mercoledì 4 febbraio 2009

Considerazioni sul Referendum Lombardo sull'acqua

Alcune considerazioni attorno al Referendum lombardo
Il risultato dell’azione referendaria dei Sindaci Lombardi sembra riaprire l’eterna questione sulle SPA in house.
Marco Bersani richiamandosi alla dichiarazione dei sindaci e alla posizione del Contratto Mondiale, ha scritto cose di buon senso, poco entusiaste, ma condivisibili.
Circa un anno fa il referendum fu contrastato da una parte del movimento dell’acqua, dal sindacato lombardo della funzione pubblica e fu accompagnato dall’indifferenza del movimento, che finì con l’ignorarne l’esistenza. L’opinione corrente che si affermò fu: in Lombardia il movimento non c’è.
Non si capì la novità politica che il referendum dimostrò poi di saper determinare.
E sfugge oggi il profondo valore politico dell’esperienza dei sindaci lombardi.
Non si coglie la partecipazione, l’enorme lavoro di movimento, dei comitati e delle associazioni che sta dietro al referendum, rivolto ai cittadini, le scuole, le università, i giornalisti, gli uomini di spettacolo, i sindaci e gli amministratori locali di tutti i partiti, le imprese in house di Lodi e della provincia di Milano, la chiesa milanese e bresciana, un lavoro trasversale rivolto a 360° sui partiti, Lega Nord compresa.
La ragione della rimozione del movimento, forse va ricercata nella convinzione che il referendum si attestava sulle esecrate gestioni in house che andavano tolte di mezzo al più presto e che se sconfitto, pregiudicasse la nostra legge d’iniziativa popolare.
Oggi però è bene riparlarne.
Abbiamo subito la legge 133 art. 23bis, che obbliga tutti i comuni entro il 31 dicembre 2010 a mettere a gara tutti i servizi idrici. E’ questa una sconfitta, rimossa e non ragionata dal movimento,
forse perchè togliere di mezzo le SPA in house è stato vissuto come eliminare un fastidioso equivoco.
Ma non è così semplice.
Non basta avere un buon contenuto come la ripubblicizzazione, per vederselo affermato, non basta dimostrare tecnicamente la sua possibilità, per convincere chi non vuol essere convinto.
Non basta accusare la pavidità dei “partiti amici” nelle istituzioni.
Non basta nemmeno il trionfalismo che ci porta spesso a sopravvalutare la nostra forza reale.
Ciò che va sempre valutato sono i reali rapporti di forza.
Una banalità che però non sempre si prende in considerazione.
Nello svolgersi di una battaglia, i rapporti di forza vanno continuamente considerati.
Prima di tutto occorre valutare quanto il movimento ha inciso nel senso comune della gente, nella politica, nei partiti e nelle istituzioni, nei sindacati, nella cultura del nostro tempo e del nostro paese.
Va continuamente individuato e costruito il fronte più ampio possibile e il contenuto possibile che lo tiene assieme, per determinare la più ampia resistenza alle offensive degli avversari o quello di un possibile nostro avanzamento.
Nei rapporti di forza ci stanno anche le battaglie di Rifondazione, Verdi, Sinistra democratica, talvolta poco convinte, i timidi appoggi dell’ARCI, del WWF, le contraddizioni della Lega, persino delle imprese che si sono rifiutate di andare a gara.
Soprattutto sono parte dei nostri rapporti di forza i sindaci che sotto la spinta del movimento e della sua carica etica, hanno oggettivamente reagito alle pressioni dell’intero sistema di potere, anche se non come avremmo voluto.
Argini deboli, equivoci, ma che hanno rappresentato la tenue linea di difesa alla privatizzazione.
Dobbiamo sempre chiederci: senza queste equivoche linee di difesa sul piano delle strutture e sul piano politico, saremmo stati più forti o meno forti?

Vogliamo guardare la realtà di questi anni?
Lo scontro dei grandi interessi economico – politici si è concentrato contro i pericoli del proliferare delle ripubblicizzazioni o nell’estendere le privatizzazioni su tutto il territorio nazionale?
Legge regionale lombarda e legge 133 sono l’espressione più chiara di questo scontro.
Vediamo la questione del referendum dei sindaci lombardi:
Il referendum è stato il modo con il quale i sindaci hanno voluto difendersi in quel contesto.
Non chiedevano la ripubblicizzazione, non era né tecnicamente né politicamente possibile.
Potevano solo abrogare alcuni aspetti della legge Regionale, quelli che realizzavano un brutale salto nella privatizzazione dell’acqua in Lombardia, e precisamente:
La separazione tra gestione ed erogazione del servizio.
L’obbligo alla gara e la liquidazione delle gestioni in house.
L’ingresso dei privati anche nelle società patrimoniali.
Con dei se e dei ma, l’abrogazione di questi vincoli, è ciò che i sindaci hanno ottenuto.
Questo è un successo che verrà reinterpretato da qualcuno e rimesso in discussione, ma è reale e politico.
Reale: perchè ripristina una linea di difesa in Lombardia, permette ai sindaci di stare ancora in campo, di avere argomenti nei confronti dei loro colleghi già pronti alle gare, perché smonta gli aspetti più pericolosi della manovra di Formigoni e crea migliori condizioni per lottare contro la legge 133 art. 23 bis e per la ripubblicizzazione.
Politico: perché è la prima volta che nel nostro paese una proposta di cittadini e di sindaci vinca su scelte già concordate dai partiti.
Che 144 sindaci di tutti i partiti, rivendicando i propri autonomi poteri Costituzionali, riscoprendo l’orgoglio del proprio ruolo, mettessero in piedi una macchina referendaria in contrasto con i loro stessi partiti, resistessero alle minacce e alle lusinghe per mesi, è cosa nuova, né facile né scontata.
Politico: perché indica nuove prospettive alla politica non solo sull’acqua.
Perché dà spessore all’entrata in campo di un soggetto nella battaglia per i beni comuni.
Perché dà vigore alla nostra proposta di alleanza tra sindaci e cittadini per la modifica degli statuti, per i referendum consultivi locali e forza alla proposta di un comitato degli enti locali per la ripubblicizzazione.
Il movimento dovrebbe saper cogliere la soggettività di questo nuovo attore, rispettando la sua autonomia e le sue modalità di agire, senza volergli imporre codici di comportamento, senza atteggiamenti di scetticismo.
Lo stesso sarebbe auspicabile si determinasse nei confronti delle imprese che tentarono analoghe esperienze.
La legge 133 articolo 23bis.
Se ne parla poco nelle mail del movimento e la parola sconfitta è impronunciabile.
Noi pensiamo che questo sia ancora dovuto alla sindrome della sopravvivenza delle SPA in house.
E che in questi anni il movimento, giustamente proteso alla progettazione di un nuovo modello, ha evitato di guardare la dimensione reale dello scontro in atto: quella della “resistenza” alla poderosa offensiva privatizzatrice finalizzata a creare nuovi monopoli privati.
La legge 133 art. 23bis e l’obbligo della messa a gara entro il 31 Dicembre del 2010 di tutte le società di gestione dei servizi idrici, ci riporta brutalmente a queste dimensioni.
La legge è un vero e proprio sfondamento delle deboli linee di difesa delle società in house,
eretta da ben 64 ATO e da migliaia di comuni riottosi, ma questo sfondamento, non ha rafforzato le nostre prospettive sulla ripubblicizzazione.
Debole ed equivoca abbiamo detto, con un piede nel privato, ma pur sempre una linea di resistenza: 64 ATO che abbiamo ignorato come parte di un nostro fronte e guardato con ostilità, spesso con gli stessi argomenti dei nostri avversari ( l’house non è riconosciuto dalla Commissione Europea, il controllo analogo è impraticabile, ecc..)
I nostri avversari invece: le multinazionali, la politica italiana, la Lanzillotta, l’obbiettivo l’hanno ben individuato e l’hanno dichiarato: “bandire” le SPA in house, sconfiggere l’egoismo( autonomia) dei comuni, il loro rapporto coi cittadini, liquidare la contraddizione della presenza di una Sinistra istituzionale. E lì che hanno portato l’affondo: contro i comuni riottosi. La sinistra i nostri avversari l’avevano già liquidata con gli sbarramenti elettorali.
Di fronte a simili scenari, il movimento sembra attardarsi nell’attaccare le equivoche gestioni in house, non si avvede della perdita di quella dimensione nazionale che ci veniva dalla legge di iniziativa popolare, che la ripubblicizzazione viene marginalizzata in limitate realtà, che si rischia di attestarci sulle vertenze consumatore – utente contro l’aumento delle tariffe.
Vogliamo discutere di tutto ciò senza ideologizzare subito il confronto?
Siamo per la ripubblicizzazione, siamo per valorizzare i coraggiosi tentativi di ripubblicizzazione in atto in alcune cittadine, siamo per riportare nel Parlamento la discussione sulla legge di iniziativa popolare, per un ritorno nei territori dove dispiegare il massimo delle iniziative possibili e le pratiche di lotta possibili, siamo per contrastare le fusioni societarie e la formazione delle multiutility.
Ma siamo fermamente convinti che occorra subito ritrovare una dimensione nazionale mettendo al centro la revisione della legge 133 articolo 23bis.
Le cose le stiamo costruendo già, tutti assieme: una nuova alleanza del movimento con i sindaci che intendono sottoscrivere impegni di revisione della legge e degli statuti, un gruppo di parlamentari per l’acqua il più trasversale possibile, impegnati su questo obbiettivo a partire dalla prossima finanziaria, dalla limitatissima richiesta di proroga, alla presentazione di emendamenti, non escludendo nessuna iniziativa di lotta di confronto e di alleanza.
La legge 133 deve diventare l’obbiettivo, l’ostacolo da rimuovere entro il 2010, per affrontare con qualche carta in più tra le mani, la ripubblicizzazione.
E’ possibile, basta non riprendere i tormentoni delle mail.

Emilio Molinari
Rosario Lembo

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