebbe dovuto avere a cuore in particolare la qualità della acque superficiali e di falda. Certo la responsabilità dell’inquinamento da record del fiume Mella o della falda sottostante la città non è imputabile ad Asm (www.ambientebrescia.it/acqua.html). Tuttavia non può sfuggire che un’azienda pubblica avrebbe dovuto fare molto di più per denunciare pubblicamente il problema e sollecitare chi di competenza ad intervenire per la bonifica di un bene comune tanto prezioso ed essenziale. Ma questo non è il core business, come si usa dire, quindi….
A Brescia una discussione surreale su Asm-A2A
Ora, da un anno circa, a Brescia i partiti si accapigliano attorno ai problemi della governance duale di A2A. Duale sia sul piano formale, perché facente capo ad un Consiglio di Sorveglianza ed ad un Consiglio di Gestione, sia sul piano sostanziale in quanto contesa tra Brescia e Milano. La discussione si è incarognita, in particolare, dopo il cambio di maggioranza nel Comune di Brescia, passato dal centrosinistra al centrodestra, dunque omogeneo con Milano. Se, quindi, prima il confronto con Milano si caricava anche di valenze politiche (in verità solo nella ripartizione dei poteri), ora si punterebbe alla cosiddetta brescianità, alla gloriosa tradizione gestionale e allo “stile” Asm. Per questo il nuovo sindaco, rimosso Capra, avrebbe piazzato l’ingegner Cinquini, di scuola Asm, per l’appunto, come vice di Zuccoli, di provenienza Aem, nel Consiglio di Gestione. Non si può non notare, però, la palese contraddizione di un ragionamento che vorrebbe valorizzare la tradizione Asm partendo, come prima mossa, dall’umiliante rimozione del protagonista assoluto di quella tradizione, Renzo Capra. Il punto vero però, in tutta questa discussione sulla brescianità o sulla passata gestione Asm all’insegna del centro sinistra, è la mancanza assoluta di un qualsiasi riferimento alle politiche aziendali di Asm e A2A, appunto sui temi strategici prima esaminati: energia, rifiuti, acqua. Anche perché, se prendiamo ad esempio il tema energia, scopriamo che non solo Capra è favorevole alle centrali a combustibili fossili, compreso il carbone, quanto e più di Zuccoli ex Aem, ma lo è altrettanto per l’entrata di A2A nella partita del nucleare che si starebbe riaprendo. E sui rifiuti, è difficile trovare uno fanatico dell’incenerimento più di Capra. A questo proposito, per quanto concerne l’impatto ambientale, va registrato che mentre Capra si occupava di fantastici “premi” internazionali per le presunte performance dell’inceneritore Asm, c’è voluto l’arrivo di A2A per confermare quanto da noi sempre denunciato, cioè che in realtà l’inceneritore Asm aveva emissioni doppie dell’inceneritore di Figino di Amsa Milano e che era a tal punto antiquato da richiedere, dopo solo 10 anni, un investimento di 100 milioni di euro [cento milioni!], per installare i catalizzatori, ridurre le emissioni e migliorarne l’efficienza. Insomma non si capisce in che cosa si differenzi in meglio la presunta “brescianità” di Asm, o la gestione di marca centrosinistra della passata Asm, dalle attuali politiche di A2A o di Aem, targate centrodestra. In conclusione, se l’ambientalismo tutto, ma anche la politica a Brescia, intendono riappropriarsi di un ruolo autonomo nei confronti di Asm-A2A su temi così cruciali per il nostro futuro, è utile riflettere innanzitutto sulle politiche per l’energia, i rifiuti e l’acqua, su come quelle aziende “pubbliche” li hanno gestiti ed intendono gestirli in futuro. Di questo sarebbe utile discutere e trovare spazi ed occasioni per confrontarsi, svincolati finalmente da ogni sudditanza nei confronti di una Asm che comunque, con l’uscita di Capra, non c’è più. Brescia 8 giugno 2009 Marino Ruzzenenti
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